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  I PIU' POVERI DEI POVERI :  Madre Teresa di Calcutta , di Maria di Lorenzo

 

MADRE TERESA DI CALCUTTA

di Maria di Lorenzo

                    

 

Nel cuore di Calcutta

Al piano terra della Mother House, la casa-madre nella Lower Circular Road di Calcutta, c’è la cappella semplice e disadorna dove dal 13 settembre 1997, dopo i solenni funerali di Stato trasmessi in mondovisione, riposano le spoglie mortali di Madre Teresa.

Fuori, nel fitto dedalo di viuzze, i rumori assordanti della metropoli indiana: campanelli di risciò, vociare di bimbi, lo sferragliare di tram scalcinati attraverso i gironi infernali della miseria.

Dentro, invece, il tempo sembra fermarsi ogni volta, cristallizzato in una specie di bolla rarefatta. La cappella accoglie una tomba povera e spoglia, un blocco di cemento bianco su cui è stata deposta la Bibbia personale di Madre Teresa e una statua della Madonna con una corona di fiori al collo, accanto a una lapide di marmo con sopra inciso, in inglese, un versetto tratto dal Vangelo di Giovanni: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" (cfr. Gv 15,12).

Pellegrini da tutto il mondo vengono ogni giorno a visitarla, persone di ogni credo e ceto sociale che giungono qui, nel cuore di Calcutta, per pregare e, spesso, per trovare una qualche risposta ai loro problemi esistenziali.

Una risposta ai tanti perché che agitano il cuore degli uomini e delle donne del terzo millennio, a cui né scienziati, né sociologi ed opinion leaders sanno fornire concrete spiegazioni.

Quindici case in Russia

Le opere incominciate da Madre Teresa sono andate avanti senza battute d’arresto, come all’indomani della sua scomparsa si sarebbe potuto ipotizzare.

In Russia le Missionarie della Carità hanno aperto quindici case, quindici "tabernacoli" in onore di Maria, uno per ogni mistero del S. Rosario. E il loro numero è destinato a crescere a vista d’occhio, come quello delle nuove vocazioni.

Il 7 ottobre del 2000, memoria della Beata Vergine del Rosario, la famiglia religiosa creata dalla santa di Calcutta ha festeggiato il 50° anno della propria fondazione. Un bel traguardo raggiunto sotto l’occhio materno di Maria, a cui la Congregazione venne affidata fin dal suo apparire, appunto nel 1950, quando l’eccezionale avventura missionaria della piccola suora albanese cominciò a muovere i primi passi.

La giovane Agnes di Skopje

Madre Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, nasce il 26 agosto 1910 a Skopje (ex-Jugoslavia, oggi Macedonia), da una famiglia cattolica albanese.

Cresce nella parrocchia di Cristo Re dove frequenta il Sodalizio, un gruppo di preghiera e aiuto per le missioni. Lì incontra dei Padri Gesuiti che lavorano nella lontana Calcutta, una città del Bengala.

L'esperienza dei missionari la colpisce profondamente, tanto che a 18 anni decide di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto, presente anche in India.

Partita nel 1928 per l’Irlanda, un anno dopo è a Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya, per il periodo di noviziato.

Nel 1931 la giovane Agnes emette i primi voti, prendendo il nuovo nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux), e per circa un ventennio insegnerà storia e geografia alle ragazze di buona famiglia nel collegio delle suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta.

Oltre il muro di cinta del convento c’era Motijhil con i suoi odori acri e soffocanti, uno degli slum più miserabili della megalopoli indiana, la discarica del mondo. Da lontano suor Teresa poteva sentirne i miasmi che arrivavano fino al suo collegio di lusso, ma non lo conosceva.

Era l’altra faccia dell’India, un mondo a parte per lei, almeno fino a quella fatidica sera del 10 settembre 1946, quando avvertì la "chiamata nella chiamata" mentre era in treno diretta a Darjeeling, per gli esercizi spirituali.

"Ho sete!"

Stretta in un cantuccio, faticosamente conquistato, pensava alla folla di affamati, storpi, ciechi e lebbrosi che popolavano i marciapiedi di Calcutta. Suor Teresa quella notte non riesce proprio a chiudere occhio e continuamente ripete a se stessa: "Devo fare qualcosa…".

Durante tutto il viaggio una frase le rimbombava nella testa e nel cuore, il grido dolente di Gesù sulla croce: "Ho sete!".

