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Arte, Cultura e Religione
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| RELIGIONE : cristianesimo : La natura dell'insegnamento Cattolico Sociale , dell'Arciv. François-Xavier Nguyên Van Thuân |
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François-Xavier Nguyên Van Thuân
Arcivescovo Titolare di Vadesi
Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
Città del Vaticano, 1 Maggio 2000
Festa di San Giuseppe Lavoratore
1. La Chiesa come Madre e Maestra
2. La Missione della Chiesa
3. Il Messaggio Sociale della Chiesa
4. Lo Scopo dell'Insegnamento Sociale della Chiesa
5. Evangelizzazione e Insegnamento Sociale della Chiesa
I. LA CHIESA COME MADRE E MAESTRA
1. Madre e maestra di tutte le genti, la Chiesa
universale è stata istituita da Gesù Cristo perché tutti, lungo il corso dei
secoli, venendo al suo seno ed al suo amplesso, trovassero pienezza di più alta
vita e garanzia di salvezza. A questa Chiesa, colonna e fondamento di verità (cf.
1 Tm 3, 15), il suo santissimo Fondatore ha affidato un duplice compito: di
generare figli, di educarli e reggerli, guidando con materna provvidenza la vita
dei singoli come dei popoli, la cui grande dignità essa sempre ebbe nel massimo
rispetto e tutelò con sollecitudine.
(Mater et Magistra, n. 1)
2. Difatti la Chiesa è quella che trae dal
Vangelo dottrine atte a comporre, o certamente a rendere assai meno aspro il
conflitto: essa procura con gli insegnamenti suoi, non solo d'illuminare la
mente, ma d'informare la vita e i costumi di ognuno: con un gran numero di
benefiche istituzioni migliora le condizioni medesime del proletario; vuole e
brama che i consigli e le forze di tutte le classi sociali si colleghino e
vengano convogliate insieme al fine di provvedere meglio che sia possibile agli
interessi degli operai; e crede che, entro i debiti termini, debbano volgersi a
questo scopo le stesse leggi e l'autorità dello Stato.
(Rerum Novarum, n. 13)
3. Il cristianesimo infatti è congiungimento
della terra con il cielo, in quanto prende l'uomo nella sua concretezza, spirito
e materia, intelletto e volontà, e lo invita ad elevare la mente dalle mutevoli
condizioni della vita terrestre verso le altezze della vita eterna, che sarà
consumazione interminabile di felicità e di pace.
(Mater et Magistra, n. 1)
4. Nessuna meraviglia dunque che la Chiesa
cattolica, ad imitazione di Cristo e secondo il suo mandato, per duemila anni,
dalla costituzione cioè degli antichi diaconi fino ai nostri tempi, abbia
costantemente tenuto alta la fiaccola della carità, non meno con i precetti che
con gli esempi largamente dati; carità che, armonizzando insieme i precetti del
mutuo amore e la loro pratica, realizza mirabilmente il comando di questo
duplice dare, che compendia la dottrina e l'azione sociale della Chiesa.
(Mater et Magistra, n. 4)
5. Così, alla luce della sacra dottrina del
Concilio Vaticano II, la Chiesa appare davanti a noi come soggetto sociale della
responsabilità per la verità divina. Con profonda commozione ascoltiamo Cristo
stesso, quando dice: "La parola che voi udite non è mia, ma del Padre che mi ha
mandato" (Gv 14, 24).... Perciò, si esige che la Chiesa, quando professa e
insegna la fede, sia strettamente aderente alla verità divina (Dei Verbum, nn.
5, 10, 21), e la traduca in "comportamenti vissuti di ossequio consentaneo alla
ragione" (cf. Dei Filius, chap. 3).
