ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

 (Art , Culture and Religion)

   www.artcurel.it   ---  info@artcurel.it   ---   prima pagina                                                                   

 ARTE :  pittura : luis alberto hernandez

 

   LUIS  ALBERTO  HERNANDEZ

  
 Per una poetica del sacro

 

GRAFIAS RITUALES II

 

LUIS ALBERTO HERNANDEZ

GRAFIAS RITUALES II

1989

Farbe auf Blattgold

80 x 70 cm

 

"...E vidi che il cerchio sacro della mia gente era uno dei tanti cerchi che formavano un circolo ampio come la luce del giorno e come la luce delle stelle, e nel centro cresceva un forte albero fiorito che riparava tutti i figli di una madre e padre. E vidi che era sacro".

Alce Nero

 
 
1.- La dissoluzione nel vuoto

Ogni tanto, con emotiva nostalgia cerco rifugio nei ricordi dell'infanzia. Da quelle evocazioni emerge con troppa frequenza l'immagine maestosa ed imponente di un misterioso baule che i miei genitori avevano messo nella stanza del fondo della nostra casa e che i grandi custodivano con diffidente premura.

Sarà stato con gli anni che si riempì di oggetti suggestivi che poi finivano per integrarsi in quel singolare sistema simbolico che aveva stabilito la religiosità familiare. Il giorno che ho potuto eludere la vigilanza per soddisfare il mio affanno di indagine, fu una gioia senza pari per l'animo, un certo sapore di conquista nel quale s'intrecciavano ansia, emozione e paure.

Un ingiallito abito da sposa il cui velo era stato disfatto dal tempo s'imponeva a prima vista; qualche candela da Prima Comunione ormai rotte dopo tante manipolazioni del contenuto del baule; un rosario dai grossi grani col quale solevo giocare quando il mio accesso al baule divenne frequente; biglietti che invitavano al funerale di qualche vicino di casa scomparso; un piccolo e malmenato Sacro Cuore di Gesù; un libro di preghiere; tre ferri da cavallo arrugginiti e un crocefisso metallico, probabile elemento decorativo di qualche bara. Vi era anche, in un angolo del baule, un vaso di peltro di dimensione media contenente delle reliquie di panno rosso all'interno delle quali si trovavano dei semini rossi e neri contro il malocchio, dei pezzi di pietra calamitata e un po' di limature di ferro; c'erano finalmente dei pezzi di radice di qualche pianta che non sono mai riuscito ad individuare e un Antico Testamento che esercitava sulla mia giovine curiosità un fascino straordinario.

Un tale insolito tesoro faceva parte di una eredità particolare che la famiglia, nelle vicende quotidiane, aveva via via accumulato, senza accorgersi, da un bel po' di tempo. A volte, dal fondo di quel vecchio baule sembrava che spiccasse una forza che impregnava la casa con un atmosfera avvolgente che coglieva l'animo con sorpresa. Forse era l'anima palpitante di quelle cose che tra gli aromi di naftalina e canfora mi avvicinavano ai primi misteri dell'infanzia.

Ritorno a queste immagini della memoria perché rappresentano per me un senso dell'esistenza diverso che oggi intendiamo lontano, ormai quasi perduto. E forse perché sono anche l'eco di una nostalgia maggiore.

Siamo gli eredi di un passato nel quale la religiosità aveva un senso e una ragione fondamentale di trascendenza, qualcosa di vitale, vale a dire una vitalità del mondo dell'essere interiore; ma la frammentazione di questo complesso mondo contemporaneo ha finito per imporci un oblio che fa svanire quella eredità. Oggi assistiamo alla desacralizzazione di un mondo che si é appoggiato sulle basi utopiche di una scienza ed una tecnologia che, pur non negando i loro apporti, hanno finito per rimandare i nostri Dei verso le regioni più scure dell'inconscio, creando così la crisi spirituale in cui oggi ci troviamo immersi. Ciò nonostante, c'è ancora chi sostiene che l'uomo sta vivendo "il più grande momento della sua storia". Paradossalmente quel "grande momento" pare averlo condannato ad essere la vittima di una nozione di progresso che da qualche tempo ormai minaccia la nostra esistenza. La grande maggioranza dei progressi raggiunti sono stati ottenuti senza tenere conto dei veri bisogni dell'uomo, mutando in pericolo ciò che avrebbe dovuto essere una benedizione. Chi oserebbe oggi negare la violenza che soggiace nelle relazioni dell'uomo contemporaneo; una violenza le cui risultanti possono tradursi in solitudine, angoscia, incomunicabilità, incertezza e mancanza di amore.

