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  EDITORIA E RECENSIONI LIBRI : La Croce di Celestino : simbolo luminoso e dimenticato , di Anna Lucia Villani. Recensione dell'Associazione San Pietro Celestino.

 

" LA CROCE DI CELESTINO  "

Simbolo luminoso e dimenticato.

 

Autrice :  Anna Lucia Villani

 

 

 

                   


 

Titolo: La Croce di Celestino : simbolo luminoso e dimenticato .
Autore: Anna Lucia Villani

Editore:  Associazione San Pietro Celestino
Dati
: PP. 65
Genere: Saggio
Formato: in brossura, 17×21
 

 

 

Recensione dell'Associazione San Pietro Celestino.

 

Nella ricorrenza dell'ottavo centenario dalla nascita di Pietro Angelerio (1209-2009) questo Saggio intende risvegliare un interesse storico e culturale su quella che, incontestabilmente, è stata la più completa e ardita elaborazione del simbolo cristiano della Croce.
Nel caleidoscopio dei festeggiamenti celestiniani (assai scarni, in verità!), le pagine che l’Autrice ci offre conducono al cuore dell’avventura del "povero cristiano", ci consegnano cioè, con la decodificazione del suo simbolo, la chiave interpretativa di una esistenza complessa e innovativa, travagliata e sublime, quale fu quella dell’uomo "Pastore angelico". Luminoso, appunto, e dimenticato.
 (Associazione San Pietro Celestino).

 

 

 

 

Tratto dall'introduzione di Anna Lucia Villani

 

 

