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Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| ARTE : teoria dell'arte : Poetica e Cristianesimo , Convegno 2003 , Pontificia Università della Santa Croce |
Pontificia Università della Santa Croce - Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale
POETICA E CRISTIANESIMO , Convegno 2003
Presentazione del Convegno, 28-29 Aprile 2003
Programma del Convegno 2003

Da "Notizie dall'Apollinare" (XII, 1) giugno 2003, pp. 12-13.

I rapporti tra poetica, intesa come l'arte di narrare, e il Cristianesimo sono stati al centro di un convegno di studio che si è svolto nella nostra Università. Accademici, critici e artisti provenienti da dodici Paesi hanno discusso durante due giorni su quello che il Cristianesimo offre all'arte e quello che l'arte offre alla fede.
Secondo il Prof. Juan José García-Noblejas,
direttore del comitato organizzatore e professore di Poetica e Sceneggiatura
della Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale, "è un dato di fatto che la
fede
aiuta a capire meglio le diverse arte poetiche, cioè la letteratura, il cinema,
la narrativa, la poesia... giacché l'idea cristiana di libertà e il conseguente
dominio delle proprie azioni sono essenziali nello sviluppo dell'arte e della
letteratura".
Durante il convegno, dove sono state prese in esame opere di autori come Schelling, Tolkien, Percy, Elliot, Newman, Manzoni, Dante, Aristotele, Capra e Borges, si è messo in evidenza che la vera arte non può che essere religiosa. "Ma - ha sottolineato il critico Cesare Cavalleri - si deve avere presente che la bellezza è difficile. La materia richiede l'opera del genio e i geni non sono così frequenti, quindi è difficile trovare opere d'arte che siano valide".
Tra le relazioni principali del convegno, vanno segnalate: Film, Letteratura e Fede cristiana del Prof. William Park (Sarah Lawrence College di New York); Poesia, Biografia, Preghiera. Segmenti europei da Verlaine a Elio Fiore del Dott. Cesare Cavalleri (direttore di "Studi Cattolici"); Cinema: spiraglio sul trascendente, La Poetica della Vita Ordinaria e Narrative della Redenzione rispettivamente dei Prof. Prof. Juan José García-Noblejas, John Wauck e Rafael Jiménez (Pontificia Università della Santa Croce); Le Modalità della Presenza di Dio nella Poesia Contemporanea del Prof. José Miguel Ibáñez Langlois (Universidad de Los Andes, Cile); Poetica, Mitologia e Revelazione nella Filosofia di Schelling della Prof.ssa. María Antonia Labrada (Universidad de Navarra); Il Romanzo Manzoniano del Prof. François Livi (Université de la Sorbonne).
Oltre alle relazioni, nei pomeriggi, sono state presentate 34 comunicazioni distribuite in tematiche assai diverse, come cinema e televisione, creazione artistica, narrativa, filosofia, poesia, mass media e istituzioni.
Cosa può offrire la fede cristiana alla letteratura o alla poetica in generale?
Abbiamo posto la domanda a diversi relatori del
Convegno; ecco che cosa hanno risposto:
François Livi,
Université de la Sorbonne, Parigi:
La fede cristiana offre all'autore una particolare visione dell'uomo e della
storia umana, nella quale interviene il disegno salvifico di Dio. Questa visione
può integrarsi in una poetica o in un progetto letterario, o viceversa
costituirne la matrice, secondo modalità quanto mai svariate che rifuggono da
comode generalizzazioni. In altri termini, la fede cristiana non offre
necessariamente o soltanto un "repertorio tematico" (tutt'altro che
trascurabile, del resto), ma anche e soprattutto una prospettiva, una tensione
spirituale dalle molteplici manifestazioni, nella quale si colloca il progetto
letterario. Il che equivale a ricordare la distinzione tradizionale tra "autori
cristiani" (per le loro tematiche), "cristiani autori", e "autori alla ricerca
della fede cristiana", fermo restando che il legame vitale tra fede e creazione
letteraria non è per nulla statico o definibile in modo univoco.
Su un altro piano vale forse la pena ricordare
come la conoscenza del cristianesimo - in primo luogo della Bibbia, il "grande
codice" della nostra cultura - sia una chiave indispensabile per la comprensione
delle
nostre letterature che in gran parte sono fiorite e continuano a fiorire su
questo terreno. Gli studenti universitari, almeno per quanto concerne le Facoltà
umanistiche, mi sembrano sempre più consapevoli di questa esigenza.
