ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

 (Art , Culture and Religion)

  www.artcurel.it   ---  info@artcurel.it   ---   prima pagina                                                                   

  DIARIO SPIRITUALE di Anonimo napoletano :  pratica dell'umiltà


La trascrizione di un importante testo di Anonimo , pubblicato a Napoli nel 1843 , un testo rilevante per la crescita cristiana e salvezza spirituale di ognuno di noi . Un libro che al pari del più famoso " L'imitazione di Cristo " spiega in maniera chiara e semplice  come aprirsi alla realtà e attualità del Vangelo . Se ne consiglia la lettura per il profondo insegnamento del significato di una vita vissuta secondo l'esempio di Gesù Cristo .

 

 

DIARIO SPIRITUALE

di Anonimo napoletano

 

 

che comprende una scelta di detti e di fatti di santi, o di altre persone di singolare virtù adattati ad incitare le anime all'acquisto della perfezione , e i loro confessori a condurveli

 

 

 


Indice generale dei Capitoli del libro Diario Spirituale di Anonimo napoletano


 

APPENDICE


 

PRATICA DELL'UMILTA'

 

I. Pratica dell'Umiltà ne' pensieri .

La Pratica dell'Umiltà dipende dallo stabilirsi nella mente questi due principj , cioè :

I. Ogni bene è da Dio , ed a lui solo se ne dee la gloria .

II. L'Uomo per se stesso non ha altro , che miserie , e disposizione ad ogni male .

 

1. Premessi questi principj , procura di mantenerti sempre in un basso sentimento di te medesimo , non dandoti mai a credere d'esser qualche gran cosa , di poter molto , o d'aver de' meriti , o dell'abilità per alcun bene .

Un gran servo di Dio , molto stimato da S. Ignazio Loyola , avea spesso in bocca questo bel detto : Chi crede di valer qualche cosa , val poco ; e chi crede di valer molto , non vale niente .   S. Vincenzo de Paoli era sì altamente persuaso di questa verità , che non potea far di meno di non annichilarsi continuamente innanzi a Dio , riputandosi inettissimo per qualunque opera buona , ed inabile per ogni bene . Onde rivolto spesso a Dio , solea dire : Dio mio , io distruggerò tutto , se voi non regolate ogni mia parola ed azione .  Questo facea ch'egli non avesse animo d'intraprendere alcuna da se stesso , e di suo proprio parere , ma unicamente s'attenesse ad eseguire gli ordini della divina Provvidenza , secondo i più chiari contrassegni , che aver ne potea .   Tommaso da Kempis parlando col Signore , diceva : o Signore , quanto mi umiliano gli abissi de' vostri giudizj , ne' quali io trovo di non essere altro , che un puro nulla .   S. Domenico avea tanto vil concetto di se , che prima d'entrare nelle Città , ove andava a predicare , pregava il Signore colle ginocchia per terra a non mandarvi qualche flagello per cagione de' suoi peccati .   La V. M. Serafina era tanto persuasa della necessità , in cui l'uomo trovasi di esser umile , che , com'ella medesima attesta in una sua relazione , nel sentir alle volte esagerare da' Predicatori che bisognava esser umile , ed aver basso concetto di se : Io , dice , me ne stupiva , e dicea tra me : a che proposito dicono questo ? non è questa una cosa chiara e potente ? chi è quegli , che voglia rubare , e pigliarsi quello che non è suo ? E ad un Confessore di molto spirito , che una volta mi esagerava la bellezza dell'Umiltà , gli dimandai che avessi da fare per acquistar tal virtù . E dicendomi esso , che bisognava pensare a' suoi peccati , ed alle proprie miserie : io con ammirazione risposi : questa è una cosa che si vede , e si tocca con mano , e non ci vuol tanta fatica per conoscerla . Chi ha una piaga nel suo corpo , e gli duole , che bisogno ha d'andarvi pensando , se la vede e sente ? Così ho io inteso , ed intendo la verità del mio misero stato .   S. Caterina da Genova parlando delle miserie dell'uomo , dice così : Sul principio della mia conversione ebbi una visione , in cui mi fu data a conoscere la malizia e malignità dell'uomo , che di continuo mi sta presente ; ed ogni dì meglio la veggo , ed è incredibile ed inenarrabile .  E' egli tanto forte nella sua propria volontà , che per vincerlo convien che la divina possanza vi adopri l'ingegno ; è tanto congiunto a' diletti della carne , del Mondo , e della propria stima , che per cavarnelo , bisogna , che la divina Bontà gli doni de' gusti spirituali , i quali sien di gran lunga migliori di tutti questi altri , che amava ; altrimenti non li lascerebbe mai .  Anzi ancorché provando la preziosità di questi , abbia più volte deliberato di lasciar tutto il resto , e di abbandonar mille Mondi per lo minimo di essi ; per un poco , che Dio ne lo privi , ritorna subito al suo maligno istinto .  Ond'è , che se il Signore guardasse a questa nostra tanta malignità , non potrebbe mai vederci , né farci alcun bene . Ma egli guarda solamente alla sua infinita clemenza e bontà , e mosso dal suo puro amore , cerca di condurci a quel fine , per cui ci ha creati . Da che si conosce , tutta la gloria esser di Dio , e l'uomo da se altro non avere che malignità ; la quale se Dio con la sua misericordia non tenesse bassa , immantinente si precipiterebbe in tutt'i mali possibili , da' quali senza uno speciale ajuto di Dio non potrebbe più uscire .

 

2. In qualunque grado di perfezione tu stia , nel tuo interno ti dei sempre stimare per inferiore a tutti , riconoscendoti anche più iniquo degli stessi peccatori pubblici , o de' medesimi i quali non avranno forse mai riconosciuta la gravezza del peccato , e che se avessero avuti tanti ajuti da Dio quanti ne hai avuti tu , forse avrebbero fatto più bene che non hai fatto tu , e sarebber già arrivati alla cima della perfezione ; laddove tu te ne stai ancora al principio .  Tu , con tutta l'abilità che ti par d'avere , se il Signore ti levasse il suo lume , incontanente resteresti come uno , al quale di notte viene smorzata la candela in mano . Oltracciò , colui che ti pare tanto imperfetto può essere , che negli occhi di Dio sia , o sia per essere assai più grande di te .  E quello ch'è più , potrebbe essere , che un giorno tu avessi a cedergli il posto , e ch'egli sia per essere un beato nel Cielo e tu un miserabile dannato nell'Inferno .  Giuda ebbe grandi principj di bontà , maggiori di quelli che possiamo figurarci in qualunque persona perfetta .  S. Paolo fu persecutore della Chiesa più barbaro di quanti ne vivono oggidì : e pure che cambiamento non fecero ?