Il pellegrino o lo studioso, il ricercatore di spiritualità o l’esperto di cultura medioevale, che si recano a visitare un Eremo o un cenobio fondato da Pietro del Morrone (1209-1296), poi Papa Celestino V, sospinti dal desiderio o dal bisogno di ritrovare la pace del cuore, restano catturati dalla bellezza e dalla misteriosità di un simbolo ivi ricorrente e che li accoglie: la Croce celestiniana. 
Così accade valicando la soglia dell’imponente monastero di Santo Spirito del Morrone a Sulmona, oppure contemplando gli altari della chiesa di S. Eusebio all’Aventino a Roma, o l’angusta entrata dell’Eremo di Ferentino.
La grande Croce celestiniana si para davanti allo sguardo di chi entra, ed offre un benvenuto che ha il sapore di un’antica ospitalità, si impone come invito al silenzio e alla contemplazione del Mistero. Alla sensibilità dell’homo viator quel simbolo si presenta carico di significanze e, nella sua semplicità, lascia percepire un invito cordiale a sostare, quasi si fosse giunti ad una sorgente, a quella che fu per sette secoli sorgente di vita e di umanità per molti.
Anche a noi è parso utile e fruttuoso soffermarci a lungo a contemplare nel silenzio quel simbolo, assieme ai molti che, nel volgere degli anni, hanno attinto alla sua linfa vitale. E con crescente meraviglia, anche noi siamo stati condotti (se pur in parte!) al di dentro del suo mistero: un simbolo assolutamente essenziale (una croce ed una lettera dell’alfabeto), ove però ogni dettaglio è carico di significati e messaggi sempre più estesi e profondi, come le braccia di quella Croce, un po’ albero, un po’ spada, un po’ vessillo, che invitano a “vedere” la realtà in dimensioni sempre più vaste. E dalla figura simbolica, per l’ascoltatore attento e umile, sono scaturiti richiami e messaggi  imprevisti ma immanenti, di verità eterna sull’uomo, sulla vita, sul Senso.
Ci siamo messi alla ricerca delle radici di un così ricco forziere di umanesimo e di spiritualità e, lo affermiamo con gioia, per la prima volta nella storia della simbologia cristiana (che ha una valenza mistica universale) e della storia celestiniana abbiamo messo le mani su un tesoro di collegamenti storici e biblici, di messaggi spirituali e sociali, di rimandi culturali, su un autentico patrimonio di sapienza racchiuso in uno scrigno, sufficientemente aperto per quanti vi vogliano attingere luce, sufficientemente ermetico per rischiare di essere ignorato dai “sapienti”, un poco frettolosi, di questo mondo.
Non è possibile collegare direttamente  il simbolo della Croce celestiniana con immagini, profane o sacre, che lo lascino presagire. Quel simbolo non è un simbolo derivato. Esso è assolutamente originale, forse “creato” ma certamente “suggerito” da un mistico fondatore, ricco di cultura biblica e teologica (come avrebbe potuto altrimenti essere eletto Supremo Pontefice della Chiesa universale?!), riconosciuto come maestro di sapienza, custode di fede cristallina, garante di ortodossia e di tensione mistica.
Nutrito da una sufficiente consuetudine con i Padri della Chiesa, sia per la propria identità di eremita sia per la missione di evangelizzatore, e soprattutto attingendo alla profondità della personale contemplazione di Cristo Crocifisso-Risorto, Pietro Celestino ha osato porre una prima pietra miliare per una autentica teologia Simbolica della Croce. E’ quanto ci sforzeremo di illustrare in questo modesto contributo. 
Di fatto, con una potenza di sintesi che lascia stupiti, egli vede e vive la croce in rapporto con l’albero mitico della Genesi, poi con il serpente innalzato da Mosè nel deserto, poi con Gesù stesso, presente su quel segno più come risorto che come crocifisso, poi – in una definitiva trasfigurazione – con lo Spirito del Risorto,  divina Sophia crocifissa ancora dagli uomini.
“Un teologo o un esegeta come potrebbero trattare in profondità il mistero della Croce senza tenere presente la sua grande ricchezza di evocazione simbolica?”. Queste parole di Marc Girard sono particolarmente appropriate se riferite al grande Eremita San Pietro Celestino V, Fondatore di una gloriosa Congregazione religiosa e poi Sommo Pontefice della Chiesa universale, maestro di spirito e efficace evangelizzatore, uomo penitente e operatore di giustizia e di pace sociale. Se della di lui preparazione culturale poco si conosce, basta l’acuta considerazione del simbolo che fu stemma del suo Istituto e che incarna ancor oggi perfettamente il suo pensiero e la sua mistica, per farci conoscere le dimensioni trascendenti e la profondità antropologica della sua anima e la incidenza storica, realizzata o, ancor più, ostacolata della sua azione carismatica.
“Questa mirabile epoca della vita umana (il medioevo) creò degli emblemi nuovi, diede interpretazioni nuove e felici ad emblemi che venivano dal passato… . Se la memoria degli uomini ha lasciato cadere nell’oblio con pochi segni simbolici molto antichi, tuttavia qualcuno non è morto per questa caduta; e quando una mano li trae alla luce e presenta il loro senso dimenticato, essi si rivelano pieni di linfa, per offrire alle anime un nutrimento che, talvolta, sembra veramente essersi arricchito di valore dopo essersi condensato nel silenzio dei secoli…” . Abbiamo raccolto queste parole del grande maestro di simbologia, lo Charbonneau – Lassay, come un incoraggiamento.
Obbiettivo di questo studio non è certamente quello di contribuire alla “leggenda” su Celestino né quello di polemizzare sulle diverse ermeneutiche storiche o ecclesiastiche riguardanti la eccelsa figura di lui. Nonostante gli studi esimii a tutti noti, pare ci sia ancora molto cammino da percorrere per rendere giustizia, senza remore di sorta, al Santo e all’Uomo del Morrone. Scopo nostro è quello di risvegliare un interesse storico e culturale su quella che, incontestabilmente, è stata la migliore elaborazione del simbolo cristiano della Croce e sollecitare una ricerca scientifica ampia, approfondita, disinibita sul tema: chi ha paura di Celestino e del suo simbolo?

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Fonte :  la Redazione di Artcurel ringrazia il Dott. Prof. Teobaldo Luigi de Filippo, Presidente dell'Associazione San Pietro Celestino,  che ha cortesemente inviato la documentazione per l'articolo. 

Per approfondimenti sull'argomento, e per chi è interessano al libro, ci si può rivolgere all'Associazione SAN PIETRO CELESTINO , via Martino V, 5, 00167, Roma. E-mail: info@sanpietrocelestino.com  . Sito web: www.sanpietrocelestino.com  .