(Redemptor Hominis, n. 19)
6. In particolare, poi, come afferma il Concilio,
"l'ufficio d'interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è
stato affidato al solo Magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata
nel nome di Gesù Cristo" (Dei Verbum, n. 10). In tal modo la Chiesa, nella sua
vita e nel suo insegnamento, si presenta come "colonna e sostegno della verità"
(1 Tm 3, 15), anche della verità circa l'agire morale. Infatti, "è compito della
Chiesa annunziare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine
sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in
quanto lo esigano i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle
anime" (Codice di diritto canonico, canone 747, n. 2).
Proprio sulle domande che caratterizzano oggi la discussione morale e intorno
alle quali si sono sviluppate nuove tendenze e teorie, il Magistero, in fedeltà
a Gesù Cristo e in continuità con la tradizione della Chiesa, sente più urgente
il dovere di offrire il proprio discernimento e insegnamento, per aiutare l'uomo
nel suo cammino verso la verità e la libertà.
(Veritatis Splendor, n. 27)
II. LA MISSIONE DELLA CHIESA
7. La Chiesa, procedendo dall'amore dell'eterno
Padre, fondata nel tempo dal Cristo redentore, radunata nello Spirito Santo, ha
una finalità salvifica ed escatologica, che non può essere raggiunta pienamente
se non nel mondo futuro. Essa poi è già presente qui sulla terra, ed è composta
da uomini, i quali appunto sono membri della città terrena, chiamati a formare
già nella storia dell'umanità la famiglia dei figli di Dio, che deve crescere
costantemente fino all'avvento del Signore. Unita in vista dei beni celesti, e
da essi arricchita, tale famiglia fu da Cristo "costituita e ordinata come
società in questo mondo" (cf. Ef 1, 3; 5, 6.13-14.23), e fornita di "convenienti
mezzi di unione visibile e sociale". Perciò la Chiesa, che è insieme "società
visibile e comunità spirituale" (LG, n. 8), cammina insieme con l'umanità tutta
e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come il fermento e
quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a
trasformarsi in famiglia di Dio.
(Gaudium et Spes, n. 40)
8. L'insegnamento e la diffusione della dottrina
sociale fanno parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. E, trattandosi
di una dottrina indirizzata a guidare la condotta delle persone, ne
deriva di conseguenza l'"impegno per la giustizia" secondo il ruolo, la
vocazione, le condizioni di ciascuno. All'esercizio del ministero
dell'evangelizzazione in campo sociale, che è un aspetto della funzione
profetica della Chiesa, appartiene pure la denuncia dei mali e delle
ingiustizie. Ma conviene chiarire che l'annuncio è sempre più importante della
denuncia, e questa non può prescindere da quello, che le offre la vera solidità
e la forza della motivazione più alta.
(Sollicitudo Rei Socialis, n. 41)
9. Noi confessiamo che il Regno di Dio,
cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, "non è di questo mondo", "la cui
figura passa"; e che la sua vera crescita non può essere confusa con il
progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel
conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello
sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più
ardentemente all'amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la
grazia e la santità tra gli uomini. Ma è questo stesso amore che porta la Chiesa
a preoccuparsi costantemente del vero bene temporale degli uomini. Mentre non
cessa di ricordare ai suoi figli che essi "non hanno quaggiù stabile dimora",
essa li spinge anche a contribuire-ciascuno secondo la propria vocazione e i
propri mezzi-al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la
pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri
fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi (cf. Libertatis Nuntius,
Conclusione).
(Paolo VI, Professione di Fede)
10. Ma poiché la Chiesa ha ricevuto l'incarico di
manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo personale dell'uomo,
essa al tempo stesso svela all'uomo il senso della sua esistenza, vale a dire la
verità profonda sull'uomo. Sa bene la Chiesa che soltanto Dio, al cui servizio
essa è dedita, dà risposta ai più profondi desideri del cuore umano, che mai può
essere pienamente saziato dai beni terreni.
(Gaudium et Spes, n. 41)
11. La Chiesa perciò, fornita dei doni del suo
fondatore e osservando fedelmente i suoi comandi della carità, dell'umiltà e
dell'abnegazione, riceve la missione di annunciare il regno di Dio e di Cristo e
di instaurarlo fra tutte le genti; di questo regno essa costituisce sulla terra
il germe e l'inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al regno
perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di riunirsi al suo re nella
gloria.