S. M. Madd. de Pazzi , benché fosse sì eccellente nelle virtù e nella santità , si stimava la più vile , abietta e imperfetta , e la più manchevole e peccatrice tra tutte le Monache ; onde spesso baciava ov'esse aveano posto i piedi .  Tenea poi tutte le altre per sante , e più atte di se ad ogni bene ; e sempre innalzava le virtù delle altre , non solo delle vive , ma ancor delle morte , tanto che ne ingenerava in chi la sentiva gran concetto , e venerazione .  E non solo tra le Monache , ma tra tutti gli uomini ancora , fin tra i maggiori peccatori , ella si tenea per la più iniqua e rea , credendo d'esser cagione di tutte le imperfezioni  , che si commetteano nel Monastero , ed anche di tutt'i peccati del Mondo , e della dannazione di molte Anime : perché  le parea d'esser fervente quanto doveva in pregar Dio per li peccatori : ed in cercar di placar l'ira sua per li peccatori : conforme lo dichiarò ella stessa in un'estasi , in cui postasi a piangere le colpe altrui , uscì in questa esclamazione : oh , che se io fossi stata fervente nell'orazione : se io avessi avuto raccoglimento in me stessa , Iddio m'avrebbe certamente illuminata altramente : il che non ha potuto fare per li miei difetti : onde avrei ottenuti mezzi da impetrar lume a queste povere Anime , ed esse non sarebbero in questo misero stato . E non bastandole questo , si riputava di più similissima agli stessi Demonj per la superbia ed ingratitudine , che le parea d'avere : e solea dir , che ogni altra persona , che avesse ricevuti da Dio i benefizj ed i comodi di far del bene , che aveva essa ricevuti , non l'avrebbe al certo offeso , quanto l'aveva essa offeso , ma l'avrebbe onorato più , che non l'onorava essa . Laonde quando udiva , o vedeva in alcuna qualche difetto , non ne concepiva disprezzo , o sdegno , come altre fanno ; ma la compativa teneramente , dicendo tra se : se io fossi ne' suoi piedi , forse avrei fatto peggio : e conforme dicea colla lingua , così la sentiva veramente nel cuore . Poiché richiesta una volta da una novizia , come facesse ad avere sì bassa stima di se , vedendo che Iddio le facea tanti favori e doni sì rari , rispose con grande umiltà : Sappiate , figlia , che se il Signore non mi avesse trattata così , e trattenuta in questa guisa , io mi sarei precipitata nelle maggiori enormità . A voi altre non fa così , perchè voi ubbidite alla semplice sua voce , e lo servite senza questi particolari favori . E perciò io vengo ad essere più miserabile di tutte voi .   S. Francesco Saverio si riputava il più iniquo di tutti gli uomini . Così S. Cater. di Bologna , la quale si esercitava più delle altre Religiose nelle virtù ; e si riputava la più imperfetta di tutte , così pure S. Francesco , S. Chiara , ed infiniti altri .   Racconta Anastasio Abate del Monte Sinai , esservi stato nel suo Monastero un Monaco , che non troppo si accomodava alle cose della Comunità , specialmente al coro e a' digiuni ; e che però non era tenuto per molto buon Religioso : e pure venuto alla morte si mostrava tutto allegro e contento ; di che il medesimo Anastasio lo riprese : come , disse , un Monaco ch'è vissuto tanto rilassatamente , ride , e sta in quest'ora tanto allegro !  Padre , rispose il moribondo , non ti maravigliare di questo ; poiché il Signore mi ha mandato a dire per un Angelo , che mi ho da salvare , perché ho adempiuto quella sua parola : non vogliate giudicare , e non sarete giudicati : perdonate , e vi sarà perdonato .  E sebbene è vero , che io non mi uniformava quanto doveva alle cose della Comunità , parte per la mia poca sanità , e parte per la mia rilassazione ; nondimeno soffriva , che mi maltrattassero , e loro perdonava di cuore , né mal li giudicava , anzi scusava sempre quel che facevano e dicevano : e per questo io sto allegro .  Se ci fossimo incontrati nel buon Ladrone in fine della sua pessima vita , allorché egli perduto ogni rimorso , ed ogni sentimento di pietà , ad altro non pensava , che a rendersi sempre più famoso nell'iniquità , chi non l'avrebbe tenuto per un uomo prescito , e totalmente abbandonato da Dio ? e pure poco dopo fu dichiarato per bocca dell'istessa Verità per un vero predestinato .

 

3. Avverti di non far molta stima delle tue operazioni , e molto più di non preferirle mai a quelle degli altri : perché sebben ti paressero ben fatte , agli altri forse non parranno tali , e molto meno a Dio , avanti a cui le nostre migliori azioni non son più , che i panni di una mestruata . Oltre di che , quante volte tu medesimo giudicasti perfette le opere tue , parendoti , che non vi mancasse niente : e poi tornando a rivederle dopo qualche tempo non ti piaceano più ? Sicché il non iscoprirci difetti , lo dei attribuire alla debolezza della tua vista .

