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 ARTE :  poesia :  Dalla Ricerca all'Incontro , raccolta di poesie di Rosarita De Martino

 

Rosarita De Martino

DALLA RICERCA ALL'INCONTRO

 

Raccolta di Poesie

 

 

 

Scrivo a voi...

Eccoci al XXXIII Anniversario della nostra Parrocchia per ringraziare il Signore dell'anno passato e di quello che inizia in cui ancora una volta possiamo vivere nella vigilanza, cercando di far sempre più posto a Gesù Cristo nella nostra vita. Questo segno, che ci viene donato dalla nostra cara Rosarita, è testimonianza visibile di quanto e di come il Vangelo possa essere vissuto nella quotidianità su esempio di Gesù Cristo, unica speranza del mondo. Sia Lui quel piccolo seme che, morto nella terra, diviene per noi alimento di salvezza e stimolo ad una vita tutta missionaria. La Vergine Maria interceda per noi e ci doni di essere sempre più Comunità Eucaristica, Famiglia di fratelli chiamati e mandati ad essere lievito e presenza del Regno di Dio nel nostro quartiere e nel mondo intero.

Catania, 16 Dicembre 2006.

Il Parroco Sac. Roberto Mangiagli .

 

 

 

 

 

Biografia

Rosarita De Martino , poetessa e scrittrice , ha insegnato nella scuola elementare “Maria Montessori” di Catania dove ha profuso la sua passione di educatrice. La sua poesia sgorga limpida come "Acqua canterina" (titolo della sua prima silloge di poesie).

Il tema religioso costituisce un elemento pregnante nella raccolta di poesie "Dalla ricerca all’incontro”.  Ha conseguito diversi premi e segnalazioni ad Assisi (Premio Madre Terra e Sorella Luna con le poesie "Contemplazione" e "Chiamata"), ad Orvieto (Premio Duomo con la poesia "Silenzio"), a Catania, ad Acireale, a Castiglione di Sicilia, a Naxos, a Gravina di Catania, a Motta di Camastra.

Le sue poesie sono state pubblicate settimanalmente nel giornale di quartiere "Il Notiziario", nella rivista letteraria "Il Convivio"  e in diverse antologie.
Rosarita ha scritto anche un libro autobiografico dal titolo "Storia di una chiamata" in cui racconta i momenti più significativi della sua vita  sotto il profilo umano, spirituale e professionale.

Rosarita De Martino testimonia in maniera emblematica con le sue opere di quanto può essere importante per un poeta incontrare Dio, e trovare nel vero Amore la sorgente viva e luminosa della propria arte e della propria vita.

 

 

Presentazione della raccolta

Il titolo delinea l'inquietudine esistenziale di Rosarita De Martino che emblematicamente confessa: "Sempre cammino è stata la mia vita". La scoperta della Comunità, quale luogo privilegiato dello Spirito, placa la sua arsura spirituale. Nel Pellegrinaggio in Terra Santa si realizza quella comunione fraterna che rende possibile "l'impossibile riconoscimento del Volto di Cristo" nel pozzo di Sicar in Palestina (da Sete).

In una continua ricerca di autenticità, poesia e fede si confondono per esprimersi in ritmi musicali e solari nell'incontro con la stessa Parola di Dio. Così il Vangelo viene riproposto in un linguaggio immediato, fresco che coinvolge il lettore. I versi, via, via, acquistano calore, colore, corposità, culminando in uno slancio mistico: " O silenzioso Dio ti offri al mio sguardo e io al Tuo " (da Riposo in Te).

L'Autrice sceglie una forma metrica dai versi liberi, posti in sequenza non strofica, legati dal libero gioco degli accenti, mentre lascia fluire le immagini in felici associazioni e comparazioni e al lettore sembra di partecipare di persona al flusso degli eventi evangelici raccontati.

