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Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| RELIGIONE : opere sacre : Santuario Santa Maria delle Grazie : il culto della Vergine delle Grazie in Monza , di Alessio Varisco |
SANTUARIO SANTA MARIA DELLE GRAZIE
Il culto della Vergine delle Grazie in Monza
di Alessio varisco
Santuario di Santa Maria delle Grazie , Monza .
Indice
1.1. LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA
1.2. TIPO E PROVENIENZA DEI PELLEGRINI
2. DEVOZIONE A CUI E’ LEGATO:
3. STORIA DEL SANTUARIO E SUA DESCRIZIONE
4. IDENTIFICAZIONE DEGLI ELEMENTI ARTISTICI CHE TESTIMONIANO LA DEVOZIONE SPECIFICA
5. RIFERIMENTI ARTISTICI ALLA MEDESIMA DEVOZIONE PRESENTI FUORI DAL SANTUARIO MONZESE
Bibliografia essenziale
1.1. LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA
Il Santuario di
Santa Maria delle
Grazie in Monza
è localizzato nella parte settentrionale della città in
prossimità del
Fiume Lambro
a circa mezzo miglio dal
Duomo e
dall’Arengo Municipale
appena fuori dalle mura,
esterno alla vecchia
Porta Grado.
Anticamente il sito era contraddistinto da un
ponticello di legno
che per ben due secoli servirà ai frati per far arrivare
i pellegrini e quel ponte è un po’ il simulacro, il
simbolo dell’attaccamento dei
monzesi e della predilezione per il culto alla Madre di Dio.
Ma come avvenne la fondazione e la erezione di un
Santuario mariano in ambito monzese, custodito dai Frati Minori, discepoli della
Regula Francisci? La
decisione si deve alla predicazione di
CORRADO DA PADOVA
discepolo prediletto di San
BERNARDINO DA SIENA.
Il Beato venne a predicare in periodo
quaresimale; tale e vigoroso fu il suo insegnamento che i monzesi sentirono il
bisogno di avere nel loro comune una riserva spirituale
francescana. Il
notaio GIOVANNI CRISTOFORO
DEGANI
così scrive,
testimone oculare de/fatto, il giorno 14
ottobre dell ‘anno dei
Signore 1467
riferendosi alla predicazione del ’62.
Nel maggio del 1462 alcuni
delegati monzesi si recano a Novara per
assistere all ‘elezione
del Ministro Provinciale dell ‘Ordine dei Frati
Minori.
Con attenzione,
il nuovo eletto, accoglie favorevolmente la richiesta dei monzesi di aprire una
comunità di francescani. Unica “condicio”
che al fianco della chiesa dei frati costruissero un convento che potesse
accoglierli (dunque il Provinciale desidera un luogo per la preghiera e uno per
dormire).
Chiesto e concesso si iniziò subito a costruire il
convento e la chiesa; e viene anche concesso un orto.
«L’anno 1463 alli 8 mese di settembre
si pose la prima pietra fondamentale e
si principiò la fabbrica della Chiesa con grande
concorso di popolo, in questo sito disegnato a piacere dal
Padre Vicario Provinciale ANTONIO DA VERCELLI
e Frati Minori Osservanti secondo li patti fatti con la comunità de
Monza».
Il terreno deputato al nuovo insediamento, all’origine, misura dieci pertiche ed
è ubicato appena al di là di Porta Grado su dì uno
slargo ombreggiato di alberi secolari rialzato qualche metro dal fiume che ogni
tanto esondava senza però far danni, benedicendo -anzi- la ricca terra
brianzola. Doveva essere un fiume ancora chiaro e
non inquinato dalle tintorie della Brianza e molto pescoso.
I Frati Minori
in Monza rimasero i custodi della
Venerata Immagine della Vergine delle
Grazie,
della cui la cui tela analizzeremo
i contenuti iconografici e le tecnica dì composizione più approfonditamente
durante lo svolgimento della trattazione.
1.2. TIPO E PROVENIENZA DEI PELLEGRINI
Un altro dato da porre in risalto è la tipologia e la allocazione, o meglio il bacino d’utenza, dei pellegrini che si recano in visita al Santuario de/la Madonna delle Grazie di Monza. Per gran parte sono certamente, e numerosissimi, i cittadini monzesi.
Molti, però, sono anche gli abitanti dei paeselli vicini a Monza.
Provenienza dunque interna ed esterna il comune, dai molti centri dell’hinterland monzese e dell’estrema periferia settentrionale milanese. I numerosi pellegrini accorrevano alla Madonna delle Grazie per ottenere dalla Madre di Dio la “grazia” e chiedevano la Sua Intercessione presso Dio; alla richiesta di aiuto seguiva la risposta di amore.
