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  I PIU' POVERI DEI POVERI :  S.O.S. Sudan : Darfur , appello di Medici senza frontiere , di Luciano Scalettari

 

S.O.S.  Sudan : Darfur , appello di Medici Senza Frontiere

di Luciano Scalettari


               
 

Oltre un milione di profughi e sfollati, decine di migliaia di morti, in una guerra che non è religiosa ma etnica. E con la stagione delle piogge la situazione precipiterà.

 

«La scena appariva surreale: una immensa distesa di sabbia e nient’altro, sulla quale, tra capanne improvvisate, vagavano i profughi, in gran parte donne e bambini. Non avevano nulla, nemmeno le povere cose che di solito i rifugiati riescono a portarsi appresso».

È una delle immagini drammatiche del campo di Touloum che Sergio Cecchini ha portato con sé dalla lunga missione nei campi che ospitano i rifugiati sudanesi in Ciad, fuggiti dal Darfur. Cecchini, portavoce di Medici senza frontiere (Msf), per un mese ha viaggiato negli agglomerati di tende e capanne di Tine, Birak, Iriba, e degli altri luoghi dove l’Organizzazione non governativa cerca di portare cibo e medicine a centinaia di migliaia di profughi che sono in condizioni disperate.

«Giorno dopo giorno», aggiunge Cecchini, «ho visto arrivare le prime piogge, il deserto si è rinverdito, e tante donne hanno cominciato a piantare qualcosa. Ma presto gli spostamenti diventeranno difficili, e l’emergenza alimentare e sanitaria crescerà. I profughi soffrono la fame e hanno pochissima acqua potabile. I gruppi, grandi e piccoli, che affluiscono ogni giorno dal Darfur sono in condizioni ancora peggiori».

"Medici senza frontiere" lancia l’allarme. «Gli aiuti alla popolazione del Darfur sono insufficienti», dice Stefano Savi, direttore generale di Msf Italia. «Con la stagione delle piogge l’emergenza umanitaria diventerà più acuta. La comunità internazionale e i media si sono resi conto molto tardi della catastrofe. Perciò abbiamo deciso di lanciare un appello: avere maggiori risorse ci permetterà, in breve, di portare più aiuti ai profughi scappati in Ciad e agli sfollati che si trovano ancora in Sudan».

Le crude cifre sono impressionanti: 190.000 rifugiati in Ciad; oltre un milione di sfollati interni al Paese; 2 milioni di persone che nei prossimi mesi avranno bisogno di aiuto; tra le 30 e le 50.000 persone già uccise dalla guerra.

Il conflitto è scoppiato 17 mesi fa: stanchi per l’emarginazione subita dal Governo centrale di Khartoum, due gruppi di ribelli hanno imbracciato le armi, il Jem (Movimento per la giustizia e l’uguaglianza) e lo Slam (Esercito di liberazione del Sudan).

Un esodo di massa

Ed è subito iniziata l’opera di pulizia etnica dei gruppi di predoni arabi chiamati Janjaweed: in modo sistematico e capillare hanno attaccato cittadine e villaggi in tutto il Darfur, costringendo all’esodo la popolazione. Massacri indiscriminati, stupri, violenze hanno creato il terrore. E dopo ogni attacco i villaggi sono stati rasi al suolo, per rendere impossibile il ritorno. Chi non è uscito dai confini si è concentrato in grandi campi profughi nei pressi delle città.

Si è parlato di guerra di religione. Ma non è così. Sono musulmani gli attaccanti come gli attaccati. È piuttosto un conflitto etnico: le milizie janjaweed, arabe, scacciano dal Darfur le popolazioni autoctone, costituite di neri nilotici.

A lungo il dramma del Darfur è stato ignorato dalla comunità internazionale. E i reiterati appelli del Papa sono rimasti inascoltati. Solo nelle ultime settimane il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato due risoluzioni per sollecitare il Governo sudanese a facilitare l’assistenza umanitaria e a garantire la sicurezza della popolazione disarmando le milizie dei Janjaweed.

Quanto alle condizioni dei profughi, i dati di Msf sono sconfortanti: gli aiuti coprono solo un terzo del fabbisogno della popolazione. La malnutrizione colpisce un quarto degli sfollati, specie i bambini.

L’impegno dell’Ong è massiccio. «Nel Darfur», spiega Stefano Savi, «siamo presenti con 150 espatriati e 2.000 operatori locali, in 17 località. Nei campi del Ciad abbiamo 40 espatriati e 240 locali, di cui 100 reclutati tra i rifugiati».

Msf sta assistendo circa mezzo milione di sudanesi. Nella sola settimana tra il 5 e il 13 luglio ha effettuato oltre 13.000 visite mediche e curato 8.000 bambini malnutriti. Con le piogge, si profilano nuove emergenze: malattie respiratorie, malaria, diarree. E lo spettro di un’epidemia di colera.

Per sostenere Medici Senza Frontiere nella questione Darfur-Sudan si può contattare il sito Internet : www.medicisenzafrontiere.it  .

 

 

 


 

Fonti :

http://www.stpauls.it/fc/0433fc/0433fc32.htm

www.medicisenzafrontiere.it