É questa situazione esistenziale che ha suscitato quell'interesse per il primordiale che cerca di ricuperare la dimensione religiosa dell'uomo; questo si ritrova spesso nel pensiero di alcuni creatori dei nostri tempi. Forse "un disperato tentativo di ordinare il caos del mondo attuale" che ci permetta di recuperare le nostre immagini più essenziali, esse che sono il nostro vero appiglio immemorabile. Quelle immagini giacciono nella nostra memoria collettiva e tanti millenni di relazione, di esperienze all'interno di quella nozione del sacro non potrebbero essere cancellati in soli cinque secoli di evoluzione del pensiero razionale. L'uomo di questo fine secolo ha una nostalgia, e l'arte, che possiede una capacità premonitrice di anticipare la storia, incomincia già ha a lasciare delle testimonianze. In fondo a quella grande confusione che si é voluto chiamare Postmodernitá c'era forse una intuizione, ma che secondo noi, non si trattava di un ritorno ad un passato recente, ma di un ritorno alle fonti primordiali della memoria; un rimpatrio in a "quelle contrade primigenie" dove poter ricuperare i nostri simboli, perché soltanto l'esperienza sacra potrà salvarci dalla dissoluzione nel vuoto.

 

2.- Intravedere l'ineffabile

Ma come intravediamo quello che richiede da noi tanta urgenza? Qualsiasi definizione che potremo tentare sarà sempre un'avventura. Ogni tormento della ragione sarà sempre insufficiente, difficilmente potremo definirlo in un senso stretto e non risulta possibile la sua comprensione con il sistema razionale di conoscenza. É' fuori dalla nostra portata. Al massimo si potrebbe suscitare o suggerire e per questo sono d'aiuto i simboli e le analogie; non sarà mai la rappresentazione in se stessa, ma ciò che palpita con forma di potenza evocatrice dietro alla rappresentazione. Possiamo intuirlo come una forza reale che si trova dietro ad ogni cosa, un potere misterioso che trascende la natura umana e che costituisce l'unita trascendente di ogni manifestazione religiosa. Racchiude un immenso potere, ad un tempo affascinante e terrorizzante che lo rende pericoloso. La manipolazione di quella potenza assoggettata agli interessi dell'uomo é quello che chiamiamo magia.

Il sacro é una realtà non naturale che improvvisamente procura esperienze; queste esperienze si ottengono tramite rivelazioni a volte oniriche, a volte per intuizione, estasi mistiche o qualche furore. Altre volte genera sentimenti di dipendenza e venerazione ed esso può costituire una realizzazione fantastica dell'essenza dell'essere umano poiché esiste sempre una predisposizione naturale nell'uomo ad accettare il trascendente.

Tutte le forme di religiosità si sono sempre sforzate a creare rappresentazioni simboliche con capacità di allusione. Numerose sono le prove materiali rimaste di questo anelito: tempi, immagini, amuleti, ex voto, doni, segni, ma nessuna di esse afferra pienamente quel potere misterioso ed ineffabile.