E. Montale ha scritto " l'uomo di oggi guarda ma non contempla, vede ma non pensa ". Rosarita De Martino nella sua poesia, invece, guarda estatica il mondo, che svela la "tela" nascosta di Dio sia nella natura sia nel vissuto quotidiano e ci regala attimi eterni di contemplazione.

La Redazione di "La Parrocchia In-Forma"

 

 

Si può inviare un messaggio all'Autrice al seguente indirizzo e-mail: lilumar@alice.it   

 

 


 

RICERCA

 


 

 

 

 

CHIAMATA

 

L'autobus colmo, di giovani promesse,
sale verso Gambarie:
alta sul monte, splendida sul lago:
E' festa nel magico 25 aprile del '68
e parole nuove corrono fra noi
già attenti al vento della nuova storia.
Scendiamo in frotta: liberi e ridenti,
il passo è lieve, cadenzato e lento
ma il cuore corre...
Eccola la Pineta appare immensa
quale improvvisa stupenda "cattedrale"
che ha per volta il cielo
e intorno, intorno le verdi "guglie"
svettanti al vento.
Nell'incanto della natura,
la Pineta accoglie e amplia,
degli uccelli il canto.
Mi fermo... ascolto:
è padre Antonio
giovane con noi,
parla... e le Parole di vita
arrivano fino a me,

di nuove attese fremente.
Il lago, tremulo in palpiti d'argento,
rispecchia i pini,
e i nostri volti attenti.
Ci alziamo insieme liberi e ridenti
e siamo già una comunità.
Nel tramonto d'oro il canto
sale dalla terra al Cielo.
Ti riconosco come Dio d'amore

e liberamente... mi consegno a Te.

 

 

 


 

 

 

FREMITI DEL '68

Vedo salire con me volti noti e cari
e rivedo il mio giovane volto innamorato.
In un crescendo di sguardi di gioia
conquistiam la cima, lassù.
Lassù sulla verdeggiante collina di Vizzini.
Ora arrivati, largo umano cerchio formiamo,
noi della cordata.
Paola proclama la tua Parola Santa:
"Amatevi l'un l'altro come io vi ho amati,
da questo sapranno che siete miei".
Mi inebrio di gioia: con lo sguardo abbraccio
il cielo e la terra, e finalmente ti vedo,
giovane Chiesa nascente per il mondo,
illuminata dal sole dell'amore.

 

 

 

 


 

 

 

CAMPO DI LAVORO '70

Dall'alto della collina

già il sole sale e indora la campagna.

Il rosso trattore rumoreggiando appare.

E padre Antonio, giovane con noi,

con agil passo vi balza.

Saltiamo dentro liberi e ridenti.

"E mio fratello viene con me...",

con calda voce intona

la nostra guida saggia.

E' Aurora, i bei capelli al vento,

gli fa eco;... "E mia sorella viene con me".

E il coro intona: "La lunga strada che porta a Te",

e il creato in armonia di luce,

ripete: "... che porta a Te...".

Il canto sale dalla terra al cielo,

le mucche placide ruminano nei campi.

Corre il trattore lungo la trazzera,

dai filari già occhieggiano colorate pere,

la raccolta inizia attenta e premurosa.

Con mani svelte prendiamo i frutti,

il cuore caldo è immerso già in preghiera.

Ora breve sosta c'è data dalla calura estiva.

L'acqua gorgoglia fresca e cristallina,

grata la prendo con il cavo delle mani;

mi ristoro, avida bevo pace.

Alberi amici ci ricoprono di frescura

e cumuli biancastri di lieve pietrisco

ci attendono invitanti.

Mi isolo, e attraverso la falda del cappello

intravedo "il mio pezzo d'azzurro",

poi con un attento sguardo

abbraccio i fratelli:

immersa sono in una comunità d'amore.

Il cielo complice mi sorride,

in uno sfolgorio di nubi spumeggianti,

gli uccelli in cielo volano sicuri

e io... con loro!

Laudato sii mi' Signore!

