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NAZIONALISMO E TENSIONI ETNICHE
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François-Xavier Nguyên Van Thuân
Arcivescovo Titolare di
Vadesi
Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
350. Altri ostacoli si oppongono alla
edificazione di un mondo più giusto e più strutturato secondo una solidarietà
universale: intendiamo parlare del nazionalismo e del razzismo. È naturale che
delle comunità da poco pervenute all'indipendenza politica siano gelose di
un'unità nazionale ancora fragile, e si preoccupino di proteggerla. È pure
normale che nazioni di vecchia cultura siano fiere del patrimonio, che hanno
avuto in retaggio dalla loro storia. Ma tali sentimenti legittimi devono essere
sublimati dalla carità universale che abbraccia tutti i membri della famiglia
umana. Il nazionalismo isola i popoli contro il loro vero bene; e risulterebbe
particolarmente dannoso là dove la fragilità delle economie nazionali esige
invece la messa in comune degli sforzi, delle conoscenze e dei mezzi finanziari,
onde realizzare i programmi di sviluppo e intensificare gli scambi commerciali e
culturali.
(Populorum Progressio, n. 62)
351. Il primo principio è l'inalienabile dignità
di ciascuna persona umana, senza distinzioni relative alla sua origine razziale,
etnica, culturale, nazionale o alla sua credenza religiosa. Nessuna persona
esiste per sè sola, ma trova la sua più compiuta identità in rapporto con gli
altri: altrettanto si può affermare dei gruppi umani.
(Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1989, n. 3)
352. Ancor oggi resta molto da fare per superare
l'intolleranza religiosa, la quale è strettamente legata, in diverse parti del
mondo, all'oppressione delle minoranze. Siamo, purtroppo, testimoni di tentativi
per imporre ad altri una particolare idea religiosa sia direttamente, grazie a
un proselitismo che fa ricorso a mezzi di vera e propria coercizione, sia
indirettamente, mediante la negazione di certi diritti civili o politici….
L'intolleranza può essere anche il frutto di un certo fondamentalismo, che
costituisce una tentazione ricorrente. Esso può facilmente condurre a gravi
abusi, quali la soppressione radicale di ogni pubblica manifestazione di
differenza o, addirittura, il rifiuto della libertà di espressione in quanto
tale. Anche il fondamentalismo può portare all'esclusione dell'altro dalla vita
civile o, in campo religioso, a misure coercitive di "conversione".
(Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1991, n. 4)
353. Il razzismo non è appannaggio esclusivo
delle nazioni giovani, dove esso si dissimula talvolta sotto il velo delle
rivalità di clan e di partiti politici, con grande pregiudizio della giustizia e
mettendo a repentaglio la pace civile. Durante l'era coloniale ha spesso
imperversato tra coloni e indigeni, creando ostacoli a una feconda comprensione
reciproca e provocando rancori che sono la conseguenza di reali ingiustizie.
Esso costituisce altresì un ostacolo alla collaborazione tra nazioni sfavorite e
un fermento generatore di divisione e di odio nel seno stesso degli stati,
quando, in spregio dei diritti imprescrittibili della persona umana, individui e
famiglie si vedono ingiustamente sottoposti a un regime d'eccezione, a causa
della loro razza o del loro colore.
(Populorum Progressio, n. 63)
354. Se la Chiesa in America, fedele al Vangelo
di Cristo, intende percorrere la via della solidarietà, deve dedicare una
speciale attenzione a quelle etnie che ancor oggi sono oggetto di ingiuste
discriminazioni. In effetti, occorre sradicare ogni tentativo di emarginazione
nei confronti delle popolazioni indigene. Questo implica, in primo luogo, che si
devono rispettare i loro territori e i patti stabiliti con esse; ugualmente,
occorre rispondere ai loro legittimi bisogni sociali, sanitari, culturali. E
come dimenticare l'esigenza di riconciliazione tra i popoli indigeni e le
società in cui vivono?
(Ecclesia in America, n. 64)
355. È necessario condannare il razzismo e gli
atti di razzismo. Può essere opportuno applicare misure legislative,
disciplinari e amministrative a questo riguardo, senza escludere pressioni
esterne appropriate. I paesi e le organizzazioni internazionali dispongono di
ampio spazio per prendere o suscitare iniziative. Anche i cittadini colpiti
nella loro dignità, devono impegnarsi in questo senso, senza però arrivare, con
violenza, a sostituire una situazione ingiusta con altre ingiustizie. Bisogna
sempre prospettare soluzioni costruttive.
(La Chiesa di fronte al Razzismo, n. 33)
356. I laici, che la loro vocazione specifica pone in mezzo al mondo e alla
guida dei più svariati compiti temporali, devono esercitare con ciò stesso una
forma singolare di evangelizzazione.… Il campo proprio della loro attività
evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà
sociale, dell'economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti,
della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche
di altre realtà particolarmente aperte all'evangelizzazione, quali l'amore, la
famiglia, l'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale,
la sofferenza.
(Evangelii Nuntiandi, n. 70)
Fonte : www.thesocialagenda.org