A S. M. Madd. de Pazzi tutto ciò che facea , le parea di farlo imperfettamente , e che tutte le azioni sue nulla valessero . Onde mostrandole il Signore in un'estasi il premio , che le tenea riposto in Paradiso per le astinenze e mortificazioni della sua puerizia , grandemente se ne maravigliò , come di opere di niun valore . Nelle stesse azioni manuali ancorché fosse in tutte molto esquisita , sempre le parea di difettare ; e stimava che le altre facessero ogni cosa meglio di lei . Fin negli esercizj della cucina si sottometteva alle converse , né mai preferiva alcuna cosa a quelle delle altre . Onde quando diceva , o facea qualche cosa , soleva interrogar le compagne , e dire : Vi pare che io abbia fatto , e detto bene ? Avvisatemi di grazia , se ci ho fatto mancamento . E se alcuna l'avvisava di qualche difetto ; ancorché ella non lo vedesse , o veramente non vi fosse , pure subito cedea senza giustificarsi , credendo di farlo e non conoscerlo . Quando era maestra delle novizie , se ne vedeva alcuna di buon talento , o che si compiacesse delle sue operazioni per tenerla bassa , con quel gran lume , che avea delle cose spirituali , trovava in quelle azioni molte imperfezioni , e loro le scopriva sì chiaramente , che restavano illuminate ed umiliate : talmente che quella , che prima sentiva vana gloria , o compiacimento nelle sue azioni , dopo si vergognava di averle fatte così male , come la maestra le mostrava .   Chiedendo un dì il Signore a S. Gaetano , che cosa volesse per quel che avea fatto per lui : il Santo rispose di non aver mai fatto alcuna cosa buona ; e che tutte le opere sue erano state sì imperfette , che meritavano piuttosto gastigo , che premio .   Il P. Alvarez ebbe una volta una visione celeste in cui gli fu mostrata tutta la serie della sua vita sotto il simbolo di un grappolo d'uva , i cui acini , che significano le azioni da esso fatte , si vedeano chi vizzo , chi secco , chi fracido , chi punto , chi macchiato : in una parola niuno se ne vedea , che fosse perfetto , fuorché quattro , o cinque : ed in questi ancora , soggiunse l'Angiolo , se vorrò esaminarli a tutto rigore , ci troverò delle imperfezioni .

 

4. Se talora vedrai d'avere , o di fare qualche bene , guardati di non attribuirlo mai a te , né di cercarne , o di pretenderne alcuna stima , o lode degli altri . E se mai vedessi , che alcuno per quello ti stima , e ti loda ; ne dei far quel conto , che faresti della stima  e delle lodi di un fanciullo . Chi ti loda , t'inganna ; mentre concorre a farti tener per tuo quel ch'è della Grazia . E se in tali casi ti verranno modi di compiacenza , o di vanità , per parerti , che quel bene , se non altro , sia almeno effetto della tua cooperazione ed industria : ricordati , che tal cooperazione ed industria , da te usata , suppone sempre una grazia speciale , che ti è stata conceduta . Ond'è che se hai cooperato , hai fatto quel ch'eri obbligato a fare ; e perciò il maggior titolo , che ne potresti pretendere , sarà quello di servo inutile . Oltre di che , se confronterai quel bene , che in te vedi , col bene , ch'è in Dio ; il tuo scomparirà di tal maniera che non lo riconoscerai più per bene .

S. Vincenzo de Paoli , benché facesse tanto bene a pro del prossimo , non attribuiva mai a se cosa alcuna , ma tutto a Dio ; e solea dire : Guai a' missionarj se attribuiranno a se stessi qualche parte del bene , che fanno , e se crederanno di meritarne stima ed onore .  Tengano per certo che quei , che credono di esser autori del bene , che sperano , o d'averci minima parte , o si compiacciono di tal pensiero , perdono assai più che non guadagnano ; ancorché per altro le cose , che fanno , sieno buone e sante .   Suora Rachele Pastore di Napoli pregata dal Confessore di raccomandare a Dio un certo predicatore , rapita in estasi nell'orazione disse : non si affatichi troppo perché il Signore l'assiste con grazia speciale ; e poi : oh quanto è bella quest'Anima , e quanto Iddio in essa si compiace , perché quanto da Dio riceve , tutto a Dio rende ; riconoscendo tutto da lui , e niente attribuendo a se !  oh quanto di questo si compiace il Signore !   S. Luigi Gonzaga sempre che sentiva qualche cosa di propria lode s'arrossiva in volto , come se fosse stata cosa di vitupero .   La V. M. Crocifissa non ebbe mai stimoli interni di vanagloria , anzi aveva una totale incapacità d'averne : tanto che non sapea capire come l'uomo potesse ammettere nel suo cuore simili atti , avendo in se tanti motivi d'avvilirsi .   S. Teresa dicea che sebbene avesse voluto di proposito invanirsi delle proprie lodi non le sarebbe riuscito : tanto stava ben fondata nella cognizione delle sue miserie .   Il P. Suarez , con tutto che fosse tanto insigne in lettere , diceva , ingenuamente , che non sentiva per questo alcun moto di vanità ; perché sapea , che molti villani sarebbero divenuti più dotti di lui , se avessero potuto avere gli stessi mezzi ed ajuti .   S. M. Madd. de Pazzi richiesta da una sua confidente , se tante grazie che avea ricevuto da Dio , l'avessero mai data occasione di vana compiacenza : Non sapete voi , rispose , che niuno si dee prender gloria di quel che non è suo ?  Ed un'altra volta leggendole una Monaca alcune intelligenze , che avea scritte nel sentirle proferir da essa in un ratto , per veder se vi fosse errore , le dimandò se sentisse moti di vanagloria , rispose , che tanto sentiva di quel che le avea letto , quanto se l'avessero letto qualsiasi altro libro , e che solo riconoscea d'aver avuti in se quei sentimenti .   La V. M. Serafina scrisse al suo Direttore in questa guisa : Conosco chiaramente , che io son come una tromba , la quale tanto suona , quanto v'è il fiato di colui , che l'adopra : e quando questo manca , se ne giace in un cantone senza valere a niente . Così appunto son io , che , allora vaglio a qualche cosa , quando Dio se ne vuol servire , e mi dà il vigore della sua divina influenza ; e quando questo vi manca , non son atta a far alcuna cosa di buono , fuorché a starmene buttata in un cantone , parendomi di non meritare , che alcuno si ricordi di me , e mi tenga per qualche cosa , ma solo di dover esser da tutti scordata e vilipesa . Onde quando io vedea , che alcuno si ricordava di me , me ne stupitiva ; ricevendo dispregi ed oltraggi , pareami , che questi avessero trovato il lor proprio luogo . Ed una volta sentendosi esagerar da un Confessore , che chi riceve grazie e favori da Dio , sta in pericolo d'insuperbirsi , e che perciò dee star molto sopra di se : Padre , rispose come può esser questo , che uno voglia rubare e prendersi quello che non è suo ? Spartiamo giusto , e diamo a ciascuno quel che gli spetta . Diamo a Dio il suo , e noi pigliamoci il nostro ; e poi stiam sicuri , che non abbiam che temere .   S. Caterina da Genova diceva : io veggo chiaramente , che se in me , o in altra creatura , ed anche ne' Santi vi è alcuna cosa di bene , è tutta di Dio . E questo lo veggo tanto certo , che se tutti gli Angeli mi dicessero il contrario , io non crederei loro , perché lo veggo troppo chiaro , che tutto il bene è di Dio , né in me senza la divina grazia non ci è altro , che difetti . Onde di questo solo io mi glorio , che non veggo in me cosa veruna , di cui io possa gloriarmi : E se ne vedessi alcuna , la mia gloria sarebbe vana , non conoscendo , che la gloria è , e dev'essere di Dio : e non mia , perciò la vanagloria nasce da ignoranza . Quindi è , che nel sentirsi ella talvolta lodare , punto non si movea parendole , che non si parlasse di lei .