 

3.- Nostalgia di Infinito

Sin dalle origini lo spirito umano ha cercato di dare risposte a quell'inesorabile conflitto che gli pone il mistero della Creazione. L'arte e quella "primordiale attività dell'anima" che é la religiosità, sono alcune di queste risposte. Esse ebbero come origine comune la meraviglia cosmica: quell'istante iniziale della prima mutezza, che poneva l'uomo di fronte ad una indicibile e terrorizzante vastità per imporgli i suoi misteri. Doveva spiegarsi la ragione della sua esistenza e, soprattutto, la relazione che lo univa con il cosmico. Da quella stessa ed unica meraviglia sono nate l'arte e la religiosità come risposta a quella angoscia suprema; per questo entrambe le manifestazioni aiutano l'uomo ad elevarsi al di sopra di se stesso nel suo sforzo per trascendere la dimensione del visibile.

Fino al Rinascimento arte e religiosità avevano costituito un'alleanza che rendeva possibile la relazione con il numinoso in quel fervore di vincere l'oscurità delle forze telluriche che lo assediano. Dalle sue origini e fino a quel momento, l'arte si fondava sul simbolismo e l'intuizione per suggerire l'ineffabile, l'atemporale; per propiziarci una certa nozione dell'assoluto. Ma al giorno d'oggi, all'alba di un nuovo secolo, quella perdita dell'essenziale iniziata dal Rinascimento sembrerebbe venirci restituita dall'arte. "É come se l'uomo contemporaneo stesse per ristabilire il suo contatto perso con l'universo metafisico per rincominciare da capo"(1) con opzioni diverse da quelle fin ora proposte dalla razionalità. Forse quella nostalgia innata di infinito che abita nell'anima umana vuole ora essere ricompensata.

Qualche artista contemporaneo, come gesto di nuova umiltà, ha fatto sua quella nostalgia per parlarci in simboli di "quello che ci raccoglie in noi stessi", indirizzandolo all'emozione piuttosto che alla conoscenza; "perché non é il caso di sapere di che cosa si tratta ma di religare"(2). E' un arte che si dirige verso la dimensione religiosa dell'essere; un arte capace di suscitare impressioni di meraviglia, di commozione o di raccoglimento, più che di riflessione. La forza latente di un mistero profondo palpita in quell'arte; la sua natura é magica, per questo può impressionare e sorprendere, produrre fascino e stupore, perché sia il sublime che il terribile sono risorse per suggerire il numinoso; entrambi gli estremi possono essere appigli di una verità trascendente e quella verità, in quanto esperienza religiosa, dovrà essere sentita per poter essere captata. "Non basta prendere un tema o un motivo religioso in modo superficiale per determinare il senso sacro di una espressione artistica (quella espressione - se é onesta - dovrebbe derivare da una verità spirituale). Soltanto un arte in cui l'espressione stessa sia capace di riflettere la visione spirituale di una modalità religiosa può pretendere ad essere considerata arte sacra.(3)

 

4.- Rifare la memoria

Considerando il problema da una prospettiva più vicina, non dovrebbe affatto sembrare strano vedere sorgere nel nostro ambiente la presenza di un arte che postula il trascendente come suo fondamento essenziale, non solo perché gira nello spirito dei nostri tempi, ma anche perché inoltre è una conseguenza naturale della cultura nel nostro processo di formazione come popolo. Dal nostro lontano passato precolombiano fino a ben entrati recente periodo Repubblicano, la nostra produzione estetica é stata legata a nozioni di trascendenza. I nostri indigeni, senza avere una unità religiosa che permettesse loro di elaborare i vasti sistemi cosmogonici delle così dette grandi culture americane, hanno nonostante tutto saputo trasmettere nelle loro creazioni una cosmovisione particolare, lasciando in esse una chiara testimonianza delle loro motivazioni religiose.

Gli spagnoli arrivati su queste terre nel Seicento, erano uomini sommersi in una profonda fede religiosa più vicina al Medio Evo che all'umanesimo rinascimentale che era fiorito in altre regioni dell'Europa; essi ci trasmisero durante più di tre secoli opere artistiche la cui unica motivazione era la loro religiosità. E l'uomo nero, a causa delle condizioni in cui fu portato in queste terre non ebbe la possibilità di lasciare testimonianze materiali concludenti nell'ambito specificamente plastico. Nelle sue creazioni estetiche prolungava il senso della propria religiosità; una religiosità che tra di noi si fece presente nelle feste e pure nei funerali, una religiosità che si trovava nelle storie orali e le esperienze rituali, un radicato sentimento dell'ineffabile che, in definitiva, significava una maniera di comprendere la vita.