Cesare Cavalleri,
Direttore di "Studi Cattolici" (Italia):
Forse si può rovesciare la domanda: che cosa offrono la letteratura e l'arte alla fede? C'è una consonanza tra fede e bellezza nel senso che la fede porta alla massima potenza le potenzialità umane. Se la bellezza è, nel senso classico, il desiderabile splendore del vero, la vera arte non può che essere religiosa. Quanto più se l'opera d'arte realizzata è per se cristiana! Perché? Perché la fede cristiana potenzia l'umano.
Ma si deve avere presente che la bellezza è difficile. La materia richiede l'opera del genio e i geni non sono così frequenti, quindi è difficile trovare opere d'arte che siano valide.
Maria Antonia
Labrada, Universidad de Navarra (Spagna):
Riguardo a quello che offre o può offrire il Cristianesimo alla poetica o alla letteratura in generale vorrei sottolineare l'idea di libertà e il conseguente dominio delle proprie azioni, che sono essenziali nello sviluppo dell'arte e della letteratura; tra l'altro, questo contributo specifico del Cristianesimo è stato riconosciuto da Hegel e Schelling.
William Park, Sarah
Lawrence College, New York:
Io direi che il Cristianesimo ha tutto da offrire
agli artisti, come si può vedere qui a Roma. Siccome gli artisti contemporanei
negano o ignorano Cristo, sono in grave difficoltà a trovare se stessi o a dare
un senso alla
vita. Poiché Gesù fu una persona, noi possiamo diventare persone. Senza di Lui
ci troviamo a brancolare in sofisticati circoli tecnici ma senza senso,
chiedendoci chi o cosa siamo. Il modernismo è come un'illusione o come un gioco
di specchi, entrambi hanno apparenza di bene ma non hanno sostanza.
Però come Maritain ha avvertito, noi non possiamo fare arte cristiana (tali sforzi possono essere ancora più difficili che un chiaro modernismo) ma dobbiamo 'essere' cristiani, e da questo punto di partenza creare arte significativa.
Juan José
García-Noblejas, Pontificia Università della Santa Croce:
Oltre all'intrattenimento, noi spettatori cerchiamo nella letteratura e nel cinema alcune risposte sulla nostra identità e sulla nostra dignità. Shakespeare dice: "Siamo fatti della stessa materia dei nostri sogni". Penso che, pur essendo vero, lo si capisce meglio all'inverso: i nostri sogni sono fatti dalla nostra identità. E noi vogliamo e abbiamo bisogno di sapere "chi" siamo. Non ci interessa conoscere soltanto cosa è di moda, o cosa è politicamente corretto. Abbiamo bisogno di sapere, attraverso storie che vanno alla radice delle nostre vite, sebbene a volte con tante sofferenze e incertezze davanti al male, alle ingiustizie. E le storie sono capaci di mettere insieme e di dare senso a quei fili sciolti presenti nelle nostre vite e che parlano di ciò che siamo.
Ecco che la fede cristiana offre a queste storie grandi occasioni poetiche, letterarie o cinematografiche di vederci come in uno specchio nel quale - oltre a tutto il resto - appare la nostra comune condizione di figli di Dio. Da questa angolatura si capiscono bene le cose dolci e le cose amare, le cose della nostra vita personale, familiare, sociale, quelle che sono giuste e quelle che non lo sono, quelle che ci rendono migliori persone e cittadini e quelle che degradano la nostra dignità. Questo ha offerto la fede cristiana - vissuta da gli artisti - e l'umanitá attraverso le arti di ogni tempo. E questo continua a dare, anche attraverso gli artisti. Peccato che oggi le arti siano abbastanza condizionate e appesantite da interessi commerciali e ideologici che esigono redditi rapidi. C'e così un'attegiamento piutosto perverso, secondo il quale non c'è ancora oggi quasi occasione nel arte (leterario, cinematografico) di tener conto delle persone secondo la loro identità di figli di Dio. Questa considerazione sembrerebbe senz'altro giusta, ma soltanto "dopo" (non "contemporaneamente") quelle valutazioni secondo la loro urgente condizione di consommatori o citadini votanti. È questo cambiamento di paradigma vitale ed artistico che la fede cristiana ci ricorda e ribadisce attorno la nostra dignità personale: siamo, con la stessa urgenza e contemporaneità, citadini -artisti o meno- e figli di Dio.
