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  RUBRICHE AUTORI : Anna Rita Giardoni : Ragione, Fede e Verità Cristiana

 

OLTRE LA FRONTIERA AL DI LA’ DAL MARE:

LE RAGIONI DELLA FEDE ...

(Una “pecora” …. nell’arena del Forum”)

autore: Anna Rita Giardoni

Colorare Pecora

 

PREMESSA

Trovatolo di là dal mare, gli dissero: "Rabbì, quando sei venuto qua?". Gv 6: 25

Premetto che la mia fede non muove da un filosofare. E’ un dato di fatto che Dio non si può dimostrare, (altrimenti … non sarebbe Dio), è sempre….”al di là dal mare”.

Pertanto, il mio “argomentare”, non ha pretesa di volere essere insegnamento, la fede non muove da tutto ciò ma dall’incontro con Gesù che dà la consapevolezza che Dio ci ama e che solo amandolo lo si conosce. Solo dopo aver vissuto questo incontro ho sentito la necessità di dover approfondire le mie radici cristiane; ho compreso che bisogna cercare di rendere conto delle ragioni della nostra fede ed è questo lo scopo di questo scritto.

Questa ricerca è stata stimolata da 3 anni di confronto su un forum praticato da utenti con ideologie fortemente contrarie sia alla chiesa che al suo insegnamento. In questi 3 anni mi sono trovata a dibattere e dunque ad affrontare tantissimi temi di attualità; riflessioni che coinvolgono non solo la fede ma anche la responsabilità del credente che è chiamato ad essere testimone di ciò che l’Amore di Dio può compiere quando è accolto dall’uomo.

Tutte le informazioni; che ho raccolto, (scientifiche, storiche, epistemologiche ecc.) le ho sottoposte al vaglio della ragione ed è stato allora che ho scoperto che i due percorsi, quello della fede e quello della ragione, anche se distinti, camminano protesi verso la stessa meta, vero lo stesso confine “quello dell’oltre”: l’uomo per conoscere ha bisogno della fede.

"E' pur sempre una fede metafisica quella su cui riposa la nostra fede nella scienza -anche noi [...] atei ed antimetafisici- continuiamo a prendere il nostro fuoco dall'incendio che una fede millenaria ha acceso, quella fede cristiana che era anche la fede di Platone, per cui Dio è verità e la verità è divina."   Nietzsche, La gaia scienza

Questo è il ruolo della fede nei tempi moderni: che faccia quello che la fede da sola riesce a fare, raggiungere quello che invece né una persona, né una comunità, né uno Stato da soli né insieme potranno mai raggiungere. Rappresentare la verità di Dio, ma non quella limitata dalla fragilità umana o dagli interessi di uno Stato o, ancora, dalle abitudini transitorie di una comunità, ma per far sì che quella verità ci infonda l'umiltà, l'amore per il prossimo e la vera conoscenza che riesce veramente ad andare aldilà di ogni comprensione.”           Tony Blair dall'incontro del 27 agosto 2009 al Meeting di Rimini 

Si, sono “una pecora”…

Si, sono “una pecora”, facente parte del “gregge”. Una pecora bollata come “credulona” incapace di porsi delle domande, così difatti gli “intellettuali laicisti” considerano le pecore:“ad un gregge di creduloni si può dar da credere di tutto”. Questo in sostanza affermano “i lupi” di oggi che si credono sapienti e furbi. Ma “questa pecora” sente di dover e poter rendere testimonianza delle ragioni della propria fede.

L’uomo non è cambiato, ma ha accresciuto la sua conoscenza nel bene e nel male, pur mantenendo nella sua antropologia gli stessi pregi e difetti, ma il mondo si che è cambiato, si è, come si dice di tutto oggi, “globalizzato”. La comunicazione “vola” nell’etere, via cavo, via internet. Approfondire la fede oggi significa rendere conto delle ragioni della fede stessa, della sua verità nelle origini delle sue radici e darne testimonianza specialmente con la vita. Un cristiano non può astenersi da tutto ciò, Gesù stesso sapeva che ciò sarebbe accaduto: “Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere”. Lc 21, 13

Santa Caterina d'Alessandria fu una dei tanti cristiani chiamati a rispondere a difesa delle ragioni della fede in Gesù Cristo e lo fece talmente bene da convertire i suoi accusatori. Certo, quando si scrive c'è sempre il rischio di "filosofeggiare", la vera sapienza viene da Dio, ma la realtà e il confronto è proprio della nostra vita di cristiani: fare TUTTO in considerazione del TUTTO.

Ma l’accusa di creduloneria mossa oggi “alla pecora” non fa altro che mostrare quanta ignoranza c’è nei riguardi della fede in Gesù Cristo perché non tiene conto di una cosa essenziale; cioè che nel “gregge”, “la pecora” riconosce il Pastore, è unita a Lui e sa riconoscere la sua voce:

"Il pastore gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei» pertanto, se un “lupo” si spaccia per pastore “la pecora” se ne accorge, ne sente “la puzza” e se ne allontana, perché la voce del suo pastore è forte e chiara.

C’è da dire un’altra cosa sostanziale: questa voce non invita a credere tutto o al contrario di tutto ma invita a seguire il pastore giorno per giorno, e “la pecora” che lo ha incontrato, lo segue, si fida e confida in Lui perché sa che il suo pastore la ama e non la lascia sola, non la lascia sbranare dal lupo, ma l’attira a se per condurla alla vita.

Ma, partendo dal pre-concetto “che tanto la pecora è pecora” e dunque non ha difese se non nel proprio “recinto o gregge”, i furbissimi e presuntuosi lupi pensano che basta abbattergli il recinto (la chiesa) o tirarla fuori dal gregge e … voilà il gioco è fatto.

Ed ecco che nascono così le insinuazioni che diventano man mano veri e propri attacchi.

I lupi” (c’è da dire che tali bestiole non sono solo fuori dal gregge ma si annidano anche all’interno dello tesso gregge) affermano che le pecore sono state raggirate dai falsificatori, da quelli che nel forum un utente birichino chiamava benevolmente “quei Caproni Vaticani”: questa è una delle principali accuse mosse oggi alla chiesa.

I temi qui affrontati sono tutti di attualità, anche se a dire in vero la storia si ripete, perché a questi attacchi furono sottoposti subito anche gli apostoli sin dall’inizio dell’annuncio evangelico…

La ricerca dunque è stata vasta e ha spaziato in molti campi; dall’analisi delle nostre società, all’etica, alla ricerca scientifica, storica, antropologica ecc... Inoltre mi sono posta e ho posto delle domande alle quali ho cercato di dare delle risposte avvalendomi sempre del vaglio della ragione, di fronte alla fede che, nonostante i numerosi attacchi è e resta integra, e permane quale unico mezzo che permette di varcare quel confine… “oltre la frontiera, al di la del mare”.

dal Forum:

appena entrata nel Forum ho proposto questo interrogativo:

ma è obbligatorio scegliere di credere?”

L'esistenza di Dio non puoi nè provarla nè negarla: Pascal, che oltre ad essere un filosofo era anche un matematico, avrebbe detto siamo al 50% e 50%.O Dio esiste o Dio non esiste, ma noi comunque siamo invischiati.
Difatti dal momento che nasciamo ci troviamo come su un "treno", il treno della vita, non sappiamo da dove questo sia partito nè dove arriverà.
Molti si accontentano di trascorrere il tempo del viaggio senza porsi domande, altri invece, vogliono sapere da dove è partito e dove è diretto. Pascal diceva non si può non scegliere perchè il non scegliere è già una scelta.
Questa scelta è' una SCOMMESSA ma, NON E' UNA SCOMMESSA BANALE!

Se si vince si vince TUTTO. Se si perde non si perde nulla, ovvero se si scommette che Dio non esiste non si vince nulla ma, si perde TUTTO. Valutiamo i due casi...?”

UTENTE 1: Noi saliamo sul treno e facciamo il nostro viaggio: è un viaggio consapevole o è un viaggio "imposto"?
Se è un viaggio imposto: perché scegliere di credere o meno: tutto ci è imposto, quindi ci è imposto anche se credere o meno.
Se è consapevole, allora sappiamo il viaggio che stiamo facendo e quindi possiamo decidere se credere o meno. Io ci metterei anche la terza ipotesi: non scegliere non interessandoci dell'argomento. Tu la vedi come scelta, io potrei vederla come rassegnazione alla piccola vita umana che nulla può oltre l'umano. Ma siccome penso che io sono padrone del mio destino, penso che si scelga sempre riguardo le proprie convinzioni: si può anche scegliere un "non-dio"! Tu parti dal presupposto che la scelta debba riguardare "Dio", ma siamo sicuri che non ci sia altro? E perché sempre riguardo ad una divinità? Secondo me è perché l'uomo è piccolo e si sente solo di fronte all'università della spazio, del tempo e del luogo e quindi ha paura di quello che potrebbe essere e si crea un "dio" per pararsi le spalle.

ARGI: Sarebbe paradossalmente imposto se questo viaggio fosse fine a se stesso; proveniente da nulla e diretto verso il nulla, su un binario dove scorre inesorabilmente il tempo. Ma se questo treno è “un’apparire non da un “nulla” ma da una realtà diversa” quale materializzazione di questa realtà su un binario che dovrà ritrasformare questa materia “difettosa” in “non difettosa”, (scusa i termini semplicistici)? Non sono io a dire che tu hai fatto la tua scelta, ma è la non scelta in se che già è scelta: tra Si o NO non c’è un NI, ci può essere un FORSE, ma se c’è il FORSE , IL FORSE IMPLICA IL FATTORE VERIFICA. Comunque prima o poi la verifica è inevitabile volente o nolente. In questo senso sono d’accordo con te che sei “padrone del tuo destino”: puoi scegliere anche il NO, questa è l’altra ipotesi o ”scommessa” ma in questo caso ne convieni con me che comunque, se ciò fosse vero avresti perso TUTTO.

UTENTE 2: chiedi rispetto a coloro che credono!
perchè sono loro che solitamente non lo portano!
parlano di amore ,di dio.....di altre cazzate......e poi condannano il gay perchè diverso.
mi risulta che il vostro dio, parli di amore incondizionato verso tutte le creature eterosessuali.
Dio non parlava di ghettizzare i gay.......e nemmeno cristo.
ma la chiesa fa questo.
e anche i cattolici.

DLIN DLON ...è IN PARTENZA IL TRENO DIRETTO NELLA DIMENSIONE PARALLELA, CON DESTINAZIONE "?" ,CON PARTENZA DAL BINARIO "0".
SI PREGA I GENTILI VIAGGIATORI,DI PORTARE RISPETTO A TUTTI COLORO CHE NON CREDONO ....E LI PREGHIAMO INOLTRE DI NON DARE PER SCONTATO L'ESISTENZA DI COLUI CHE NON ESISTE,GRAZIE

ARGI: Il rispetto è innanzitutto lo dobbiamo a noi stessi. Nessuna condanna, perché questo Amore che tu hai nominato abbraccia tutti. La “condanna” è lo stato di sofferenza che ci fa percepire il distacco, la lontananza da questo Amore ma questa non è una condanna ma una scelta, una scelta libera; liberamente si sceglie di rifiutare l’abbraccio di “questo amore” perché si pensa di esserne giudicati, è questo che provoca il dolore, ma quando poi ci si lascia abbracciare, la gioia è grande! Si scopre che Chi ci abbraccia non giudica, ma è capace di accogliere la sofferenza dell’altro. Un abbraccio

UTENTE 3 Non è vero che non si perde NULLA. Pascal non teneva conto della QUALITA' DEL VIAGGIO. Il paragone dovrebbe essere questo.
Siamo su un treno, hai due possibilità: c'è chi passa tutto il viaggio con la testa fuori dal finestrino, senza curarsi di niente, cercando di vedere da dove è partito il treno e dove arriverà c'è chi invece non si importa di dove arriverà il treno, nè da dove è partito, ma si gode il viaggio, discute con i compagni di scompartimento, fa amicizie, scherza Io ho scelto di VIVERE piuttosto che PREOCCUPARMI DEL DOPO-VITA. Non credo che, se perdo, avrò perso tutto.

ARGI: Fai un errore di fondo: chi si pone delle domande non passa tutto il tempo con la testa fuori dal finestrino, al contrario, cercando di cogliere il senso della vita appezza di più la vita stessa e gode pienamente di ogni attimo, vive nel presente "coglie l'attimo" in un ottica non egoistica ma universale, cosciente di quello che è. Se sei un edonista e hai fatto del piacere la tua esistenza ciò non toglie che comunque hai già scelto "il non scegliere è già una scelta". Cogli il tuo attimo e... BUON VIAGGIO.
P.S.: Rispetta gli altri passeggeri!

UTENTE 4: Sarebbe da dimostrare che scommettendo su Dio ci sarebbe da vincere "tutto". A me pare, invece, che se la divinità fosse quel Dio delle religioni abramatiche sarebbe assai meglio perderla la scommessa.

ARGI: Non capisco? Che tu preferisca “una quieta e pacifica fine del tutto”.
Questa è una tua opinione che rispetto ma, scusa tanto, è di un comodo irrazionale; difatti ciò non esclude che di fronte a una perdita della “scommessa” dato che la tua “pacifica quitie” ci si debba comunque confrontare con il TUTTO che si è comunque perso. La “rischiosa vincita” della quale tu parli ci viene preclusa e quindi ciò che rimane non è il nulla ma, lo stare senza il TUTTO che si è semplicemente scelto di perdere. Pertanto per me il discorso logico è di andare a vedere quale è l’effettiva posta in gioco, cosa significa TUTTO e cosa significa quel nulla che, se così fosse né è preclusa l’esistenza.