 

5. Quando troverai d'aver commesso alcun difetto , o di non poter far qualche cosa , che vorresti fare , avverti di non te ne meravigliare , né inquietare , o turbare mai ; che sono tutti atti di falsa Umiltà . Quello che allora si dee fare , e riconoscere praticamente la propria debolezza , e confermarsi maggiormente nel basso sentimento di se stesso . Il più perfetto però sarebbe non nascondere tali mancamenti ed imperfezioni : ma anzi aver gusto , che fossero veduti dagli altri , e manifestarli a tutti , affine di perdere il buon concetto , ch'è quello che tanto amano e cercano i veri umili .

Un gran servo di Dio in simili casi dicea , che allora gli parea di toccar con mani la propria debolezza ; ed avanzandosi con ciò in una certa cognizione esperimentale delle sue miserie , in vece di stupirsene diceva : io ho fatto da quel che sono .   Il P. Alvarez , riferisce di se , che al principio i suoi difetti l'inquietavano . ma che poi cresciuto nel lume di Dio , si mutò talmente che quelli gli sembravano come tante finestre per cui entrasse la luce del Cielo in maggior copia nell'Anima sua .   La V. M. Crocifissa pregava spesso la Superiora , che la lasciasse dire in pubblico i suoi difetti , e glie ne imponesse penitenze gravissime , per potere con questo esser disprezzata .   S. Cater. da Genova ebbe in una visione un lume sì chiaro della sua grande inclinazione al male , che dicea : quando io faccio qualche male , io solo son quella , che lo faccio , e non ne posso dar la colpa al Demonio , o a verun'altra creatura , ma solo alla mia pessima volontà , alla mia mala inclinazione , al mio amor proprio , superbia , sessualità , e ad altri simili maligni movimenti . E se Dio non m'ajutasse , non farei mai bene alcuno , perché nel mal fare mi veggo peggiore di Lucifero . Ond'è che nelle sue cadute solea dire : questa è un'erba del mio orto , e poi si umiliava assai .  Quando alcuno fosse caduto in qualche mancamento , S. Filippo Neri consigliava a dire : se io fossi stato umile non sarei caduto .

 

6. Quando ti occorrerà di patir qualche male di corpo , o d'Anima che sia , come fame , sete , freddo , caldo , dolori , afflizioni , desolazioni , aridità , tentazioni , o persecuzioni degli uomini ; venendo da essi disprezzato , deriso , disapprovato , contrariato , incolpato , molestato , interrotto , non ben trattato , o in qualsivoglia altro modo aggravato : quel che hai da fare in simili patimenti , è di entrare in te stesso , e credertene meritevole , se non per quella cagione , per cui par che allora ti vengano ; per tante altre almeno , che gli altri non sanno : o vero dare una occhiata a' patimenti , che parte soffrì il Signore in quel medesimo genere , e forse anche da te medesimo ; e poi di procurar di concepirne allegrezza , per vederli trattato come esso ; e forse anche meno male di esso .

S. Cater. da Siena essendo stata destituita molti giorni d'ogni spiritual consolazione , e nel tempo stesso combattuta da tentazioni bruttissime , orava con maggior fervore , dicendo a se stessa : Tu vilissima peccatrice non meriti veruna consolazione : or non dovresti esser contenta ; se per fuggire l'eterno supplizio , dovessi patir queste tenebre , e questi tormenti per tutta la tua vita ? Certo è , che non dei servir Dio per riceverne da lui consolazioni in questa vita , ma per godere lui eternamente nell'altra . Alzati dunque , e seguita l'orazione , perseverando fedelmente nel servizio del tuo Signore . In tal guisa si consolava .   Quando a S. Francesco di Sales veniva riferito , che alcuni diceano male , e cose strane di lui , egli in luogo di difendersi , e di scusarsi , rispondea con gran dolcezza : Non dicono altro , che questo ? Veggo bene , che non sanno tutto .  Questi mi adulano , lasciando molte altre cose indietro : onde si vede , che han piuttosto pietà , che invidia : e credono che io sia migliore di quel che sono . Sia dunque benedetto Iddio , che imparerò così a correggermi . E se non merito di esser ripreso in questo , lo merito bene in altro : ed è sempre un effetto della divina Misericordia , ch'ella voglia proceder meco con tanta benignità . Questa è pure una grazia , che mi vien fatta coll'insegnarmi questo scoglio , che debbo fuggire .   La V. Suor Maria Diaz stette sette anni con una Dama principale d'Avila per ordine del P. Alvarez suo Direttore , e vi soffrì grandi molestie , scherni , persecuzioni , ingiurie , azioni invereconde , infamie , ed altri patimenti , e sempre tacque , giudicando , che avean ragione di così trattarla .   S. Teresa vedendosi travagliata con improperj e calunnie , solea riflettere a tante altre cose da se fatte , che non le rinfacciavano , e con questo giunse a non sentir più fastidio di qualunque cosa le venisse fatta , o detta . E col riflettere a' travagli sofferti da Cristo , si affezionò tanto a' patimenti , che n'andava in cerca , come fanatica ; onde un giorno uscì in questo sentimento : Quando io penso in quante maniere patì il Signore , e come per niuna colpa lo meritava : non so dove io m'abbia il cervello , mentre non desidero di patire , e dove io mi stia quando mi scuso .   S. Gregorio Magno vedendosi perseguitato da Maurizio Imperatore così gli scrisse : Essendo io peccatore , credo , che voi tanto più vi conciliate l'amore di Dio , quanto più affliggete me , che sì malamente lo servo .