 

 

 


 

 

 

SETE

Lunga, faticosa, assolata,

tanta la strada della tua Terra Santa.

Novella samaritana

imploro l'acqua per la mia arsura.

Scendiamo insieme e in ordinata fila.

Entriamo nel santuario,

ecco in un silenzio arcano

il pozzo appare: antico, riposante e santo.

Appoggio la mano sulla sua bordura

e già ne respiro la frescura.

Sfioro altre mani trepidanti,

ognuno ha la propria "arsura"

gioia mi inonda, e sale

in rapidi cerchi rilucenti

agli occhi arriva, si trasforma in pianto.

Tra i fratelli ne ricerco uno,

infine lo trovo

e il suo sguardo sollecito

incrocia il mio.

Fulgida gioia, serena pace

mi inonda e mi rassicura.

Ora il secchio cigolando sale,

l'acqua trasborda fresca

e nel cerchio rilucente

il mio volto appare:

insieme altri volti, appaiono

fluttuano, scompaiono, si uniscono.

Come per un mosaico bizantino,

l'acqua si increspa,

e un unico Volto appare risplendente,

lo riconosco: è il tuo, o mio Signore.

Sazia, bevo la sua acqua viva.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

SILENZIO DI DIO

 

                   Ti vedo, bronzeo Crocifisso,                 
viluppo di forme offese
incatenate.
Respiro pianto innocente
strazio di madri
fiumara nera di dolore.
Guerra urla
terrore di universo risponde
con terra riarsa
natura violentata.
Infame riso di potenti,
mentre gli inermi pagano
l'amaro prezzo della vita.
Ma muta la tua offerta
di pace
pretende uomini nuovi
capaci di vivere l'Amore.

 

 

 


 

 

CONTEMPLAZIONE

 

Dall'altura della campagna bella
splende la rossa palla di fuoco
che, dal lontano cielo
sembra baciare l'azzurro mare.
Ora il sole si rifrange
in rossa scia rilucente
perdendosi infine all'orizzonte.
Uccelli insieme volano festosi
gli uliveti, con le chiome d'argento,
dondolano al vento lieve.
La ricca vigna fa pregustare
i grappoli dorati,
l'ombra amica dell'enorme pianta
verdeggiante
abbraccia la rustica casetta,
i gialli limoni sprigionano
la loro acre fragranza
intorno.
In una gioia pura
godo dell'abbraccio cosmico
in questo attimo eterno.
Giovinezza nuova
mi rifiorisce dentro
guardo l'Etna immensa.
Nel silenzio attonito
della natura tutta
mi ritrovo figlia
e ti ritrovo Padre.
Laudato sii mi' Signore.

 

 

 


 

 

FEDE

 
Tu sei rilucente stella,
bianca bandiera
che sventoli lieve
al soffio dello Spirito.
Sei tu il candido setoso gomitolo
che ognuno di noi riceve in dono,
ma l'invidia, la paura,
l'indifferenza al bello,
rendono sfilacciato il delicato filo
che più non sostiene
le nostre attese vane.

 

 

 


 

 

 

ATTESA

Nel vespro dicembrino

trema di rosa

l'azzurro cielo

intorno tutto è pace.

Natale verrà ancora sulla terra.

 

 

 

 

 

 


 

 

 

NATALE

Sospinta dalla folla della città

in fretta cammino tra la gente,

abbagliata dalle insegne luminose

che brillano, scintillano di fredda luce

che non può riscaldare il cuore

che inquieto cerca un segno del Natale.

Improvvisamente, dietro una vetrina,

un rustico presepe mi ristora.

D'incanto mi rivedo bambina,

nella notte santa, nel caro paesello

e tra l'armonia di nenie natalizie,

ardita mi sollevo sui piedini

ed ecco il Bambinello di cera,

al tocco lieve delle mie innocenti labbra,

si anima, mi guarda e mi sorride.

Sorriso di Natale in fondo al cuore.