Tantissimi gli
ex voto ad oggi presenti al fianco del corridoio del
Santuario a dimostrazione della pioggia di grazie. Tantissimi sono i quadretti
che, taluni a torto ritengono “ingenui di un’espressione prettamente religiosa”,
certamente rappresentano una “pietà popolare”, o meglio, una
iconografia popolare.
Anticamente le pareti dovevano essere un tripudio di piccoli capolavori che la
soppressione napoleonica, l’abbandono, la successiva spoliazione e
l’incendio di fine Ottocento hanno fatalmente
cancellato le numerose testimonianze ed i fumetti sacri.
L’incendio -cui si fa riferimento- sviluppatosi il 17 settembre 1893 scoppiato
alle quattro del mattino, alimentato da 5500
quintali di fieno e durato tutto il giorno distrugge gran parte del
complesso claustrale.
«Quanto poi questa Sovrana Regina sij sempre fiorita in miracoli, e quanti favori, e gratie abbi ella comparito a suoi devoti ne fa veridico testimonio tutta questa Chiesa detta perciò delle Grazie; dal pavimento sin all’alto soffitto, nelle sue pareti occhi, mammelle, bracci, piedi di cera, bambini interi in plastica, coltelli, armi da fuoco, sevozzole, vesti, camicie, candele, ed altri donativi, in segno di gratitudine appese». (padre Burocco)
2. DEVOZIONE A CUI E’ LEGATO:
Immagine della Vergine delle Grazie di Monza (MI)
Il Santuario
delle Grazie in Monza sorge per volere di una popolazione e per l’amore al culto
di Maria tipico della Regola Francescana (si pensi alla
Valli Lombarde e ai numerosi conventi e chiese dedicate a Maria e rette
da francescani che poi hanno visto -nei secoli per alcuni di questi- il
passaggio all’Ordine dei Cappuccini, un esempio il Santuario della Santissima
Annunciata di Cogno per la struttura del transetto e
la dedicazione alla Vergine, in ambiente camuno).
Il presente è uno dei più antichi e sopravvissuto,
nonostante le difficoltà, alla celebrazione del culto alla Vergine. Ritroviamo
simili complessi con la medesima dedicazione e ne
analizzeremo al 5° punto, il Santuario di
Santa Maria delle Grazie a Bellinzona) ove gli affreschi e le
decorazioni sono a tutt’oggi sopravvissuti e ci
danno un esempio di come avrebbero dovuto essere gli interni.
Il complesso è deputato alla Madonna delle
Grazie, cioè a Colei che intercede per noi presso il
Figlio del Padre.
Si deve notare che leggende particolari non sono legate al sorgere del complesso francescano s non un impegno a percorrere questa vita da parte dei “pragmaticissimi” monzesi in compagnia spirituale dei frati questuanti dell’Ordine di San Francesco. Un impegno che rende onore al desiderio di modificare le grettezze dei cuori. Forse questo il più grande miracolo che supera il lago di leggende che potrebbero sorgere in altri luoghi.
L’unica grande “fabula” che ritrovo conducendo un’analisi storica di confronto su i testi di storia del Convento e sulle Cronache, la più interessante che svilupperà (al 4° punto), è certamente quella del doppio autore della Sacra Immagine; la tradizione popolare dice che sia stato eseguito su un cartone dipinto da un angelo
Paganesimo e fanatismo estremi, ad un tempo, sono il binomio della devozione dei pellegrini della Madonna delle Grazie di Monza. Bisogna però ricordare che:
a) i Santuari Mariani sono mete ininterrotte di fedeli, il cui afflusso aumenta al perdere del senso nell’uomo moderno (vedi l’aumento negli ultimi anni);
b) ai templi della Vergine si prega incessantemente e, tante volte, ci
si “ri-accosta” a Dio, o meglio, sono i luoghi in cui
si ritrova (o forse “si ri-appropria”) la Fede, anche per chiedere la “grazia”.
Per ritornare alla nostra introduzione potremmo ora dire che il “ponte” è
certamente a livello cristologico
Gesù mentre a livello più immediato è la
Ma la fede trova la sua forza proprio in quei
manufatti che anticamente addobbavano i corridoi della Chiesa delle Grazie.
La fede si esplica, anche, nella luce di quei lumini
accesi dinanzi alla Icona
dell’Annunciazione di Maria,
qui celebrata.
Oggi le tavolette dipinte, dal miracolato in segno di devozione, sono sostituite
da istantanee o fotografie: eterne vicende in cui la Madre di Dio è venuta a
soccorrere i suoi figli. Cuoricini di metallo,
simulacri silenziosi,
ma non altrettanto eloquenti, di “grazie” concesse da Dio.