UTENTE 5: “Ciao,vorrei soffermarmi criticamente sull'argomento pascaliano, perché mi sembra che esso abbia dei limiti proprio da un punto di vista razionale.
Se mettiamo in gioco due sole possibilità, quella cristiana della vita dopo la morte e quella non cristiana del nulla dopo la morte (o una simile) abbiamo un'effettiva parità di possibilità, ma questa parità di possibilità viene ribaltata se teniamo conto del fatto che esistono molte altre teorie, se nella nostra equazione inseriamo la teoria buddista, quella induista,quella ateista materialista,ecc.. non avremo più una parità di possibilità,ma uno squilibrio, e così l'argomento di Pascal,mi sembra, non è più valido.”

ARGI:                                        Premessa

Premetto che un Dio che coinvolge solo la ragione non serve all'uomo; che te ne fai di un Dio cervellotico e sadico che resta fuori dalla tua storia solo per giudicarti e dirigerti come un burattinaio? Questo è il Dio dei filosofi il Dio della ragione che cade nella sua contraddizione.
Oltretutto credo che non basti solo “la ragione delle nostre menti” a spiegare Dio, perché se così fosse sarebbe tutto chiaro e non celato come invece è. Pertanto ti posso dire che cosa mi dice la ragione al fine di questa tua e NOSTRA ricerca.

 

Tra teoria e testimonianza

Ecco che mi ritrovo in una veste di “argomentatore” che non mi appartiene in quanto sono consapevole che tutta la sapienza di questo mondo non basta per arrivare a provare l’esistenza di Dio e, tantomeno io mi ritengo saccente, soltanto che nell’affacciarmi in questo forum la scelta di Pascal mi è sembrata la più logica tra le tante argomentazioni, un punto di partenza da dove poter confrontare i vari pensieri. Certamente “l’ argomentazione teorica” su Dio non è necessariamente da considerarsi un valore al quale poter aderire con la propria vita”, la teoria difatti è una cosa e la vita è un’altra cosa, pertanto è solo l’esperienza personale “il vissuto” che conta quale testimonianza; “Pascal ha adoperato la sua breve vita (39anni) ad argomentare quell’incontro, mentre Madre Teresa ha speso la sua vita a mettere in pratica il vissuto di quell’incontro” questa è la differenza data dalla testimonianza vissuta .

Quale Dio?

Comunque certamente se Dio esiste e se volessi puntare per questa ipotesi, l’esistenza di Dio devo cercare di capire quale Dio. “Inoltre non il Dio dei filosofi e degli scienziati perché non ha rapporto personale, un rapporto di amicizia-amore. Anche se fosse dimostrabile ( e abbiamo visto che non lo è ) sarebbe un Dio distaccato dall’uomo e dalla sua storia, sarebbe un Dio “inutile” quindi che senso ha “puntarci la vita”?

Anche attribuire alla materia un anima, se “la fisica celeste” si è liberata da molti elementi teologici, permangono visioni dell’universo finalistici e metafisici (50% e 50%),” anche l’esoterismo, lo scientismo, lo gnosticismo, la religiosità araba pre islamica dalla quale hanno preso forza i fondamentalismi, i visnu e tutto cio che in “ismo” e….quante ancora…in ogni tempo quando sembra che” Dio è in crisi”, ed è proprio del nostro tempo, nascono nuove religioni e nuove sette che “mixano” vari elementi varie “verità” per “conformare una religiosità ad oc” da poter indossare per soddisfare quel “vuoto” che comunque rimane all’uomo senza Dio”. Sono d’accordo con te, nel senso che fin ad oggi si sono succedute sulla terra innumerevoli dottrine e sottodottrine e, ancor oggi ne nascono; tutte nel tentativo di ” conciliare “la morale dei tempi” al momento storico”.

Sono tutte proposte, ed ognuna di loro ha bisogno di essere formulata, discussa quindi superata e di nuovo formulata.” Ne sono nate tante e continuano a nascerne tante ma c’è una Verità?
Ognuna propone un “monologo, una via o delle vie” per arrivare a Dio ( o gli Dei), mentre il vangelo non è un monologo ma è un continuo dialogo con l’uomo, un dialogo che non finisce mai:Gesù chiede: “E voi chi dite che io sia?” Non impone la fede; questo è il pensiero aperto al pensiero al dialogo, la comunicazione aperta alla comunicazione, l’interrogativo aperto all’intelligenza (ragione) e alla libertà di scelta dell’uomo (fede).” Comunque considerato tutto ciò, sono daccordo sul fatto che la scelta è tra due, e solo tra due casi.

O Dio non c’è, oppure se c’è, è il Dio cristiano. Perchè?

La valutazione va fatta a monte e avviene per esclusione.

 

L’esclusione

Quello che appare come situazione oggettiva è che se c’è un Dio questo è nascosto.

Se esiste Dio si è nascosto, dunque bisogna escludere ogni religione che non afferma che Dio è nascosto. Ora solo per ebrei e cristiani Dio si è nascosto ("abconditus"), e solo il cristianesimo pone come uno dei principi il nascondimento di Dio. Il Dio giudeo-cristiano cerca l’uomo nella storia e l’uomo cerca Dio, del resto non si può cercare ciò che è palese, perchè se così non fosse noi non dovremmo cercarlo.

Il Dio della montagna, il Dio degli ebrei e dei cristiani, è l'unico Dio che si è celato all'uomo ma che si lascia intravedere. Nell’antico testamento: il Dio degli ebrei Jahvè dice di se stesso “Io abito nella caligine”(1 Re cap.8) (*). Dio è vicino ma si è nascosto nell'incanto nella meraviglia della natura. La natura e tutto ciò che appare non indica né tanto meno esclude la presenza di un Dio che si “cela” non appare : “poiché Dio”. “Invisibilia enim Ipsius a creatura mundi per ea quae facta sunt, intellecta conspiciuntur” (Ep. ad Rom., 1, 20). La natura dunque, può essere un buon inizio di ricerca che non si basa sulla fantasia ma sulla stato delle cose; "l'invisibilità" del Dio nascosto diventa visibile nella natura, dall'infinitesima particella alla grandiosità dell'universo.

Si nasconde dunque, questo Dio, ma perché nascondersi? Si nasconde chi vuole essere cercato, perchè se così non fosse non avrebbe lascito IN TUTTO "una traccia di se"; nella natura, dentro di me, nel mio pensiero fatto per ricercare... ma per ricercare cosa, se non l'artefice di tutto ciò che è vero? Ovunque l'occhio e la mente si posi, tutto parla, anche il semplice canto degli uccelli, della musica e dell'armonia che risuona nell'universo. Chi vede questa meraviglia comprende che c'è un artefice che si è celato, ma che continua a dirigere l'orchestra di questa musica universale in cui tutti siamo coinvolti.

C’è da cogliere l’evidenza di una cosa:“ solamente un Dio nascosto può intraprendere con gli uomini un rapporto di libertà e non di necessità; il cristianesimo dà all’ateismo il diritto di esistere, perché Dio rispetta la libertà dell’uomo. La “discrezione di Dio è nel dubbio che avvolge la sua esistenza lascia all’uomo la libertà di sceglierei amarlo: Gesù chiede a Simon Pietro “Mi ami tu?”

Solo nel cristianesimo Dio e l’uomo, si cercano e si incontrano in Gesù che fa dei due una sola cosa: “io e il padre siamo una sola cosa..

Perché il Dio unico?

Ora dal momento che voglio ricercare Dio fra le "tante verità" tra i tanti dei devo ricercare quello VERO altrimenti la mia ricerca non avrebbe senso.
Dio è VERITA', la verità è fedele a se stessa, altrimenti non sussisterebbe, la Verità rinnegata continua a sussistere perché è fedele a se stessa, in essa tutto sussiste eccetto la falsità. Se esiste Dio non può che essere altri che UN DIO VERO, altrimenti se ciò non fosse, tutto non sarebbe nè vero nè credibile: TUTTO RISULTEREBBE FALSO (quello che sta succedendo nelle nostre società che hanno cancellato la verità sostituendola con una libera interpretazione della stessa come vedremo in seguito).
Tutto è stato ricusato, in una “bolla-spazio-tempo-materia”, nella “ terra di caligine e di disordine, dove la luce è come le tenebre.” (Gb 10: 22) dice la Genesi. Il Dio Vero rifiutato, si è
nascosto nella "caligine" (*) .

(*) foschia dovuta a pulviscolo o a fumi; offuscamento dell'aria; in senso fig., della mente etimologia più specifica del termine interessante da leggere specialmente x chi ama la scienza

http://www.etimo.it/?term=caligine.

Ora, solo il Dio nascosto, il Dio della montagna di Abramo Isacco e Giacobbe, il dio di Mosè, accusa i falsi dei chiamandoli idoli, perché sono “fatti da mani d'uomo”. Gli idoli nascono dalle idee dell'uomo “verità ad personam” che poi vengono trasformate nel mondo e in divinità, ad es. il dio della guerra Indra, Týr, Camaxtli , Anat , Bishamon-ten, Abigor, ecc..del sesso Pekko, Tlazolteolt, ecc.. del potere... della magia....Heka....ecc.. ecc.......fino ad arrivare all’illusione delle illusioni: dio è l’uomo.

Il Dio vero non ha paura di concorrenza, perché ciò che è falso non può concorrere, invece invita alla conoscenza, cioè invita a "bucare la caligine" a guardare “oltre il confine” :

Ma la caligine sarà dissipata, poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia. (Is 8: 22) perché Egli si rivela a chi lo ricerca e lo ama “ ed è lì che la caligine si dissipa: “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”(Mt 11,25).

Un Dio geloso

L’amore dato e richiesto da questo Dio è assoluto; Egli stesso si definisce “un Dio geloso” perché questo amore in se già comprende tutto e chi non lo capisce e si attacca alle cose di questo mondo credendo di aver trovato il tutto e non è capace di andare oltre ha già perduto tutto: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” (Mt 10,37). Il Tutto che si offre aspetta una risposta altrettanto totale perché coinvolge tutta la persona e l’intera vita: Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

Perché si è nascosto?

Hai mai giocato a “nascondino” da bambino? " se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Mt 18, 3), questo perché i bambini hanno sete di conoscenza e sono pronti ad ascoltare per poter giocare. A giocare non solo ci si diverte ma si impara, il bambino non sa di sapere e mediante il gioco apprende; bene, l'uomo con Dio è proprio così. Questo Nostro Dio, il Dio cristiano gioca a nascondino con l'uomo, come l'uomo all'inizio si era nascosto a Dio, ricordi Adamo? Dopo aver disobbedito a Dio si era nascosto e Dio lo chiama: "Dove sei?". Da allora è Dio che si nasconde all'uomo per farsi trovare, del resto la posta data è grande è il TUTTO, è la vita stessa. Tornare bambini è un po' questo: avare l'entusiasmo di tornare a giocare con Dio per poter riconoscere il suo amore e riabbracciare il tutto perduto. Ci si nasconde perché l’altro ci cerchi; è un gioco d’amore, l’uomo ha scelto di allontanarsi da Dio, Dio si fa cercare dall’uomo. Dio non è onnipotente , l’onnipotenza di Dio cessa di esistere di fronte alla libera scelta dell’uomo di voler stare o meno con lui, “libero arbitrio” la libertà. Dio “si è avvolto di ombra per rendere la fede più appassionata e anche…per perdonare il nostro rifiuto”. Gesù ce lo spiega con la parabola del figliol prodigo; il figlio che per libera scelta si allontana dal padre facendosi dare in anticipo l’eredità e poi, invece, finisce fra i maiali, (che è l’animale più impuro per gli ebrei e Gesù era ebreo), solo allora questo figlio che si era allontanato dal padre per finire a spalare la cacca del maiale, ha un sussulto, Gesù racconta: “ritorna in se”, e decide, sceglie, di fare ritorno alla casa del Padre, da quel Padre che con sua meraviglia quando lo vede non lo rimprovera, non lo respinge, ma “gli corre incontro” (Luca 15) per abbracciarlo, il “gioco” del figliol prodigo è finito e comincia la festa.

Dio non poteva creare che nascondendosi altrimenti non avrebbe potuto esistere che Dio solo. Forse egli ha lasciato intendere di se quanto basta perché dalla fede in Lui l’uomo sia spinto ad occuparsi dell’uomo, perché non sia abbagliato dal cielo tanto da disinteressarsi della terra. (Simone Weil). Ecco che il cristiano sta “con i piedi per terra e non si astrae dal mondo” e, non per ultimo la considerazione provocatoria di Pascal La fede è una cosa così grande che è giusto che coloro che non vogliono prendersi la pena ricercarla ne sono privati” Perciò “c’è abbastanza luce per chi vuole credere, ma abbastanza buio per chi non vuole credere”

 

l’islamismo

Per l’altra religione l’islamismo“Dio Allàh, “è il sole che splende nel cielo a mezzogiorno”. L’ateismo per un mussulmano è incomprensibile e poi aggiungerei qualcosa riguardo alla testimonianza chi è testimone di Maometto? Testimone di Maometto è l’arcangelo Gabriele che ha dettato “di sana pianta” i versi chiamati “corano” a Mohamed (Maometto). Chi è testimone di Gesù Cristo? Non solo i 12 apostoli che gli sono stati vicino e lo hanno seguito, ma tantissimi altri “In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta:” e sottolineare la veridicità “la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti”(1Cor 15,6). (e qui …la testimonianza continua proprio perché Gesù risorto si può incontrare)”

Il teismo

Il teismo: “L’obiezione classica stringe il teismo in un dilemma: o Dio può impedire il male e allora non è buono perché non lo impedisce; o Dio non può impedire il male e allora non è onnipotente: in entrambi i casi manca a Dio un attributo essenziale o la bontà o la potenza.” Per le dottrine asiatiche la realtà del mondo va negata e superata astraendosi dal mondo, mentre il cristiano combatte e vince il mondo con la sola forza dell’amore che trasforma l’essere in se. Dunque la realtà non viene negata ma accetta e trasformata dall’essere in se, che è unito a Dio in Gesù Cristo; così anche la sofferenza e la morte possono essere trasformate dalla fede nell’amore di Dio e comprese. Solo in Gesù, immagine di un Dio crocifisso, il male non viene né evitato né spigato ma compreso, assunto da un dio che lo giustifica sulla sua pelle. “Che rispetto avere per quel Dio che avrebbe creato il male estraniandosi da questa creazione?” “Il Dio cristiano non ci aiuta grazie alla sua onnipotenza, ma grazie alla sua debolezza” (Bonhoffer) Gesù Cristo non distrugge la croce ci si sdraia sopra e “soltanto il Dio che soffre ha potenza sufficiente per venire in aiuto”, perché si è spogliato della sua divinità per condividerne tutta l’umanità, compresa la sofferenza.