 

 

 


 

 

 

NOTTE DI NATALE

Vuoto di luce

oggi

silenzio di voce amica

lontananza chiara

eppure speranza tenue

vive

di cieli aperti

liberi, spaziosi

nel cuore ingombro

di mercanzie vane.

Piccolo spazio forse...

ti ho lasciato

riempilo ancora

del tuo "Amore"

sicura pace

per l'arcana inquietudine.

 

 

 


 

 

 

NOTTE SANTA

Profumo di gioia nell'attesa

e la zampogna risuona

in alto per la stretta via.

L'eco rimbomba lieto

da monte a valle

corro festosa

già treccine sciolte.

La voce trepida

di mia madre

ferma solo i miei piedi

ma non placa

la fretta del cuore.

Le rustiche casette

fiorite sono di giovani donne

con poppanti al seno.

Belati di agnelli nelle stalle

odor di latte, di campagne intorno,

lontano nitriti di cavalli

ed abbaiar di cani.

Presepio di vita.

Tintinna lieto il suono di campane

e pioggia di stelle rilucente

arriva dalla strapiena chiesa.

Freddo pungente intorno

caldo tepore nel cuore fanciullo

ricco di sacri affetti

e di speranze certe.

 

 

 


 

 

 

ARMONIA

 

Su sfondo bianco

troneggia la tua croce

Mistero sconfinato

di dolore...

Su sfondo scuro

canta il tuo presepe

Mistero sconfinato del Tuo amore.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

RICERCA

 

Sempre "cammino" è stata la mia vita,
poche e brevi le soste:
"Chiamata comune" non mi è data.
Il cuore inquieto ha ricercato la comunità
e l'ho avuta quale famiglia
d'amore immensa piena,
ma sol per breve tratto.
E' stata come goccia di rugiada,
fresca sui fiori avidi di acqua,
è stata come raggio di sole
che vince la cupa nebbia,
è stata lucente piccozza
nella scalata del monte della Vita.
Oggi sono stanca e sola,

apro il tuo Libro santo:
"Venite a me voi tutti affaticati e oppressi
e io vi ristorerò".
Eccomi son venuta
nella ricca vigna di Mongibello
con la mente che,
ancora ingombra di domande,
pretende facili risposte.
Ora faticano i piedi:
affossati nella terra molle
ricoperti di variopinto
strato di foglie.

Ecco una vola leggera
lassù in alto e io ardita la seguo:
mi riempio di verde luce
e mi risento un giovane tralcio
della tua vigna, o Padre.
Come viandante riprendo la bisaccia,
la riempio di attese e di speranze
e in ritrovata pace riparto per la mia strada,
anche se in salita. 

 

 

 

 

 


 

INCONTRO

 


 

 

 

 

 

 

 

PREGHIERA

 

Io, inquietudine, mai risolta,

Tu, infinita certezza,
io tormento e paura.
Tu, riposo e pace.
Io assente a me stessa
Tu presenza viva d'amore.
Io coltivo cupi pensieri
ma Tu sei eterna calma.
Per parlarti, o Dio,
ho solo piccole parole,
ma Tu per sedurmi
hai spazi di silenzio.

 

 

 


 

 

 

INVOCAZIONE

 

Da pulpito di chiesa arriva a me
una voce tuonante
"Guai a voi o ricchi
vi condanna l'iniquo tesoro
avidamente accumulato,
il salario, ai poveri derubato,
vi grida contro".
Ma la minaccia non mi sfiora
io sono povera: di beni, di salute, di gioia.
Ora un bimbo mi sorride, mi scuoto.
Riapro decisa la porta di mia casa
mi respinge l'odore acre
di domande antiche, resisto, avanzo
e vedo cataste di egoismo,
macigni di paure, grovigli di rancori.
Ecco posseggo ricchezza iniqua
che mi grida contro.
Rabbrividisco, esito, invoco:
"Bruciami pure, o mio Signore,
ma usa il fuoco del tuo AMORE!"

