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| I PIU' POVERI DEI POVERI : Ogni cinque secondi un bambino muore di fame , di Thalif Deen |
Ogni cinque secondi un bambino muore di fame
di Thalif Deen
NAZIONI
UNITE, 28 dicembre 2004 (IPS) - Il Sud in via di sviluppo non avanza ancora al
ritmo necessario per ridurre della metà, entro il 2015, il numero di persone che
soffrono la fame rispetto al 1990 (uno degli Obiettivi del millennio Onu), ha
avvertito l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e
l’alimentazione (FAO).
“Dobbiamo fare di più”, ha dichiarato alla stampa Florence Chenoweth, direttrice
dell’Ufficio di Enlace della FAO a New York.
Fame e malnutrizione uccidono più di cinque milioni di bambini e bambine ogni
anno, e questo costa ai paesi in via di sviluppo migliaia di milioni di dollari
in produttività e reddito persi, ha proseguito Chenoweth.
“Se facciamo il calcolo, la fame uccide un bambino ogni cinque secondi”, ha
spiegato.
Il vertice mondiale dell’alimentazione tenutosi a Roma nel 1996 si era concluso
con l’impegno di dimezzare il numero di persone che soffrono la fame nel mondo
da 800 a 400 milioni entro il 2015.
Ma il rapporto della FAO intitolato “Lo stato dell’insicurezza alimentare nel
mondo 2004”, pubblicato all’inizio di dicembre indica che la popolazione che
soffre la fame è aumentata fino a 852 milioni di persone nel periodo 2000-2002.
Di questi, 815 milioni di persone vivono nel mondo in via di sviluppo; 28
milioni nei paesi a economia di transizione e circa nove milioni nel Nord
industrializzato.
L’obiettivo di ridurre della metà il numero di persone che soffre la fame nel
mondo fa parte anche degli Obiettivi di sviluppo del millennio stabiliti
dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Onu) a settembre 2000, in presenza
di numerosi capi di Stato e di governo.
Se non ci saranno progressi significativi nella riduzione della fame nei
prossimi anni, i paesi in sviluppo non riusciranno a realizzare gli impegni
presi al vertice mondiale dell’alimentazione né gli Obiettivi del millennio,
secondo Chenoweth.
Il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, oggi al primo posto in una
campagna mondiale su questo tema, si è unito ai presidenti della Francia,
Jacques Chirac, del Cile, Ricardo Lagos, e della Spagna, José Rodriguez Zapatero,
per dichiarare la fame “un problema politico che richiede priorità politiche”.
I quattro capi di governo considerano la possibilità di cercare fonti di
finanziamento “nuove e innovatrici” – comprese delle tasse di carattere mondiale
– per combattere la fame e la povertà.
Gli aiuti mondiali allo sviluppo da parte dei paesi ricchi al Sud è stato di una
media di 50 miliardi di dollari all’anno. Il segretario generale dell’Onu, Kofi
Annan, ritiene che sarebbero necessari 50 miliardi in più all’anno per
raggiungere gli Obiettivi del millennio.
Nel prologo dello studio, il direttore generale della FAO, Jacques Diouf, si è
detto ottimista per il futuro, nonostante “i lenti progressi su scala mondiale”.
Molti paesi in tutte le regioni del mondo hanno dimostrato che il successo è
possibile, ha assicurato.
Più di 30 nazioni, per una popolazione totale di 2 miliardi di persone, hanno
ridotto del 25 per cento la malnutrizione e “reso significativi i progressi
verso la riduzione della metà del numero di persone che soffrono la fame entro
il 2015”, ha segnalato Diouf.
Tra questi paesi figurano Angola, Benin, Birmania, Brasile, Gabon, Ghana, Perù,
Siria, Uruguay e Vietnam.
Secondo lo studio della FAO, in Asia risiede la maggioranza della popolazione
affamata del mondo. Ma in Africa si trovano la maggior parte dei paesi che hanno
ottenuto un calo importante della malnutrizione, sebbene lo scenario da cui
partono sia scoraggiante.
Anche in Africa, secondo la FAO, si è dimostrato che i conflitti civili devono
essere ritenuti cause fondamentali non solo delle emergenze alimentari a breve
termine, ma di una fame endemica generalizzata.
Molti dei paesi che hanno visto degli avanzamenti hanno qualcosa in comune: un
aumento della produzione agricola superiore alla media.
In ogni caso, la FAO “lamenta” degli sforzi ancora troppo scarsi per combattere
la fame, anche se le risorse necessarie per impedire questa tragedia umana ed
economica sarebbero “minime” in rapporto ai benefici.
Continuando a tollerare gli attuali livelli di malnutrizione infantile, il costo
in produttività e reddito persi si aggirerà tra i 500 miliardi e un bilione di
dollari. (FINE/2004)
Fonte : www.ipsnews.net/it/nota.asp?idnews=323
fonte foto : http://digilander.libero.it/ravanusaoggi/burkinafaso/ilviaggio.html