| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| I PIU' POVERI DEI POVERI : vangelo e società del card. juan luis cipriani |
VANGELO E SOCIETA'
del card. Juan Luis Cipriani
Giovanni Paolo II parla della virtù della povertà
in molti documenti. In primo luogo parla della solidarietà che non è condividere
ciò che ti avanza, ma è condividere con tutti i beni privati di ognuno. Quando
una persona possiede dei beni non li deve conservare soltanto a proprio
beneficio personale, ma essi devono essere strumento che produce lavoro, uno
strumento che sopperisce là dove non c’è cibo, casa, educazione, salute. La
carità non è un principio giuridico imposto, la carità nasce dall’amore di Dio
per gli uomini e dalla nostra risposta a questo amore. Se il Signore ci ha
donato più intelligenza, un numero maggiore di beni, se ci ha affidato un
incarico politico, una responsabilità sociale, la solidarietà ci deve portare a
stimolare una partecipazione creativa e libera da parte di tutti.
L’amore è una fucina che produce iniziative meravigliose, invece la freddezza
del mondo politico spesso cerca semplicemente i voti. In questa triste realtà la
povertà è spesso utilizzata come un trampolino di lancio per il potere politico.
Il Santo Padre sottolinea quanto insegna il Vangelo: “Non sappia la tua mano
destra ciò che fa la tua mano sinistra. Quello che hai fatto ai più piccoli lo
hai fatto a me”. Nella carità autentica non c’è calcolo politico, né calcolo
economico, c’è amore, donazione, generosità. Giovanni Paolo II afferma che
l’amore è l’unico modo rispettoso e accettabile con il quale una persona può
trattare un'altra persona, altrimenti le persone vengono utilizzate come
oggetti, come mezzi per raggiungere altri scopi.
Le mie parole possono risultare dure, ma molti Stati, sia nelle zone più povere
del mondo come in quelle più ricche, dovrebbero fare un profondo esame di
coscienza: Quanta corruzione permettono e incoraggiano? Sia le nazioni più
sviluppate, attraverso le cosiddette “lobby”, che quelle meno sviluppate, con il
furto aperto.
Molte volte questo insieme di furti, corruzione, accomodamento di falsificazioni
statistiche, viene chiamato povertà per far sentire a tutti l’angoscia dei
poveri, non certo per risolvere i loro problemi, ma per utilizzarli come
strumenti di strategie politiche. Che pena pensare che quelle persone che vivono
per strada, senza cibo, senza vestiti, siano semplicemente strategie politiche
di persone, di governi, di istituzioni che affermano di voler risolvere il
problema della povertà. Invece esistono enormi “lobby” occulte che distruggono
la morale attraverso l’annientamento della famiglia, la rottura dell’armonia tra
genitori e figli, l’aperta promozione dell’aborto, la manipolazione genetica...
In molte occasioni esiste un monopolio economico che vuole arricchirsi ancora di
più a danno della povertà.
La realtà è dura. Non attacchiamo tanto gli imprenditori cristiani che vogliono
produrre e aiutare. Vediamo anche come procede la Chiesa, nel processo di
educare ad un consumo più responsabile: in questo mondo dominato da un
consumismo esasperato non c’è altro modo per riuscire a ridurre la povertà.
Molte volte si inducono delle necessità nei poveri che i genitori non possono
rifiutarsi di soddisfare, per la pressione sociale che i mezzi di comunicazione
sociale esercitano sui loro figli. I mezzi di comunicazione sociale hanno una
responsabilità molto grande: devono essere consapevoli che molte politiche di
marketing, di integrazione, di globalizzazione, sono politiche chiaramente
consumistiche, imperialiste, non soltanto a livello politico, ma di sopruso
della dimensione umana integrale.
Come Chiesa siamo chiamati a rispondere con maggiore impegno alla richiesta
spirituale. Molti poveri sono poveri di amore, di comprensione, del conforto
della preghiera, sono poveri in quanto non hanno religiosi che diano loro
qualcosa da mangiare e insegnino loro la Verità, quella Verità che ci fa liberi.
Questa Verità molte volte è manipolata per una completa ideologizzazione.