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Abstracts di Comunicazioni
(ordine alfabetico)
Antonio Bonchino, Roma - "Poetica e Cristianesimo in Dante"
Dante Alighieri, nei primi anni del secolo XIV,
progettò un "poema sacro" (Paradiso, c. XXV, 1) quale summa storica, teologica,
critica del cristianesimo, nella sua "figura" terrestre, dunque, e nella sua "fugura
impleta" ossia escatologica e eterna, non escludendo la rappresentazione finale
- testuale - della visio Dei intellectualis.
Il poema fu eseguito. Il giudizio di eccellenza assoluta attribuito alla
Commedia è, comunque, un dato di sempre e, per così dire, globale.
Questo fatto (un progetto che, consapevolmente, tematizza ed esegue un universo
religioso specifico, dai suoi aspetti terreni fino a quelli "invisibili" e
"ineffabili") costituisce un problema innanzitutto teorico (di poetica) e
metodologico.
La poesia, infatti, secondo alcuni capisaldi degli studi novecenteschi di
poetica (Lotman, Jakobson, Riffaterre, ecc.), può arrivare alla sovraproduzione
conoscitiva, emotiva, fantastica, fino alla rappresentazione dell'altrimenti
indioibile, ma vi arriva "obliquamente". Non per il suo contenuto tematico
prestabilito. Quell'arrivo, inoltre, è dovuto ai "mezzi specifici" (Calvino),
ossia alla peculiare elaborazione linguistico-testuale.
Non è il tema "cristianesimo totale" ad assicurare la poesia di Dante. Anzi, la
"progettualità" del tema costituisce un rischio gravissimo di scacco poetico, di
mancato raggiungimento dei risultati di conoscenza religiosa, metafisica,
spirituale. Dante "vince" perché il suo linguaggio, il suo lavoro
retorico-linguistico testuale intercetta di fatto il tema "indicibile".
Questa problematicità, teorica e metodologica, appare idonea anzi vantaggiosa
sulla soglia di qualsiasi studio, storico o critico, su "poetica e -" (per
esmpio, poetica e cristianesimo, poetica e islam, poetica ed ebraismo, ecc.)…
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Carmen Sofía Brenes, Pontificia Università della Santa Croce - "It's a Wonderful Life de Frank Capra: densidad poética y cristianismo"
En esta comunicación se aborda el estudio de la
película de Frank Capra, “It’s a Wonderful Life”, desde la dimensión poética de
la obra, ya que su naturaleza cristiana queda peculiarmente explícita desde el
inicio.
Primero se accede a la película siguiendo los habituales criterios de análisis
de historias propios de la dramaturgia cinematográfica. Luego se estudian
algunas escenas a partir de una particularmente densa, para terminar con una
propuesta de lectura sobre el sentido poético que esta ficción plantea.
Esta comunicación propone observar que la relación que existe entre lo que
aparece como cristiano en la historia y su densidad poética es algo más que un
añadido iconográfico. Aquí lo cristiano es la dimensión que configura el sentido
de las acciones que se ven y se oyen. Un planteamiento de este tipo permite
llegar a pensar que no todas las obras que presentan una iconología cristiana
resultan necesariamente cristianas, mientras que existen películas que sin hacer
referencias explícitas a credo religioso alguno, pueden llegar a mostrar una
profunda comprensión cristiana de la vida.
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Mónica Codina, Universidad de Navarra - "Acción y narración: una vuelta al realismo metódico"
Desde que el pensamiento Ilustrado desplaza a Dios al mundo de las ideas abstractas, y mantiene que el bien no acompaña la realidad del ser, la acción adquiere un valor arbitrario y discutible, perteneciente al ámbito de la subjetividad humana. La distancia que abre el sistema kantiano entre objeto y sujeto convierte en mera posibilidad cualquier tipo de conocimiento. La desconfianza en la razón se acentúa hasta convertir el lenguaje en una estructura autoreferencial. El desarrollo de la hermeneutica moderna ˜en las obras de Heidegger, Gadamer o Ricoeur˜ abre paso a una nueva visión del hombre, que en cuanto ser-en-el-mundo existe en la forma de una copertenencia con lo conocido. Sin embargo, estos autores, todavía no parecen haber superado la herencia moderna.