 

 

 


 

 

 

LA SAMARITANA  (Gv 4,4-42)

 

Al sole brilla il pozzo di Sicar

stanco del viaggio, per primo

il Maestro arriva e attende.

Mezzogiorno infuoca l’aria intorno

la donna sale con la brocca vuota.

Ha fretta, ma improvvisamente,

vede lo straniero: è un nemico di sua gente

ma è stanco, è inerme

e incontro le viene, umilmente le chiede:

“DAMMI DA BERE!”

e l’accorta donna a lui:

“Tu giudeo, chiedi da bere a me samaritana?”

Ma ecco che il suo intenso sguardo

la capta, la rassicura, la coinvolge

in un dialogo d’amore,

che sgorga limpido fra lei Creatura

e Lui suo Creatore!

La parola di vita sazia la sua arsura

e ora della sete non ha più paura!

Immemore del tempo ascolta

e confessa ignara la speranza arcana

“So che deve venire il Messia!”

e subito Gesù proclama

“Sono io che ti parlo!”.

Esulta la prima missionaria

lascia la brocca lì, sulla bordura,

corre, non sente la calura.

“Venite, ho incontrato il Messia!”

Il suo annuncio corre di fiore in fiore,

di campo in campo, di monte in monte,

da fiume a mare.

“E’ venuto il Messia!” Lui il Salvatore!

Lui l’Amore!

 

 

 


 

 

 

BETANIA  (Lc 10,38-42)

 

Entro nella vostra casa antica
stanca del mio pellegrinare.
Avvolta in lunghe vesti, corri, o Marta
presa sei dall'affannoso "fare".
Ora un sonoro silenzio mi inebria,
assorta, quieta, avvolta in perle di sorrisi,
ti vedo sorella mia Maria!
Bianche onde di preghiera mi avvolgono
e in vortice di gioia,
voce nota mi raggiunge:
"Amatevi l'un l'altro come io vi ho amato,
da questo vi riconosceranno come miei".
Avida assorbo gocce di sorrisi
che come perle colorate,
scendono lievi nel mare di mia vita,
e vedo: boschi profumati,
montagne innevate,
verdeggianti prati colorati,
uomini finalmente affratellati.

 

 

 


 

 

 

IL BUON SAMARITANO  (Lc 10,29-37)

 

Giaci prostrato tra la polvere
deriso, bastonato, ferito:
sei solo lacerato fagotto
di carne umana calpestata.
Ansante, trafelato,
assorto in progetti impegnati
un sacerdote avanza
ma non ti vede: ha lo sguardo appannato
e ti lascia morente ai bordi della strada.
Frettoloso, trafelato,
un "levita" passa
ma è personaggio impegnato
e non ti vede: ha lo sguardo appannato
ti lascia morente ai bordi
della strada.
Ma da infinite lontananze
uno straniero arriva
e ti vede morente ai bordi della tua-sua strada.
Lascia i suoi progetti preparati,
si ferma, si avvicina, ti sfiora,
ti solleva con fraterna mano
e sulla tua amara ferita
versa premuroso balsamo di pace.
Non sei per lui ingombrante fagotto

di carne umana lacerata.
La sua pietà ti ha ricreato UOMO.
Tu allo straniero, ora tuo amico,
doni le rilucenti perle del sorriso.

 

 

 


 

 

 

IL FIGLIOL PRODIGO  (Lc 15,11-32)

Con speranzoso sguardo scruta
l'orizzonte lontano
il vecchio padre che ancora attende il figlio,
che deluso stringe foglie accartocciate,
e pietre prive di venatura d'oro.
Assorto risente l'invitante tintinnio,
rilucente e scivoloso sul tavolo da gioco.
Le sguaiate risa di donne
in cerca di monete,
gli risuonano ancora dentro.
E ritorna il figlio già pentito a casa.
Avanza lento sulla via,
ma, il lontano sguardo del padre
lo raggiunge, lo salva, lo ristora.
Nella casa avita la misericordia paterna
già gli prepara accoglienza cara
l'anello d'oro, la festosa veste del perdono
e le braccia aperte in rinnovato amore!