Perché non è un’invenzione

Credo che “ i gesti e le parole di Gesù sono sempre completamente diversi da quello che ci si attende da “un Dio inventato dagli uomini.” Lutero notava che “questo Dio ha assunto tutte le caratteristiche che gli uomini di sempre considerano l’opposto della divinità”.

Il Dio dell’incontro nella la testimonianza personale

Pertanto Dio per il cristianesimo è” una persona che va alla ricerca delle persone”. Quando si può dire di conoscere veramente l’altro, solo quando lo si incontra autenticamente. Nell’incontro l’altro ci comunica se stesso, si rivela nel rapporto di fiducia che si istaura; nella fede. “Ecco perché non può bastare affermare che Dio esiste per conoscerlo, questo è il Dio delle “religioni” per es. islàm significa “sottomissione”. Neanche basta accumulare dimostrazioni perché questo sarebbe un Dio del quale il pensiero moderno giustamente si scontra: viene accusato dal male che da sempre stravolge il mondo e la scienza può farne a meno. Questo è il Dio del deismo che è distante dal cristianesimo quanto l’ateismo”. Dopo la morte di Gesù gli apostoli erano terrorizzati dalla paura di fare la stessa sua fine, difatti si erano chiusi dentro, Pietro lo aveva anche rinnegato per lo stesso motivo, quindi erano tristi, impauriti, avviliti, ma succede un fatto che li trasforma, cambia cioè la loro vita: l’incontro con Gesù risorto che gli dice:“Coraggio non temete”, è il coraggio della gioia, l’incontro con l’Emanuelle IL DIO CON NOI “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi”. Ecco la novità del cristianesimo, la buona novella”: la resurrezione da annunciare al mondo con gioia della fede data dall’incontro con il Cristo risorto. Egli è il Dio della gioia non della sofferenza. Il cristianesimo si riferisce a un Dio Persona, l’altro non è una “dottrina” ma un incontro con quel Dio che ci ha scelto e che scegliamo di amare. Come Pascal sono convinta che il cristianesimo è “diverso”, che il Dio che annuncia è “l’Altro” ed ecco perché è la più “ragionevole” delle vie.

 

Perché siamo incastrati nel “gioco”

Perché " la puntata" è veramente grossa! Perché il prezzo del gioco è la vita stessa.

Ma oggi le ragioni di Pascal, come direbbe lui: "le ragioni del cuore che la ragione non comprende" sono ancora attuali? E’ vero che ragione e fede non possono conciliarsi?

Io credo che entrambe, fede e ragione, viaggino insieme ma per strade diverse, ma in fine la scelta, “la puntata”, resta comunque l’opzione fondamentale. Il calcolo delle probabilità del 50% e 50% è sempre attuale difatti l’esistenza di Dio, come vedremo, ancor oggi non si può né smentire né provare, pertanto non resta che avvicinarsi alla frontiera dell’oltre dove fede e ragione arrivano insieme.

Tommaso è la parte della nostra razionalità che di fronte all' "esplosione" della fede, vuole giustamente, o meglio umanamente, una "prova", un "segno": vuole “toccare con mano “Tocca con mano il segno dei chiodi e non essere più incredulo, ma credente”.

Tommaso siamo tutti noi.

Gesù stesso anche se dice:"Beati quelli che pur non vedendo crederanno”, sa bene che tutti noi siamo un po’ come Tommaso, abbiamo comunque nella nostra vita bisogno di "vedere" di "toccare". I nostri sensi sono fatti per questo e Dio lo sa, altrimenti perché ce li avrebbe fatti? Anche quella di Tommaso è una manifestazione di fede “se non metto il dito nelle piaghe ……” questa è la “sfida umana” della ragione alla fede ma, Gesù alla fine, si lascia toccare da Tommaso. Tommaso è l'uomo che non abbandona la sua razionalità neanche difronte “alla frontiera”, ma alla fine chi vince è l’uomo che con la sua ragione ma anche con la sua fede non può fare a meno di contemplare “l’oltre”: infine anche Tommaso dirà “Mio Signore e mio Dio”.

 

Da “Ipotesi su Gesù” di A. Messori
Quando anche la scienza conduce al “confine dell’oltre”

"la scienza senza la religione è zoppa,la religione senza la Scienza è cieca".............
Albert Einstein....,,,

Ancora, oggi si pone in maniera scorretta il rapporto tra scienza e fede. Vorrei fare una premessa, ricordare cioè, forse serve, che, senza filosofia non esiterebbe neppure la scienza. La filosofia è la madre di tutta la sapienza: senza pensiero non si attua l’idea, l’esperimentazione ha la sua origine nella teoria elaborata dal pensiero umano corroborata dalla cosiddetta intuizione. Vorrei ricordare, specialmente agli “scientisti” che, ad es. un certo Erasdone, vissuto circa 300 anni a.c. arrivò a calcolare la circonferenza della terra con molta precisione, lo stesso Talete calcolò l'altezza delle piramidi solo osservando la loro ombra, per l'appunto dando origine al teorema di Talete. Pertanto, è naturale che nel dibattito tra scienza e fede chi ha più da dire a livello epistemiologico è comunque la filosofia e, mediante la filosofia la ragione umana.

La matematica dice e dimostra il rapporto matematico tra i fenomeni ma la filosofia non può che accrescere la conoscenza di un matematico o un astronomo, perché accresce la conoscenza dell'essere in se. Tra i padri della filosofia, e tra filosofi della "scuola ionica" fu proprio Talete uno dei primi a sostenere che "ogni evento aveva una causa senza che una volontà esterna al mondo potesse intervenire", egli fu anche il padre della biologia; dalla sua osservazione degli enti (cose) dedusse che l'acqua era l’elemento base dell'universo.

Il punto è questo: mentre la matematica si serve dei numeri la filosofia si pone la domanda se esistano, sembra una domanda stupida ma non lo è, di fatto da queste domande sono nate tutte le nostre conoscenze anche quella di come poter applicare i numeri alla fisica. Così da Platone, Democrito, Pitagora lo stesso Cartesio, fino ad arrivare ad arrivare al nostro grande Galileo (che aveva già ipotizzato "la quantistica" e ripreso dal mondo naturale la possibilità di poter leggere ciò che ancora non potevamo decifrare ma che era scritto in leggi ben precise). Dunque, come c'è stato un recupero della matematica dal rinascimento in poi, oggi, che ci siamo "bloccati nel relativismo", occorre un recupero della filosofia che può ancora venire in aiuto sia della scienza che della fede, (di questo ne sono convinta) guardando a tutta l'esperienza umana non tralasciando la filosofia classica, anzi, rivisitandola con nuove concezioni.

Ma oggi, questo grande nostro strumento che è il pensiero, resta purtroppo intrappolato nella "fideazione scientistica", (lasciatemi passare questo termine che riassume un po' tutto il concetto di ciò che vorrei esprimere), sia la scienza che la filosofia, sono e restano solo strumenti, mezzi per esplorare e non gli artefici a cui sottomettere il pensiero umano, il pensiero umano non può essere ingabbiato è fatto per esplorare, per uscire fuori da se, varcare “la frontiera dell’oltre”, del resto anche la scienza è fallibile proprio perché scienza, direbbe il nostro caro Popper.

Dunque il vero “rapporto”, ovvero, le strade diverse ma parallele che invece si dovrebbero percorrere dovrebbero essere ragione (scienza e filosofia inclusa), ma è necessaria anche la fede, perché avere fede significa comunque credere in quell’oltre che accende la Speranza ed è grazie a quella speranza che l’uomo è riuscito a concretizzare ed ad ottenere tante certezze. Rinunciare alla fede significa privare la vita del suo senso: il domani ha una speranza solo se qualcuno pone in questo domani la fiducia e la fede. Dunque ragione e fede entrambe, nel loro ambito rappresentano tutto l’uomo potremmo dire che rappresentano ciò che diceva Pascal, la ragione del cervello e “quella del cuore” che pur se la ragione non comprende, ci sta comunque insieme, ci convive esattamente come avviene nel cervello umano con i due emisferi.

 

Il cervello umano come la quantistica;

esempio di un insieme “essere per comunicare”

Il nostro cervello non fa che rispecchiare questo insieme di diversità; essere insieme divisi ma passarsi informazioni utili alla vita e alla conoscenza. Recentemente si è scoperto nella prova scientifica delle diversità dei due emisferi del cervello (nel destro nascono le emozioni la creatività la genialità, l'arte, nel sinistro la razionalità, il sapere), che i due pur non comunicando fra di loro, riescono comunque a ottenere il risultato insieme. Il risultato è "energia che si trasforma in una idea e l’idea in azione", non è un caso  perché un’ idea è il frutto di una elaborazione di entrambi i lobi celebrali. Ora tutto ciò mi ha ricordato "le particelle della quantistica” incontrate nella mia ricerca quale argomento da esporre sul forum.

Difatti nell'infinitamente piccolo oggi si gioca la sfida per comprendere il fulcro della vita, la materia non è fatta solo di “tangibilità” ma è anche oltre il tangibile; un composto di energia, onde e particelle. Il nostro cervello non fa che rispecchiare questo insieme, un insieme da comunicare, un insieme non solo di neuroni, ma di neuroni che riescono a manifestare la forma, l'arte e a comunicare il pensiero e noi stessi. L’essere stesso si comunica per trasmettere energia e conoscenza, e questa conoscenza una volta trasmessa "vive" nell'altro, in un dialogo, in uno scambio, ciò rappresenta la concreta possibilità di varcare “il confine dell’oltre se”; questo è “il pensiero della frontiera”.

Allo stesso modo si comportano le particelle infinitamente piccole nella quantistica, per infinitesimali si intende la dimensione conosciuta del "piccolo" . Queste particelle fatte di onde e corpuscoli seguono un "principio" detto "d'inseparabilità", sono unite anche se distanti e non si capisce come ma pur non comunicando si influenzano; un'informazione data ad una passa anche ad un'altra, ma attualmente la scienza si è fermata non riesce a comprendere tutto di una particella, se ci si prova questa "sfugge", è come se si frapponesse al razionalismo un ostacolo e lì, nell’infinitamente piccolo la scienza ha trovato il suo limite. Pertanto queste particelle non sono "finite" ma al momento sono inconoscibili e lì, che si ferma la ragione.

E’ presso questo confine, proprio perché inconoscibile, che il tutto si lascia alla "casualità”, ma ciò non è un “caso” è un progetto che si attua in potenza, parimenti non è un “caso” l’evoluzione della specie constatata da Darwin. Ma tornando alla nostra particella e… al nostro “confine” è lì che Higgs ha ipotizzato il famoso “bosone”, la così detta “particella di Dio” o “essenza del mondo”, ciò che oggi gli scienziati stanno cercando di provare a "vedere” , sperimentando mediante l'acceleratore del CERN costruito in Svizzera.(*)

C’è chi ha anche ipotizzato per unificare nell'infinitamente piccolo le 4 leggi dell'universo, addirittura un universo a 11 dimensioni.

Ma una cosa è certa ed è un paradosso: dall'infinitamente piccolo è nato tutto l'universo, pertanto già in quel momento iniziale, l'infinitamente piccolo possedeva in se tutta l'energia esistente e dunque tutta la potenza necessaria dell'universo:ecco il paradosso.

Ora, l'Amore, ha in se questa energia: ho letto la teoria di Pank, essa spiega perchè un corpo riscaldato diventa luminoso anche se non c'è fuoco o sorgente luminosa, e come da rosso man mano diventi alla fine bianco. La luce della trasfigurazione di Gesù è descritta in questo modo bianca: " le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche" e la luce della resurrezione è bianca: "Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura “Matteo 11,25. E’ una luce che “spaventa”

(*)Per chi vuole comprendere con semplicità (l'ho capita pure io che di fisica non ne so un tubo), lascio il sito di un articolo molto interessante proprio per la sua semplicità di spiegazione scritto da un fisico che lavora a questo progetto del CENRN che spiega "al suo cane" Oliver questa "essenza" che si sta ricercando http://www.bivacco.net/marco/index.php/2007/01/23/il-bosone-di-higgs-spiegato-a-oliver/ .

Comunque ragione e fede non si possono conciliare, sono come i due emisferi del cervello destro e sinistro ...ma pur non conciliandosi devono poter coesistere insieme uniti in questa avventura tutta da scoprire che è la vita.

E’ allora che si può comprendere quel "pazzo" filosofo, matematico di Pascal, con la sua "ragione del cuore che la ragione non comprende" . Non comprende la ragione ma, intravede, intuisce, afferra e...decide la ragione, decide di "giocare" o meno una partita... in quel "gioco" di Dio, che è la vita stessa, ciò che fa dire a Albert Einstein "Dio gioca a dadi con il mondo" e chi crede di essere fuori dal gioco si sbaglia, l'indecisione non ferma il gioco: "i dadi sono stati gettati”, non è forse questo che dicono gli “scientisti del caso” sull’evoluzione delle specie? “è come se la natura gettasse dei dadi”.