 

 

II. Pratica dell'Umiltà nelle parole .

 

7. Non parlar mai senza bisogno di cose , che risultano in tua propria lode , e molto meno di addurre in esempio di ciò che s'ha da fare . Di se sarebbe bene , ove il bisogno lo richieda , non parlarne mai né bene né male . E quando vi sia bisogno preciso di dirne qualche cosa di bene , dirlo sempre in modo che quello venga a rifondersi in Dio .

S. Arsenio benché nel secolo fosse stato tanto illustre , fatto Monaco , non fu mai udito dire una minima parola delle sue grandezze .   Così S. Luigi Gonzaga , che non disse mai una parola di propria lode . E l'istesso si nota di S. Vincenzo de Paoli .   La B. M. di Chantal scrisse una volta così a S. Francesco di Sales : Procuro con ogni esattezza di non dir mai parola alcuna , dalla quale mi possa provenire qualche poco di gloria , o di onore .  S. Francesco di Sales era in questo sì delicato , che fuggiva con grande attenzione di parlar di sé sì in bene , che in male , fino nelle cose indifferenti ; ed in modo speciale abborriva di dir parola di propria umiliazione .   La V. M. Serafina avea gran difficoltà di scoprire per fino a' suoi medesimi Direttori gli atti di virtù , che faceva .  Onde avendole uno di loro ordinato , che gli svelasse per minuto quanto mai avea fatto sì di bene , che di male in tutta la vita sua , vi sentì tutta la ripugnanza ; ma poi costretta dall'ubbidienza nel giorno destinato a ciò fare ottenne di premettere la confession generale , e la cominciò , dicendo : Padre , io vorrei , che Gesù Cristo , la cui persona  Voi rappresentate , vi desse il lume , per poter vedere e notare tutt'i miei peccati e scelleraggini ; ma chi vuol dirli tutti ? o quanti libri se n'empirebbero 1 Io sono la più scellerata peccatrice , che sia al Mondo ; ma la misericordia di Dio mi mantiene sopra la Terra , e non permette , che si apra per ingojarmi : e così seguitò con altre simili espressioni : Venendo poi al racconto del ben operato . Io , disse , non ho al fatto , né patito mai niente per Dio , e se ho fatta alcuna cosa , mi è più tormento il dirla di quanto mai io abbia patito . Ho fatti bensì peccati assai , e ci vorrebbero anni a raccontarli . Solo parve , che sentisse qualche soddisfazione allorché avendo riferito ciò che avea fatto di bene fino all'undecimo anno dell'età sua , venne a dar con de' difetti , che indi in poi avea commessi per tre anni che visse in tiepidezza , ed era l'unica materia di male , che fatto avesse ; e perciò arrivata a questo punto : Padre , disse , in questa materia , bisogna farci riflessione , e trattenerci assai , per notar bene ogni cosa , ed io voglio pensarvi molti giorni , per dirvi tutto . E di fatti continuò per sei giorni a discorrer sempre su tal materia esagerando e ponderando ogni menomo difettuccio . E quel ch'è più notabile , che per tutto il tempo , in cui durò il racconto delle buone opere fatte in vita sua , ogni volta , prima di portarsi al Confessore , andava nella stalla , e là si prostrava col volto sul letame , per aver sempre avanti gli occhi di esser ella come un'immondezza della Terra , e ad altro non esser buona , che ad esser buttata in un fosso , e coperta di letame , destinata a marcire .

 

8. Sii molto parco in parlare , esagerare , e lamentarti de' mali , che patisci , e molto anche più parco in iscusare i mali , che fai ; parchissimo poi in ributtarli sopra degli altri ; tenendo questo per fermo , che scusar se stesso , ed accusare gli altri , è il vero nido della superbia e della malizia .

Dolendosi un giorno Monsignor Camus con S. Francesco di Sales d'un grave torto , che gli era stato fatto , perché il Santo si mostrò dalla parte sua , quegli seguitava a più esagerare la gravezza dell'ingiuria . Allora Sales ripigliò così : E' vero , che colui ha torto , ed è cosa indegna di lui l'aver fatto ciò ad una persona della vostra condizione . Una sola cosa trovo in questo fatto , in cui voi avete il torto . E che cosa è ? replicò l'altro ; ed egli , la vostra doglianza ; poiché a voi tocca d'esser più prudente e tacere . A ciò non seppe che replicare Mons. Camus , ma tacque , e si umiliò grandemente . Avendo avuta necessità questo Santo di passare per la Città di Ginevra per un affare di gran premura , i suoi ministri lo spinsero a ciò con assicurarlo , che niuno avrebbe ardito d'oltraggiarlo . Or un giorno essendosi preso a discorrere di questo fatto in una conversazione ; egli subito ripigliò , che questa era stata una sua imprudenza , senza punto incolparne i suoi ministri , come avrebbe potuto .   S. Vincenzo de Paoli , sempre che succedea male qualche cosa , in cui avesse egli avuta qualche parte , volgea la colpa sopra di se , benché veramente non ce l'avesse ; dicendo : io sono stato la causa , che la cosa non sia andata come dovea . Così quando alcuno mancava d'eseguire qualche suo ordine , solea dire : Vi prego a scusarmi , se non ho saputo dichiarar bene il mio pensiero : ovvero , io sono il colpevole di questo male : perché non ho saputo farmi intendere . E quando gli erano riferiti mancamenti notabili d'alcuno di Congregazione , s'inginocchiava , dicendo : Misericordia , mio Dio , io sono la causa di questo male per lo mio cattivo esempio .