 

 

 


 

 

 

I DIECI LEBBROSI  (Lc 17,11-19)

 

Passa il maestro

lungo l’affollata strada

e voi lebbrosi cauti avanzate,

ma la folla impaurita,

si allarga, si allontana

mentre voi implorate:

“Figlio di Davide, abbi pietà di noi!”

Gesù premuroso, si ferma, vi vede,

vi ama, e alza la sua mano santa.

La vostra pelle inaridita, lacerata,

sana, fresca è già ridiventata!

Un invito vi è rivolto:

“Guariti, perdonati, dai sacerdoti andate”.

Ecco il coro afflitto dei lebbrosi

esulta, corre, grida eccitato

perdendosi poi nella folla sconfinata.

Ma dei dieci, solo lo straniero,

il samaritano, torna a benedirti

e i vostri sguardi s’incontrano

in un’armonia di “grazia”.

 

 

 


 

 

 

IL CIECO DI GERICO  (Lc 18,35-43)

 

Incerto e goffo ti muovi

mentre l’immane folla

preme, ondeggia, ti spintona .

Tu gridi e invochi:

“Figlio di Davide, abbi pietà di me”.

I discepoli si affrettano a zittirti,

ma Gesù, pur nella folla immensa,

capta la tua presenza

ed amoroso si ferma ad aspettarti.

Inciampi, traballi, cadi,

il tuo mantello abbandoni

e svelto indossi quello della fede.

Ti rialzi, avanzi ancora

ecco Lo sfiori, Gli sei accanto

e ne respiri la Presenza Santa

e Gesù incrocia il tuo sguardo spento

che si riaccende di luce propria.

Esultante di gioia

Lo segui lungo la tua-Sua strada.

 

 

 


 

 

 

ZACCHEO  (Lc 19,1-10)
 

Mentre il Maestro a Gerico inizia la salita,

tu, Zaccheo, scendi dalla tua casa

e improvvisamente ti ritrovi

travolto da una fiumara umana

che ti spintona, ti avvolge, ti trascina.

Ma ecco che vicino, intravedi il sicomoro

e salvezza improvvisa

ecco ti offre l’albero frondoso.

Ti sollevi con immane fatica,

afferri un robusto ramo amico

ti arrampichi e infine in alto arrivi.

Ora il tuo sguardo

libero spazia sull’affollata strada

e avvolto in una bianca luce

il Maestro avanza e ti scova attento.

Si smorza l’assordante grido della folla

e la sua voce amica ti invita:

“Scendi subito Zaccheo,

oggi voglio fermarmi a casa tua!”.

E tu ora agile ti muovi,

incroci il suo sguardo atteso,

spalanchi la porta del tuo cuore

ai poveri che ora sono per te

fratelli e amici.

 

 

 


 

 

 

IL FARISEO ED IL PUBBLICANO  (Lc 18,9-14)

 

Due uomini salgono insieme
verso il tempio sacro:
il borioso fariseo, l'umile pubblicano.
Avanza il primo, in un fruscio di seta,
con superbo piede si porta in su l'altare.
Eccolo, sospira, si pavoneggia
e, compiaciuto, ricorda al Padre
le sue virtù e la scrupolosa decima
versata in sonante moneta.
Ma il suo arido elenco
non è preghiera,
e come fiore avvizzito muore:
manca l'acqua della fede.

Con composto piede,
con pentito cuore
il pubblicano umile
implora il perdono santo.
La sua sentita richiesta,
simile a fiore rinfrescato
dalla benefica rugiada della fede,
gradita sale al Cielo
in onde luminose di preghiera.

 

 

 


 

 

 

LA PARABOLA DEI TALENTI  (Lc 25,14-30)

Nella casa avita,

il padrone generoso e attento,

consegna i suoi tre doni

e parte con il suo cavallo bianco.

