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  PERSONAGGI : san Giuseppe Moscati

 

SAN  GIUSEPPE MOSCATI

 

                         

 

San Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880, settimo dei nove figli di Francesco Moscati, brillante magistrato, e Rosa De Luca, dei Marchesi di Roseto.

Fu battezzato il 31 luglio 1880 da Don Innocenzo di Maio, che morì novantenne, dieci anni dopo il Santo.

L'8 dicembre 1888 ricevette la Prima Comunione nella Chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore di Napoli.

Nella casa a fianco di questa chiesa, abitava la Venerabile Caterina Volpicelli, alla quale i genitori del Santo erano particolarmente legati. Qui incontravano anche il futuro Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario della Madonna di Pompei, che fino al 1872 aveva abitato presso tale chiesa, frequentandola ogni giorno anche per la recita del Santo Rosario. In seguito, quando Bartolo Longo abiterà a Pompei, il Prof. Moscati sarà il suo medico curante.

La Cresima gli fu amministrata 3 marzo 1898.

Nel 1884, Francesco Moscati fu destinato a rivestire la carica di Consigliere di Corte d'Appello a Napoli, dove tutta la famiglia si trasferì, abitando in varie case, fino al trasferimento in via Cisterna dell'Olio 10: qui Giuseppe visse fino alla morte.

Dopo la scuola elementare, Giuseppe si iscrisse al ginnasio, e fin dall'anno scolastico 1889-90 frequentò l'Istituto Vittorio Emanuele, conseguendo la maturità classica con ottimi voti e risultando il primo fra i 94 studenti.

Nel 1892, il fratello secondogenito Alberto, durante una parata militare, cadde da cavallo riportando un trauma cranico, con sindrome di epilessia. Giuseppe trascorreva molte ore accanto a lui per assisterlo e questa esperienza contribuì ad orientarlo verso gli studi di medicina.

Nel 1897, lo stesso anno in cui si spense il padre, Giuseppe si iscrisse alla Facoltà di Medicina e il 4 agosto 1903 conseguì la laurea con una tesi sull'urogenesi epatica, che ebbe il massimo dei voti e la lode e venne dichiarata degna di pubblicazione.

Nel 1904 Alberto si spense, causando a Giuseppe un dolore che ricorderà per tutta la vita.

Conseguita la laurea, università e ospedale furono i primi campi di lavoro del giovane medico.

Dal 1903 al 1908 prestò servizio presso l'Ospedale Incurabili in qualità di Coadiutore straordinario, avendo vinto il concorso, primo in graduatoria, per l'eccezionale preparazione dimostrata.

Nel 1908 vinse il concorso di Assistente ordinario per la Chimica Fisiologica, svolgendo attività di laboratorio e di ricerca scientifica nell'Istituto di Fisiologia.

L'8 aprile 1906 vi fu un'eruzione del Vesuvio. A Torre del Greco, cittadina alle falde del Vulcano, gli Ospedali Riuniti di Napoli avevano una succursale, dove vivevano vecchi, paralitici e ammalati, impossibilitati a muoversi. Moscati, intuendo il pericolo, subito vi si recò ed aiutò tutti a lasciare l'edificio, poco prima che il tetto crollasse.

In occasione del colera del 1911, Moscati fu chiamato dal ministero al Laboratorio dell'Ispettorato della Sanità pubblica, presso la Prefettura, per compiere ricerche sull'origine del morbo e i mezzi idonei per combatterlo. Egli espletò quest'incarico con la massima abituale diligenza, presentò una relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città e vide realizzate molte delle sue proposte.

Nel 1911, a trentun'anni, il Dott. Moscati vinse il concorso di Coadiutore Ordinario negli Ospedali Riuniti, un concorso importantissimo che non si bandiva dal 1880 ed al quale parteciparono medici venuti da ogni parte. Il prof. Cardarelli, che faceva parte della commissione esaminatrice, rimase ammirato e -come riferisce il fratello Eugenio- «disse che in sessant'anni d'insegnamento non si era mai imbattuto in un giovane simile e lo ebbe carissimo per tutta la vita e suo medico curante».

Da allora gruppi di giovani studenti e di giovani medici lo seguivano di letto in letto nelle sue visite agli infermi per apprendere il segreto della sua arte.

Nel medesimo anno, su proposta di Antonio Cardarelli, la Reale Accademia Medico-Chirurgica lo nominava Socio aggregato e il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferiva la Libera docenza in Chimica Fisiologica.

Nonostante l'intenso lavoro soprattutto in ospedale, il Prof. Moscati accettò anche la direzione dell'Istituto di Anatomia patologica, già diretto da Luciano Armanni, ma poi decaduto per incuria, divenendo -secondo la definizione del Prof. Gaetano Quagliariello- «un vero maestro nell'esercizio delle autopsie». Moscati fece collocare su di una parete della Sala, dove prima mancava ogni segno di religione, un crocifisso con un'iscrizione, citazione del profeta Osea, 13,14: "Ero mors tua, o mors" ("O morte, sarò io la tua morte"). Le autopsie per Moscati erano lezioni di vita.