(Lumen Gentium, n. 5)
12. Essa, come ognuno sa, non è separata dal
mondo; ma vive in esso. Perciò i membri della Chiesa ne subiscono l'influsso, ne
respirano la cultura, ne accettano le leggi, ne assorbono i costumi. Questo
immanente contatto della Chiesa con la società temporale genera per essa una
continua situazione problematica, oggi laboriosissima. Da un lato la vita
cristiana, quale la Chiesa difende e promuove, deve continuamente e strenuamente
guardarsi da quanto può illuderla, profanarla, soffocarla, quasi cercasse di
immunizzarsi dal contagio dell'errore, e del male; dall'altro lato la vita
cristiana deve non solo adattarsi alle forme di pensiero e di costume, che
l'ambiente temporale le offre e le impone, quando siano compatibili con le
esigenze essenziali del suo programma religioso e morale, ma deve cercare di
avvicinarle, di purificarle, di nobilitarle, di vivificarle, di santificarle.
(Ecclesiam Suam, n. 42)
13. La chiesa offre agli uomini il vangelo,
documento profetico, rispondente alle esigenze e aspirazioni del cuore umano:
esso è sempre "buona novella". La chiesa non può fare a meno di proclamare che
Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio e a meritare con la croce e la
risurrezione, la salvezza per tutti gli uomini.
(Redemptoris Missio, n. 11)
14. Tutto ciò ch'è umano ci riguarda. Noi abbiamo
in comune con tutta l'umanità la natura, cioè la vita, con tutti i suoi doni,
con tutti i suoi problemi. Siamo pronti a condividere questa prima universalità;
ad accogliere le istanze profonde dei suoi fondamentali bisogni, ad applaudire
alle affermazioni nuove e talora sublimi del suo genio. E abbiamo verità morali,
vitali, da mettere in evidenza e da corroborare nella coscienza umana, per tutti
benefiche. Dovunque è l'uomo in cerca di comprendere se stesso e il mondo, noi
possiamo comunicare con lui.
(Ecclesiam Suam, n. 97)
III. IL MESSAGGIO SOCIALE DELLA CHIESA
15. La sollecitudine sociale della Chiesa,
finalizzata ad un autentico sviluppo dell'uomo e della società, che rispetti e
promuova la persona umana in tutte le sue dimensioni, si è sempre espressa nei
modi più svariati. Uno dei mezzi privilegiati di intervento è stato nei tempi
recenti il Magistero dei Romani Pontefici, che, partendo dall'Enciclica Rerum
Novarum di Leone XIII come da un punto di riferimento, ha trattato di frequente
la questione, facendo alcune volte coincidere le date di pubblicazione dei vari
documenti sociali con gli anniversari di quel primo documento. Né i Sommi
Pontefici hanno trascurato di illuminare con tali interventi anche aspetti nuovi
della dottrina sociale della Chiesa. Pertanto, cominciando dal validissimo
apporto di Leone XIII, arricchito dai successivi contributi magisteriali, si è
ormai costituito un aggiornato "corpus" dottrinale, che si articola man mano che
la Chiesa, nella pienezza della Parola rivelata da Cristo Gesù (cf. Dei Verbum,
n. 4) e con l'assistenza dello Spirito Santo (cf. Gv 14, 16.26; 16, 13-15), va
leggendo gli avvenimenti mentre si svolgono nel corso della storia. Essa cerca
così di guidare gli uomini a rispondere, anche con l'ausilio della riflessione
razionale e delle scienze umane, alla loro vocazione di costruttori responsabili
della società terrena.