E’ triste vedere che dietro a politiche apparentemente generose, si nasconda il
desiderio di continuare a maltrattare i poveri. Una buona parte di queste
politiche nasce dalla teologia della liberazione che stabilisce il primato della
dimensione puramente materiale della persona umana, il primato della dimensione
politica della dimensione umana. Da questa concezione nascono degli
interrogativi che offendono una corretta interpretazione dell’uomo.
Questa è un’offesa non soltanto teologica, ma un’offesa a Dio, a tutto il
Magistero della Chiesa. Pertanto è opportuno che le istituzioni private e
pubbliche, le istituzioni che hanno anche rapporti saltuari con la Chiesa,
abbiano molto chiaro il senso cristiano della presenza della Chiesa nell’aiuto
ai più poveri: molte volte infatti si appoggiano progetti completamente
politici, di leader sociali, di leader popolari, e quando si chiede
collaborazione per programmi di catechesi, di nutrizione, questi mettono come
condizione che essi non abbiano un contenuto cattolico.
Non ci schieriamo contro nessuna religione quando insegniamo all’uomo che Dio lo
ama, quando insegniamo alla donna che ha una sua dignità e deve rispettarla,
quando insegniamo ai politici che la loro gestione del bene comune li impegna a
svolgere un servizio alla verità. Un servizio che non è loro proprio ma a cui
sono stati delegati: il patrimonio che amministrano infatti è di tutta la
comunità e non soltanto loro o dei partiti politici cui appartengono.
Lo sviluppo spirituale e quello materiale non sono in antagonismo. I grandi
Santi ebbero una enorme sensibilità per lo sviluppo spirituale e materiale delle
persone, tutti ebbero a cuore l’aiuto ai più poveri. Invece ci sono persone che
hanno fatto della loro vita una specie di leadership socio-politica che non
deriva da quella santità dell’amore a Dio e al prossimo.
Molte volte i mass media rubano la dignità, l’onestà, il diritto
all’informazione e fabbricano etichette, caricature, dividendo il mondo tra
destra e sinistra, tra conservatori e progressisti. Così squalificano il lavoro
che molta gente realizza in modo silenzioso e meraviglioso. Molti religiosi,
sacerdoti, religiose, laici, in silenzio, con grande professionalità e con
immenso amore per il prossimo, vivono una vita austera, di sacrificio, arrivando
a molta gente: non manipoleranno mai politicamente il loro lavoro, tuttavia
molte volte non ricevono l’aiuto che dovrebbero, molte volte si trovano a
doversi confrontare con l’epidemia della teologia della liberazione e del
consumismo, del materialismo moderno, che fa della dimensione puramente terrena
e materiale la definizione dell’uomo.
Credo sia il momento opportuno di essere più fedeli alla parola e alla
testimonianza straordinaria di Giovanni Paolo II: è il momento di conoscere
meglio il suo insegnamento, di vedere con quale amore si avvicina alla gente più
povera e con quale efficacia riesce ad avvicinare molte persone facoltose per
aiutare i poveri. Perciò il servizio della Chiesa ai poveri non sarà mai un
servizio politico, ma sarà una sequela del Discorso della Montagna, una sequela
del Vangelo, una sequela delle parole del Signore: è difficile per un ricco
entrare nel Regno di Dio. Stiamo parlando di distacco, austerità, temperanza,
sobrietà, amore: questa è la parola chiave. Dobbiamo reagire con fermezza quando
troviamo persone qualificate che forse, senza rendersene conto, senza cattiva
volontà, si lasciano trascinare dalla corrente che oggi vuol ridurre l’uomo ad
una dimensione puramente terrena, materiale. La povertà della Sacra Famiglia ci
illumini a vedere con creatività le meravigliose iniziative che stanno portando
aiuto ai poveri, senza permettere mai che i poveri siano manipolati al servizio
di un’ideologia politica, e ci aiuti a seguire da vicino il magistero luminoso
di Giovanni Paolo II.
Fonte : http://www.fides.org/ita/news/2003/0309/18_1038.html
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Pubblichiamo una testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides dal Card. Juan Luis Cipriani, Arcivescovo di Lima (Perù), che tocca i molteplici aspetti del rapporto tra Vangelo e società.