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  MARIA, MADRE DI DIO : " Maria donna dei nostri giorni " , Mostra di pittura di  Teodolinda Varisco con scritti di Mons. Tonino Bello

 

" MARIA DONNA DEI NOSTRI GIORNI "

Mostra di pittura di Teodolinda Varisco con scritti di Mons. Tonino Bello

L'installazione delle opere della pittrice è stata esposta al pubblico nel 2002 al Centro Culturale "La rotonda di San Biagio" a Monza. Si riportano alcuni dipinti dell'artista Teodolinda Varisco accompagnati da scritti di Mons. Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, tratti dal libro "Maria donna dei nostri giorni".

 

 

Maria, donna del piano superiore

2002, oli su tela 80x120cm

 

«Affacciati lassù alla tua stessa finestra, ci coglierà più facilmente il vento fresco dello Spirito con il tripudio dei suoi sette doni.

I giorni si intrideranno di sapienza, e intuiremo deve portano i sentieri della vita, e prenderemo consiglio sui percorsi più praticabili, e decideremo di affrontarli con fortezza, e avremo coscienza delle insidie che la strada nasconde, e ci accorgeremo della vicinanza di Dio accanto a chi viaggia con pietà, e ci disporremo a camminare gioiosamente nel suo santo timore.

E affretteremo così, come facesti tu, la Pentecoste sul mondo».

 

 

 


 

 

Maria, donna del sabato santo

2001, oli e pastelli su tavola 75x100cm

 

 «Nelle feste c’è Lui.

Nelle vigilie, al centro, c’è Lei.

Discreta come brezza d’aprile che ti porta sul limitare di casa profumi di verbene, fiorite al di là della siepe.

Ci sono, a volte, degli attimi così densi di mistero, che si ha l’impressione di averli già sperimentati in altre stagioni della vita. E ci sono degli attimi così gonfi di presentimenti, che vengono vissuti come anticipazioni di beatitudini future.

Nel giorno del sabato santo, di questi attimi, ce n’è più di qualcuno. E’ come se cadessero all’improvviso gli argini che comprimono il presente. L’anima, allora, si dilata negli spazi retrostanti delle memorie.

Fascino struggente del sabato santo, che ti mette nell’anima brividi di solidarietà perfino con le cose e ti fa chiedere se non abbiano anch’esse un futuro di speranza!

Se nel sabato santo il presente sembra oscillare su passato e futuro, è perchè protagonista assoluta, sia pur silenziosa, di questa giornata è Maria.

Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha lasciato accesa la sua lucerna. Solo la sua. Per tutta la durata del sabato, quindi, Maria resta l’unico punto-luce in cui si concentrano gli incendi del passato e i roghi del futuro. Quel giorno ella va errando per le strade della terra, con la lucerna tra le mani.

Santa Maria, donna del sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico “black-out” della grazia. Guidaci per mano alle soglie della luce di cui la Pasqua è la sorgente suprema.

Santa Maria, donna del sabato santo, aiutaci a capire che, infondo, tutta la vita, sospesa come è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. E’ il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perchè diventino tovaglie d’altare.

Ripetici, insomma, che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c’è peccato che non trovi redenzione. Non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Le rapsodie, più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell’alleluia pasquale.

Santa Maria, donna del sabato santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all’incontro col tuo figlio risorto. Quale tunica hai indossato sulle spalle? Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull’erba? Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? Quali parole d’amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutte d’un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi?

Madre dolcissima, prepara anche noi all’appuntamento con Lui.

Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti. Perché qui le ore non passano mai».

 

 

 


 

 

 

Maria, donna che conosce la danza

2000, tecnica mista 73x92cm

 

«Santa Maria, donna che ben conosci la danza, ma anche donna che ben conosci il patire, intenta , già sotto la croce, a come trasporre nei ritmi della festa i rantoli di tuo figlio, aiutaci a comprendere che il dolore non è l’ultima spiaggia dell’uomo. E’ solo il vestibolo obbligato da cui si passa per deporre i bagagli: non si danza col guardaroba in mano!

Noi non osiamo chiederti né il dono dell’anestesia, né l’esenzione dalle tasse dell’amarezza.