Ogni immagine ha la sua storia, come un tempo, che solo il Padre conosce come
l’intenzione degli
inginocchiatoi “scavati”
conservati nelle stanze per i colloqui che custodiscono il
mistero di generazioni legate indissolubilmente all’Amore per la Madre
Santissima. Tanti misteri che si sommano a quello della
Theotokos
ed alla
Annunciazione rappresentata nella
Venerata Immagine della Madonna delle Grazie
di Monza.
I fedeli che entrano, a centinaia anche nei giorni
feriali, lo fanno per partecipare alle Celebrazioni
Liturgiche ma per gran parte animano col loro silenzio orante, molto
“pregno”, l’altare maggiore che contiene l’Immagine della Vergine.
«Questa devozione singolare fu dagli antichi
trasferita anche nei posteri,
visitandola moltissime persone ogni giorno, anche in tempi disastrosi, e
facendogli frequenti Processioni, massime in questo tempo di siccità, pioggia,
mortalità, o altri travagli, venendo devotamente a riverirla e supplicarla il
Clero Secolare, e Regolare, Confraternite, e li Signori
Regenti della Comunità per esporne li bisogni e riportarne il sollievo, e
veramente a gloria d’iddio per lo più l’ottengono».
(Bigliani)
Ora, sorpassando le “questioni teologiche” e
rispetto agli interessi rivendicati dai più (“legittimità e liceità di buona
pratica”, competenza del moralista), non resta che dire, come riferisce il
BIGLIANI,
è
nieta
continua di nunzerosissirni pellegrini.
Per questo motivo il cardinale
arcivescovo di Milano il 23
maggio 1937 pone sul capo della Madonna la corona d’oro ed i cronisti dell’epoca
riferiscono che la partecipazione fu grandiosa (cittadinanza ed autorità
politiche e religiose).
Una folla di migliaia di persone che ancora oggi durante l’annuale festa della
Celebrazione dell’Annunciazione, del
25
marzo, gremiscono il Santuario, il piazzale e le vie
adiacenti, interrotte al traffico.
Le genti della Brianza e di Monza creano, negli ultimi anni, interminabili
colonne di auto nei quartieri limitrofi. Il santuario
è bersagliato automobilisti, ciclisti, tutti uniti da un comune denominatore la
fede. Animano il Santuario con preghiere, canti ed in questi giorni impera la
luce dei lumini, rosseggiante, che scalda gli interni della chiesa.
In questa data i
fedeli pregano e molti si avvicinano (la grazia è quei
tanti che annualmente si “ri-avvicinano”), al Sacramento della Riconciliazione
nell’atrio di un ex-chiostro adibito a Penitenzieria
e poi colle loro candele esprimono la riconoscenza alla Madonna delle Grazie; si
accostano poi alla Eucaristia e
“Anzi per haverla più vicina nelle
sue premurose urgenze, quasi in ciascuna
casa riverente sì conserva il Suo Santo
Ritratto, S.ampato da
GIovANNI BEL TRAMINO in Milano l’anno
1650, ed in grande rame che si conservano in Sagrestia.
In breve, una storia che non muta e che si ripete a dispetto degli anni che passano piena di quell’amore vero per la Vergine dispensatrice di Grazie.
3.1. STORIA DEL SANTUARIO E SUA DESCRIZIONE
«
Illustrissima et begnissima Madonna, exponemmo a Vostra Excellentia li devoti ad Dio orativi frati minori de Sancto Francisco de observantia che como Vostra Excellentia è informata hano principiato nel borgo di Porta di Gradi de la Vostra terra de Monza di fare uno monasterio ad honorem de Dio e de la sua Devotissima Matre soto il nome de SANTA MARIA DE LE GRATIE. Li dicti frati sive monastero havesseno bisogno de la br cusina et hancora per irrigare seu adaquare il suo zardino».
Alla Duchessa di Milano,
BIANcA
MARIA VIscoNTI, i
Frati di Monza inviano una
richiesta di
utilizzo delle acque dei Fiume Lambro per approvigionarsi,
mediante una
roggia,
dell’acqua
necessaria alla cucina, lavanderia ed orti, assolvendo così alle necessità della
Comunità. La risposta venne subito il 1° febbraio 1464.
Il 27 marzo 1505 il re di Francia, e duca di Milano,
LUDOVICO XII
concede altresì il Diritto di
pescaggione
et ogni diritto nel Fiume Lambro dalla chiusa sopra
Vainegra
sino al ponte inclusive.
ebbero
sempre il possesso dì detta Pescagione
sino all’anno 1649 quando essendo fatto
Conte di Monza il Signor GIOVANNIBATTISTA
DURINO intentò di levarli il possesso et
havendo li Frati voluto fra pescare, d’ordine l’istesso
Signor Conte furono “precessati
dal Capitano di Monza “.
(padre
BURocco,)
I francescani, ribellandosi a questo sopruso,
ricorrono al Senato di Milano che
proclama la
liceità del diritto
loro concesso dal regnate francese
e ne
perpetua la validità.