Il primo rigira le sue cinque monete fra le dita:

ne gode, inizia la fatica santa:

canta, corre, ride, piange

e nuova ricchezza presto lo ricopre.

Anche il secondo rigira i due talenti fra le dita,

ma non li posa nel buio della noia

li traffica al sole della gioia e corre, canta, e piange e ride

infine attonito riguarda

le sue monete raddoppiate.

Ma l'ultimo dei servi, rigira ancora fra le dita

il suo unico talento.

Esita incerto, inerte

ma non lo traffica al sole della gioia,

lo nasconde nel buio della noia.

E passano i giorni

e passano le ore

e passa il tempo.

Ma ecco si sente già vicino

un galoppo chiaro e il padrone appare.

i due servi corrono,

solleciti gli mostrano ricchezze nuove,

e il padrone li guarda compiaciuto,

e li invita al banchetto della gioia!

Ma non è così per il terzo servo

che tiene stretto il suo unico talento:

sotterrato nella terra buia

 e mai trafficato

e mai donato.

 

 

 


 

 

 

LAZZARO (Gv 11,1-45)

 

Marta e Maria colpite siete da straziante dolore:
Lazzaro vostro fratello,
già non è più tra i vivi:
ed ecco il lamento si smorza, tace.
Improvviso grido di attesa,
di meraviglia lo ricopre.
Vi sorprende ancora la sua voce nota:
il Maestro è arrivato,
ma già la morte nera a voi nemica, ha trionfato.
Nella musica del silenzio la sua voce imperiosa
comanda: "Lazzaro vieni fuori!".
Sconfitta morte, vittoriosa vita.
Lazzaro si risveglia:
traballa incerto, si muove, ora avanza
fra attonita folla amica stupore immenso,
brivido di fede.

... Ed io, ancora oggi,
MURATA sono nel sepolcro
delle mie attese vane,
ingrovigliata in amare sconfitte
di perché senza risposta
e vento di angoscia mi percuote,
mi avvolge tetro.
Ma ecco, nuovo miracolo,
compiuto da altrui fede,
mi porta a guarigione attesa:
"Rosarita, vieni fuori!"
Ascolto:
raggio di luce squarcia brume di paure.
Una mano si allunga amica
sfiora la mia.
Mi risveglio, mi scuoto,
risento una voce, la Tua?
Riso sul volto e musica nel cuore.

 

 

 


 

 

 

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI  (Mc 6,30-44)

Nei campi della Galilea

tu Maddalena, donna usata, calpestata,

comprata con vile denaro,

con il cuore in tumulto avanzi

ancora ignara della vicina pace.

Davanti a te immensa folla

ferma i tuoi passi.

Da lassù, in bianche vesti,

Gesù, il Maestro, parla.

ed ecco, prima lieve, poi chiara

la sua voce ti raggiunge

 si smorza il tuo tormento

in musica di silenzio.

Profumo di pane caldo ti inebria

e, fresco di gioia, arriva a te

sbriciolandosi in un arcipelago di croste.

Ti guardi intorno,

la folla avida consuma

il pane nuovo che, donato e moltiplicato,

sazia fame di pace,

fame di amore.

Ora la tua vita è purificata

da perle di sorrisi.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

LA TEMPESTA SEDATA  (Mt 8,23)

 

Sul lago di Tiberiade scivola lieve

la vostra barca amica,

ma ecco, improvviso,

nemico urlo di vento

vi percuote il cuore.

A poppa, lassù, il Maestro dorme sicuro

mentre l’uragano rapido avanza.

E in voi vince la paura

e implorate: "Salvaci, Signore, siamo perduti!"

Gesù alza la sua mano santa

e già il vento canta una canzone nuova

mentre il mare placido ride.

E pace torna nelle nostre vite.

Ma ecco vi pungola la domanda antica:

"Perché avete paura, uomini di poca fede?"