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Jose Angel Cortés, C.E.U. Madrid - "Persona e imagen del hombre en televisión"
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Luisa Cotta Ramosino, Università Cattolica di Milano - "Creazione artistica come subcreazione: una riflessione sulla poetica di J.R.R."
John Ronald Reuel Tolkien con la sua fantasia
creativa, impregnata di poetica e di simbolismi svincolati dagli schemi
tradizionali, ci rende attori del suo universo letterario, dove non si parla
esplicitamente di Dio ma Egli è sempre presente, sentito e desiderato: tutto
avviene e si svolge secondo l’evidente disegno di una divina Provvidenza. Nelle
sue opere l’ispirazione religiosa dona alla vicenda e ai sentimenti dei
personaggi una serena armonia, stemperandone la drammatica ed espressiva
plasticità.
La creazione tolkieniana del mondo (come la leggiamo ne Il Silmarillion, prende
forma dalla musica – elevata e sublime parola dell’Amore –, suonata dagli Ainur,
esseri celesti creati per primi dall’Uno. Gli Ainur videro la loro musica
materiallizzarsi nel Mondo, posto da Ilúvatar nelle Profondità del Tempo e fra
le stelle innumerevoli, e videro anche il mare, che racchiudeva parte della loro
musica, circondarlo tanto da restarne affascinati!
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Marco D'Avenia, Pontificia Università della Santa Croce - "Rappresentazioni poetiche ed etica del desiderio"
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Luisa de Ritis, Pontificia Università della Santa Croce - "La nostalgia del Creatore nella poetica di Tolkien e di Brajnovic"
Il mare, la cui voce ritma il battito di un
cuore, acquieta la nostalgia di un poeta croato, Luka Brajnovic, che attraverso
l’accettazione filiale delle avversità e delle laceranti separazioni non si
allontanò dalla strada per la casa del Padre.
Prigionia, persecuzioni, atrocità, e infine l’esilio per salvare la vita a sé e
alla propria famiglia sono per lui i segnali della divina Provvidenza messi sul
suo cammino. Il suo cuore appesantito dai lamenti non gridati, dalle lacrime non
versate e dal dolore non esternato s’immerge nel mare, e cullato dalla sua
musica si svuota di ogni amarezza, facendosi leggero e riempiendosi di pace. Il
mare dei suoi ricordi purifica anche la sua poesia!
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Michele Dolz, Pontificia Università della Santa Croce - "Miti pagani e cristianesimo primitivo: un’operazione semantica"
Le prime generazioni cristiane non si sono fatte
scrupoli di utilizzare, nella comunicazione della fede, i simboli, la
letteratura, l’iconografia e perfino la liturgia pagana, senza con questo venir
meno all’integrità della fede e alla sua originalità. Questo non è dovuto
soltanto alla mancanza di strumenti derivanti dalla nuova fede, ma a una precisa
idea del rapporto con il mondo. Il Logos di Giustino che tutto vivifica e la
totale assenza dell’idea di ghettizzazione.
Teoria della sostituzione-contrapposizione nella continuità culturale. La più
grande operazione semantica della storia.
Tra il cristianesimo primitivo e la attuale secolarizzazione media un lungo
periodo di linguaggio e immaginario comune, la koiné cristiana. Oggi servono le
didascalie per capire la cristianità antica. È necessaria una nuova operazione
semantica al contrario: attingere alla tradizione cristiana per dare nuovo
significato all’immaginario «postmoderno», lungi da ogni ghettizzazione.
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Paul Dumol, University of Asia and the Pacific - "Spirituality Onstage: Walking the Tightrope between the Sugary and the Preachy"
In the Philippines, works for the theater on religion or spirituality tend to be either sentimental or preachy. This alienates educated members of the audience and promotes certain dubious stereotypes of religion or spirituality among the less educated. The challenge to the creative team (playwright, director, and actor) is to come up with a production that is deep and moving without being either sentimental or preachy. Some solutions to the problem are examined.