 

9. Discorrendo con altri , guardati di farla da maestro , o mostrar di soprassapere : anzi in occasioni avvezzati a tacere alcune risposte ingegnose e convincenti che dar potresti , come se non avessi che rispondere .

S. Arsenio , il quale nel secolo era stato eminente in dottrina , fatto Monaco non si udì , che dicesse mai cosa alcuna , con cui mostrasse esser uomo di lettera ; ma trattava con gli altri Monaci con tal semplicità , come se fosse un Idiota , anzi spesso domandava sino a' più semplici le cose di spirito .   La V. M. Serafina , attestò di sé , di non aver avuto mai ardire di rispondere da se ne' ragionamenti , nè di mostrar di sapere , ma che sempre avea taciuto , ancorché sapesse quello che potea rispondere .

 

10. Non disapprovare , disprezzare , o deridere le cose , o sentimenti altrui , né parlar mai con modi imperiosi , che per lo più son tutti atti provenienti dalla stima , che uno ha di se sopra degli altri , e facili ad alienarci gli animi de' nostri prossimi .

La V. M. Serafina non usava mai con verune parole , o maniere disprezzanti , e molto meno che mostrassero predominio , o maggioranza .  Il V. Bercmans non disse mai contra di alcuno parole discherno , neppur per giuoco .   Narra Cassiano che l'Abate Mosé disse una volta una parola mortificava a S. Macario ; e che subito entrò in lui un brutto Demonio che egli empiva la bocca d'immondezza ; dal quale fu poi liberato per l'orazione dell'istesso S. Macario .

 

 

III. Pratica dell'Umiltà nelle opere .

 

11. Bisogna fuggire più che sia possibile ogni singolarità . Alcuni vorrebbero sempre distinguersi da tutti gli altri , e spiccare sopra d'ognuno . Gli umili all'incontro amano molto di star nascosti ; a segno tale che tutto quel bene , che esce fuor dell'ordinario a loro non piace , e lo ricoprono con sommo studio .

S. Vincenzo de' Paoli , perché odiava la singolarità , si propose d'imitare la vita nascosta di Cristo . Perciò si studiava di non far cosa alcuna , che nell'apparenza uscisse dal comune , non solo nel vivere , ma anche nell'operare . E l'istesso ancora facea circa le medesime virtù , esercitandosi più volentieri in quelle , che sono stimate le più comuni come l'umiltà ,la pazienza , la mansuetudine , la mortificazione , la sofferenza del prossimo , la povertà , e simili .   S. Gregorio Nisseno disse di S. Efrem , che amava più di esser Santo , che di parer tale .  S. Vincenzo Ferreri , contuttoché fosse Legato del Papa , ed avesse il privilegio di poter alloggiare fuori de' suoi Conventi , non volle mai prevalersene , per non derivare dal comun modo di alloggiare de' suoi Religiosi .

 

12. Contentatevi di tutto quel che viene , ed accomodatevi a tutto specialmente nelle cose contrarie alla vostra volontà ; come negli abiti vecchi e grossolani , o non così bene aggiustati ; ne' cibi civili , ed apparecchiati malamente e con poca pulizia ne' ministerj bassi ; ne' luoghi scomodi , nella conversazione di persone povere , semplici , ed incivili guardandovi di non mai rifiutare alcuna di queste cose con isdegno , o con mostrare di non gradirle ; ma anzi abbracciatele , ed anche eleggetele volentieri per quanto si può , come più proporzionate a' proprj demeriti .

S. Luigi Gonzaga si dilettava grandemente d'aver cose vili , e di esercitarsi negli ufficj più bassi .   La V. Suora Maddalena di Gesù e Maria Carmelitana Scalza provava gran fastidio , quando si comprava alcuna cosa nuova per lei dicendo , che le povere di Gesù Cristo avevano assai , quando avevano di che coprirsi , e tanto vitto per non morir di fame .   Il V. Bercmans godea molto di portar vesti logore e rappezzate , e d'esercitarsi in ufizj vili , e si rallegrava , che il suo asinello ( come egli chiamava il suo corpo ) fosse travagliato da se e dagli altri .

 

13. Abbi a cuore di consigliarti spesso con altri circa le cose , che avrai da fare , ancorché quelli fossero men capaci di te , e d'accomodarti in tutto quel che si può al parere loro . Questo però sopra tutto lo dei fare col tuo proprio Direttore , col quale hai da professare una incessante e totale chiarezza e dipendenza in tutto : essendo proprio de' veri umili fidarsi poco di se , e però far più volentieri la volontà altrui , che la sua .

S. M. Madd. de Pazzi , con tutto che fosse tanto illuminata nelle cose divine , si stimava la più ignorante di tutte : e perciò non si vergognava di chieder consiglio ancoe nelle minime cose alle altre anche inferiori a se , non fidandosi mai del giudizio proprio . E benché fosse sì eccellente maestra della vita religiosa , quando nel guidar alcuna trovava qualche durezza , o difficoltà , chiedeva ajuto e consiglio sin alle stesse sue novizie , dicendo loro con grande umiltà : ditemi Sorella , che vi pare , ch'io posso fare per illuminare quest'Anima ?   La V. M. Serafina non facea mai cosa alcuna senza prenderne prima il consiglio e consenso del suo Direttore , o del Confessore , e dipendeva in tutto da' loro cenni . E quando non potea ciò fare , ne consultava le Compagne , e col parer loro regolava ogni sua azione , avendo sempre per sospetto il parere proprio . E così sempre si portava eziandio quando era Superiora .

 

14. Avverti bene , che non sii di quelli , che son molto facili , ad incomodare gli altri , e farsi da loro servire , come altresì a fuggire gl'incomodi e le fatiche comuni , scaricandole anche talora sopra negli altri . Gli umili hanno gran propensione a star soggetti a tutti e a non istimar veruno degno d'incomodo fuorché se stessi : e perciò per ordinario sono sempre i primi al travaglio , e gli ultimi al riposo ; e son portati dalla Grazia ad ajutare e sgravare gli altri , pigliando sempre il peggio per se , e niente più abborrendo che i posti d'onore , d'esecuzione , o di comodo .