Un misterioso richiamo che con il passare delle ore si faceva sempre più chiaro e pressante: lei doveva lasciare il convento per i più poveri tra i poveri. Non i poveri, ma "i più poveri dei poveri": quel genere di persone che non sono niente, che vivono ai margini di tutto, il mondo dei derelitti che ogni giorno agonizzavano sui marciapiedi dell’India, senza neppure la dignità di poter morire in pace.

Ritornata a Calcutta domanda all'arcivescovo, monsignor Périer, l'autorizzazione a lasciare la sua congregazione per lavorare con i poveri. La prima risposta è un secco "no".

"Era giusto che rispondesse così – dirà in seguito la Madre – perché un arcivescovo non può permettere alla prima arrivata di fondare una nuova opera, sotto il pretesto che è stato Dio a chiederlo ".

Un anno dopo, è il 1947, ripete la sua istanza. E finalmente le arriva l'autorizzazione da Roma, con la firma di Papa Pio XII.

Suor Teresa lascia allora il convento di Entally con cinque rupie in tasca e il sari orlato di azzurro delle indiane più povere, dopo ben vent’anni trascorsi nella congregazione delle Suore di Loreto. Era il 16 agosto 1948.

Tra i più poveri dei poveri

Teresa prende un treno per Patna, dove trascorre tre mesi presso le Medical Sisters per apprendere le prime rudimentali nozioni di medicina, poi rientra a Calcutta alla ricerca dei più miseri negli slum.

Passa da una baracca all'altra e inizia l'opera con acqua e sapone: lava i bambini, i vecchi piagati, le donne sofferenti. Va in giro chiedendo cibo e medicine, mendicando per curare e sfamare i suoi poveri.

Dopo tre giorni apre una scuola, all'aria aperta, sotto un albero. "Come lavagna – dirà – avevamo la terra polverosa dove con un bastoncino io disegnavo le lettere".

Dopo la "scuola" comincia a camminare senza sosta per le strade della città, letteralmente assalita da uno stuolo di mendicanti e di bambini affamati. Ai lati, sui marciapiedi, quelli di cui non si sapeva se erano ancora vivi oppure morti.

"La prima persona che tolsi dal marciapiede – racconterà Madre Teresa – era una donna mangiata per metà dai topi e dalle formiche. La portai con un carretto all'ospedale, non volevano accettarla, se la tennero solo perché mi rifiutai di andarmene finché non l'avessero ricoverata…".

Ogni giorno la fragile ma indomita suora dal sari bianco bordato di azzurro, con una piccola croce appuntata sulla spalla sinistra, continua la sua opera per le vie di Calcutta e il suo corpo è tutto dolorante per la fatica.

Quando è sopraffatta dalla stanchezza ripensa al convento di Loreto, alla vita regolare di prima, alla sicurezza. Ma non torna indietro. Il suo "sì" ai poveri è deciso, "perché i poveri – dirà – sono il tramite attraverso il quale esprimiamo a Dio il nostro amore".

La sua abitazione è una baracca sterrata e lì ricovera quelli che non vengono accolti negli ospedali.

Sei mesi più tardi (febbraio 1949) un funzionario dell'amministrazione statale mette a disposizione di suor Teresa un locale all'ultimo piano di una casa di Creek Lane.

Là viene raggiunta dalla prima consorella, Shubashini, una ragazza di famiglia agiata, ex alunna del collegio di Entally, che spogliandosi del suo sari elegante indossa la nuova veste a buon mercato e prende il nome di Agnes, quello secolare della fondatrice.

Presto le suore divennero quattro, poi otto, poi dodici; la comunità andava formandosi. La piccola Gonxha di Skopje diventava Madre Teresa e iniziava da questo momento la sua corsa da gigante.

Qualcosa di bello per Maria

Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione ottenne il suo primo riconoscimento, l’approvazione diocesana.

Si trattava di una ricorrenza mariana, la festa del Madonna del Rosario, e di certo non era casuale, dal momento che a Maria era dedicata la nuova famiglia religiosa.

"La nostra Società – come si legge nel primo capitolo delle Costituzioni delle Missionarie della Carità – è dedicata al Cuore Immacolato di Maria, Causa della nostra Gioia e Regina del Mondo, perché è nata su sua richiesta e grazie alla sua continua intercessione si è sviluppata e continua a crescere…".

L’amore profondo di Madre Teresa per la Madonna aveva salde radici nella sua infanzia, a Skopje, quando mamma Drone, che era molto religiosa, portava sempre i suoi figli – oltre ad Agnes, detta Gonxha, c’erano Lazar e Age – in chiesa e a visitare i poveri, ed ogni sera recitavano insieme il rosario.