Tutte queste note storiche servono a rappresentare la
molteplicità dì funzioni che stanno dietro la costruzione di una struttura che
nel tempo ha subito
numerose e continue modifiche.
In breve, la storia dalla nascita sino all’atto di morte ad opera di NAPOLEONE
Santuario Madonna delle Grazie , interno .
La prima pietra
viene
posta l’8 settembre 1463,
Festa della Natività di Maria,
ed il 18 ottobre 1467 a lavori non ancora ultimati i
francescani entrano in possesso del santuario iniziando le “tournate”
liturgiche.
NeI 1579 a poco più di cent’anni
dall’erezione del tempio per alti meriti spirituali ed in quanto meta
privilegiata dei pellegrini lombardi, il
Papa
GREGORIO XIII
dichiara l’altare che custodisce la
Veneratissima Immagine della
Madonna delle Grazie “Altare Privilegiato”
Solo però nel
1621
dall’altare del Coro
viene
trasferita la tela
dell
‘Annunciazione
a quello
maggiore
per consentire così ai pellegrini che arrivano sempre
numerosissimi ed in crescita esponenziale una migliore fruizione.
Notevoli migliorie all’impianto caratteristico, ad unica navata con corridoi
laterali e quattro chiostri, di cui solo uno rimane oggi integro, si susseguono
nel corso degli anni. Il Seicento è forse il secolo in cui numerosi e massicci
interventi completano con
gusto barocco
uno “stile architettonico lombardo” ancor oggi ben
conservato ed a noi visibile.
Ad una tipologia
caratteristica di una classica struttura lombarda con mattoni a vista, a
facciata senza rosone con tre aperture e tre porte di
accesso di cui quella centrale più ampia
sovrastato un altorilievo
(istoriante la
Vergine attorniata da due francescani)
si aggiungono notevoli “aggiunte” estranee alla tipologia
iniziale.
Una di queste il porticato a cinque arcate fatto erigere nel
1632 sulle facciate della chiesa per poter riparare dalla pioggia i pellegrini.
Ma per affermare l’indipendenza del convento e per fabbricare telati per le vesti dei francescani di Lombardia e per i numerosi figli di Francesco insediati in Monza, al fianco della chiesa sì iniziano nel 1649 i lavori di costruzione degli ambienti della Filanda.
Quest’oggi quel lanificio è adibito a sede di iniziative culturali e si conserva inalterato, nonostante la vicinanza per ovvie ragioni al fiume Lambro e la conseguente umidità, che ha compromesso alcune parti del portale in arenaria sovrastato da un affresco della Vergine.
L’interno per
gran parte in mattoni è molto caldo con copertura a vela al piano terra,
superiormente vi è la sala conferenze ed una cappella per i fedeli che
transitano nella foresteria per
esercizi spirituali.
Ulteriori
migliorie si abbisognavano. La maggiore è la costruzione dì un
ponte
che potesse unire il Santuario
con facilità a motivo del costante afflusso dì malati.
Così nel 1683 in
sostituzione della primitiva passerella
in legno
viene costruito un ponte
in pietra.
Un ponte nuovo, comodo e percorribile e così la
cittadinanza si tassa di ben ottanta lire imperiali a testa per poterlo
realizzare e per espandere dì
ventotto
pertiche
il fondo dei francescani attorno al Convento.
All’inizio di questo nel 1722 è posta una colonna sormontata da una croce per
indicare l’inizio della zona sacra dedicata alla Madonna delle Grazie.
Un’altra miglioria è rappresentata dalla apertura al convento operata nel XVIII secolo per consentire l’accesso dal porticato; un portale di chiaro gusto barocco a decorazioni floreali anch’esso, come il portale della Filanda, rovinato nella parte terminale.
A coronamento
del cortile nel 1766, per una catechesi dei pellegrini,
vengono costruite le quattordici santelle della
Via Crucis
dal pittore monzese
FEDERICO FERRARIO
affrescate con episodi della
Passione di Gesù.
Verso la fine del Settecento il convento aveva raggiunto
la sua massima estensione poiché doveva far posto
agli studenti francescani della scuola di teologia. Negli stessi anni in Francia
si scatenava al grido
“liberté,
fraternité,
égalité!”
una rivoluzione anche culturale ed ideologica.
Arriviamo al
25
aprile 1810 quando
NAPOLEONE BONAPARTE
emana l’Ordine
di confisca
e espulsione dei religiosi dalle chiese e
dai conventi
per poterle depauperare al fine di mantenere la “guerre”.
A Monza detto Editto trova l’applicazione per la nostra chiesa solo
l’11 maggio 1810, quando al Padre Guardiano
l’Ufficiale del demanio “in nome del popolo” viene ad intimare lo sgombero entro
ventiquattro ore e a disporre la confisca dei beni custoditi dai francescani.