 

La natura ha in se una legge…


La natura ha in se una legge; una morale comportamentale, che può sembrare spietata, ma che si evolve in organismi capaci di adattarsi e che la natura determina in base ad una selezione naturale. Dunque, quando si parla di legge naturale ci si riferisce a quei principi detti “caso” che sono finora in conoscibili che regolano la vita permettendone la sua continuazione.

I fautori del caso affermano che alcune specie sopravvivono per capacità proprie altre soccombono alle condizioni ambientali, ai predatori o quant’altro. Pertanto non ha nessun senso dire che la vita ha come scopo la spinta alla continuazione della vita stessa quale evoluzione.. ma la biologia oggi afferma che nella natura esiste "un programma" ad es. un embrione ha nei suoi cromosomi un piano, ha tutta l'informazione per divenire un uomo, non lo è ancora ma lo potrà divenire.

Ma come si manifesta la vita biologicamente parlando? La vita si manifesta nella libertà della casualità dell'incontro tra due sostanze diverse che si uniscono insieme. La vita nasce da questo incontro di libertà o casualità, il fine della vita è l'incontro," l'essere insieme".
Ora come definiresti l'essere insieme, il fondersi, nella ricerca dell’unità con l’altro per dare la vita se non con la parola atto d’amore? Il senso della vita, nel “dono di se” è l'Amore.

" La vita segue un programma l'insieme delle potenzialità incorporate nella sostanza dei geni" (il premio nobel Salvador Luria).
Ora il programma ha in se un carattere di potenza e probabilità; l’evoluzione deve fare i conti con le così dette “onde di probabilità” che svolgono un’azione dinamica e producono fenomeni che sembrano essere non riproducibili e dunque non spiegabili: “caso”, ma cosa significa caso? Caso è “ ciò che tende si muove e si produce da sé» autonomamente, ecco perché il "caso" è evoluzione in quanto ha in se un programma in potenza che si attua in probabilità "onde di probabilità" e tutto ciò è libertà allo stato puro.

Metaforicamente parlando "il caso" è paragonabile al vento, al vento dello Spirito di Dio, ed il vento è libertà allo stato puro, così come lo descrive lo stesso Giovanni:”Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Ora qual'é la differenza con il divenire guidato da una Logos (mente)?

 

Che cos’è il Logos? Provo a riassumere.

Dal pensiero o logos nasce il disegno; l'uomo ad es. ha una mente fatta per produrre energia che si trasforma in azione, ma tutto questo avviene in quanto la mente è capace di ideare, progettare. Cioè, quando dico "idea" non mi riferisco a un non senso ma ad un progetto che segue una logica. Ora se rivolgi questo progetto che segue una logica, su ciò che ci circonda (visibile e non visibile) hai il LOGOS. La logica del Logos è comunicare l'essere... Ecco, ora mi fermo perché tutto ciò è la metafisica, che come diceva Aristotele è la più alta delle scienze perché può cogliere l'essenza stessa del pensiero nel suo assoluto.

Il "caso" o “Logos” è evoluzione in quanto ha in se un programma in potenza che si attua in probabilità: è libertà allo stato puro... Il principio da preservare è la potenza della libertà che è capace di "creare". Questo "programma di libertà" che ha in se tutta la sua potenza può raggiungere la sua attuazione con la persona: l'uomo è persona è capace cioè di realizzare il programma, difatti ha in se l'autodeterminazione, la capacità di scegliere, sa progettare, non sa creare ma sa trasformare e dunque l'uomo può trasformare tutta la potenza in atto, tutta la forza dell'origine del programma, anzi può essere “il programma” che egli stesso attuata nel "farsi carico" dell'altro: "IO SONO PER TE E TU SEI PER ME: NOI SIAMO": ecco la realizzazione del programma perfetto, la natura lo cerca e lo attende da sempre:

"Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;
essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;
essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo
. ""(Rm 8: 19)

Quella libertà iniziale dell'atto in potenza si può realizzare pienamente mediante l'uomo, anche l'uomo viene trasformato interiormente da questa forza che opera e agisce in piena libertà che è lo Spirito; nella capacità di Amare l'uomo realizza la Libertà dell’essere per l’Altro, l’Uno per Tutto e il Tutto per l’Uno.

Certamente, l'impronta genetica della persona non è la persona, non è tutto il programma, è una traccia, “l'eredità biologica “, il DNA che è il fornitore delle risorse genetiche, ma poi via via, c’è l’ambiente che diventa il fornitore della crescita alimentare dell’individuo e di quella cognitiva. A questo divenire certamente contribuisce l'ambiente, ma l’attore principale è comunque la persona.

I termini che ho usato, Logos, evoluzione e caso, sono il modo non religioso per indicare su un’unica cosa, le origini della vita: un progetto, un disegno, “un caso” che si realizza comunque.

Ma perché Dio dovrebbe voler creare delle mutazioni in una specie per farla finire dritta dritta in un’estinzione?

La fede risponde a questa domanda avvalendosi della Parola lasciata da Gesù. Gesù dice “il mio regno non è di questo mondo” Gv 18: 36, E’ un regno che deve venire, ed è in divenire, difatti nel Padre nostro che Gesù stesso ci ha insegnato noi diciamo: “venga il tuo regno”; un regno che è vicino "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!" perché con la venuta di Gesù è già in mezzo a noi "il regno di Dio è qui in mezzo a voi". Ma meglio di tutti spiega la parabola del seme gettato nel campo: "Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?
Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo."

Da notare che questo padrone ha lavorato di persona, lui stesso e ha seminato del buon seme ma... un suo nemico agisce “mentre tutti dormono” e semina l’erba cattiva la zizzania. C’è da dire che Gesù spesso sottolinea che "il dormire" l'addormentarsi nella routine della vita lascia spazio al nemico ecco perché ai suoi dice "vegliate". Quando c’è l’esplosione della fioritura nel campo non c’è solo il buon seme, non c’è solo ordine, c’è anche il disordine, la zizzania ma questo disordine non è stato posto da Dio ma dal “nemico”.

E ancora, il regno è paragonato al più piccolo, “minuscolo, di tutti i semi” capace però di trasformarsi nell’albero più grande. Oppure “al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta la pasta si fermenti".

Dio non è malvagio, semplicemente non può operare senza l’aiuto dell’uomo, il regno è un seme spirituale deposto nel cuore dell’uomo, che se “si fa impastare” trasforma e lievita tutta la pasta, cioè può cambiare già da oggi la realtà partendo da quel lievito, che fermenta riportando la gioia e l'armonia anche nella natura.

questo regno non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”

 

Dal Forum:

Creazione e Darwinismo

 

Parla Arnould, frate-ingegnere che concilia evoluzionismo e creazione
"Non importa tanto il Big Bang, ossia l'inizio temporale, bensì il rapporto d'origine tra noi e il Padre; è solo lui che possiede il senso del mondo".
"La selezione delle specie non è una legge che dà il significato della realtà, serve soltanto come principio per collegare gli eventi tra loro"

Da Avvenire: http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/000621a.htm


Argi: La teoria dell'evoluzione di Darwin parte dall'osservazione dell'adattamento della vita all'ambiente terrestre ma il tutto si è "evoluto" da quella "polvere" cosmica, dall'acqua e dalla luce. Lo studio della genetica oggi dimostra come i vari geni si uniscono e abbiano un "codice" ben definito a formare le varie forme di vita; il "codice uomo" è la vita intelligente. Ciò non può essere "un caso" perché "nel codice c’ è "una legge, un indirizzo" per arrivare a comporre la vita nelle sue varie specie un indirizzo che agisce in libertà (“caso”). E’ da notare, che quanto è scritto nella bibbia in genesi, non contraddice tutto ciò, anzi lo ha anticipato. Il testo sacro parla di spazio "informe e vuoto", dove "aleggia" lo Spirito di Dio. Dio parla e tutto nell'informità prende forma:"Dio disse"! Poi … l'evoluzione della vita a partire dall'acqua " Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo ed ecco “il codice" :
"La terra produca esseri viventi secondo la loro specie:"",

http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM

Poi parla di "polvere" dalla quale è tratto l'uomo, ma solo dopo che "il soffio di Dio" gli dona la vita, il soffio di Dio è lo Spirito che da la vita a tutto. http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__P2.HTM


Infine il lavoro di Dio della creazione non è "istantaneo" è scritto simbolicamente 7 giorni, 7 nella bibbia è il numero della perfezione, difatti alla fine di ogni giorno il testo sacro ripete "e Dio vide che era cosa buona", solo alla fine della creazione dell'uomo, che Dio fa sua immagine e somiglianza, il testo dice "e Dio vide che era cosa molto buona" e inizia il dialogo con l'uomo. Il vedere di Dio è già nell’idea del suo progetto. Infine e solo alla fine di quella che deve essere stata una lunga fatica "si riposò". Ora dimmi dove vedi contraddizione? Io vedo un incredibile anticipazione nel testo che è il più antico del mondo di ciò che la scienza ha scoperto e sta cercando di scoprire.

UTENTE: Cara argi, perdona, ma non ho mai escluso il tocco divino nel grande cosmo! anzi...io ci credo!
l'oggetto del dibattito, però, è totalmente differente, ossia volto a negare completamente la teoria dell'evoluzione optando per una creazione alla "pataffutte!! e furono fatte le specie!!!!", cioè come sono spuntate, come sono rimaste! immobili, immutabili... e cioè prendendo alla lettera la genesi, e non alla simbolica!!

Argi: Cara “…..” la bibbia è piena di simbolismi . Il simbolo è lo strumento che introduce alla conoscenza. Pertanto la genesi da sempre, per chi conosce le sacre scritture, è il racconto "simbolico" per la comprensione della creazione. Da notare, come ho già scritto, che il simbolo è comunque una porta reale per entrare nella luce della conoscenza: es. "l'informità", "il vuoto", "la polvere", lo Spirito "il soffio di Vita" ecc….sono simboli (parte riguardo la simbologia ….)

UTENTE 2: Perché ci deve essere a tutti i costi un "creatore"? Tutti partano dal presupposto (dato per scontato) che tutto è stato creato da qualcuno/qualcosa: perché? Non potrebbe essere che siamo tutti parte di un ingranaggio che non è stato mai creato da nessuno e che piano piano si è sviluppato fino ad arrivare quello che è oggi?

Argi: Tutto è possibile, anche l’antico motto di Anassagora del V secolo a.c. ripreso da Antoine Lavoisier, «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma non è stato ancora smentito dalla scienza, Ma di fronte all’affermare che tutta la creazione si sia sviluppata da un "caso", di contro obietterei che, data la realtà della perfezione di tutta la natura e, rilevato che tutto il processo di Darwin è dettato da talmente tante lunghe catene "imprevedibili" che la stessa imprevedibilità (scusate il gioco di parole) diventa improbabile, non prevedibile neanche scientificamente. Karl Popper avrebbe affermato che “le teorie che non sono falsificabili di principio non sono scientifiche, tuttavia una teoria non scientifica non è necessariamente falsa”. Peraltro più correttamente la scienza non è in grado di chiarire se sia verosimile o falsa. In sostanza la teoria del “ caso” non è prevedibile perchè “sfugge” alla ragione. La creazione “sfugge” alla ragione come il famoso “bosone di Higgins”, la ragione da sola non ce la fa, occorre qualcosa d’altro, l’altra parte dell’emisfero del nostro cervello che ci spinge verso “l’irrazionalità”: occorre anche “il cuore” come diceva il nostro Pascal.

Se la legge fosse solo quella naturale che cosa sarebbe del senso della giustizia?

Per Darwin il senso della giustizia non è che abitudine.

UTENTE 2: Stai farneticando? Quando mai Darwin l'avrebbe sostenuto?

Argi: di Francesco Agnoli:

"
Ma andiamo con ordine. Bisogna anzitutto ricordare che l'evoluzione in sé è perfettamente compatibile con il pensiero cristiano e con il concetto di creazione, al punto che fu in qualche modo intuito già da Basilio, Gregorio di Nissa, Agostino d'Ippona e tanti altri, i quali ritenevano che Dio, nel creare la materia, avesse immesso in essa le capacità, o "rationes seminales", per generare nel tempo le varie creature. Ma non è altresì compatibile con l'antropologia cattolica l'idea darwinista, per nulla scientifica, che tutto sia dovuto al caso, e che l'anima non sia in fondo che materia evolutasi attraverso imprecisate ed inspiegabili modalità. Non è compatibile con la nostra fede, né con l'intelligenza, ritenere, come facevano già nell'Ottocento pensatori darwinisti, che il cervello sia solo una macchina a vapore, e che il pensiero venga da esso prodotto analogamente a come l'urina o i succhi gastrici vengono secreti da altri organi. Se infatti così fosse, crollerebbero i fondamenti per affermare la libertà dell'uomo, la sua coscienza, la morale, l'immortalità dell'anima, le sue aspirazioni e tutto ciò che fa di noi degli "animali" razionali, sociali, capaci di scegliere tra il bene e il male.
Ne è consapevole lo stesso Darwin, allorché sostiene che il senso di giustizia dipende dall'abitudine, e non riguarda qualcosa di metafisicamente vero: «Se ad esempio gli uomini fossero allevati nelle stesse condizioni precise delle api, possiamo supporre che, come le api operaie, le nostre femmine non sposate riterrebbero un sacro dovere uccidere i loro fratelli, le madri cercherebbero di uccidere le loro figlie fertili, e nessuno penserebbe di intervenire»

(L'origine dell'uomo, trad.it., Newton Compton, Roma 1994, p.603).