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Pablo Echart, Universidad de Navarra, España - “Adam's Rib: matrimonio y felicidad en la comedia romántica de Hollywood”
"La costilla de Adán", epílogo genial del periodo dorado de la comedia romántica de Hollywood, da testimonio —como se vislumbra desde su título— de la naturaleza del vínculo matrimonial con una hondura y diversión que sólo cabe encontrar en las manifestaciones culminantes de la razón poética. La película de George Cukor, cuyo guión lo firman el matrimonio de los escritores Ruth Gordon y Garson Kanin, plantea cuestiones como la indisolubilidad (o no) de la institución matrimonial, o qué requisitos deben darse en el seno de la pareja para que su unión sea feliz (o, en su defecto, infeliz). Esta lúcida reflexión sobre el matrimonio mantiene su contemporaneidad al mostrarse a la luz de un momento histórico en el que la mujer asume su protagonismo en la esfera de la vida pública, y en el que el divorcio es una opción aceptada desde los puntos de vista social y judicial.
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Marco Fabbri, Pontificia Università della Santa Croce - "La trama narrativa del Vangelo secondo Giovanni"
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Marta Frago, Universidad de Navarra - "¿Una mansión profética? El misticismo inmanente de Howards End"
Con frecuencia se ha resaltado el tono profético
y aire espiritualista que envuelven la prosa de esta novela de E. M. Forster (Kermode,
Burra, Richards, McConkey). Asimismo se ha dicho que una de las mejores
cualidades de la adaptación cinematográfica, realizada por Merchant-Ivory
Productions en 1992, es precisamente el lograr transmitir esa atmósfera
misticista de la novela, salvaguardando gran parte de sus valores simbólicos (Bates,
Sragow, Ansen).
En este ensayo se pretende detectar los elementos narrativos de la novela y
guion que sirven de soporte y concretan las citadas cualidades para a
continuación –y en conexión con los universos narrativos de Forster y la
guionista Ruth Prawer Jhabvala- desentrañar su verdadera naturaleza.
Básicamente se trata de esclarecer –trabajando desde la narrativa- que el tono
misticista de la historia no guarda correspondencia con la experiencia mística
en cuanto tal, sino con un modo filosófico de comprender la vida, que no tiene
en cuenta la existencia de un Dios personal, sino que aboga por un sentido de
armonía que es inmanente. Los postulados de la Ethica de George Moore y que
alimentaron al grupo Bloomsbury (al que Forster estuvo ligado de algún modo),
así como algunos elementos provenientes del hinduismo –que tanto Forster como
Jhabvala admiraron- están presentes en la trama de Howards End.
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José María Galván, Pontificia Università della Santa Croce - "Poetica della tecnologia"
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Claudia García Parada, Universidad Bonaterra
(Messico) - "El juego de la inquietud. El descanso literario en Alfonso Reyes"
La literatura en Alfonso Reyes (1889-1959) es una apuesta por la trascendencia.
Es un auxilio en la búsqueda de sustento para el hombre. Trascender es la
esencia de la intimidad humana: separarse y completarse. Inquietud inserta en la
raíz del hombre que significa un anhelo de permanencia, de equilibrio y de
síntesis. La escritura es herramienta para la estabilidad, sobre todo la
literatura: escritura en grado superlativo. Para Reyes el deber del poeta es
eternizar, expresar la proporción de luz y sombra por la que cada instante
humano atraviesa.
La literatura apela a otro, al lector, quien permite la persistencia de la obra
y a quien, simultáneamente, le ofrece un medio para darse y recobrarse. Así, la
literatura es un espacio que alienta la armonía humana. Desde la óptica de Reyes
la literatura es un juego que alivia y libera. Satisfacer nuestra inquietud es
también conformarnos.
The literature for Alfonso Reyes is a gamble in
favor of transcendence. For him it’s an aid in the search for human support.
Transcendence is the essence of human intimacy: to separate and complete oneself.
The restlessness, inserted in the root of humanity, signifies a hope for
permanence, balance and synthesis. Reyes believes writing is a tool to conquer
stability. He thinks that the poet’s duty is to eternalize and to express the
light and darkness ratio through which each human instance goes through.
Literature appeals to another –the reader- who allows the persistence of the
creation and to whom it –simultaneously- offers a vehicle to give and recover
oneself. Therefore, literature is a world that encourages human harmony. From
Reyes’ point of view literature involves a game and this game motivates and
liberates. For him, satisfying our restlessness is also a way to complete
ourselves.