I frati celebrano l’ultima messa dinanzi la Venerata Immagine in canto
«Con questo giorno - scrive il Guardiano sul Registro delle Messe seguito dalle firme di tutti i suoi frati - in cui resta soppresso il convento in esecuzione del Reale ed Imperiale Decreto del giorno 25 prossimo scaduto Aprile, resta chiuso il Registro.
Uscendo in silenzio si dispersero qua e là cercando di vivere la vita francescana in attesa di migliori tempi».
Don Antonio Sala, Parroco di San
Gerardo, insieme all’Arciprete di Monza
Mons.
PIETRO
CRUGNOLA
pensarono
alla
Sacra Icona.
Il 16 giugno dello stesso anno la acquistarono per ben Duecento Lire Italiane, diversi milioni, per porla nella Sagrestia di san Giovanni Battista e poi nei quartiere “Isola” nell’appena eretta Santa Maria Grazie Nuove.
Il santuario non venne mai del tutto abbandonato nonostante la chiusura ed il depauperamento rimane sempre nel cuore dei monzesi, soprattutto la domenica ed il venerdì di Pasqua, essi continuano a recarsi alla Via Crucis, esterna, a pregare davanti alle santelle.
Ma alla fine dell’Ottocento un fulmine di un furioso temporale squarcia un albero in due che cade su due stazioni. Fu questa l’occasione per stroncare l’afflusso dei fedeli.
Nel 1897 un ingegnere della Real Casa, forse mosso da livore anticlericale, ordinò che fossero demolite le altre dieci. Se ne salvarono solo due incorporate nella parete esterna del Santuario.
L’interno della chiesa e gli annessi locali erano devastati, le tombe dei frati manomesse e la navata trasformata in un magazzino per il foraggio dei cavalli delle scuderie della Casa Savoia, tenute nell’ala Sud della Villa Reale.
La distruzione venne il 17 settembre dell’anno 1893. Dall’alba sino a sera
inoltrata le colonne dì fuoco non accennerò a
diminuire alimentate da ben 5500 quintali di fieno.
Il rogo distrusse tutti gli affreschi, gli
stalli del coro del quattrocento e gli ultimi quadri rimasti al muro, scampati
alle razzie napoleoniche.
UMBERTO
I
si reca in visita con il
Ministro RATTAZZI
ed altri membri della Real
Casa.
Il prestigioso complesso doveva essere loro visibile
quale un cumulo malinconico di pietre bruciate, un rudere abitato da gatti
selvatici e topi, infestato dall’umidità del vicino fiume Lambro.
Trent’anni di abbandono
sino al 1928 allorquando
i ‘architetto
LUIGI BARTESAGHI,
appassionato di storia e di conservazione del
patrimonio, inizia a pubblicare sul
“Giornale di Monza”
diversi
editoriali
tesi a sottolineare la necessità di un restauro e
conseguente ritorno dei francescani. Il 27 marzo 1930, a seguito delle reiterate
richieste della Curia dei Frati Minori di
Lombardia
e della campagna di
sensibilizzazione operata dal “Giornale di
Monza”,
viene
emanato un
Regio Decreto
che sancisce
«La cessione ai Frati Minori di Lombardia della loro chiesa delle Grazie Vecchie perché si riaprisse al culto».
Incominciano le raccolte di fondi per il riscatto e a ritmo incessante e
febbrile per mano di due frati muratori,
Fra’
COSTANTE CHIODINI
e
Fra’
VIVALDO ROLFI,
che alternavano la mazzuola
alla corona del Rosario, entro l’8 dicembre 1931 risistemano il complesso.
L’Immagine Veneratissima della Beata Vergine
viene riposta nella sua originaria chiesa dopo più di
un secolo.
Nel 1936 la colonna con la croce che si trova all’inizio del ponte viene collocata al centro del giardino in mezzo all’area occupata dalle santelle della Via Crucis.
In qualita di Delegato del Pontefice, PIO XI, il Cardinal ILDEFONSO SCHUSTER il 23 maggio 1937 incorona la Madonna delle Grazie di Monza.
A coronamento degli interni ristrutturati, e per rendere omaggio
agli esecutori, da poco più di dieci anni dalla riapertura l’Arcivescovo di
Milano, il
Cardinal
SCHUSTER,
benedice il
concerto di
cinque
campane
il 14 marzo 1946 ed il giorno successivo celebra la
solenne
consacrazione dell’Altare Maggiore
opera di
GIOVANNI
Muzio,
Accademico d’Italia (custodente la tela della
Vergine). La restituzione ai frati del Convento della porzione
di terra a ridosso del Parco Reale è portata a
termine dal paziente
Padre
GEREMIA CANTONI
da Olcio.