Così, se l'uomo fosse veramente, solamente, un'altra forma di scimmia, verrebbe meno l'idea, come scriveva Russell, che possano esistere dei "diritti umani
" sacri ed inviolabili, superiori a quelli delle altre creature. Infatti, a ben vedere, dovrebbe valere, per le bestie come per noi, la stessa legge: quella del più forte, la legge della selezione naturale. Legge, questa, che piaceva indifferentemente a Marx ed Engels, che la considerava l'altra faccia della medaglia della lotta di classe, e agli economisti liberisti, di cui Darwin era un accanito lettore, ritenendo che «la forza motrice dell' evoluzione» fosse «una specie di economia biologica in un mondo di libera concorrenza».

 

UTENTE : Certo nella bibbia il caratterino di Dio sembra essere proprio questo, lui crea l’uomo, si pente della sua creazione perché non è come la voleva lui e gli manda giù un bel diluvio.
Non solo è pasticcione, crea e si pente perché gli viene male, ma poi disfa pure salvandone solo uno, Noè, quello che gli era venuto su meglio.
Ma un dio così davvero noi lo possiamo volere? O non è meglio per Lui che lasciamo stare la sua volontà e i suoi progetti più o meno intelligenti e lasciamo la responsabilità solo alla natura?

Argi: Dio crea ;“getta il suo seme buono”, un progetto ordinato “il seme” si trasforma, ogni cosa si trasforma su questa terra “se il chicco di grano non muore non porta frutto”: è il frutto ciò che conta, è “la staffetta del bene” cioè quanto amore si è seminato a nostra volta, che conduce al progetto di Dio: l’Uomo nuovo, l’uomo evoluto non solo nella materia ma anche nello spirito. Questo Figlio il primo di una nuova generazione è Gesù, “il nuovo Adamo”, il Figlio che ama il Padre e sceglie di ritornare al Padre per dare vita alla nova creazione o “ricreazione” dove Dio è finalmente insieme, unito alla sua creazione. Anche la quantistica sembra avvalorare tale tesi. Le particelle infinitamente piccole nella quantistica seguono un "principio" detto "d'inseparabilità"; sono unite anche se distanti. Tutto è compreso, tutto è avvolto, e tutto viene configurato nella materia ma il tutto secondo una legge che sfugge all'analisi logica, sfugge, come le minuscole particelle della quantistica, sfugge come lo spiegarsi come fanno i due emisferi del nostro cervello che, pur non comunicando riescono a produrre insieme azione e energia.

UTENTE: Che cosa dice a proposito dell’anima la religione cristiana? Quando c’è l’input che fa partire tutto?

Argi: Nell'uomo anima e corpo sono un tutt'uno o "sinolo" (S. Tommaso lo sottolinea riprendendo Aristotele); l'anima vivifica il corpo e le dà il possesso della capacità di vivere. Dio crea tutto: materia e forma. -Ciò che non è materia è spirito (ad es. gli angeli sono esseri spirituali), L'anima è la parte spirituale dell'uomo e in quanto spirito non può morire. Nell'anima c'è anche la volontà e la libertà. Anche se sembra che in Paolo ci sia una dualità tra anima e Spirito ciò riguarda l'inizio; lo Spirito è fin dall'inizio colui che sospinge quell'inizio (alfa) verso l'unità completa con Dio (omega).
Per quanto riguarda la tua domanda se guardiamo ai 2 racconti della creazione, nel primo c'è lo Spirito di Dio che "aleggia". La presenza della vita di Dio (notare il verbo alee, area) poi Dio crea gli esseri viventi e li benedice, benedire significa unirsi a loro, gli dà vita, lo Spirito è in loro, quale fattore di dono, Dio crea per amore, lo Spirito è un dono di vita alle stesse creature. Poi Dio fa l'uomo a sua immagine e somiglianza (di tutte le creature solo questa ha entrambi i "codici", immagine e somiglianza) e benedice anche l'uomo, dona all'uomo lo spirito che è un tutt'uno con l'anima, l'anima è anche potenziale di conoscenza, consapevolezza e soprattutto l'anima è libera; è la sola cosa che appartiene all'uomo, ma che comunque l'uomo dovrà ricondurre alla presenza di Dio.
Ultima cosa, per l 'esperienza acquisita in questi anni nella fede, posso testimoniare che Dio si manifesta proprio nel piccolo, nel piccolo c'è già tutto il riassunto dell'esistenza; nel DNA umano c'è il riassunto di ciò che sarà l'uomo. Il secondo racconto della creazione sottolinea che senza l'acqua nulla nasce sulla terra; l'acqua piccolo elemento ma vitale (come aveva già notato Talete) è l'elemento senza il quale la vita non nasce sulla terra, dunque; aria, acqua e fuoco: questi sono tutti elementi che nella teologia biblica indicano lo Spirito. Tu hai chiesto quando c’è l’input? " La benedizione è l"input"; il sigillo della presenza della divinità, negli esseri: "Dio li benedisse" cioè sigillo, input, poi... ecco il quando "Siate fecondi e moltiplicatevi", il seme nella moltiplicazione continua (come affermava Anassagora) ed è già presente quel tutto: la cellula si scinde e ne forma altre due e poi ancora ognuna secondo la sua specie, a formare ciò per cui è stata creata, come dice la bibbia, secondo quelle origini secondo l'input di quella benedizione.

La Verità negata e la prigione del relativismo

Pascal era un matematico e da matematico aveva ben valutato la percentuale del 50% e 50% sull’esistenza o meno di Dio, tanto che questa percentuale ancora oggi è valida, difatti, entrambe le posizioni non si possono né negare né affermare.

Ma attualmente “la scommessa” di Pascal, non può essere compresa poiché la vita stessa ha perduto il senso. Viene così a mancare la motivazione della scommessa: la vita.

L’uomo odierno, specialmente nelle società occidentali, preso nell’utilitarismo dei propri fini, dalle realizzazioni dei propri singoli interessi ,“singole verità”, carcerato nel relativismo etico, ha di fatto rinunciato alle potenzialità della ricerca Tommasiana, cioè alle possibilità intrinseche di tutto l’uomo di poter ricercare la Verità e dunque di ricercare Dio. Pertanto oggi la domanda non è se Dio esiste o non esiste, perché questo, nell’utilitarismo passa in secondo piano. Nell’utilitarismo la vera domanda è quella che smuove il calcolo, l’interesse dei singoli, e cioè il senso o l’utilità della ricerca stessa.

Dunque oggi la domanda che ci si pone è un’altra, ed è questa:

Ha senso cercare ancora DIO?”

Le nostre società occidentali, in nome di una mal interpretata “libertà illuminista” che è pronta ad appoggiare ogni singola verità, negano di fatto il bene e il male. Ma se il bene e il male non esistono a che serve la giustizia? Se si elimina la Verità si elimina anche la giustizia.

Ed ecco che il pensiero, ricolmo di se stesso si è “annichilito”, si è intrappolato tra mille verità relative che di fatto negano la Verità e fanno si che essa scompaia, dando luogo al caos più totale, così ad essere “ucciso” non è solo Dio, (quel “Dio è morto” profetizzato da Nietche*) ma lo stesso uomo.

Il pensiero debole nato da Kant in poi con Friedrich Nietzsche, Martin Heidege, ha portato all'uccisione di Dio. La "scala dei valori" è stata capovolta per poi essere "frammentata", sbriciolata, pertanto anche il concetto del bene ha fatto la stessa fine; il bene non è più il bene in se, ma è il bene del punto di vista del singolo individuo. Per fare un esempio, per un mafioso è bene per se arricchirsi e uccidere a discapito della società, oppure frodare lo stato non è un male perché dal punto di vista del singolo è “bene per se”. Dunque con questa concezione abbiamo il dilagare della crisi morale che tutti percepiscono.

Pertanto “Dio è morto”, ma non si è SUICIDATO, l'uomo ha voluto e dovuto ucciderlo “espellerlo dal mondo” direbbe Bhonnefer, per poter "evolversi" credendo di poter fare a meno di Dio, ma l’uomo non può essere “il Dio di se stesso” semplicemente perché l’uomo non è Dio.

Spesso si sente dire che Friedrich Nietzsche sia il dissacratore di Dio, non è così. Nietzsche vedeva già allora ciò che sarebbe accaduto, se potesse parlare ridirebbe oggi:" Guarda uomo che Dio è morto! Tu lo hai ucciso. Non vedi che “le chiese maleodorano del cadavere di questo Dio” che tu hai ucciso? E adesso, cosa sei capace di costruire tu, da solo uomo? Hai distrutto e demolito tutta la scala dei valori compreso il più alto il punto di riferimento, e adesso, puoi ricostruirla? Ecco, questa è la tua sfida ma tu, lì solo, in cima alla scala a vedere che tutto crolla. Io non ci sono riuscito anche se ci ho provato (con il “super uomo”). Adesso provaci tu a rimpiazzare Dio." Era un profeta vi dico!
Ha descritto decenni prima quello che oggi sta accadendo. Solo che questa "evoluzione" porta al caos e all'autodistruzione... e la sfida continua.

Bisogna ricostruire la scala dei valori partendo si dalla ragione, ma non abbandonando il valore assoluto quello del " bene" Socratico del Giusto, quello che “il vecchio” Platone insegna essere il motore della politica: “la filosofia e l’etica”.

«Il bene, se si manifesta, è comune a tutti», diceva Platone.

Se noi diciamo che il pluralismo è qualcosa di buono, allora questa frase ha un significato solo se la stessa parola «buono» ha un senso univoco. Se invece il bene e il male sono relativi, allora queste parole di fatto non hanno alcun significato". La sciagura di tutta la storia dell’umanità è data proprio da chi vuole piegare la verità secondo i propri comodi secondo logiche sporche di potere personale e totalitario, non ricercando ciò che è giusto ma cercando di "vestire" il giusto secondo il proprio pensiero.

E’ questo oggi il "nuovo" regime dittatoriale, è’ la maschera del buonismo relativista, che ha soggiogato le nostre società; ne possiamo vedere i "frutti" nella politica della "mondezza" del “sofismo dell'etica” fatta marcire, ad esempio, agli angoli delle strade di Napoli e poi fatta aspirare quale "profumo" gradito a quegli "interessi particolari" che non mirano al bene della società, perchè vedono solo e vogliono adempiuto il singolo bene o interesse personale. E' la rinuncia dell'assoluto che lascia spazio all'assolutismo.

Io non credo che l'illuminismo sia stato “un peccato di superbia”, l'uomo è dovuto crescere, è dovuto divenire consapevole delle sue capacità. E' l''illuminismo che si è posto al centro, o alla base di tutto il futuro dell'uomo. E’ da lì, dalla presa di coscienza dell'individuo che sono partite tutte le grandi ideologie del pensiero forte (idealismo, maxismo, socialismo, fascismo, nazismo ecc…) ma anche la contrapposizione del pensiero debole che, nutrito alla fonte delle nostre democrazie, ha volutamente cancellato ogni ideologia.

Ma se, ed ecco il punto, non riusciamo a riconoscere che l'uomo ha bisogno, per costruire “un etica del bene” di poter oltrepassare “la frontiera dell’oltre”, se non riconosciamo che la necessità di sapere di vivere con gli altri e non solo per se stessi, se abbiamo rinunciato a tutto ciò per approfittare di “cogliere l’attimo ” quale sfruttamento della vita, se l'uomo non sente più la necessità di avere quale “bene comune” l’integrità della vita stessa, cosa c’è di errato a dire che l'illuminismo ha fallito? Ha fallito non la ragione, ma l’ arrestarsi della ragione difronte alla accettazione delle tante verità contrapposte e la rinuncia del pensiero a ricercare quello che i padri della filosofia greca chiamavano “il bene in se”.

Ecco dunque che nulla a senso perche niente è vero. Tutto è “caos” dal momento in cui, non esiste più una verità integra con la quale rapportarsi quella “bussola”, quale punto di partenza e di arrivo il “ metro di paragone”. Tutto si sbriciola e tutto affonda in una stretta buonista, una stretta mortale che abbraccia l’uomo, la natura ed infine (questo è il paradosso), anche lo stesso pensiero umano incapace di pensare all’ “oltre se stesso”.

Non solo è saltata la scala dei valori ma sono "saltate" o comunque sono in crisi tutte le grandi ideologie (ad es. marxismo, idealismo) che costituivano la base della coesione sociale e tutto questo è un rischio perché, ad un al pensiero debole, si sta contrapponendo un altro pensiero forte che coglie impreparate le nostre società democratiche, un pensiero che mixa l'ideologia con l'integralismo religioso. Questa miscela è altamente esplosiva e va a cozzare contro il vuoto dei valori relativi delle nostre civiltà.

Il pensiero dunque si trova in un’ impasse; ha rinunciato a quello che io chiamo “il pensiero della frontiera”, il solo capace di avventurarsi “nell’oltre”, quello che sa di poter uscire fori da se per poter comunicare se stesso e per poter così incontrare l’altro pensiero e crescere in tal modo nella conoscenza, ha rinunciato cioè a quel pensiero nato con l’uomo, arricchito nell’umanesimo, che ha fatto si che si progredisse con scienza e sapienza in tutti i campi dello scibile umano, quello che ha portato al “traguardo dell’illuminismo” ma, questo “traguardo” ha costituito anche il suo limite: il non saper andare oltre la frontiera del proprio “lume”, questo è dunque il limite del pensiero ed è anche il suo “fallimento”. Questa “etica relativista” che pone tutto sullo stesso piano, è un etica fallimentare e, se applicata, porta al disfacimento di tutta la società. Pertanto, “cercare di prendere atto delle difficoltà oggettive, significa sollevare una critica positiva perchè rivolta a migliorare il futuro dell'umanità.