(Sollicitudo Rei Socialis, n. 1)
16. Nelle perturbazioni e incertezze dell'ora
presente, la Chiesa ha un messaggio specifico da proclamare, un appoggio da
offrire agli uomini nei loro sforzi per prendere in mano ed orientare il proprio
avvenire. Dall'epoca in cui la Rerum Novarum denunciava in maniera vigorosa e
categorica lo scandalo della condizione operaia nella nascente società
industriale, l'evoluzione storica ha fatto prendere coscienza di altre
dimensioni e di altre applicazioni della giustizia sociale, come già è stato
costatato dalla Quadragesimo Anno e dalla Mater et Magistra. Il recente
concilio, da parte sua, si è adoperato a rilevare tali dimensioni e
applicazioni, specialmente nella costituzione pastorale Gaudium et Spes. Noi
stessi abbiamo prolungato questi orientamenti nell'enciclica Populorum
Progressio: "Oggi il fatto di maggior rilievo, del quale ognuno deve prender
coscienza, è che la questione sociale ha acquistato dimensione mondiale" (PP, n.
3). "Una rinnovata presa di coscienza delle esigenze del messaggio evangelico
impone alla Chiesa di mettersi al servizio degli uomini, onde aiutarli a
cogliere tutte le dimensioni di questo grave problema e convincerli dell'urgenza
di un'azione solidale in questa svolta della storia dell'umanità". Questo dovere
di cui noi abbiamo viva coscienza, ci spinge oggi a proporre alcune riflessioni
e suggerimenti, suscitati dall'ampiezza dei problemi posti al mondo
contemporaneo.
(Octogesima Adveniens, n. 5)
17. "La rivelazione cristiana ... promuove una comprensione più approfondita
delle leggi della vita sociale" (GS, n. 23). La Chiesa riceve dal Vangelo la
piena rivelazione della verità sull'uomo. Quando compie la sua missione di
annunciare il Vangelo, attesta all'uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e la
sua vocazione alla comunione delle persone. Essa gli insegna le esigenze della
giustizia e della pace conformi alla divina sapienza.
(CCC, n. 2419)
18. La dottrina sociale della Chiesa che propone
una serie di principi per la riflessione, criteri di giudizio e norme per agire,
è rivolta in primo luogo ai membri della Chiesa. È essenziale che l'impegno
fedele nella promozione umana comprenda fortemente questo prezioso complesso
d'insegnamenti e lo renda parte integrante della sua missione di
evangelizzazione.... I leaders cristiani nella Chiesa e nella società, e
particolarmente uomini e donne laici con responsabilità nella vita pubblica,
hanno bisogno di essere bene informati su questo insegnamento affinché possano
ispirare e vivificare la società civile e le sue strutture con il lievito del
Vangelo.
(Ecclesia in Asia, n. 32)
19. Sempre più urgente si rivela oggi la
formazione dottrinale dei fedeli laici, non solo per il naturale dinamismo di
approfondimento della loro fede, ma anche per l'esigenza di "rendere ragione
della speranza" che è in loro di fronte al mondo e ai suoi gravi e complessi
problemi.… In particolare, soprattutto per i fedeli laici variamente impegnati
nel campo sociale e politico, è del tutto indispensabile una conoscenza più
esatta della dottrina sociale della Chiesa, come ripetutamente i padri sinodali
hanno sollecitato nei loro interventi.
(Christifideles Laici, n. 60)
20. Fedele all'insegnamento e all'esempio del suo
divino Fondatore, che poneva l'annuncio della buona novella ai poveri quale
segno della sua missione (cf. Lc 7, 22), la Chiesa non ha mai trascurato di
promuovere l'elevazione umana dei popoli ai quali portava la fede nel Cristo.
(Populorum Progressio, n. 12)
21. La Chiesa condivide con gli uomini del nostro
tempo questo profondo e ardente desiderio di una vita giusta sotto ogni aspetto,
e non omette neppure di sottoporre alla riflessione i vari aspetti di quella
giustizia, quale la vita degli uomini e delle società esige. Ne è conferma il
campo della dottrina sociale cattolica, ampiamente sviluppata nell'arco
dell'ultimo secolo. Sulle orme di tale insegnamento procedono sia l'educazione e
la formazione delle coscienze umane nello spirito della giustizia, sia anche le
singole iniziative, specie nell'ambito dell'apostolato dei laici, che appunto in
tale spirito si vanno sviluppando.