La
Corte dei
Conti
il 22 novembre 1952 da’
l’approvazione
di conformità
dopo il parere conforme
dei tre ministeri e ne registra il passaggio di proprietà.
Le dodici edicole della Via Crucis demolite nel 1897 vengono ricostruite dove e come erano nel 1939 e lo scultore di Cremona DANTE RUFFINI, nel 1956, ornata con altorilievi di cotto.
Nel 1987 i Vescovi lombardi scelgono il Santuario delle Grazie di Monza quale sede per ottenere l’indulgenza plenaria a seguito della proclamazione dell’anno mariano 198 7-1988 dal Papa Giovanni Paolo P.p. II.
Nel gennaio 1999 è stato reso noto dall’Arcivescovo di Milano, CARLO MARIA Card. MARTINI che il Santuario delle Grazie di Monza è “meta illustre dei pellegrini per il Grande Giubileo” e perciò l’ha insignito del titolo di Chiesa Giubilare della Zona Decanale di Monza insieme a San Giovanni Battista, Duomo di Monza e San Vincenzo di Galliano a Cantù.
4. IDENTIFICAZIONE DEGLI ELEMENTI ARTISTICI CHE TESTIMONIANO LA DEVOZIONE SPECIFICA
«Quale poi fusse o sij la vera Immagine della Beatissima Vergine che sin dal principio del Convento (...) veniva riverita sotto il titolo delle Grazie (...) io non ardisco il dirlo».
Il cronista Burocco ci introduce nella analisi della devozione specifica praticata nel Santuario delle Grazie, Madre di Dio e Madre Nostra.
Sembrerebbe che, è d’obbligo il condizionale perchè non vi sono molti elementi validi che possano smentire, prima della Vergine delle Grazie, in santuario, se ne venerasse un’altra di cui non abbiamo, però, tracce.
«Ma sia come si voglia -dice il Burocco- cioè che onjuno la pensi come voglia (…)».
Il soggetto dipinto nell’immagine da noi venerata raffigura una dolcissima Vergine Maria, simile al volto della Regina Teodolinda, della Cappella di San Giovanni Battista in Monza.
Una tela dipinta a “guazzo”, una pittura fatta con colori stemperati e mescolati con gomma arabica o gomma. Gli esperti di storia dell’arte fissano la stesura dell’Annunciazione di Monza, nel XV secolo, quando viene edificato il Santuario. Una leggenda narra che due sono gli autori materiali: uno ha eseguito il volto della Vergine, l’altro il vestito ed il resto dell’opera. Pura leggenda, in quanto il manufatto evidenzia una sola mano sebbene piuttosto originale.
Un’altra tradizione vuole che il quadro fosse il dono del Beato DAMIANO CARRARA DA PADOVA, molto tempo prima della erezione della Casa delle Grazie.
La composizione del guazzo dipinto su tela è estremamente pacifica e commovente, serafica e piena di spirito francescano.
A destra della Madonna in ginocchio che prega e medita, a sinistra l’Angelo Gabriele che inchinatosi cosi prega
“Ave Maria, Gratia Piena”.
La frase è dipinta in oro, in caratteri gotici ed è divisa a metà. L’ “Ave Maria”
pare uscire dalla bocca dell’Angelo sceso ad annunciare ed il “Gratia
Piena” è posto al fianco del Volto di Maria a
sottolineare la Maternità di Dio.
Entrambe le figure sono poste sotto un’architettura quattrocentesca stilizzate; in fuga prospettica (con ben due punti di fuga), e dietro il fondale è completato dalla natura: un cielo azzurro trapuntato di stelle dorate, segno ed anticipazione di
«Una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle» (Apocalisse 12,1)
(allusione alla Chiesa, Madre dei fedeli). I colli
punteggiati di verdi pascoli, da case, chiesette e cittadelle turrite
custodite entro le loro mura di difesa, ai piedi del
paesaggio un bosco ombroso di alberi.
Nell’indicazione del pittore il paesaggio ha un’intenzione precisa: l’anello di
colore biancastroargenteo è il Fiume Lambro che
scende nella terra dei monzesi
«proprio appena al dì qua della curva si intravede una chiesuola ed è il Santuario delle Grazie -scrive Padre FILIBERTO OFM autore di una guida al santuario- quella serie di alberi ombrosi poi non è niente altro che il Parco di Monza con la muraglia di cinta».