 

La verità negata: “il dubbio” e il negazionismo

(tratto da un parere di un utente)  “A seconda delle posizioni ideali, delle esperienze, del modo di vedere la vita ed il mondo, qualsiasi delle cose che generino disaccordo tra gli uomini può piacere ad alcuni e dispiacere ad altri. Ma questo non vuol dire che quelle cose abbiano in-sè una valenza assoluta di segno positivo o negativo.  Nessuna diciamolo chiaramente, è la Verità

In questo “clima relativista”, ciò che si pone in discussione è “il fatto in se”, dunque la verità, pertanto qualsiasi “fatto” può divenire motivo di negazione, da parte di chi afferma un’altra “posizione ideale” e dal momento che non ci sono più certezze, tutto diventa … “cospirazione”. E’ in questo contesto fioriscono testi quali il “Codice Da Vinci”, “e venne un mito chiamato Gesù”, “la Favola di Cristo”, ecc..ecc..ecc.. un filone di testi che ha comportato e comporta molto successo e anche molti soldi per gli stessi autori.

La motivazione è sempre la stessa; si cerca “una verità nascosta” ma per edificare poi la propria verità. Come? Davanti a varie ipotesi si sceglie sempre quella che calzi meglio al fine di dare consistenza a quella che il nostro utente chiama propriamente “posizione ideale”, posizione che, alla fine risulterà antagonista all’altra e dunque toglierà a ciò che era dato per vero, il valore di verità. E’ da sottolineare che non si muove dal dubbio ma dalla “posizione ideale” quale certezza iniziale. Nasce così “il negazionismo” che è un fenomeno radicato che ormai coinvolge tutti i fatti delle nostre società. Si nega “il fatto in se”, fino a togliergli la sua valenza, e dunque la stessa esistenza: conclusione il fatto non è vero, ovvero non esiste.

Ecco dunque che oggi una "gassazione" non è più una morte ma va "interpretata. Questo è il "negazionismo": si arriva a negare l'olocausto quale fatto opinabile non più vero. Ecco perché la verità ha bisogno di testimoni, perchè fintanto che ci saranno testimoni, resta comunque la vittima del fatto a testimoniarne l'esistenza. Ciò che è evidente che, nella ricerca della verità, chi non ne è testimone deve poter compiere un atto di fede. Io che non sono stata testimone dell’olocausto, non ho mai avuto il minimo dubbio, perché ho creduto ai testimoni e visto i filmati, i tristi reperti, ma ora come ben sapete, con il passare del tempo sono moltissimi e non solo un religioso che mettono in dubbio l'olocausto, cioè si nega la verità.  Ma non basta, per articolare ed avallare le proprie “posizioni ideali”, si cercano anche altri agganci con fatti più recenti, ad es; l’abbattimento delle torri gemelle, anche quelli visti in diretta da tutto il mondo. Sono molti quelli che non solo non credono alla shoà, ma accusano gli ebrei di essere stati loro gli artefici dell'abbattimento delle torri gemelle, questa l’ho sentita la notte di capodanno da due coniugi convintissimi antisemiti. A quel punto ho dovuto smettere la discussione, ormai divenuta troppo accesa, anche perché non c’erano spazzi in quella “certezza” (che qualcun altro aveva inculcato nella testa dato che loro non potevano essere stata testimoni di nulla). Dunque non solo “folle cospirazione” ma diabolico ….diabolico “dubbio” (quanto simile a quello della genesi…).

Gli insinuatori del “dubbio” continuano imperterriti anche oggi come in passato. Non serve neanche la tecnologia, le foto i filmati perché anche questi possono essere “truccati”…. sono tutti falsi….Tutto dunque diventa opinabile, perché tutto è FALSO, dal momento che NULLA E' VERO, nulla è più credibile; non si crede più alla verità non perché la verità non esita, ma perché si vive in un clima di presunta menzogna.  Ma noi sappiamo che non è così. La verità esiste e va ricercata nella testimonianza di chi ha vissuto e/o vive il fatto in se. C’è comunque e resta la scelta di credere alla testimonianza della notizia, per chi non è testimone, e questo è comunque un atto di fede. Ciò che mi ha fatto riflettere sono le analogie, su questa negazione del vero con il fatto della storia cristiana: oggi si mette in dubbio l'olocausto degli ebrei (che significa “il sacrificio”), a soli 60' dall'evento, come si fece allora con un altro olocausto, di un altro ebreo quello di Gesù; dopo circa 60/70 anni, dalla morte dei testimoni che avevano assistito "al fatto” (unico nella storia dell’uomo) cioè alla sua venuta e alla sua resurrezione. Per questo ho voluto proporre il negazionismo e questa relazione, quale argomento sul Forum.

Dal Forum discussione:“il negazionismo

UTENTE 1: Nella trasmissione televisiva: "La storia siamo noi" è stato spiegato che il negazionismo inizia a dilagare quando si è venuti a sapere che i giornalisti che hanno filmato l'arrivo dell'Armata Rossa ad Auschwitz, hanno invitato gli ex prigionieri a rifare il filmato perché era venuto male.
Così quelli che già erano nagazionisti hanno detto:"Ecco la prova che foto e filmati erano falsi".
Mentre solo e soltanto un filmato è stato rifatto.
E anche se è stato rifatto, rappresentava comunque la realtà dei fatti.

UTENTE 2: Ho visitato di persona Auschwitz Birkenau, sono ancora presenti cose terribili come montagne di capelli, occhiali, valigie e scarpe. La cosa che commosse più profondamente fu la vista di vestitini di neonati ed infanti.

UTENTE 3: Mi dispiace sentir gente che parla di qualcosa che NON conosce se non attraverso un sola fonte… (coi puntini di sospensione si introduce il dubbio e si lascia intendere ….ma… non si dice, questa è la tecnica di chi vuole imporre la sua posizione ideale)

Si perchè i dubbi sull'11 Settembre più che sull'accaduto si concentrano sulle paternità.. Che due aerei si siano schiantati sulle Twin Towers nessuno ha dubbi, semmai ci si chiede come siano potuti crollare quegli edifici che erano stati progettati per "assorbire" impatti plurimi di aerei di linea...(si ripetono i puntini di sospensione e … si rilascia intendere ma non si dice)

UTENTE 2: Non so a quali canali privilegiati tu possa avere accesso se non le inchieste giornalistiche ed il chiacchierio della rete. A questo punto il "conoscere" potrebbe essere un bell' eufemismo.
Non mi sono mai tappato le orecchie e non ho mai chiuso gli occhi di fronte alcun tipo di notizia, ma poi permettimi che io possa trarre le mie personalissime conclusioni. Che i sostenitori del complotto non espongono mai in modo sufficientemente esplicito. Diciamolo chiaramente, secondo costoro fu una colossale messinscena minuziosamente architettata dalla ... CIA?Non mi pare, le tesi dei complottisti sono diverse e molto varie, ci sono anche quelli (non pochi) che negano l'impatto da parte di aerei di linea, per la gioia dei parenti delle vittime che vi si trovavano a bordo. YouTube insegna.

semmai ci si chiede come siano potuti crollare quegli edifici che erano stati progettati per "assorbire" impatti plurimi di aerei di linea.” Infatti l'impatto fu assorbito, ma gli aerei erano carichi di carburante. Quelle torri erano fatte di acciaio, calcestruzzo, e vetro, tutti materiali che non potevano resistere ad una intensa e persistente fonte di calore. Dunque potevano crollare e sono crollate.

UTENTE 1: La prova incontestabile:
nel filmato originale del secondo impatto contro le torri,si vede l'aereo che entra,esplode ed esce indenne ! Cosa è successo? E' successo che coloro che hanno AGGIUNTO al filmato l'aereo,non si sono accorti del fatto, ma chi ha guardato l'originale con fermo immagine,se ne è accorto e come! L'aereo era virtuale non reale e non sono riusciti a fermarlo in tempo!

UTENTE 2: Allora da quel che leggo, e come volevasi dimostrare, l'11 settembre addirittura nessun aereo colpì mai le torri, ma fu tutto un fotomontaggio. I testimoni oculari sono agenti in incognito pagati dalla CIA. Pensa un po', mi hai fatto venire in mente che questo è proprio l'atteggiamento che hanno gli schizofrenici nei confronti della realtà che li circonda. In genere reinterpretano gli eventi come qualcosa di non coerente o addirittura di minaccioso, e questo li conduce ad elaborare una realtà immaginaria che via via sostituiscono a quella contingente.

UTENTE 4: …ma quale filmato? Quale aggiunta? Non stiamo parlando di filmati di cent'anni fa che possono essere stati manipolati in quanto nessuno di noi c'era... Milioni di persone, fra cui io, hanno assistito in diretta a quegli eventi, e non c'era sicuramente il modo ne' il tempo di manipolare alcunché... macché termodinamica d'Egitto: l'acciaio ha semplicemente ceduto (che non vuol dire completamente fuso, è sufficiente che le travi e le armature si dilatino quel tanto da mettere in seria difficoltà la resistenza del cemento.) faccio presente che il combustibile degli aerei non è certamente la benzina delle automobili, ma ha una capacità calorifera molto ma molto superiore.
Le fiamme erano di centinaia di gradi superiori a quello che si sarebbe scatenato con un "normale" incendio alimentato dalla benzina! il fuoco non è mica tutto uguale...!
aggiungiamo il tempo a cui le armature sono state sottoposte a questa situazione: ricordo chiaramente che non passarono esattamente 2 minuti fra l'impatto e il crollo!! l'agonia delle torri (e di chi c'era dentro) è stata bella lunga!
Inoltre le torri non sono proprio crollate: si sono come "incastellate"... ossia sono crollate (cioè hanno ceduto) i piani in cui c'era l'incendio, mentre i piani sottostanti sono crollati sotto il peso del crollo dei piani soprastanti: un piano alla volta!
morale: sì, è più che possibile!

UTENTE 5: Io NON Prendo posizione sulla Verità vera anche se mi riesce mooooolto difficile credere al complotto. Si parla di prova incontestabile del complotto e io allora ti faccio una domanda. Complotto x complotto perché non ipotizzare che è stato Organizzato un complotto x far Credere che l' attentato alle torri sono una bufala e che c’è stato un complotto x screditare la Cia?  Riguardo al filmato, basta complottare in modo che si fa credere che il filmato con l' aereo aggiunto è stato aggiunto x far credere che sia quello originale. Oddio con tutti sti complotti mi son perso!!!

UTENTE 2: Se poi dietro al complottismo e al negazionismo si nascondessero inconfessi fini, dettati magari da una particolare fede ideologica, allora in tal caso negare diventa una necessità, e non vi sarà più tecnologia che tenga, che siano foto filmati o quant'altro.

UTENTE 3 : La differenza tra quelli come me e quelli come te argi? E' che io mi pongo dei dubbi e questo mi stimola ad informarmi, a ricercare informazioni e a formarmi un'idea sentendo TUTTE le campane..

Argi: Sei tu che poni differenze di sorta, ti ho fatto semplicemente notare, (e sottolineo che non me ne frega niente del fatto politico) che non basta insinuare il dubbio, perché il dubbio può essere un mio atto iniziale per poter ricercare la verità, questo mi deve smuovere. Il dubbio per chi non è testimone in se non è negativo è positivo, se il dubbio è una domanda, ma se il dubbio ha in se già la risposta non è più un dubbio è una certezza. Ecco perché ti chiedevo di arrivare alla conclusione, cioè alla certezza della tua affermazione, per toglierci dal dubbio, perché tu hai solo sottinteso una verità. Questa è la "cultura del falso" del cercare a tutti i costi una trama nascosta sordida schifosa che ha come scopo di trasformare la vittima in carnefice affinché la verità scomoda sotto gli occhi del mondo sia cancellata, insieme alla morte di circa 3.000 civili. Non si tratta di "informarsi", ma di masturbarsi mentalmente al fine di tentare di far materializzare comunque l'idea o opinione che più conferma "la tua idea di verità".
Ci si chiede? No, non si chiede per conoscere ma per .... insinuare il dubbio. Difatti poi ... non hai concluso apertamente: chi sono i colpevoli, gli assassini...? Ora lo devi dire, non si lancia il sasso e poi si nasconde la mano; quando si affermano certe "verità" bisogna portarle fino in fondo ...fino alla fine .....Chi sono i colpevoli? Allora sii esplicito ... "NON LASCIARCI NEL DUBBIO!!!!"

UTENTE 3 : “Per quanto riguarda Gesù Cristo mi vien da chiedermi come mai non esiste una sola riga che lo citi tra le migliaia di pagine degli STORICI dell'epoca?

Argi: Faccio notare che a domanda schietta nessuna risposta schietta. Comunque ciò che hai scritto E' FAlSO, NON E' VERO CHE NON ESISTE UNA SOLA RIGA CHE LO CITI, magari sei poco informato, informati meglio: non ne esistono molte per determinati motivi, ma è ben diverso dire NON ESISTE.

UTENTE 6: Il paragone poi con il Nazareno, ancorché suggestivo,mi sembra un pò stonato. Dalla croce è nata una grande religione, dalla Shoa, solo un indennizzo al popolo ebraico da parte della comunità internazionale.

Argi: Ecco gli elementi in comune che fanno riflettere:

L'unico Dio, l'identità, la scelta e l'obiettivo:
- Un popolo, il popolo ebraico, viene scelto da Dio, l'unico Dio, per trasmettere la sua Parola: la Thorà la sua legge.
- Un uomo, un ebreo, viene mandato dallo stesso Dio in qualità di Figlio, per portare la sua Parola, cioè il compimento della Thora: la legge dell'Amore.
L'olocausto è per entrambi:
- L'olocausto degli ebrei è stato e resta un grido per il mondo di sacrifico, un sacrifico assurdo sopportato da un popolo per tutti i popoli. L'olocausto sta li di fronte a tutte le religioni in particolare a quella cristiana, che è capace di dedurne la portata universale nel mistero della storia di un popolo, che coinvolge tutti i popoli e tutti gli uomini nella storia stessa dell'umanità, sta lì a portarne il peso: quando si ha paura del diverso scatta il martirio di cui l'olocausto rappresenta il culmine delle nefandezze umane. (C'è sempre da stare attenti al razzismo!!!N'est pas?) Questo è l'avvertimento pedagogico che rappresenta l'olocausto con la Speranza che grida:MAI PIU' NELLA STORIA...MAI PIU'!!!
- L'olocausto di Gesù, per il cristiani è il mistero di Dio che si è fatto uomo e porta nella storia il peso della sofferenza del cosmo, ma anche la speranza nella gioia della resurrezione.
Entrambe le verità vengono negate:
Entrambe le verità sono negate sia quale fatto spirituale sia quale fatto storico e la conseguenza della Verità negata (sin dalla genesi ) è il martirio di "un popolo" e la croce di Gesù.                                  

