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| CONTINENTI : Martiri di Abitene : "Sine Dominico non possumus!" (senza la Domenica non possiamo vivere!) |
MARTIRI DI ABITENE
"Sine Dominico non possumus!"
(senza la Domenica non possiamo vivere!)

«Sine Dominico non possumus: Senza la Domenica
non possiamo vivere».
Questa espressione dei martiri di Abitene è stata scelta quale tema del XXIV
Congresso Eucaristico Nazionale che si terrà a Bari dal 21 al 29 maggio 2005.
Cosa avvenne ad Abitene? Da chi e perché è stata pronunciata questa frase e
quale significato profondo è racchiuso nel termine latino dominicum, da spingere
i martiri ad affrontare la morte piuttosto che rinunciarvi? Sono interrogativi
che non si possono eludere se non si vuole ridurre questa espressione ad un
incomprensibile slogan.
1. La persecuzione di Diocleziano e la comunità cristiana di Abitene
Abitene era una città della provincia romana detta Africa proconsularis,
nell’odierna Tunisia, situata, secondo un’indicazione di Agostino, a sud ovest
dell’antica Mambressa, oggi Medjez el–Bab, sul fiume Medjerda. Nel 303 d.C.
l’imperatore Diocleziano, dopo anni di relativa calma, scatena una violenta
persecuzione contro i cristiani ordinando che «si dovevano ricercare i sacri
testi e santi Testamenti del Signore e le divine Scritture, perché fossero
bruciati; si dovevano abbattere le basiliche del Signore; si doveva proibire di
celebrare i sacri riti e le santissime riunioni del Signore» (Atti dei Martiri,
I). Ad Abitene un gruppo di 49 cristiani, contravvenendo agli ordini
dell’Imperatore, si riunisce settimanalmente in casa di uno di loro per
celebrare l’Eucaristia domenicale. È una piccola, ma variegata comunità
cristiana: vi è un senatore, Dativo, un presbitero, Saturnino, una vergine,
Vittoria, un lettore, Emerito…
Sorpresi durante una loro riunione in casa di Ottavio Felice, vengono arrestati
e condotti a Cartagine davanti al proconsole Anulino per essere interrogati. Al
proconsole, che chiede loro se possiedono in casa le Scritture, i Martiri
confessano con coraggio che «le custodiscono nel cuore», rivelando così di non
voler distaccare in alcun modo la fede dalla vita. Il loro stesso martirio si
trasforma in una liturgia “eucaristica”; tra i tormenti, infatti, si possono
ascoltare dalle labbra dei Martiri espressioni come queste: «Ti prego, Cristo,
esaudiscimi. Ti rendo grazie, o Dio… Ti prego, Cristo, abbi misericordia». La
loro preghiera è accompagnata dall’offerta della propria vita e unita alla
richiesta di perdono per i loro carnefici.
2. La testimonianza di Emerito
Tra le diverse testimonianze, significativa è quella resa da Emerito. Questi
afferma senza alcun timore di aver ospitato in casa suoi i cristiani per la
celebrazione. Il proconsole gli chiede: «Perché hai accolto nella tua casa i
cristiani, contravvenendo così alle disposizioni imperiali?». Ed ecco la
risposta di Emerito: «Sine dominico non possumus»; non possiamo, cioè, né essere
né tanto meno vivere da cristiani senza riunirci la domenica per celebrare
l’Eucaristia. Il termine dominicum racchiude in sé un triplice significato. Esso
indica il giorno del Signore, ma rinvia anche, nel contempo, a quanto ne
costituisce il contenuto: alla Sua resurrezione e alla Sua presenza nell’evento
eucaristico.
3. La domenica e l’identità cristiana
Questi 49 martiri di Abitene hanno affrontato coraggiosamente la morte, pur di
non rinnegare la loro fede nel Cristo risorto e non venir meno all’incontro con
Lui nella celebrazione eucaristica domenicale. Perché? non certamente per la
sola osservanza di un “precetto” – visto che solo in seguito la Chiesa stabilirà
il precetto festivo. Allora, perché? Perché i cristiani, fin dall’inizio, hanno
visto nella domenica e nell’Eucaristia celebrata in questo giorno un elemento
costitutivo della loro stessa identità. È quanto emerge con chiarezza dal
commento che il redattore degli Atti dei martiri fa alla domanda rivolta dal
proconsole al martire Felice: «Se sei cristiano non farlo sapere. Rispondi
piuttosto se hai partecipato alle riunioni». Ed ecco il commento: «Come se il
cristiano potesse esistere senza celebrare i misteri del Signore o i misteri del
Signore si potessero celebrare senza la presenza del cristiano! Non sai dunque,
satana, che il cristiano vive della celebrazione dei misteri e la celebrazione
dei misteri del Signore si deve compiere alla presenza del cristiano, in modo
che non possono sussistere separati l’uno dall’altro?Quando senti il nome di
cristiano, sappi che si riunisce con i fratelli davanti al Signore e, quando
senti parlare di riunioni, riconosci in essa il nome di cristiano».
4. La centralità della domenica
Alla luce della testimonianza dei martiri di Abitene acquista maggiore forza
quanto scrivono i Vescovi italiani negli Orientamenti pastorali: «Ci sembra
fondamentale ribadire che la comunità cristiana potrà essere una comunità di
servi del Signore soltanto se custodirà la centralità della domenica, “giorno
fatto dal Signore” (Sal 118,24), “Pasqua settimanale”, con al centro la
celebrazione dell’Eucaristia, e se custodirà nel contempo la parrocchia quale
luogo – anche fisico – a cui la comunità stessa fa costante riferimento» (Cvmc
47).
Fonte : www.seminariomileto.it
N.B. Per un maggior approfondimento puoi leggere l’introduzione al libro del prof. Giuseppe Micunco, "Sine dominico non possumus", I martiri di Abitene e la Pasqua domenicale, e di alcuni brani degli Atti dei Martiri
fonte foto : www.saveriani.bs.it/Missionari_giornale/arretrati/2005_05/tema_del_mese/pagine/pagina_tema_06.htm