Mi sia concessa questa notazione critica a margine di quanto testé enunciato dallo storiografo francescano. Quest’ultima “Selva” -utilizzo questo termine che designa per i Frati Minori Conventuali di Assisi il “Bosco” (dal latino appunto “Selva”) che attornia il Sacro Convento di San Francesco- non può certo essere il Regio Parco Sabaudo, iniziato da un progetto del PIERMARINI risalente alla seconda metà del Settecento, succeduto da un intervento di architettura del paesaggio di stile anglosassone in quanto “U-topico” scenario di green-town all’italiana. Orbene esaltando peraltro la preziosità di qualsivoglia pubblicazione, tesa alla rivalutazione della storia di un santuario, rimane l’improponibile interpretazione dell’iconografia della Vergine di Monza che ben si spinge oltre le leggende testé menzionate. Il Parco di Monza, o meglio l’area limitrofa, i Giardini della Imperiale Villa di Monza nasce per volere di FERDINANDO D’AUSTRIA, poi sarà completato dai francesi ed infine il Parco, la seconda opera di ingegneria del paesaggio iniziata prima della dominazione francese, diviene “Reale Tenuta di Caccia” della Casa Savoia. Lo storiografo francescano farebbe bene a documentarsi di più e a prendere più in considerazione la storia dello sviluppo urbano di Monza.
Il vestito dell’Angelo ben rende, la stola svolazzante ed il panneggio compresso e riempito dall’aria, la Discesa dal Paradiso. La stola della Madonna è un morbido mantello azzurro chiaro a ricami tipici, dal gusto gotico internazionale a ornamenti stellari, dal contrasto lapislazzuli-oro. Il Volto della Venerata Effigie è illuminato da un raggio che scende dall’alto, punto focale del dipinto.
I lineamenti
della Vergine sono delicati ma semplici, non eccessivamente raffinati. Lo
sguardo pudico con le palpebre abbassate è lo stesso delle ragazze lombarde.
Serena riflette, fulgida di bellezza, dai capelli castani chiari raccolti
attorno alla nuca, non ricoperti dal velo; di colore verde, con un tocco di
femminilità appena accennato a far da accordo cromatico per l’azzurro mantello.
A detta di molti un’opera appartenente alla cosiddetta “arte povera”,
cioè “popolare”, scevra da virtuosismi e grandi
provocazioni estetiche.
«E’ un’arte -continua SABBADINI- della povera gente che nelle immagini, si apre all’affettuoso contatto col divino e trova la forza per andare avanti nella vita».
Nel 1810 l’Arciprete di Monza, Monsignor PIETRO CRUGNOLA, la compra il 10 giugno per collocarla in una stanza al fianco del Duomo.
Il
pellegrinaggio fu sempre intenso ed il luogo così angusto non consentiva un
afflusso di fedeli costretti ad attraversare la sagrestia, recando non pochi
disagi ai locali e all’amministrazione del culto nel Duomo.
Le
autorità sanitarie di Monza costruiscono
presso il quartiere “Isola”,
l’attuale Piazza Garibaldi, il
nuovo ospedale civile
in sostituzione di quello ormai fatiscente di San
Gerardino, limitrofo alla omonima chiesa adiacente il
Lambro.
Subito fu individuata la cappella del nosocomio per il trasferimento dell’immagine, la quale poteva così, senza difficoltà, essere venerata dagli ammalati.
Monsignor
CRUGNOLA
accetta, chiedendo però che la cappella
anziché interna
alla struttura ospedaliera fosse
esterna ed indipendente.
Con entusiasmo si iniziò a lavorare
raccogliendo sempre presso “i generosi e munifici cittadini” fondi per la
costruzione delle “Grazie Nuove”, ultimata in sette mesi. Nel 1811 per la
Festa dell’Annunciazione
la Chiesetta fu pronta per custodire ed adorare
l’Icona.
Pare impossibile, ma l’amore per la Madre di Dio riuscì
in meno di un anno a far erigere ai monzesi la Chiesetta di “Santa Maria delle
Grazie”. L’Arciprete pose, trasferendola, in un corridoio
della canonica della nuova chiesa.
La Festa della Traslazione iniziò il 24 marzo dopo il canto del vespro il Duomo
«La detta Sacra Immagine veniva portata da quattro sacerdoti in piviale, essendo stata elegantemente addobbata e posta in piedi sopra una piccola bara e fu pure ornata col Baldacchino. Quando si fu nella contrada di Porta Lambro si cantò i ‘Ave Maris Stella. Entrati in chiesa si collocò l’Immagine al suo luogo, indi fatta l’esposizione col Santissimo Sacramento si intonò da mons. Arciprete il Te Deum, indi il Tantum Ergo, e data la Benedizione si terminò in una solenne funzione. Non si può spiegare il giubilo che appariva su tutti i volti dei Monzesi per vedere nuovamente posta sugli altari la Venerata Immagine della loro Protettrice, per cui non si guardò la spesa per addobbare, ornare e magnificamente abbellire le loro case, dove essa doveva passare».
Centoventi anni dopo, sistemato il Santuario dei Francescani, tutto era pronto
per riaccogliere il ritorno della Sacra Icona Mariana dalla Chiesa delle Grazie
Nuove in “Isola” di Monza.
Già
l’8 novembre del 1931 la tela è trasferita dalla
minore chiesuola al Duomo.