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Robert A. Gahl, Jr., Pontificia Università della Santa Croce - "Tempo narrativo nell'Annunziata dell'Antonello da Messina (Narrative Time in Antonello da Messina's L'Annunziata)"
Abstract: Influenced by contemporary theatrical representations inspired by Blessed Jacopo da Varazze's Legenda aurea, Antonello da Messina chose to limit the extension of the spatial view of his subject in his masterpiece L'Annunziata while gathering together several actions carried out in time to express a full story in the sense of Aristotelian poetic myth. While the rationalist, modern viewer reduces this painting to a mere pictorial photogram, a full appreciation of Antonello's genius requires seeing it as just one detailed perspective of a full story of cosmic import. Antonello's choice to limit the spatial extension of his subject highlights his capability to express action in time.
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Gloria Heras Oliver, Universidad de Navarra - "El evangelio de Mateo como expresión del Evangelio de Jesús"
Durante los últimos decenios, la narración ha
sido objeto de un estudio privilegiado por parte de la Teoría Literaria, de modo
que en la actualidad puede hablarse de la existencia de una verdadera
Narratología. Sus aportaciones, y las de la Pragmática de la comunicación
literaria han contribuido de manera extraordinaria a la revalorización del
concepto de narración. Por otra parte, en las tres últimas décadas la narración
ha pasado a ser también una categoría utilizada más allá del ámbito literario.
Ha irrumpido con fuerza en el campo de la Filosofía presentándose como modelo de
comprensión de la identidad humana, del sentido de la Historia, e incluso como
forma de explicación de todo discurso crítico. Además, la narración se ha
introducido también en el ámbito de la Teología como un modo nuevo de
argumentación, llegando a acuñarse el término Teología Narrativa. Con las
aportaciones de estos ámbitos del saber, la comprensión de la narración se ha
enriquecido. Podemos definirla como aquella forma de comunicación literaria en
la que el autor propone al lector una relación trabada de eventos capaz de
implicarlo, es decir, que por sí misma aporta una información e incita a la
acción.
El Evangelio de Jesús es, además de otras cosas, “una” acción, un acontecimiento.
Si esta acción se expresa de manera narrativa, sin duda habrá que comprender el
concepto de narración para poder entender mejor el Evangelio.
El evangelio de Mateo es una narración, un texto interpelante. En la presente
comunicación se trata de exponer la especificidad de la narración, los rasgos
que la determinan y las potencialidades del análisis narrativo del evangelio. Se
propondrá una guía para alcanzar una descripción del relato evangélico que
permita descubrir su apertura al hombre de hoy: en el evangelio se encuentra la
expresión actual del ser de Jesús. En la hipótesis del estudio está la
posibilidad de que esta expresión que son los evangelios canónicos pueda ser hoy
un modelo para la comunicación del acontecimiento cristiano.
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Gabriel Insausti, Universidad de Navarra - "Una tentativa poética de Newman: El sueño de Geroncio"
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Jose María La Porte, Pontificia Università della Santa Croce - "Creatività e oggettività nella comunicazione istituzionale"
Non bisogna aver paura di scoprire gli aspetti
creativi, lo “spazio artistico”, presenti in ogni notizia, anche in quelle che
riflettono fedelmente la realtà e sono oggettive.
Oggettività non è incompatibile con creatività: anzi, la creatività nel modo di
analizzare e spiegare la realtà è un modo per essere oggettivi, proprio perché
si è coscienti dei fattori soggettivi che sono presenti nell’elaborazione di
ogni informazione. Comunicazione istituzionale e giornalismo hanno un punto di
incontro nella creazione poetica.
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Luis Xavier López Farjeat, Universidad Panamericana (Messico) - "El cristianismo de César Vallejo"
Christian metaphors, images, and references appear in César Vallejo’s poems. God and the sense of the sacred are usual issues in all his poetic works. The methaporical development of these topics in his first poetry book is dazzling. In this paper I study Vallejo´s religious spirit as it appears in Los heraldos negros. Several critics have considered this as a youth's work from a naïve poet. I believe these youth's poems represent a relevant moment in order to achieve a thoroughly understanding of Vallejo´s religious concerns. I pretend to explore the religious language pointing out how these poems reveal an intense concern to understand two main topics of the Christendom: pain and redemption.