La figura della Vergine ha ispirato lo Statuto delle Missionarie, al punto che ognuno dei 10 capitoli delle Costituzioni è introdotto da una citazione tratta dai passi mariani dei Vangeli.

La Madonna vi è detta la prima Missionaria della Carità in ragione della sua visita a Elisabetta, in cui dette prova di ardente carità nel servizio gratuito all’anziana cugina bisognosa di aiuto.

In aggiunta ai tre usuali voti di povertà, castità e obbedienza, ogni Missionaria ne fa un quarto di "dedito e gratuito servizio ai più poveri tra i poveri", riconoscendo in Maria l’icona del servizio reso di tutto cuore, della più autentica carità.

Lo spirito del Magnificat caratterizza la vita delle Missionarie: lode, gratitudine, ringraziamento e soprattutto gioia. La gioia deve essere, per così dire, la loro divisa, il loro biglietto da visita nel mondo.

Regina della vera gioia è per l’appunto Maria, che ha saputo rallegrarsi e magnificare il Signore per le "grandi cose" che le ha riservato, avendo trovato pieno compiacimento nella sua umiltà di serva obbediente e accogliente verso il mistero del Verbo Incarnato.

"Noi prendiamo Maria come Madre delle nostre comunità perché diventino con il suo aiuto un’altra Nazareth". E’ un cammino semplice, fatto alla scuola della Vergine, per poter attraverso di Lei andare a Gesù.

Maria è la scala spirituale che conduce alla perfezione e all’unione con Cristo.

Così recita una piccola preghiera di Madre Teresa:

"Cuore Immacolato
della nostra Regina e Madre,
sii sempre la nostra via a Gesù.
Tutto per Gesù attraverso di te,
Madre di Gesù e Madre nostra".

 

La devozione al Cuore Immacolato di Maria è l’altro aspetto del carisma mariano e missionario dell’opera di Madre Teresa, praticato con i mezzi più tradizionali e più semplici: il S. Rosario, pregato ogni giorno e in ogni luogo, persino per la strada; il culto delle feste mariane (la professione religiosa delle sue suore cade sempre in festività della Madonna); la preghiera fiduciosa a Maria affidata anche alle "medagliette miracolose" (Madre Teresa ne regalava in gran quantità alle persone che incontrava); l’imitazione delle virtù della Madre di Dio, in special modo l’umiltà, il silenzio, la profonda carità.

La matita di Dio

          

La figura minuta di Madre Teresa, il suo fragile fisico piegato dalla fatica, il suo volto solcato da innumerevoli rughe sono ormai conosciuti in tutto il mondo.

Chi l’ha incontrata anche solo una volta, non ha più potuto dimenticarla: la luce del suo sorriso rifletteva la sua immensa carità. Essere guardati da lei, dai suoi occhi profondi, amorevoli, limpidi, dava la curiosa sensazione di essere guardati dagli occhi stessi di Dio.

Attiva e contemplativa al tempo stesso, nella Madre c’erano idealismo e concretezza, pragmatismo e utopia.

Lei amava definirsi "la piccola matita di Dio", un piccolo semplice strumento fra le Sue mani. Riconosceva con umiltà che quando la matita sarebbe diventata un mozzicone inutile, il Signore l’avrebbe buttata via, affidando ad altri la sua missione apostolica: "Anche chi crede in me compirà le opere che io compio, e ne farà di più grandi" (cfr. Gv 14, 12).

Alla base della spiritualità di Madre Teresa c’è il tabernacolo. E Tabernacoli sono appunto chiamate le varie comunità sparse per il mondo. E’ dal tabernacolo, infatti, che le sue suore attingono forza e fede per il servizio loro affidato.

Per condurre una vita d’amore oblativo al servizio degli ultimi bisogna innanzitutto pregare. Senza la preghiera, infatti, la carità non sarebbe carità, ma semplice filantropia o generico buonismo. " Ricordatevi che non siete assistenti sociali – soleva ripetere loro Madre Teresa – ma contemplative nel cuore del mondo ".

Lei stessa aveva sempre in mano la corona del Rosario e così tante volte l’hanno immortalata i fotografi e le TV di tutto il mondo.

Addirittura andò a Oslo a ritirare il premio Nobel, in una terra rigidamente luterana, con la sua corona di grossi grani ben in vista tra le sue dita nodose.