Il mese successivo in occasione della Festa dell’Immacolata, l’8 dicembre,
l’Arcivescovo di Milano, il
Beato
ILDEFONSO SCHUSTER,
preceduto da una fiumana di frati
salmodianti e da tutto il clero locale in cotta e stola
partecipa e guida la solenne processione.
Di nuovo i molti fedeli poterono ripercorrere l’antica via interrotta, da ben centoventuno anni (da quando il Santuario passa al Demanio Statale con l’Editto di Soppressione emanato da Napoleone che decreta la soppressione delle chiese e dei conventi religiosi).
Così la gente, i tanti monzesi devoti a Maria, ripresero a passare le tre arcate sul Fiume Lambro, a pregare con i figli di San Francesco la Madonna delle Grazie.
6. RIFERIMENTI ARTISTICI ALLA MEDESIMA DEVOZIONE PRESENTI FUORI DAL SANTUARIO MONZESE
A livello
territoriale nel comprensorio monzese non ci sono analoghi esempi della medesima
devozione mariana.
Il più vicino “Tempio della Vergine delle Grazie” è al di fuori di detta zona;
si tratta del complesso della
Madonna delle
Grazie di Milano.
Sorto anch’esso nel Quattrocento, gestito dalla compagnia dei Domenicani, Ordine questuante come i Francescani diffusosi nell’alto medioevo, sull’attuale Corso Magenta.
Questo insediamento metropolitano vede uno sviluppo ben maggiore per afflusso di artisti esecutori del progetto e delle decorazioni.
La
realizzazione del progetto della cupola, ad opera
dell’urbinate
BRAMANTE,
segna una riforma dell’architettura nel Rinascimento e
traccia un typus ben preciso, di lì in poi
sviluppato in altri edifici sacri.
Il nucleo originale della chiesa è iniziato
dall’architetto
SOLARI.
Il progetto di massima prevede la pianta a tre navate, abside e transetto, facciata a capanna in stile lombardo con laterizi a vista.
L’inizio del
cantiere, narrano le Cronache dell’Archivio del Convento, è risalente
all’anno 1463. Nel 1492 l’ambizioso
Ludovico
IL
MORO,
signore di Milano,
chiama il
BRAMANTE il
quale interviene creando lo splendido abside e la grande tribuna interna
costruiti demolendo il preesistente abside e presbiterio.
I locali attigui la chiesa vengono realizzati insieme
al complesso e nel 1496 viene incaricato
LEONARDO DA VINCI
di dipingere il refettorio del Convento.
La grande opera testimonia un profondo studio dei caratteri, dei sentimenti e delle espressioni umane.
L’umidità del luogo, la sperimentazione delle tecniche (pigmenti a secco, affresco “leonardesco”, non propriamente consone alla perpetuità nel tempo hanno reso difficoltosa l’intera lettura dell’opera che oggi è stata finalmente restaurata e fissata dalla Professoressa PININ BRAMBILLA dopo un intervento di restauro in équipe durato per decenni.
Ad onor del vero anche il refettorio francescano di Monza, forse sulla scorta dell’esempio del capoluogo, attua un’affrescazione, postuma alla nascita del convento, a tema francescano anziché cristico. Nell’opera di Milano
del DA VINCI riscontriamo i caratteri di una cultura rinascimentale:Tornando al
culto, ad eccezione di quelli di Monza e Milano, troviamo un’ulteriore
Madonna delle
Grazie ma in comprensorio pavese, la Certosa gestita dai
monaci certosini.
Poì già
citata al punto 20 per la straordinaria somiglianza
architettonico-strutturale del transetto il
Santuario di
Santa Maria delle Grazie a Bellinzona
ove gli affreschi e le decorazioni, a
tutt’oggi sopravvissute, ci danno un esempio di come poteva essere anche
il nostro.
Il monumento monzese è l’avamposto per le popolazioni della Brianza, del
lecchese e comasco più raggiungibile, il più “francescano”, quello che più
rispecchia la gente semplice ma solida della ridente Brianza.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
• Padre
Burocco,
Descrittione del divoto
convento di Santa Maria delle Grazie dè Minori
Osservanti
- Fabbricato fuori delle
mura di Monza.
Biblioteca Ambrosiana.
• Bigliani
G., La Beata Vergine delle Grazie.
Brevi notizie storiche. Monza, 1880.
• Romagnom
N., Il Santuario della Vergine delle
Grazie e i Frati Minori di Monza. Monza 1944
• Mosconi A.,
I Francescani e la Madonna delle Grazie a Monza.
Edizioni Santuario Monza, Brescia 1972.
• Archivio storico fotografico del Convento O. F. M. di Monza.
FONTE : prof. Alessio Varisco , Designer - Art director Técne Art Studio, www.alessiovarisco.it