Conclusione

Ho visto che tra di voi vi contestate anzi, addirittura negate i fatti che si sono svolti "pochi minuti fa" come la shoà e l'11 settembre, in confronto al "fatto di Gesù" avvenuto più di 2000 anni fa. Tutti dicono, giustamente, che "vogliono risalire alla fonte" ma nel far ciò vogliono escludere però i vangeli. Ora, ma quale sono le fonti se non le testimonianze stesse degli apostoli, cioè di coloro che hanno, come dicono gli stessi vangeli "veduto, toccato, ascoltato" la persona di Gesù?
Inoltre vogliamo ammettere che, chi non è stato testimone dell'11 settembre o della Shoà, si trova comunque a fare una scelta di credere o non credere al fatto in se: credere ai testimoni o non credergli?
Considerando però che per "il fatto Gesù" la scelta non è un optional ma è la scelta primaria in quanto coinvolge la stessa vita. Difatti, la vita di ogni persona, credente o non credente è comunque chiamata a pronunciarsi sul "fatto per eccellenza", quello che fa discutere più di tutti nella storia dell'umanità, anche oggi, più che mai attualissimo cioè: chi è Gesù?

E’ la stessa domanda che Lui stesso pone: “E Voi chi dite che io sia?”. Una discussione che dura da 1969 anni, più o meno, cioè da quando morirono gli ultimi testimoni presenti al fatto stesso, (anche se ci sono stati e ci sono altri testimoni che hanno vivificato e vivificano la presenza "del fatto di Gesù "nella storia dell'umanità fino ad oggi, cioè a coloro che credono in Lui perché lo hanno incontrato “oltre la frontiera, al di là dal mare”).
Dunque con Gesù ci si trova di fronte ad una scelta; credere o non credere, ma con una differenza basilare diversa dagli altri fatti avvenuti nella storia dell'umanità: chi sceglie di credere può "entrare nel fatto", può cioè entrare e vedere di persona per scoprire la Verità, ed essere lui stesso fatto che determina il cambiamento della storia, partendo dalla sua storia per essere "nuova storia". Ecco perché Gesù dice "Io sono la porta" e "Io sono la via, la verità e la vita". Oltre quella porta, oltre quella frontiera per vivere “un incontro”.

 

_____________________________________________________________
La testimonianza è personale:

"ciò che noi abbiamo udito,
ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi ,
ciò che noi abbiamo contemplato
e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita

(poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi),

quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.
Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.

Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. (1Gv 1: 1)

La testimonianza personale

LA PROPOSTA”:

ARGI: è’ da poco che visito questo spazio riservato all’esistenza o meno di Dio. Mi sono imbattuta in discorsi particolari quali: fisica, metafisica, matematica, e… chi più ne ha più ne metta. Ho provato a “stare al gioco”, tutto ciò per dimostrare l’inconcludenza delle tante parole spese da ciascuno di noi. Credo che invece di confrontarci, o meglio scontraci, sulla conoscenza astratta o desunta “dottrinalmente” da trattati, da pre-concetti o da siti www…, occorrerebbe “tirare fuori”la propria esperienza personale; cioè da che cosa nascono al di la delle tesi, o dei testi, le nostre convinzioni. La testimonianza personale, se pur con valore “strettamente personale” non è impositiva, ma non è neanche un opinione, resta un fatto, anche questo credibile o meno, ma pur sempre un fatto vissuto. Capisco che è difficile parlare di se stessi e che è molto più facile parlare in modo astratto o puntare il dito contro “quel gruppo o quella religione” ma credo che così facendo sarebbe sicuramente più interessante e questo forum si arricchirebbe, allora si, di conoscenza. E’ una proposta ….però c’è una regola importante che secondo me va rispettata: la replica non può essere una “critica” ma una richiesta di spiegazione o di confronto.

UTENTE1: diciamo che e' difficile aprirsi non le pare...sono ho non sono ermetico?


UTENTE2 Cosaaa!!! Tirare fuori la propria esperienza personale in campo religioso?
Tu nella tua vita hai conosciuto persone in grado di farlo?
Persone in grado di rifiutare l'autorità psicologica della cultura in cui sono nati e in grado di parlare in base alla propria esperienza?
Tu conosci persone simili?
Allora presentamele. Io non ne ho mai incontrata una.

ARGI: Perché credo?
A 26 anni avevo “tutto”( tutto ciò che si può desiderare, non parlo di soldi), una famiglia alla quale voglio bene e che me ne vuole: due figli un marito, gli amici, un lavoro, ma, nonostante tutto in me cresceva”quel vuoto”, ogni giorno diventava sempre + grande. La mattina mi svegliavo e poi ci tornavo a dormire. Io che amavo ridere, non ridevo più e avevo perso la voglia di cantare. Passava il tempo, anni, c’era in me “il male di vivere”svegliarsi con l’angoscia di un nuovo giorno (chi ha provato può capire) e quel Dio al quale chiedevo aiuto non rispondeva.. Poi feci un sogno che si è ripetuto per 3 volte (non ridete, della serie Marcellino pane e vino); Gesù mi dava la mano dalla sua croce. Decisi di entrare in chiesa, di mattina, io che andavo solo per matrimoni e funerali; non c’era nessuno, ma prima di uscire ho sentito delle voci provenire da dietro l’altare, mi avvicinai per vedere e, passando sotto quel crocifisso (lo stesso del sogno) lì stavano dando,ai pochi presenti la comunione, sentii che dovevo prenderla anch’io e così tornai a fare quasi ogni mattina. Nel frattempo ho sentito il desiderio di leggere la bibbia, me ne ero procurata una, la aprivo e… non ci capivo niente. Ma in mio aiuto viene uno di quei messaggini provenienti da Madgjugorie, apro il vangelo a “caso” e leggo “era quel brano che dice (scusate, più o meno a mente) se ti chiedono qualcosa tu dagli tutto, e, nel silenzio, di fronte a quella parola, sentivo rompere qual’cosa dentro, spesso piangevo perché mi rendevo conto di quanto fosse lontana la mia vita da quella parola (e sono, anche se sto cercando di seguirla); non rubavo non ammazzavo cercavo di vivere onestamente, ma questo che mi veniva proposto era di + “ben altro” , “ ama i tuoi nemici, fa del bene a chi ti fa del male; se fai del bene solo a chi te ne fa, che merito ne hai, anche i pagani fanno così” il messaggio era chiaro: ama gratuitamente senza ricambio. E’ questo che mi ha “stregato il cuore “! Nel dare c’è già tutta la gioia di vivere. Così dopo aver letto, pianto, mi sentivo il cuore avvolto nel suo amore e presa la chitarra cantavo, o se cantavo! Un messaggio “folle” ma che follia se il mondo fosse tutto così folle! Dove sarebbe il male? Fu così che Gesù mi ha “stregata”, non solo, ma mi ha ridato la vita, quella che avevo persa, è come se fossi rinata di nuovo. Il “vuoto non c’è più, al suo posto c’è Lui, e l’Amore che ricolma il cuore e che cerco di vivere consapevole di tutti i miei limiti, ma con la forza che Egli ogni giorno mi da.

UTENTE 3 GRAZIE DELLA TUA TESTIMONIANZA. Non avevo letto prima. Il tuo racconto mi ha commossa e confermata nella convinzione che la Fede è un dono, ma va cercata e continuamente rafforzata. le Sacre Scritture sono un valido aiuto. Ti abbraccio. Prega anche per me.

UTENTE 4 arricchirsi?? e di cosa propriamente??
in cosa ci si potrebbe arricchire... di grazia!..... personalmente trovo i post sulla fisica e sulla matematica stimolanti e costruttivi perché mi stimolano ad andare a informami, a leggere i libri che qualcuno posta, a crescere e istruirmi! questo non è una sorta di "anonimi credenti" in cui una serie di frustrati hanno la mera esigenza di tirar fuori la propria vita,
riuscirebbero le esperienze personali a indurre qualcosa di simile?

ARGI: Mi sbaglio o su questo forum si può parlare di Dio? Se ne può parlare astrattamente oppure, con un esperienza personale comunque, sempre di Dio si parla.
Non ho nessuna intenzione di stimolare il racconto della vita di chi che sia, (anche se non è mai inutile stare ad ascoltare; saper parlare è un vanto di molti, saper ascoltare è una saggezza di pochi), ne tantomeno mi interessa sfogarmi, perché ci si sfoga di qualcosa che ci opprime, io non mi sento oppressa ne tantomeno frustrata o infelice, anzi. Intendevo semplicemente mettere a confronto le motivazioni che ci spingono a credere o a non credere partendo da quella “fonte” che è stata all’origine delle nostre scelte: riflettere su che cosa sono basate le nostre idee. Inoltre non ho scritto che il tutto non sia discutibile ma, semplicemente che non è “criticabile”; mi spiego, la discussione apporta un arricchimento perché si mettono a confronto le esperienze, mentre la critica qui è fine a se stessa e, dal momento che ”il fatto”, è una testimonianza che, in se per se già esiste, è inutile e inopportuna.
Comunque ti ringrazio per il tuo “gentile intervento” e ti auguro una buona serata.

UTENTE 5 Ciao “UTENTE 4”. Io sono una di quelle che ha proposto argomentazioni, a partire dalle proprie esperienze, quindi, ora sistemo per bene la mia coda di paglia in modo che non mi disturbi e ti rispondo.
Sono d'accordo con te nel fatto che il forum debba essere un modo per crescere, ma non solo intellettualmente credo.
A volte si cerca di esporre le proprie esperienze non solo parlando come dei libri stampati, ma anche evidenziando il fatto che comunque sia la percezione della realtà è sempre personale.

UTENTE 6 Ciao Argi, fin da piccola ho sempre creduto in Dio, pregavo sempre per la mia famiglia e qualche volta speravo che mio padre morisse per il male che faceva a mia madre, a me e ai mie fratelli. Ho sofferto molto la mia infanzia, tanto che decisi di sposarmi per andarmene via da mio padre. Ho affrontato un matrimonio giovanissima, all'età di 21 anni è nata mia figlia. Credevo molto alla famiglia e al matrimonio, ma poi sono successe tante cose brutte tra cui la morte di mio padre, la malattia di mia suocera, il suicidio di mio suocero, la depressione di mio marito ecc. ecc.. Da premettere che all'età di 19 anni sono stata, per tre mesi, vicino a mia suocera in un ospedale, andavo la mattina e tornavo a casa la sera. Ho visto in quel reparto cose che, oggi, una ragazzina di 19 anni non se lo immagina nemmeno che cosa vuol dire la sofferenza e il dolore che una persona prova quando si è affetti da un tumore.
Poi sono successe altre cose che mi hanno portato a rinnegare Dio e a decidere di affrontare la vita da sola. Fino a un certo punto è andata bene, ma poi si sono ripresentati i dispiaceri, non ti dico quali per non affliggerti. Tre anni fa sognai Gesù Cristo che pregava da quel giorno è entrato nel mio cuore e finalmente ho capito perché tanta afflizione. Ho visto il Signore Gesù, è vivente ed ora è sempre vicino a me.

ARGI: Capisco pienamente la tua sofferenza, ho perso mio fratello malato di cancro, so cosa significa, si dichiarava "ateo"e io durante tutta la sua lunghissima sofferenza andavo in chiesa e "facevo la comunione per lui". Una volta mi guardò e mi disse "quando vado su, lo prendo per la barbetta e gli dico: mi devi dire che t'ho fatto?" E' stato quello il suo ribadire nella sofferenza la SUA fede. Siamo così fragili di fronte al male, ma non siamo soli, questa è una certezza, più dei sogni che trovano il tempo che trovano esiste una realtà che va vissuta pienamente consapevoli che non siamo soli. ciao

UTENTE 7 Per quello che mi riguarda, io non ci sono arrivato tramite esperienze, ma tramite il ragionamento. Le cosiddette prove dell'esistenza di Dio non le ho mai sentite. Ma capisco chi le ha provate, anche se faccio di tutto per tentare di fargli cambiare idea. Il ragionamento serve perché ho un cervello e so che 2 + 2 fa 4 e da questa conclusione parto con il mio ragionamento sul divino: un ragionamento "logico" e "probabilistico" .

Mi sono accorto che quanto mi è stato insegnato dalla religione cattolica non corrispondeva alla verità, o perlomeno alla mia visione della realtà. Ad es. perché la trinità? E poi quando vai a leggere la bibbia non ci si capisce niente. Non ho mai vissuto esperienze di fede: forse mi mancano, ma ancora, come già scritto, non ho sentito il richiamo. Non lo sentirò mai in quanto non si può sentire quello che secondo me non esiste. Come posso credere o sperare che ci sia un'esperienza di fede quando ritengo che la fede è irrazionale?
Posso aggiungere che, sono disposto a "ricredermi", dovesse succedere che arrivino nuovi input!!!!!

ARGI: Accipicchia ….”domandina piccola piccola”: perché la trinità?

In relazione alla impostazione di questo post, non voglio scendere sul filosofico o sullo scientifico, perché se ti parlassi del concetto matematico del numero tre in relazione anche alla fisica a che servirebbe? Pertanto mi baso sull’esperienza personale che ho della parola di quel “ Gesù” che considero amico.