(Dives in Misericordia, n. 12)
22. Se davvero la Chiesa, come dicevamo, ha
coscienza di ciò che il Signore vuole ch'ella sia, sorge in lei una singolare
pienezza e un bisogno di effusione, con la chiara avvertenza d'una missione che
la trascende, d'un annuncio da diffondere. È l'ufficio apostolico. Non è
sufficiente un atteggiamento di fedele conservazione. Certo, il tesoro di verità
e di grazia, a noi venuto in eredità dalla tradizione cristiana, dovremo
custodirlo, anzi dovremo difenderlo.
(Ecclesiam Suam, n. 66)
23. Certo, non vi è un unico modello di
organizzazione politica ed economica della libertà umana, poiché culture
differenti ed esperienze storiche diverse danno origine, in una società libera e
responsabile, a differenti forme istituzionali.
(Discorso alla 50a Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite,
1995, n. 3)
24. La dottrina sociale della Chiesa, inoltre, ha
un'importante dimensione interdisciplinare. Per incarnare meglio in contesti
sociali, economici e politici diversi e continuamente cangianti l'unica verità
sull'uomo, tale dottrina entra in dialogo con le varie discipline che si
occupano dell'uomo, ne integra in sé gli apporti e le aiuta ad aprirsi verso un
orizzonte più ampio al servizio della singola persona, conosciuta e amata nella
pienezza della sua vocazione. Accanto alla dimensione interdisciplinare, poi, è
da ricordare la dimensione pratica e, in un certo senso, sperimentale di questa
dottrina. Essa si situa all'incrocio della vita e della coscienza cristiana con
le situazioni del mondo e si manifesta negli sforzi che singoli, famiglie,
operatori culturali e sociali, politici e uomini di Stato mettono in atto per
darle forma e applicazione nella storia.
(Centesimus Annus, n. 59)
IV. LO SCOPO DELL'INSEGNAMENTO SOCIALE
DELLA CHIESA
25. La Chiesa non ha modelli da proporre. I
modelli reali e veramente efficaci possono solo nascere nel quadro delle diverse
situazioni storiche, grazie allo sforzo di tutti i responsabili che affrontino i
problemi concreti in tutti i loro aspetti sociali, economici, politici e
culturali che si intrecciano tra loro (cf. GS, n. 36; Octogesima Adveniens, nn.
2-5). A tale impegno la Chiesa offre, come indispensabile orientamento ideale,
la propria dottrina sociale, che-come si è detto-riconosce la positività del
mercato e dell'impresa, ma indica, nello stesso tempo, la necessità che questi
siano orientati verso il bene comune.
(Centesimus Annus, n. 43)
26. L'insegnamento sociale della Chiesa costituisce un corpo dottrinale, che si
articola man mano che la Chiesa interpreta gli eventi durante corso della
storia, con l'aiuto dello Spirito Santo, alla luce di quanto rivelato da Gesù
Cristo (SRS, n. 1). Tale insegnamento diventa tanto più accettabile per gli
uomini di buona volontà, quanto più profondamente ispira la condotta dei fedeli.
(CCC, n. 2422)
27. In tali applicazioni possono sorgere anche
tra cattolici, retti e sinceri, delle divergenze. Quando ciò si verifichi, non
vengano mai meno la vicendevole considerazione, il reciproco rispetto e la buona
disposizione a individuare i punti di incontro per una azione tempestiva ed
efficace: non ci si logori in discussioni interminabili e, sotto il pretesto del
meglio e dell'ottimo, non si trascuri di compiere il bene che è possibile e
perciò doveroso.