Queste tre radici etniche sono quelle che compongono la nostra anima collettiva; esse sono l'essenza e la genesi che definiscono una religiosità latino-americana, che non é del tutto occidentale, per lo meno non quanto si è voluto imporci. Ma cinque secoli di cultura pesano troppo; per questo la nostra maniera religiosa é sincretica e il sincretismo non é omogeneo. (4) Il nostro modo di relazione con il trascendente non é strettamente fedele ad una tradizione specifica, essi é dovuto a configurazioni culturali diverse, complesse; non é soggetto a nessuna dottrina ufficiale in particolare. E l'arte, che si nutre sempre di quei processi culturali quanto fatto umano, saprà fare suoi quei contenuti poiché ogni artista mette di volta in volta la sua anima al servizio del collettivo.

Quelli che hanno scelto in maniera onesta questo impegno hanno il dovere di disfare quel profondo dolere che, in ultima analisi, continua ad essere il vecchio problema dell'identità, il problema di una appartenenza culturale e spirituale, la stessa angoscia ontologica che non smette di assediarci e di sfidarci.

Qualunque sia il posto da noi occupato in questo grande mosaico, dobbiamo assumere una opzione che ci mi permetta di ri-immaginare il nostro passato per dare forma a tante domande senza risposta. Ma non alla maniera degli artisti che a metà del secolo si preoccuparono per di inventare una espressione nazionale partendo dai codici visuali che apportava l'arte moderna. Neanche alla maniera di alcuni artisti contemporanei che senza nessuna intensità di esperienza religiosa hanno espresso il sacro; forse non hanno capito che non si tratta di una moda. Ogni espressione della realtà sacra, dovrebbe essere innanzi tutto un atteggiamento vero, una visione del mondo, e, soprattutto, un impegno, nel nostro fervore per dare un altro senso all'esistenza.

Questa nuova sensibilità che ci presenta il destino ci sta portando verso la nostra immagine interna e questo porta in sé una qualche definizione culturale. Ci tocca ora "rifare la memoria per disfare la tragedia". Questa volta ci tocca costruire la nostra sintesi maggiore.
 

5.- Una poetica simbolica

Ogni avvicinarsi a questa proposta plastica dovrebbe iniziare con una valutazione estetica di ciò che in qualche occasione abbiamo chiamato Poetica del Sacro. Con questo facciamo allusione, attraverso forme, immagini visuali e oggetti simbolici, ai diversi modi in cui il numinoso si é rivelato nella cultura spirituale dell'uomo. Quella valutazione dovrebbe essere più legata all'emozione religiosa come possibilità di una estetica più vicina alla nostra visione originale del mondo, che ad una estetica della forma nel senso occidentale della parola.

Ma questa proposta alberga una aspirazione più angosciosa: raggiungere in ogni opera una esternazione che sia capace di suscitare una qualche tensione spirituale tra lo spettatore e l'opera, far trasalire quelle forze oscure che bramano di essere rivelate, risvegliare qualche tipo di percezione che lo porti a trascendere i piani simbolici dell'opera per sommergerlo nella sua propria carica di ancestralitá. Forse allora l'universalità di quei simboli riuscirà ad individuarsi in una alchimia interiore per restituirgli quelle emozioni smarrite.

A questa esaltazione dell'anima aspiriamo, a causa della "intensa monotonia" con cui ci siamo costretti a girare intorno ad uno stesso centro misterioso e indicibile, in questo anelito supremo di scongiurare la morte in un tempo e in uno spazio sacro.

Questa personale devozione rimane espressa in una proposta aperta della nozione del sacro; non sprovvista dei rischi e pericoli sempre in agguato dietro ad ogni officiante quando é in gioco la trascendenza dello spirito. Perché, in fondo, ogni ricerca di Dio contiene sempre un inesorabile rischio di smarrimento.