S. Vincenzo de Paoli spiccò molto in questo . Poichè egli pigliava sempre per se le cose peggiori e più abbiette nel vitto , nel vestito , negl'impieghi , ed in ogni cosa . Ond'è , che gustava al sommo di mangiare gli avanzi altrui , e d'esercitarsi ne' ministeri più vili della cucina . Nelle missioni prendeva il letto , e la stanza peggiore , come anche l'ultimo confessionario ; e se non ve n'erano abbastanza per tutti , si sedeva a confessare sopra una pietra : si dilettava pure di fare le funzioni di minor'apparenza , come d'insegnare a' fanciulli il Pater , ed Ave , ed i primi rudimenti della Fede . Per fin nella celebrazione della Messa voleva i paramenti più semplici e più poveri , che fossero in sagrestia . Avea gran genio , e si mostrava sempre pronto a servir tutti ; ma era altrettanto renitente in permettere , che si facesse qualsivoglia anche menoma servitù verso la persona sua . E quando per cagion della vecchiaja , e delle sue gravi indisposizioni non ne potea far di meno , spesso esclamava con gran sentimento d'umiltà : E chi son io , che reco tanto fastidio , tanto incomodo agli altri ? O fetido letamajo , e pascolo di vermini , quanta pena cagioni tu a' tuoi fratelli !   La B. M. di Chantal non permise mai , che il grado di Superiora , o l'età sua avanzata le servissero di scusa per esentarsi dalle faccende comuni . Ond'è , che ordinando alle altre alcun'operazione in comune , come di portar lega , o pietre , lavar panni , e simili , non mancava mai di trovarcisi anch'essa . Quindi gustando ella molto della lettura della Sacra Bibbia , era solita d'impiegare in questo quella mezz'ora che dalla regola vien conceduta al riposo del giorno : ma essendosi in appresso giudicato , che quelle , che in tal tempo non riposavano , attendessero a qualche lavoro , lasciò subito tal lettura in detto tempo , per non esimersi dal faticare colle altre .   L'istesso pure facea S. Vincenzo Ferreri , il quale sebbene fosse come capo della sua Compagnia , in tutto eleggea sempre per se il peggio , ed il rifiuto degli altri , sembrandogli , che ad un uomo il più vile , indegno , ed inutile di tutti , come ei si stimava , non si convenissero , se non le cose peggiori .   Così pure  si narra di S. M. Madd. de Pazzi , che non mancava mai negl'impieghi comuni a tutte le altre sorelle , e che era sempre la prima a venire . Anzi non si facea opera alcuna del monastero , ch'ella per quanto l'obbedienza gliel permettea , non vi mettesse la mano .   Il V. Bercmans venendo  mandato a Frascati per ajutare negli ufizj della settimana Santa , subito arrivato si mise da se a scopar la scala : ed essendo giunti dopo di lui alcuni altri tutti infanganti , prese nascostamente le loro scarpe e le pulì . E dimandato da uno , che lo vide , perché ciò facesse , egli senza rispondere se la passò con un modesto riso .   Narra S. Girolamo di S. Eugenia , al quale travestita da uomo menava in un monastero di monaci una vita sì perfetta , che morto l'Abate , ad una voce fu eletta in suo luogo . Benché contra sua voglia accettò ella quell'impiego per non parer che facesse poco conto della loro supplica : ma nel tempo stesso si protestò di voler essere l'infima di tutti . In fatti prese per se la stanza e l'impiego , che si solea dare a quello , ch'era l'ultimo , ed in oltre accorrea prontamente a tutti gl'impieghi bassi , come di portar l'acqua a tutti , di tagliar e trasportar legna , di scopare , e simili : con che riuscì grata non solo agli uomini , ma anche a Dio , che le concesse la virtù di scacciare i Demonj dagli ossessi , e d'illuminare i ciechi .

 

15. Per meglio e più facilmente praticare i sopradetti atti , possono giovar molto i seguenti mezzi . Fa spesso atti di Fede intorno al tuo nulla , massime nell'ordine della Grazia , protestandoti , che se tal volta fai qualche bene , è tutto effetto della Grazia : e se non fai del male questo è , perché il Signore ti porge una particolar assistenza , e tanto seguiterai a star in piedi , e ad operar qualche poco di bene , quanto egli seguiterà a tenerti , e moverto coll'ajuto della sua Grazia . E però pregalo sovente , che non ti abbandoni mai in mano delle tue passioni ; ed avvezzati a chiedergli ajuto ogni volta che hai da far qualche cosa , confessandoti inabile a poterla fare da te medesimo , e quando l'avrai fatta , a riconoscerne da lui il buon esito , e ringraziarnelo .

Così praticava la serva di Dio Suora Rachele Pastore , la quale , tanto si stimava inabile ad ogni cosa , che non ardiva di dar principio a qualunque minima azione , se prima non invocava l'ajuto di Dio ; tenendo per fermo , che senza di questa , nulla avrebbe ella potuto fare , se non del male . E dopo ogni minima azione lo ringraziava dell'ajuto prestatole : e di più gli chiedea perdono de' difetti commessi ancorché non ve li conoscesse : perché ogni nostra operazione , diceva , è manchevole avanti a Dio .   S. Vincenzo de Paoli , quantunque fosse d'uno spirito assai capace , e molto illuminato , con tutto ciò diffidava molto de' proprj pensieri . Questo facea , che per ogni affare ricorresse sempre a Dio , per chiedergli lume ed ajuto .   S. Filippo Neri solea dire : la piaga del Costato di Cristo è grande ; però se egli non mi tenesse io gliela farei maggiore . Perciò ogni mattina facea questa protesta a Dio , Signore , guardati da me in questo giorno ; perché se tu non hai cura di me , io ti tradirò , e commetterò ogni qualunque enormità . Ed ogni volta che usciva di casa : Signore , tienimi la mano in capo : altrimenti io esco Cristiano , e tornerò Giudeo .