Il 18 novembre 1914, assistita amorevolmente da Giuseppe, morì la mamma, affetta da diabete, malattia allora incurabile. Qualche anno dopo, quando nel gennaio del 1922 l'insulina fu sperimentata sull'uomo, il Prof. Moscati fu tra i primi ad usarla a Napoli ed a preparare un gruppo di medici per la cura del diabete.

Il 24 maggio 1915 ci fu la dichiarazione di guerra. La chiamata alle armi cominciò a decimare le famiglie e l'8 luglio anche Eugenio Moscati partì per il fronte. Giuseppe fece domanda di arruolamento volontario, ma non fu esaudito. Gli furono affidati i soldati feriti che affluivano all'Ospedale degli Incurabili, che venne militarizzato. Visitò e curò circa tremila militari, per i quali non fu solo il medico, ma il consolatore vigile ed affettuoso.

Moscati, dopo aver supplito il Prof. Filippo Bettazzi, che allora era Direttore dell'Istituto di Fisiologia e Rettore Magnifico dell'Università di Napoli, fu da questi preposto alle ricerche scientifiche e agli esperimenti nell'Istituto di Chimica Fisiologica.

Fu collaboratore e redattore di riviste scientifiche e autore di ventisette pubblicazioni.

Malgrado tale curriculum didattico e scientifico, rinunciò alla cattedra, in favore dell'amico Prof. Quagliariello, per amore del suo ospedale, degli infermi e dei suoi allievi, in continuo aumento intorno a lui.

La fama di Moscati come maestro e come medico era indiscussa. Tutti parlavano delle sue lezioni, delle sue doti diagnostiche, del suo lavoro fra gli ammalati.

Nel 1919, il Consiglio di amministrazione dell'ospedale lo nominò Direttore della III Sala Uomini.
Egli ne fu felice, ma, come sempre avveniva in lui, la soddisfazione umana non era disgiunta da quella spirituale, che sorvolava sui motivi contingenti e si radicava in motivazioni ben più alte e nobili. Il successo in ospedale non doveva riguardare la sua persona, ma unicamente gli ammalati, per i quali egli si impegnava e lavorava.

Nonostante la rinuncia alla cattedra universitaria, Moscati continuò ad insegnare, attività per la quale era particolarmente dotato grazie, oltre che a una solida preparazione, anche alle sue capacità comunicative. Insegnava anche clinica e semeiologica, ma senza titoli ufficiali. Alcuni, vedendo l'interesse e l'affetto di che gli studenti nutrivano per lui, tramavano per impedirgli d'insegnare.

Da studente, da medico e da professore, Moscati non si chiuse mai nell'angusto cerchio degli studi umani, ma seppe elevarsi a considerazioni superiori e attuare un equilibrio fra scienza e fede. Egli era ammirato e seguito per la scienza, ma non meno per la visione soprannaturale con cui curava le malattie, per l'equilibrio fra scienza e fede con cui esercitava la sua professione e per l'amore verso i poveri.

Riceveva la Comunione quotidianamente e fin dal mattino si congiungeva con Dio, guardando dalla sua stanzetta l'abside della Chiesa del Gesù Nuovo e salutando Gesù Sacramentato.

Da quando era piccolo apprese la devozione alla Vergine Maria, che era sempre in cima ai suoi pensieri e della quale parlava frequentemente, portando nel taschino del panciotto la corona del Rosario, che spesso toccava e baciava. Al suono dell'Ave Maria faceva il segno della croce e invitava i presenti in ospedale a recitare l'Angelus. Conosceva benissimo il calendario mariano, si preparava devotamente a celebrare le feste della Madonna, anche digiunando, e tutti i sabati non mangiava carne. Aveva grande devozione per la Madonna di Pompei, l'Immacolata e la Madonna del Buon Consiglio. Dinanzi a quest'ultima immagine, nella Chiesa delle Sacramentiste, fece voto di castità. Venerava la Vergine Immacolata nella Chiesa del Gesù Nuovo, ma prediligeva anche la Chiesa dell'Immacolata in San Nicola da Tolentino, a ridosso della funicolare centrale. Era anche molto devoto di Santa Teresa del Bambino Gesù, con la quale aveva una straordinaria affinità spirituale.

Il Santo coltivò molto il senso dell'amicizia. Dopo la sua morte tutti coloro che hanno scritto o parlato di lui, lo hanno ricordato come amico carissimo. Egli fu amico di tutti, credenti e non credenti, colleghi e alunni, uomini famosi e sconosciuti. Fra le persone illustri, Leonardo Bianchi, Filippo Bottazzi, Pietro Castellino, Antonio Cardarelli, Giuseppe Caronia, Benedetto Croce, Alfredo De Marsico, Giustino Fortunato. Tra alcuni di questi e Moscati spesso intercorsero lettere colme di stima, di sinceri apprezzamenti e di profonda amicizia.