Ebbene, donna dell’eclissi totale, ripeti la danza attorno alle croci dei tuoi figli. Se ci sei tu, la luce non tarderà a spuntare. E anche il patibolo più tragico fiorirà come un albero in primavera.

Santa Maria, donna che ben conosci la danza, facci capire che la festa è l’ultima vocazione dell’uomo.

Accresci, pertanto, le nostre riserve di coraggio.

Raddoppia le nostre provviste di amore.

Alimentaci le lampade della speranza.

E fa’ che, nelle frequenti carestie di felicità che contrassegnano i nostri giorni, non smettiamo di attendere con fede colui che verrà finalmente a “mutare il lamento in danza e la veste di sacco in abito di gioia”».

 

 

 


 

 

Santa Maria, compagna di viaggio

2001, oli su tavola 50x100cm

 

 «Santa Maria, madre tenera e forte, nostra compagna di viaggio sulle strade della vita, ogni volta che contempliamo le cose grandi che l’Onnipotente ha fatto in te, proviamo una così viva malinconia per le nostre lentezze, che sentiamo il bisogno di allungare il passo per camminarti vicino.

Asseconda, pertanto, il nostro desiderio di prenderti per mano, e accelera le nostre cadenze di camminatori un po’ stanchi.

Divenuti anche noi pellegrini nella fede, non solo cercheremo il volto del Signore, ma, contemplandoti quale icona della sollecitudine umana verso coloro che si trovano nel bisogno, raggiungeremo in fretta la “città” recandole gli stessi frutti di gioia che tu portasti un giorno a Elisabetta lontana».  

 

 

 


 

 

Maria, donna dell’ultima ora

2000, oli e pastelli su tavola 75x100cm

 

 «Santa Maria, donna dell’ultima ora, quando giungerà per noi la grande sera e il sole si spegnerà nei barlumi del crepuscolo, mettiti accanto a noi perché possiamo affrontare la notte.

Piàntati sotto la nostra croce e sorvegliaci nell’ora delle tenebre.

Liberaci dallo sgomento del baratro.

Pur nell’eclisse, donaci trasalimenti di speranza.

Infondici nell’anima affaticata la dolcezza del sonno.

Che la morte, comunque, ci trovi vivi!

Se tu ci darai una mano, non avremo più paura di lei. Anzi, l’ultimo istante della nostra vita, lo sperimenteremo come l’ingresso nella Cattedrale sfolgorante di luce, al termine di un lungo pellegrinaggio con la fiaccola accesa. Giunti sul sagrato, dopo averla spenta, deporremo la fiaccola. Non avremo più bisogno della luce della fede che ha illuminato il nostro cammino. Ormai saranno gli splendori del tempio ad allargare di felicità le nostre pupille.

Fa’, ti preghiamo, che la nostra morte possiamo viverla così.

Il calore del tuo volto, in quell’estremo istante della vita, evocherà dalle tombe mai aperte della nostra coscienza un altro istante: il primo dopo la nascita, quando abbiamo sperimentato il calore di un altro volto, che rassomigliava tanto al tuo. E forse solo allora, sia pure con le luci fioche della mente che si spegne, capiremo che i dolori dell’agonia altro non sono che travagli di un parto imminente.

Santa Maria, donna dell’ultima ora, disponici al grande viaggio. Aiutaci ad allentare gli ormeggi senza paura. Sbriga tu stessa le pratiche del nostro passaporto. Se ci sarà il tuo viso, non avremo più nulla da temere sulla frontiera. Aiutaci a saldare, con i segni del pentimento e con la richiesta di perdono, le ultime pendenze nei confronti della giustizia di Dio. Mettici in regola le carte, insomma, perché, giunti alla porta del paradiso, essa si spalanchi al nostro bussare.

Ed entreremo finalmente nel Regno, accompagnati dall’eco dello Stabat Mater che, con accenti di mestizia e di speranza, ma anche con l’intento di accaparrarci anzitempo la tua protezione, abbiamo cantato tante volte nelle nostre chiese al termine della Via Crucis: “Quando corpus morietur, fac ut animae donetur paradisi gloria. Amen!”».

 

 

 


 

Fonte  : Sito ufficiale dell'artista Teodolinda Varisco  www.teodolindavarisco.eu  ; e-mail:  info@alessiovarisco.it

Técne Art Studio :   www.alessiovarisco.it/teodolinda/index.htm