L’interrogativo della storia

arriva nella barca di mia vita

che ondeggia incerta fra onde di paura.

Imploro fede sicura e grido:

"Annego, salvami, Signore!"

E già ridono,

dentro di me, onde di luce.

 

 

 


 

 

 

RESURREZIONE

 

La tua forza divina
irrompe potente
squarciando la dura roccia
del sepolcro nuovo
e la vita trionfa
ora sfiori la terra da Te creata
con il tuo corpo glorioso
toccato appena da chiodi
segno di rosso fuoco d’amore.
Nel silenzio attonito della natura,
rigogliosa di vita,
si ode vicino un lieve scalpiccio
di femminili passi
ma forte è il pulsare del cuore,
una donna trepida Ti cerca,
morto ancora Ti crede
e non Ti riconosce vivo!
Ed ecco la Tua voce nota
la chiama: "Maria!"
Sussulta, Ti guarda incredula
Ti ritrova, rivive, ama, esulta.
Dagli occhi sgorgano
improvvise perle
quali promesse di speranze eterne.

 

 

 


 

 

 

RIPOSO IN TE

Fuori il mondo è avvolto

in un turbinio di odio.

Ma io, insieme ai fratelli cari,

stasera, nella veglia santa

ti contemplo

o silenzioso, misterioso Dio!

Immenso sei eppur racchiuso

in una bianca ostia,

molecola di pane,

ti offri al mio sguardo,

e io al Tuo.

E pian piano

il miracolo si compie

ora son sola con Te

pur nella folla tanta

la tua luce bianca

mi si espande dentro

e mi inonda di azzurra gioia.

Riposo in Te e percepisco

la Tua presenza amata

e soavemente

ne respiro la frescura!

 

 

 


 

 

 

 

 

 

ANELITO

 

Io, atomo d’infinito,
dalla sabbia del tempo,

dagli abissi dello spazio,
ti chiamo, o Dio!
Rispondimi...
con il Tuo eterno sorriso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Indice

 

Scrivo a voi...

Biografia

Presentazione della raccolta

 

RICERCA:

Chiamata

Fremiti del '68

Campo di lavoro '70

Sete

Silenzio di Dio

Contemplazione

Fede

Attesa

Natale

Notte di Natale

Notte Santa

Armonia

Ricerca

 

INCONTRO:

Preghiera

Invocazione

La Samaritana

Betania

Il buon Samaritano

Il figliol prodigo

I dieci lebbrosi

Il cieco di Gerico

Zaccheo

Il fariseo e il pubblicano

La parabola dei talenti

Lazzaro

La moltiplicazione dei pani

La tempesta sedata

Risurrezione

Riposo in Te

Anelito

 

 


 

Fonte :  " Dalla Ricerca all'Incontro " di Rosarita De Martino ; Supplemento a Dicembre 2006 (Anno 4, N°3) del Foglio di formazione ed informazione della Parrocchia "Natività del Signore", Piazza S. Maria Ausiliatrice, 15, Catania, Tel/Fax 095363144, E-mail: nativitadelsignore@virgilio.it  , Sito Internet: www.nativitadelsignore.it , Edizione: La Parrocchia In-Forma , redazione in proprio con la collaborazione delle famiglie Laudani e Maugeri e Lidia Mangiarotti e disegni a cura delle Monache Carmelitane di San Giovanni La Punta.

 

Alcuni testi di Rosarita De Martino sono accessibile dalla scheda sull'Autrice nella webpage Rubriche Autori di ARTCUREL :  Rubriche Autori  

 

Per chi vuole approfondire sulle poesie di Rosarita De Martino , può visitare i siti :

www.scrivi.com/cerca_autore.asp?nome=Rosarita 

www.poesieracconti.it/community/utenti/lilium

www.altramusa.com   

www.versieprosa.com     

www.neteditor.it  

www.scrivi.com 

www.poesieracconti.it 

www.alidicarta.it