Moscati era un medico povero. Non solo non era attaccato al denaro, ma dava ai poveri ciò che aveva. Vestiva modestamente ed era la sorella Nina ad interessarsi del suo vestiario. Era parco nel cibo, fuggiva ogni ricercatezza e non aveva carrozze, cavalli o automobili, come i suoi colleghi. Ciò che riceveva era destinato ai poveri, che egli non solo curava gratuitamente, ma che assisteva affettuosamente, fornendo loro medicine e quant'altro fosse necessario per vivere.

Il 12 aprile 1927, il Prof. Moscati partecipò alla Messa e ricevette la Comunione, poi trascorse la mattinata all'ospedale degli Incurabili e dopo tornò a casa. Consumò un frugale pasto e si dedicò alle consuete visite. Verso le 15 si sentì male, si adagiò sulla poltrona e spirò serenamente. Aveva 46 anni e 8 mesi. La notizia della sua morte si diffuse immediatamente e il dolore di tutti fu unanime. Fu sepolto nel cimitero di Poggioreale.

Il 16 novembre 1930, su concessione del Cardinale di Napoli Alessio Ascalesi, il corpo fu trasferito alla Chiesa del Gesù Nuovo, cui la sorella Nina aveva già donato il vestiario, il mobilio e le suppellettili del fratello. Fu tumulato in una sala dietro l'altare di San Francesco Saverio, e la lapide a destra di questo altare lo ricorda ancora. Attualmente in questi locali sono stati ricostruiti lo studio e la stanza da letto di San Giuseppe Moscati.

Il 16 luglio 1931 iniziarono i processi informativi presso la Curia di Napoli, primo atto ufficiale nel cammino verso la canonizzazione.

Il 10 maggio 1973 la Congregazione per le Cause dei Santi emanò il Decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Moscati.

Nel frattempo venivano istruiti i processi per l'esame di due miracoli: due guarigioni improvvise attribuite all'intercessione del servo di Dio. I due miracoli esaminati per la beatificazione furono la guarigione istantanea di Costantino Nazzaro dal morbo di Addison, nel 1933, e di Raffaele Perrotta da meningite cerebrospinale meningococcica, nel 1941.

Il 16 novembre 1975 il Papa Paolo VI dichiarò Beato Giuseppe Moscati, durante una solenne celebrazione in Piazza San Pietro.

Nel 1977, due anni dopo la Beatificazione, ci fu la ricognizione canonica del corpo: le ossa furono ricomposte e il corpo di Moscati fu collocato nell'urna di bronzo, opera del Prof. Amedeo Garufi, che attualmente si trova sotto l'altare della Visitazione. L'urna è composta da un trittico che raffigura tre aspetti significativi della vita del Santo: il pannello di sinistra ci mostra il Professore in cattedra con gli alunni intorno; quello centrale raffigura il Santo che, illuminato da Cristo, conforta una mamma col bambino; sulla destra si vede il Medico accanto al letto di un ammalato.

Dopo la Beatificazione, la devozione per Moscati cresceva sempre più e frequente era il ricorso alla sua intercessione, così come numerose erano le grazie attribuite al suo intervento. Tra queste fu scelta ed esaminata la guarigione da leucemia del giovane Giuseppe Montefusco, avvenuta nel 1979.

Alle 10 del 25 ottobre 1987, in Piazza San Pietro, il Papa Giovanni Paolo II, dinanzi ad oltre 100.000 persone, dichiarò Santo Giuseppe Moscati, a 60 anni dalla morte. Da allora, il 16 novembre si celebra la sua festa.

Il 7 ottobre 1990 è stata inaugurata la statua di bronzo, collocata sulla sinistra di chi guarda l'urna, opera dello scultore Prof. Luigi Sopelsa. Prima di giungere a Napoli, la statua è stata benedetta da Papa Giovanni Paolo II a Benevento, dove 110 anni prima era nato Giuseppe Moscati.

I fedeli, provenienti da ogni parte, ininterrottamente pregano dinanzi al corpo di San Giuseppe Moscati e poi, per loro devozione, amano toccare sia la mano della statua sia quella del pannello centrale dell'urna. Ambedue sono diventate lucide per il continuo contatto che si vuole avere col Santo.

 

 

Preghiera a San Giuseppe Moscati

 

"O San Giuseppe Moscati, medico e scienziato insigne,

che nell'esercizio della professione curavi il corpo e lo spirito dei tuoi pazienti,

guarda anche noi che ora ricorriamo con fede alla tua intercessione.

Donaci sanità fisica e spirituale, intercedendo per noi presso il Signore.
Allevia le pene di chi soffre, dai conforto ai malati,

consolazione agli afflitti, speranza agli sfiduciati.
I giovani trovino in te un modello, i lavoratori un esempio,

gli anziani un conforto, i moribondi la speranza del premio eterno.

Sii per tutti noi guida sicura di laboriosità, onestà e carità,

affinché adempiamo cristianamente i nostri doveri,

e diamo gloria a Dio nostro Padre.
Amen."

 

 

 


 

Fonte  :

http://www.gesuiti.it/moscati/GM_bioindex.html