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 ARTE :  poesia : Mario Luzi , poeta testimone del tempo

 

MARIO  LUZI , poeta testimone del tempo

      

              

 

Mario Luzi è nato a Firenze nel 1914 , ed è uno dei più grandi poeti italiani del novecento . Al 1935 risale la sua prima raccolta , 'La Barca' . Nel 1940 esce il suo capolavoro di poesia ermetica 'Avvento Notturno' . Nel corso degli anni la sua poesia si impregna sempre più di un risvolto esistenziale che affronta le problematiche del rapporto tempo-eternità , esserci-essere . Tra le le altre opere poetiche più significative , ricordiamo : Primizie del deserto (1952) , Onore del vero (1957) , Il giusto della vita (1960) , Su fondamenti invisibili (1970) , Per il battesimo dei nostri frammenti (1985) , Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (1994) . Oltre a raccolte di poesie ha scritto alcuni testi teatrali ed alcuni saggi sulla poesia , tra cui ricordiamo del 1995 : Naturalezza del poeta . E' morto nel 2005.

Nella sua poesia troviamo il sentimento della fede nell'essenza spirituale dell'universo , una certezza che consente a Mario Luzi di comprendere e conoscere intuitivamente , al di là di uno storicismo materialistico , tale essenza . Ha scritto di lui Olivia Trioschi che : "... La sua resta comunque una poesia d'elezione, intesa come pratica salvifica da una vita apparentemente priva di senso; in fondo alla quale, tuttavia, resta forse la speranza di una sopravvivenza dell'anima alla morte del corpo. Risposta, questa, essenzialmente religiosa che si rifà a un cristianesimo profondamente sentito, anche se in modo tormentato, che compare nelle liriche del poeta fin dai suoi esordi..." .

 

Poesie tratte da " La Barca "

Natura

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore.


Alla vita


Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s'inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d'Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.
Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d'aspettare l'avvenire.
Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s'alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.


L'immensità dell'attimo


Quando tra estreme ombre profonda
in aperti paesi l'estate
rapisce il canto agli armenti
e la memoria dei pastori e ovunque tace
la segreta alacrità delle specie,
i nascituri avallano
nella dolce volontà delle madri
e preme i rami dei colli e le pianure
aride il progressivo esser dei frutti.
Sulla terra accadono senza luogo
senza perché le indelebili
verità, in quel soffio ove affondan
leggere il peso le fronde
le navi inclinano il fianco
e l'ansia de' naviganti a strane coste,
il suono d'ogni voce
perde sé nel suo grembo, al mare al vento.

 

Tratto da " Su fondamenti invisibili "

Vita fedele alla vita

La città di domenica
sul tardi
quando c'è pace
ma una radio geme
tra le sue moli cieche
dalle sue viscere interite
e a chi va nel crepaccio di una via
tagliata netta tra le banche arriva
dolce fino allo spasimo l'umano
appiattato nelle sue chiaviche e nei suoi ammezzati,
tregua, sì, eppure
uno, la fronte sull'asfalto, muore
tra poca gente stranita
che indugia e si fa attorno all'infortunio,
e noi si è qui o per destino o casualmente insieme
tu ed io, mia compagna di poche ore,
in questa sfera impazzita
sotto la spada a doppio filo
del giudizio o della remissione,
vita fedele alla vita
tutto questo che le è cresciuto in seno
dove va, mi chiedo,
discende o sale a sbalzi verso il suo principio...
sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.

 

 

 


 

Fonte:  per le notizie biografiche L'Enciclopedia Garzanti della Letteratura , Garzanti , Milano , 1997.

Vedi anche il sito : http://www.letteratura.it/luzi/