 

16. Discendi spesso nel tuo interno , vestendoti di varj personaggi di confusione avanti a Dio : come sarebbe , or di cieco , il quale chiede rimedio per le sue tenebre ; or di lebbroso , il quale domanda d'esser sanato ; or di pubblicano , il quale si confessa per lo maggiore de' peccatori ; ed or di una puzzolente palude , la quale intanto non appesta l'aria in quanto non viene commossa . Perciò ti dei riputare degno d'essere abborrito e odiato da tutti , e di morire affatto nel cuore di tutti . Perché non si può dir uno vero simile , se non gli pare , che tutti lo debbano giustamente abborrire .

S. M. Madd. de Pazzi per via di questo esercizio era venuta in sì basso concetto di se , che si riguardava come la cosa più miserabile e più abbominevole , che fosse sopra la Terra . Perciò si credeva indegna di trattar col prossimo , e di servire a Dio , ed immeritevole affatto della cura , e provvidenza di lui , e dell'amore , ch'egli porta a tutte le creature , come anche di tutt'i suoi lumi , inspirazioni , ajuti , e d'ogni altra grazia e dono del Cielo ; e degna solamente di essere abbandonata da Dio , e abborrita da tutti gli uomini , lasciata nelle tenebre degli errori e de' peccati ; e di essere fondata nelle fiamme dell'Inferno .   Suora Rachele Pastore avea sì poca stima di se stessa , che stimava di ricever sommo onore dal convivere coll'altre Monache , quali venerava tutte in cuor suo , come sue Superiore , e nell'esteriore mostrava a tutte per fino all'ultima serva del Monastero chiarissimi segni di stima , di rispetto , e di riverenza . Si stupiva come le altre avessero tanta pazienza , e tanta bontà di trattar con lei , e come non la discacciassero qual indegna dal lor commercio . Quindi ebbe in costume di spesso prostrarsi tutta sul pavimento , ed ivi invitare non solo le sue sorelle , ma tutte le creature , per fin le bestie della Terra , e tutt'i Demonj dell'Inferno , acciocché la calpestassero e la conculcassero come la cosa più vile , e più schifosa e dispregevole del Mondo . Ed in tale sito giacendo , sentiva in cuor suo non meno un interiore annichilimento , che un interno giubilo , parendole d'esser trattata secondo il suo merito . Inoltre pregava spesso il suo Direttore , che la caricasse d'ingiurie e di strapazzi ; perché , dicea che stimava non esservi disonore , pena , ed oltraggio , che a lei non si dovesse : e con questo riflesso giubilava in vedersi così trattata , perchè secondo il suo merito . Stupiva , com'egli avesse con lei tanta pazienza in guidarla e non cavando ella dalla sua direzione verun bene ; sovente gli chiedea perdono .   S. Francesco Borgia arrivò tant'oltre in questo grado , che nelle lettere si sottoscriveva col nome di peccatore , e chiamava l'Inferno la casa sua .   S. Vincenzo Ferreri : Io , dicea , sono come un fetente cadavere pieno di vermini che a tutti mette orrore e nausea , poiché il mio corpo , e la mia Anima , e quanto in me trovasi , tutto è schifoso e puzzolente a cagione delle mie scelleraggini e de' miei peccati . E quel ch'è peggio , conosco , che di giorno in giorno sempre più va crescendo il fetore .

 

17. Prendi motivo di propria umiliazione dalle occasioni , che ti si presenteranno : come nell'incontrarti in cose sordide e stomachevoli ricordati quanto più sei vile tu , e stomachevole per lo tuo nulla , e per li tuoi peccati . Nel ritrovarti in compagnia d'altri ; figurati d'esser come un cervo tra le colombe , e come un ribaldo che dovrebbe star sotto i piedi di tutti . Stando a mensa , rimirati come uno che dovrebbe stare sotto la tavola per mangiarvi alcun tozzo di pane avanzato . Così pure nella stanza , nel letto , ed in ogni altra occorrenza , in cui ti vedrai accarezzato , servito , o in altro modo ben trattato , stupiscitene , credendo , che se fossi ben conosciuto , non saresti così trattato . E soprattutto t'hai sempre da riputare , come il servo di tutti , e come indegno d'ogni bene , e meritevole d'ogni male .

Viaggiando un dì S. Francesco Borgia col P. Bustamante , nell'osteria stettero in una piccola camera sopra due pagliacci . E perché il P. Bustamante era raffreddato , tossì tutta la notte , e credendosi di sputar verso il muro , accadde , che sputò sempre verso il Santo , e spesso sulla faccia di lui : il quale contuttocciò non disse mai niente , né mai si mutò di luogo ; o di sito . Però accortosi l'altro la mattina di quanto avea fatto la notte , ne restò grandemente mortificato e confuso . Ma il Santo mostrandosi tutto allegro , lo consolò , con dirgli , che non si pigliasse fastidio di ciò ; perché in tutta la stanza non potea trovar luogo più proprio da gettarvi gli sputi , quanto il suo volto .   S. M. Madd. de Pazzi si giudicava sì immeritevole d'abitare in quel sagro collegio di Vergini , e di unir le lodi sue con le loro , che molte volte trovandosi in presenza della Priora , tremava . Perché , come disse ad una , che di ciò le richiese , temea di non esser da lei cavata di Monistero , e che le parea sentirsi dire : Partiti da questo luogo , che non sei degna di star in compagnia di queste spose del Signore . Ond'è , che si maravigliava come Iddio la lasciasse star ivi , e la sopportasse sopra la Terra ; e come la medesima Terra non si aprisse , e l'inghiottisse viva : e perciò si stimava molto obbligata a tutte le sue Monache , perché si contestassero di tenerla tra di loro , e onorava tutte grandemente per fin le stesse sue novizie , riputandosi la serva di tutte  (a) .

 

 

-------

 

(a)  Da tutto ciò , che si è detto finora della Umiltà chiaro rilevasi la bella conseguenza , che dessa è la base dell'edifizio della Virtù ; e che quando più essa è profonda , e bene stabilita , tanto più quello s'innalza grande e forte . In breve in chi non è Umiltà , non vi è vera virtù , ed il cammino della virtù comincia dall'Umiltà .  L'Edit.

 

 

 

 

 


 

Fonte : DIARIO SPIRITUALE , di autore anonimo , Tipografia Paci , Napoli , 1843 .