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Juan Pedro Maldonado, Pontificia Università della Santa Croce - "La frontera de la palabra. Reflexiones de George Steiner acerca del silencio"
Las reflexiones de George Steiner acerca del
lenguaje ofrecen un camino de acercamiento a las realidades que trascienden al
hombre. Un elemento material y otro inmaterial componen la palabra: por un lado,
una serie de grafías o de vibraciones acústicas; por otro, una capacidad
significativa que no puede ser circunscrita a una definición. La expresión
lingüística -como el hombre- tiene cuerpo y alma: existe en el tiempo y en el
espacio y, a la vez, se desliga de ellos.
La poesía y la música nos acercan hasta el límite de lo inefable: a una realidad,
muchas veces, intraducible, imposible de trascribir a un lenguaje absoluto, pero
una realidad, a la vez, "palpable". El músico y el poeta hallan siempre razón de
la existencia del otro: del interlocutor y de una verdad tercera, externa a
ambos.
El "ruido" del lenguaje no posee el monopolio de la comunicación: sin considerar
el silencio -a veces tan expresivo- el cuadro estaría incompleto. Steiner aporta
una interesante reflexión sobre los límites del lenguaje, adentrándose por
ámbitos donde el hombre no logra reproducir en palabras cuanto siente, donde el
silencio es más loquaz que el discurso, donde el hombre ha de prescindir de su
propia voz.
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Antonio Malo, Pontificia Universitá della Santa Croce - "La poiêsis aristotelica fra azione strumentale e comunicazione vitale"
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Alfredo Méndiz, Roma - "Notas sobre Joseph Roth, judío errante y novelista 'católico'"
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Valerio Perna, Università degli Studi di Bari - "La Vergine Sposa del Manzoni"
“... ad virginem desponsatam viro, (...), et
nomen virginis Maria”. Rileggendo questo passo evangelico e consapevole della
fede del Manzoni, mi sono subito chiesto se sia una casualità o un’ennesima
scintillante prova della Provvidenza divina che la protagonista del più famoso
romanzo italiano sia come la Madonna: una vergine “promessa sposa”. Se può
sembrare questa una coincidenza inevitabile, di certo non lo è la dedica, in cui
il Manzoni ferma il debito d’amore, di gratitudine e di venerazione, a sua
moglie Enrichetta, sua guida nel cammino di conversione:
“Alla diletta e venerata sua moglie / Enrichetta Luigia Blondel / la quale
insieme con le affezioni coniugali / e con la sapienza materna / potè serbare un
animo verginale”.
Nella sua Musa ispiratrice terrena trova le stesse caratteristiche della sua
Musa celeste: moglie, madre, vergine! Coincidenza per niente inevitabile.
Testimoniata del resto dalle stesse qualità femminili sempre cantate sin dalla
giovinezza prima della conversione. La verginità, già tante volte esaltata,
nella fede, in Maria trova la sua perfezione. La Madre di Dio è la Vergine di
tutte le vergini, è la Sposa di tutte le spose, in Lei l’amore umano e la
purezza d’animo soprannaturale si fondono. E’ in questa unione fra la passione
senza fine e lo spirito immacolato che il Cielo e la Terra s’incontrano nel
cuore di una donna, sublimandola e rendendola vergine sposa unica ed
irripetibile. Tutto questo Manzoni l’ha trovato nella donna che Dio gli ha posto
accanto ed ha cercato di plasmare su questo basi la sua umile contadina: Lucia!
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Giancarlo Polenghi, Firenze - "Comunicazione d’impresa e umanesimo cristiano"
La comunicazione commerciale si giustifica in
quanto strumento di marketing, di persuasione, la cui efficacia è misurata in
termini di quote di mercato, di penetrazione dei mercati e, in ultima analisi,
di utili per l’impresa raccolti proprio in virtù degli investimenti
pubblicitari. Ma nel processo di produzione del messaggio pubblicitario lavorano
insieme persone di formazione marketing - i quali hanno abitualmente l’ultima
parola - e persone di formazione artistica ai quali non può non interessare un
discorso serio su poetica e cristianesimo.
Seppure il lavoro dei pubblicitari è focalizzato sulle tecniche della
comunicazione più che sulle scelte di contenuto, quest’ultime non sono mai un
elemento neutro. Il mito del tecnico della comunicazione in guanti bianchi che
lavora per chi lo paga, senza chiedersi se la causa per la quale si sta
impegnando sia meritevole o lecita, è falso. I professionisti della
comunicazione scelgono i loro clienti, o forse ancora meglio, sono scelti dai
loro clienti, e in questa sintonia reciproca ci sono i valori e i modelli con i
quali le due organizzazioni si identificano.