(Mater et Magistra, n. 219)
28. La Chiesa non propone una propria filosofia
né canonizza una qualsiasi filosofia particolare a scapito di altre. La ragione
profonda di questa riservatezza sta nel fatto che la filosofia, anche quando
entra in rapporto con la teologia, deve procedere secondo i suoi metodi e le sue
regole; non vi sarebbe altrimenti garanzia che essa rimanga orientata verso la
verità e ad essa tenda con un processo razionalmente controllabile. Di poco
aiuto sarebbe una filosofia che non procedesse alla luce della ragione secondo
propri principi e specifiche metodologie. In fondo, la radice della autonomia di
cui gode la filosofia è da individuare nel fatto che la ragione è per sua natura
orientata alla verità ed è inoltre in se stessa fornita dei mezzi necessari per
raggiungerla. Una filosofia consapevole di questo suo "statuto costitutivo" non
può non rispettare anche le esigenze e le evidenze proprie della verità
rivelata.
(Fides et Ratio, n. 49)
29. La dottrina sociale della Chiesa si è sviluppata nel secolo diciannovesimo,
all'epoca dell'impatto del Vangelo con la moderna società industriale, le nuove
strutture della produzione dei beni di consumo, la sua nuova concezione della
società, dello Stato e dell'autorità, le sue nuove forme di lavoro e di
proprietà. Lo sviluppo della dottrina della Chiesa, in materia economica e
sociale, attesta il valore permanente dell'insegnamento della Chiesa e, ad un
tempo, il vero senso della sua Tradizione sempre viva e vitale (cf. CA, n. 3).
(CCC, n. 2421)
30. La dottrina sociale della Chiesa non è una
"terza via" tra capitalismo liberista e collettivismo marxista, e neppure una
possibile alternativa per altre soluzioni meno radicalmente contrapposte: essa
costituisce una categoria a sé. Non è neppure un'ideologia, ma l'accurata
formulazione dei risultati di un'attenta riflessione sulle complesse realtà
dell'esistenza dell'uomo, nella società e nel contesto internazionale, alla luce
della fede e della tradizione ecclesiale. Suo scopo principale è di interpretare
tali realtà, esaminandone la conformità o difformità con le linee
dell'insegnamento del Vangelo sull'uomo e sulla sua vocazione terrena e insieme
trascendente; per orientare, quindi, il comportamento cristiano. Essa
appartiene, perciò, non al campo dell'ideologia, ma della teologia e
specialmente della teologia morale.
(Sollicitudo Rei Socialis, n. 41)
31. Certo alla Chiesa non fu affidato l'ufficio
di guidare gli uomini ad una felicità solamente temporale e caduca, ma
all'eterno. Anzi "non vuole né deve la Chiesa senza giusta causa ingerirsi nella
direzione delle cose puramente umane" (Ubi Arcano Dei Consilio, n. 65). In
nessun modo però può rinunziare all'ufficio da Dio assegnatole, d'intervenire
con la sua autorità, non nelle cose tecniche, per le quali non ha né i mezzi
adatti né la missione di trattare, ma in tutto ciò che ha attinenza con la
morale. Infatti, in questa materia, il deposito della verità a Noi commesso da
Dio e il doveregravissimo impostoci di divulgare e di interpretare tutta la
legge morale ed anche di esigerne opportunamente ed inopportunamente
l'osservanza, sottopongono ed assoggettano al supremo Nostro giudizio tanto
l'ordine sociale, quanto l'economico.
(Quadragesimo Anno, n. 41)
32. La dottrina sociale oggi specialmente mira
all'uomo, in quanto inserito nella complessa rete di relazioni delle società
moderne. Le scienze umane e la filosofia sono di aiuto per interpretare la
centralità dell'uomo dentro la società e per metterlo in grado di capir meglio
se stesso, in quanto "essere sociale". Soltanto la fede, però, gli rivela
pienamente la sua identità vera, e proprio da essa prende avvio la dottrina
sociale della Chiesa, la quale, valendosi di tutti gli apporti delle scienze e
della filosofia, si propone di assistere l'uomo nel cammino della salvezza.