Convinta che la santità è possibile a chiunque s’impegni seriamente nel seguire Gesù, Madre Teresa ne conosceva il segreto: l’affidamento a Maria.

"Ricorrere a Lei con confidenza come di bambini in tutte le proprie gioie e pene", non mancava mai di raccomandare ogni giorno alle sue suore. "All for Jesus through Mary": tutto per Gesù attraverso Maria.

Una delle sue preghiere più belle, tradotta dall’inglese, dice così:

"Maria, Madre di Gesù,
dammi il tuo cuore,
così bello,
così puro,
così immacolato,
così pieno d’amore e umiltà:
rendimi capace di ricevere Gesù
nel Pane della Vita,
amarlo come tu lo amasti
e servirlo
sotto le povere spoglie
del più povero tra i poveri..."

Non a caso la Madre aveva voluto chiamare "Dono di Maria" la casa donatale dal Papa, a due passi da San Pietro, per farne una mensa aperta a tutti i poveri e diseredati di Roma.

Un regalo di Giovanni Paolo II alla Fondatrice delle Missionarie della Carità che, come lo stesso Pontefice ricordò all’indomani della sua scomparsa, "ha fatto sentire a tutti gli sconfitti della vita la tenerezza di Dio".

Calcutta è in tutto il mondo

Madre Teresa è scomparsa a Calcutta la sera del venerdì 5 settembre 1997, alle 21.30. Aveva 87 anni.

Il 26 luglio 1999 si è aperto, con ben tre anni di anticipo sui cinque previsti dalla Chiesa, il suo processo di beatificazione; e ciò per volontà del S. Padre che, in via del tutto eccezionale, ne ha voluto accelerare la procedura. Per la gente Madre Teresa è già santa.

Il suo messaggio è sempre attuale: che ognuno cerchi la sua Calcutta, presente anche sulle strade del ricco Occidente, nel ritmo frenetico delle nostre città.

"Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo – lei diceva – se hai occhi per vedere. Dovunque ci sono i non amati, i non voluti, i non curati, i respinti, i dimenticati…"

Dopo la sua morte (che lei amava definire "il ritorno a casa, da Gesù") sono sorti decine di nuovi "tabernacoli" in tutto il mondo.

Le vocazioni sono aumentate, giovani affamati di Dio e attratti dal volto della Chiesa che piace di più, quella delle semplici cose e della più autentica fraternità.

"I thirst" (Ho sete), c’è scritto sul crocifisso della Casa Madre e in ogni cappella – in ogni parte del mondo – di ogni casa della famiglia religiosa di Madre Teresa. Questa frase, il grido dolente di Gesù sulla croce che le era rimbombato nel cuore la fatidica sera della "seconda chiamata", costituisce la chiave della sua spiritualità.

Chi vuole unirsi ai Missionari della Carità, uomini e donne, deve avere retta intenzione e animo allegro, un buon senso dell’umorismo e il desiderio di servire i poveri secondo le regole della famiglia di Madre Teresa. Lo spirito da cui essa è animata è di totale abbandono, fiducia amorevole e allegria.

Nella megalopoli indiana, in Kalighat Road, nell’ex tempio della dea Kalì, la sanguinaria, c’è la Nirmal Hriday, la "Casa del cuore puro", per i moribondi che vengono accolti, lavati e assistiti perché possano morire in pace e con dignità.

I suoi figli spirituali continuano a servire in tutto il mondo " i più poveri tra i poveri ", in orfanotrofi, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze madri, moribondi.

In tutto sono cinquemila, compresi i due rami maschili, poco noti, e distribuiti in circa seicento case sparse per il mondo; senza contare le molte migliaia di cooperatori e laici consacrati che portano avanti le sue opere. "Quando sarò morta – diceva sempre Madre Teresa – potrò aiutarvi di più…"

 

 

 

 


 

Fonte : http://www.gesuiti.it/moscati/Ital3/It_DL_MTeresa.html

Nota: Per maggiori informazioni su Madre Teresa e i vari rami della sua Famiglia religiosa scrivete a: nirmal_hriday_home@yahoo.it

- Altre notizie sono presenti nel sito: " Maria Di Lorenzo" : www.mariadilorenzo.net 

- E’ in tutte le librerie una nuova biografia spirituale di Madre Teresa di Calcutta, che si consiglia vivamente di leggere per approfondire la conoscenza di questa straordinaria figura del nostro secolo:
Maria Di Lorenzo, Madre Teresa, Lo splendore della carità, Paoline - Milano 2003