La disciplina del concreto, la sintesi, e l’esigenza di comunicare con pubblici
molto ampi, sono sfide specifiche raccolte dalla comunicazione commerciale e che
hanno a che fare sia con la poetica che con il cristianesimo. La poetica è per
altro maestra di comunicazione, anche dal punto di vista tecnico. Per questo chi
vuol diventare buon comunicatore dovrebbe coltivare soprattutto la propria
formazione umanistica perché, per sua natura, non solo ogni studio, ma anche
ogni pratica sulla comunicazione, richiede una comprensione (o almeno il
tentativo alla comprensione) dell’uomo intero. L’esperienza sul campo conferma
anche che solo persone con una vasta cultura umanistica sono in grado di essere
buoni comunicatori. E questo è vero anche quando ciò che si voglia comunicare è
una marca di cibo per gatti.
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Adrián Sandoval Isla, Universidad Bonaterra (Messico) - "El conocimiento de lo inefable en la poesía de Juan de Palafox y Mendoza (s.XVII)"
La poesía, como una forma del conocimiento, se presenta como un camino especialmente eficaz para acceder a una comprensión vital del Absoluto. A través de imágenes atrevidas y sugerentes, la reflexión filosófica de Juan de Palafox se reviste de belleza y claridad para tender un cerco al Absoluto. La poesía metafísica tiene como objeto un mundo conceptual: el de la inefabilidad. La literatura se revela así como una herramienta privilegiada para alcanzar alguna noción de ese ámbito a la vez luminoso y oscuro.
Poetry, as a form of enlightment, presents itself as an ideal path to accede a vital comprehension of The Absolute. Through out daring and suggesting images, the philosophic reflection of Juan de Palafox, coats itself in both beauty and clarity, in order to encircle The Absolute. Metaphysical Poetry´s objective as a conceptual world: that of ineffability. Literature reveals itself as a privileged instrument for the obtainment of some notion regarding this both luminous and obscure ambience.
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Nikolaus Schapfl, Salzburg - "Perception and Search of Truth - What is the Motor of Artistic Creation?"
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Marie-Aude Tardivo, Nice - Keele - "Literature and Faith: the horizontal and vertical axis of the Russian dissidents' cross"
Convinced that literature and faith share similar roles and goals, some Russian dissident writers emphasize that if martyrdom goes with truth and truth leads to freedom, it might just be because martyrdom rhymes with inner freedom. Indeed the persecution Russian dissidents underwent was, in many cases, the starting point of a spiritual journey on which all humanity embarked with them. Cruelly targeted by the Soviet authorities during seven decades, the Russian dissident movement may be represented as a cross. Its horizontal axis (literature) enabled Gulag’s brotherhood to describe the horrendous world within which intellectual and physical decay were every day’s routine. Its vertical axis (faith) was hammered in the horizontal axis for faith was the life-giving force that sustained such eminent authors as Aleksandr Solzhenitsyn. Confiding in their opus that literature and faith could provide sufficient strength and relief for the self to survive its physical, emotional, intellectual and spiritual wounds, Russian dissidents highlight the meaning of the cross. Along with Solzhenitsyn, they demonstrate by their testimony that if the cross is the supreme symbol of sacrifice, it also remains the ultimate beginning of inner life.
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Maria Way, University of Westminster - "Same Old Story"
In the 2000 years of its existence the Christian
church has told its story. Christianity is one of the religions of “the book”.
The story we have told has remained the same: the teachings of Jesus, based on
the Old Testament teachings which preceded Him with the addition of Church
dogma. It is the same old story. What has changed are the means with which we
tell that story. Although the story of Christianity is seen as a text-based one,
we have used many means to propagate this story.
This paper aims to trace some of these means, but particularly the Roman
Catholic Church’s use of the mass media since the 19th century. Not only have
the means we use changed, but also the personnel who have used these mass media.
With each person the methodology used in the media has differed, but the aim has
been the same: to pursue the Church’s aim to bring the Good News to those who
have never heard it, have forgotten it, or pushed it from their minds.
Fonte : http://scriptor.typepad.com/convegno2003/
Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale http://www.pusc.it/csi/