(Centesimus Annus, n. 54)
V. EVANGELIZZAZIONE E INSEGNAMENTO SOCIALE DELLA CHIESA
33. La "nuova evangelizzazione", di cui il mondo
moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare
tra le sue componenti essenziali l'annuncio della dottrina sociale della Chiesa,
idonea tuttora, come ai tempi di Leone XIII, a indicare la retta via per
rispondere alle grandi sfide dell'età contemporanea, mentre cresce il discredito
delle ideologie. Come allora, bisogna ripetere che non c'è vera soluzione della
"questione sociale" fuori del Vangelo e che, d'altra parte, le "cose nuove"
possono trovare in esso il loro spazio di verità e la dovuta impostazione
morale.
(Centesimus Annus, n. 5)
34. Quello che conta, qui come in ogni settore della vita Cristiana, è la
consapevolezza che viene dalla fede, dalla certezza che non siamo noi ad essere
i principali operatori della missione della Chiesa, ma Gesù Cristo ed il suo
spirito. Noi siamo solo collaboratori, e quando noi abbiamo fatto quanto potuto,
dobbiamo dire: "Noi siamo umili servi; abbiamo solo fatto il nostro dovere" (Lc
17, 10).
(Redemptoris Missio, n. 59)
35. Intendo ora proporre una "rilettura"
dell'Enciclica leoniana, invitando a "guardare indietro", al suo testo stesso
per scoprire nuovamente la ricchezza dei principi fondamentali, in essa
formulati, per la soluzione della questione operaia.... Così facendo, sarà
confermato non solo il permanente valore di tale insegnamento, ma si manifesterà
anche il vero senso della Tradizione della Chiesa, la quale, sempre viva e
vitale, costruisce sopra il fondamento posto dai nostri padri nella fede e,
segnatamente, sopra quel che gli "apostoli trasmisero alla Chiesa" (Sant'
Ireneo, Adversus Haereses, I, 10) in nome di Gesù Cristo, il fondamento "che
nessuno può sostituire" (cf. 1 Cor 3, 11).
(Centesimus Annus, n. 3)
36. La presentazione del messaggio evangelico non
è per la Chiesa un contributo facoltativo: è il dovere che le incombe per
mandato del Signore Gesù, affinché gli uomini possano credere ed essere salvati.
Sì, questo messaggio è necessario. È unico. È insostituibile. Non sopporta né
indifferenza, né sincretismi, né accomodamenti.
(Evangelii Nuntiandi, n. 5)
37. Siamo mandati: essere al servizio della vita
non è per noi un vanto, ma un dovere, che nasce dalla coscienza di essere "il
popolo che Dio si è acquistato perché proclami le sue opere meravigliose" (cf 1
Pt 2, 9). Nel nostro cammino ci guida e ci sostiene la legge dell'amore: è
l'amore di cui è sorgente e modello il Figlio di Dio fatto uomo, che "morendo ha
dato la vita al mondo" (cf. Messale Romano, Preghiera Prima della Comunione).
Siamo mandati come popolo. L'impegno a servizio della vita grava su tutti e su
ciascuno. E una responsabilità propriamente "ecclesiale", che esige l'azione
concertata e generosa di tutti i membri e di tutte le articolazioni della
comunità cristiana. Il compito comunitario però non elimina né diminuisce la
responsabilità della singola persona, alla quale è rivolto il comando del
Signore a "farsi prossimo" di ogni uomo: "Va' e anche tu fa' lo stesso" (Lc 10,
37).
(Evangelium Vitae, n. 79)
38. Tutti insieme sentiamo il dovere di
annunciare il Vangelo della vita, di celebrarlo nella liturgia e nell'intera
esistenza, di servirlo con le diverse iniziative e strutture di sostegno e di
promozione.
(Evangelium Vitae, n. 79)
Fonte : www.thesocialagenda.org/italiano/articolo1.htm