Questo discorso viene proposto mediante l'uso di codici visuali personali che tentano di costruire metafore di connessione che permettano di evocare, sia pure soltanto in maniera inconscia, la presenza latente del numinoso. Molti dei contenuti di queste opere sono il risultato di dubbi, insonnie e altre angosce, spesso propiziatrici di ardori e inquietudini, nella consecuzione di una verità spirituale. Alcuni riferenti provengono dal mondo cristiano, altri dalla magia o dalla tradizione esoterica, dalla religiosità popolare e soprattutto, da una memoria più remota e personale. Con tutto questo carico abbiamo assunto il rischio di proporre un discorso plastico all'interno di un ordinamento in cui emozione ed intuizione sono fondamentali.

Strutturalmente questa proposta si appoggia ad una organizzazione degli elementi che culmina spesso in simmetrie inquietanti, che puntano verso una nozione di equilibrio che nelle culture arcaiche corrisponde ad ogni armonia superiore. Questa poetica simbolica viene completata all'interno di un ambito di luminosità che emana da fondi dorati che suggeriscono associazioni con l'enigmatico e che stringono forma e contenuto in un tutto armonioso.

Nell'alleanza smarrita dell'arte e della religiosità abbiamo messo la nostra enfasi e le nostre ricerche, e sarà quella la via per avvicinarci al fondo di un opera nella quale palpita la nostalgia dell'esperienza sacra.

Ma al di là di ogni riferimento teorico o concettuale, di ogni dato della ragione, in questa opera vengono anche svelati i primi misteri di un'esistenza che dovette imparare sin dagli inizi a convivere con i rumori che produceva lo spirito del nonno nella sua ronda permanente per casa nostra; i soliloqui di mio padre ogni lunedì al momento di offrire i ceri alle anime dei morti; l'orto di ruta di quella zia capace di neutralizzare il più terribile incantesimo con la grazia di alcune potenze da lei invocate a piacere, gli scongiuri della pioggia che proferiva mia madre mettendo la croce di coltelli in giardino non appena il fragore dei tuoni ci faceva piangere dalla paura; e l'infinità di oggetti resi preziosi dalla religiosità della famiglia. Quella eredità dell'infanzia é una metafora che evoca il sogno di un ritorno alle origini che ci permetta di ricominciare da capo; al meno nell'arte é possibile quel ricominciare. Per ciò questo ossessivo bisogno di religare il nostro lavoro con quei contenuti numinosi dimenticati. Stiamo forse cercando di restituire a quelle immagini la loro capacità di affascinare, la loro smarrita possibilità di incantare, affinché questa innata nostalgia di infinito non rimanga senza risposta.
 

LUIS ALBERTO HERNANDEZ

 


NOTE

1.- Mc MULLEN ROY. Arte Prosperidad y Alienación. Caracas, Edit. Monte Avila, 1969, p.283.

2.- LOPEZ-SANZ JAIME. Encantamientos: cuerpo cautivo. Testo per il catalogo dell'esposizione "Incantesimi", Galleria UNO, Caracas, Giugno 1991.

3.- BURCKHARDT TITUS. Principios y Métodos del Arte Sagrado. Buenos Aires, Ediciones Lidium, 1982.

4.- ROCCA CRISTINA. Luis Alberto Hernández: Un Alquimista latinoamericano. Testo per il catalogo dell'esposizione Epifania, Galleria ARTE 19, Bogotá, Agosto 1991.

 

 


 

LUIS  ALBERTO  HERNANDEZ

 

1. Period       2. Period       2. Periode       2. Periode
 

 

 

lah.jpg (9257 Byte)

CURRICULUM

ESPOSIZIONI INDIVIDUALI

1989

1990

1991

1992

1993

1995

1996

1997

ESPOSIZIONI COLLETTIVE

 

1988

1989

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

DISTINZIONI

1989

1990

1991

1992

1993

RAPPRESENTATO A:

 

 

 

 


 

Fonte  : http://www.luis-alberto-hernandez.de