Anch’io non ci capivo niente quando all’inizio aprivo la bibbia, ma poi facendo un segno di croce ho chiesto aiuto direttamente a Lui, Gesù è’ come una chiave che apre ogni sorta di porta. Mi sono accorta che tutta la scrittura alla Luce della Parola di Gesù si illuminava. I primi cristiani la chiamavano “letio divina”, poi ho sentito il bisogno di confrontarmi con gli altri, di approfondire, di verificare di condividere.

Per parlare della Trinità, ci si avventura in Dio, mi “avventurerò” unendomi alle parole di Gesù, chiedendo scusa a Dio (e anche ai “dotti”). Egli ci parla del Padre, dunque innanzitutto Dio è Padre:l’immagine del padre è umana descrive l’amore e la responsabilità della paternità, ma avrebbe potuto dire anche madre. Poi Gesù ci dice che Egli è il Figlio e, come dice Gesù stesso, “Chi vede me vede il Padre , io e il padre siamo una sola cosa” , sin dall’inizio Egli è “il verbo” l’azione della creazione di Dio. “In principio Dio crea il cielo e la terra “Genesi 1” La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.” Come vedi sono presenti, sin dall’inizio sia il Padre Il Figlio e Lo Spirito di Dio che “aleggia”. Lo Spirito chi è ? E’ il dono. Quando uno ama sa, che si vorrebbe donare totalmente all’altro, questo umanamente non è possibile, dunque quando doniamo scegliamo un dono che deve essere speciale per poter dire questo è quanto più posso donarti di me. Per es. chi è innamorato dice “Ti donerei tutto me stesso”, oppure “morirei d’amore per te”, tutto ciò a noi non è possibile ma a Dio si. Il Padre DONA se stesso al Figlio, il Figlio DONA se stesso al Padre Lo Spirito è il DONO del Padre al Figlio e viceversa. Il dono, lo Spirito che chiamiamo Santo perché è Dio esso stesso, possiamo dire impropriamente che lo Spirito è il “contenitore” di tutto l’Amore di Dio, ecco perché anch’ Egli è Dio perchè è ciò che rende Dio unico, UNO. Il Padre è nel Figlio e Il Figlio è nel Padre per mezzo dello Spirito. Gesù chiama lo Spirito anche “il maestro che vi insegnerà ogni cosa” e ancora “il consolatore”. Lo Spirito è l’AMORE di Dio, purtroppo della trinità è il più trascurato, ma non meno importate, è anche ciò che unisce la chiesa, NOI CREDENTI a Dio, ed è Colui “che ci racconta ogni cosa” . Spero di essere stata semplice anche se il tema non lo è. Chiedo scusa di nuovo a Dio e ai "dotti". Ciao

UTENTE 8 Dopo attenta lettura, credo che la proposta della Sig.ra argi, non mi è parsa un'idea peregrina. Difatti, il forum in questione, oltre alle solite stantie contestazioni, contraddizioni, prese in giro con esposizione di personali idee su Dio, sul Cristo, credere, non credere ecc. ecc. , non ha portato e non porta ad alcuna concreta conclusione.
Tutti gli interlocutori, nessuno escluso, parla per preconcetti, per sovrastrutture acquisite attraverso letture di una bassa letteratura, ne sono convinto, o per ipotesi scientifiche o storiche , campate in aria.
Libri scritti, con molta probabilità, da gente che dopo aver letto qualche libro scritto da altri ed essersi appropriato di idee e concetti non suoi, ha deciso di scrivere un'altro libro riveduto e corretto, come i tanti in circolazione, tanto per fare un po' di quattrini.
L'idea della Signora, dunque , non è peregrina perché risulterebbe molto più interessante ed istruttivo conoscere il percorso interiore o culturale che ha portato il tizio od il caio a diventare buddista, maomettano, induista ecc. ecc. , oppure del perché si affermi che il Cristo non sia esistito oppure il motivo che induce a credere ancora nel demonio e via dicendo.
Quando la Signora parlava di aprirsi agli altri, alludeva, io credo, proprio a questo in base alla personale esperienza che l'ha condotta lungo la strada che oggi segue.
Le critiche non servono ad altro che a creare tensione ma non cultura.
Questo è quanto penso, poi, ognuno ha le sue idee giuste o sbagliate che siano .
Non esiste la strada della conoscenza ma le innumerevoli strade, lunghe o corte che siano che poi portano alla conoscenza ed alla verità.

 

la gaia scienza degli scientisti

"L'evoluzione è la spina dorsale della biologia e la biologia
si trova dunque nella peculiare condizione di essere una scienza
fondata su una teoria migliorata; perciò è una scienza o una fede??"
Charles Darwin.

Ciò che non condivido è la quasi maniacalità di far coincidere scienza e fede; credo che la fede non debba rinunciare alla ragione, ma non per questo ha bisogno di “rifondarsi” per “aggiustarsi” alla scienza anche perché la stessa scienza è una verità in evoluzione come la materia.

Ho assistito, per caso, ieri sera ad un programma televisivo “la gaia scienza” dove un “illustre scienziato” spiegava, sul tema “scienza e fede”, a degli attori “allievi”, messi li per fare spettacolo, che la teoria di Darwin non è più un teoria ma è “un fatto” . Il professore metteva più volte l’apostrofo sulla parola fatto, dando per scontato dunque che dalla casualità e dall’errore nasce tutta l’evoluzione della specie che è “un caso”, ma un caso che ha detto l’illustre maestro “è come gettasse i dadi”. Quindi le conclusioni del professore scientista, sono che l’uomo non è il punto piramidale dell’evoluzione ma solo “un caso”.

Ho visto ripetere il paradosso di chi per dimostrare la sua verità scientista usa la scienza contro la fede ma poi se la scienza da rilievo alla fede è pronto ad attaccarla e smembrarla pur di dar risalto alla sua verità spacciando per scienza la sua “fede scientista”. Ed ecco come i fautori della gaia scienza hanno “apparecchiato” la cosa? Sulla base della notizia scientifica che ha scoperto che la fede in Dio accresce le capacità di sopportazione del dolore delle persone e dunque rende più forti, i forgiati allievi assistenti, dopo aver applaudito il professore, hanno preconfezionato un “esperimento”. Hanno messo a confronto con la fede in Dio di un uomo presentato quale credente di Padre Pio (che, con tutto il rispetto per Padre Pio ma Dio è qualcos’altro e quindi già l’esperimento non sarebbe accreditato) “la fede” di un tifoso per la sua squadra di calcio, e quella di una giovane donna per il suo fidanzato. Dopo aver fatto accomodare i tre personaggi, i solerti allievi hanno testato la loro soglia del dolore facendogli infilare un dito della mano dentro una pila con dell’acqua bollente, successivamente facevano ripetere il tutto ma ponevano di fronte a loro le fotografie raffiguranti i soggetti delle loro fedi (Padre Pio, la squadra di calcio, e … il fidanzato), in tal modo guardando la fotografia raffigurante “la propria fede”, il soggetto avrebbe dovuto resistere di più. Lascio indovinare, data la poca fantasia, chi dopo aver visto le varie foto è arrivato ultimo. Infine anche l’illustre professore “scientista”, sospinto dai suoi allievi, si è sottoposto all’”esperimento” e ci ha mostrato la sua fede; cioè ponendo di fronte a lui prima e dopo la sbollentatura del suo dito la fotografia di un piccone. Si, proprio un piccone, questa è la visuale di chi crede che la scienza sia “la Verità” e pretende di usarla per l'appunto come “un piccone” per poter demolire la fede e per far ciò è pronto ad andare contro anche allo stesso fatto scientifico che avvalli il contrario della “sua verità e/o fede”, ed è questo il paradosso.

Comunque l'evoluzionismo "corroborato da prove scientifiche" non ha spiegato perché e come tutto ciò sia avvenuto, cioè non si discute perché la materia si sia evoluta (anche se l'evoluzione avvolte si è visto che può consistere anche in regressione, nel senso di vita intelligente per la sopravvivenza), si discute il perché e il come questo sia avvenuto.

Pertanto agli scientisti (ed ai materialisti che non si pongono il problema), non posso non porre una domanda logica, proprio perché credo nella logica da cui deriva tutta la conoscenza, compresa la scienza, "chi o cosa determina la cosiddetta selezione naturale? E' la creazione o l''evoluzione? Progetto logico o cieca casualità? Questa è la domanda propria della filosofia:" Perché l'essere piuttosto che il nulla?" Il pensiero umano è solo un "incidente" della natura?

 

La forma e il vuoto

La forma, ciò che appare (per i nostri avi che pur credevano ai cosiddetti miti) è mutevole.
Ho letto che l'atomo è sostanzialmente vuoto e ciò che tiene unito questo immenso spazio vuoto è l'energia che si sviluppa intorno al nucleo a una velocità pazzesca, tutto ciò fa si che nulla è fermo, "nulla è nulla", tutto è in movimento tutto è energia, il segreto dell'esistenza o "dell'apparire" della forma è il lavoro, cioè l'energia il movimento.
Anche noi sostanzialmente siamo vuoti, siamo racchiusi nella materia dal vortice dell'energia ma mentre un sasso rimane fermo noi invece ci muoviamo, ciò sembrerebbe far pensare che non c'è un dentro o un fuori c'è un vortice di energia che tutto racchiude.
Il paradosso è che nel momento "iniziale" c'era già tutta l'energia dell'universo, e allora mi chiedo: "dunque dov'è il prima e dov'è il dopo in ciò che avvolge tutto fin dall'inizio fino alla fine? Semplicemente è “il principio
”:
In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.”
(Genesi 1,1..)
" L'universo racchiuso come noi in un "vuoto di energia"; il principio primo e in tutto unico?
Da li partirei come ragionamento; dal pensiero, il "pensiero evoluto". Cosa determina la selezione naturale? Perché una specie anziché un'altra? Ho letto una notizia abbastanza recentemente, dei genitori dovendo scegliere su due gemelli che dovevano nascere di cui uno dei due era malato, hanno deciso una "selezione" o scelta, che non possiamo chiamare naturale, dato che non è la natura ad operare ma il medico eliminando il gemello malato, solo che il medico ha eliminato per sbaglio anziché il gemello malato quello sano. Ora non si giudica i genitori, perché i genitori cercano la perfezione dei propri figli dato che è nell'imperfezione che risiede la sofferenza, ciò che sottolineo è il fatto in se; la decisione dei genitori risulta essere "la selezione". I genitori cercano di eliminare l'imperfezione più grande la sofferenza, questo è comprensibile ma sappiamo che non è possibile ingabbiare i propri figli in "scatole asettiche" cercando di preservarli da ogni male, perché la vita inevitabilmente comprende entrambi, bene e male e … la libertà di scelta del singolo pensiero.  C'èra uno scritto nella stanza del pediatra dei miei figli che recitava così:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa...
essi vengono attraverso di voi, ma non da voi.
E benché vivano con voi non vi appartengono...
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
esse abitano la casa del domani,
che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
la vita procede e non s'attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito,
e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'Arciere;
poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco
.”

Il problema è il controllo sulla vita, ma la vita è libera "sfugge" non vuole essere controllata, la libertà è quella cosa che sfugge al controllo del pensiero e, quando questo pensiero liberamente sceglie la sua strada l'atto più grande è l'atto d'amore; cioè lasciarlo libero di agire.
Questo è ciò che accade nella vita, il mondo comunque è, e noi siamo grazie a questa libertà di azione, o scelta di libertà: chi ha lanciato la freccia si è ritirato per lasciare la libertà alla freccia di percorrere la strada che lui stesso ha lanciato che ci conduce al pensiero evoluto, quel pensiero che non vuole il male e la sofferenza ma cerca la perfezione il bene e la pace, cioè come dice l'autore del bellissimo scritto (Kahlil Gibran).

 

E’ possibile condividere un valore unico al di la del credere o non credere, perche si possa uscire dalla prigione del relativismo?

Questa è la domanda che oggi non solo la chiesa indica.

Questo problema era sorto precedentemente anche nel mondo greco, era sorto ad opera dei maestri dell’epoca, se vogliamo i "precursori" del relativismo, si chiamavano sofisti. Già allora i grandi filosofi colsero pienamente il problema (pur non essendo "cristiani"). Socrate e Platone si scontravano con “i sofisti”, coloro che all’epoca volevano escludere, il vero, il giusto e confondere cioè le idee, perché così facendo escludevano il bene in se. Ora non si tratta di avere o meno alleati, ma di riconoscere oggettivamente che esiste “un’impasse”, se non riconosciamo ciò, non possiamo migliorare le nostre società, dato che neanche il termine "migliore" si può comprendere perché pure questo è relativo.

A suo tempo Socrate aveva già posto la discussione, cioè se si può definire giusto soltanto l'opinione dei più, oppure se c'è un senso del giusto, che ricerchiamo perché conosciamo, perché ce lo troviamo dentro, ma per comodo lo accantoniamo, lo "seppelliamo" e procediamo inversamente.

SOCRATE: il bianco è bianco, il nero è nero, e uno sceglie. Se ti rubano la borsa chiedi di averla indietro e che il ladro venga punito. Ma se devi mettere in discussione lo scorrere tranquillo del tempo, se devi aprire gli occhi sulla consuetudine della tua ignavia, tacitamente condivisa dalla maggioranza, allora è molto più difficile accettare di rinunciare al quieto vivere per amore di giustizia.
PABLO: Ma giustizia e libertà sono inscindibili. Nessuna società puo' dirsi libera se non vi regna la giustizia.
SOCRATE: Questo è sicuro. Ma la giustizia è figlia della verità, e la verità spesso si preferisce ignorarla. Questo è sempre accaduto, oggi come ai tempi miei. Nessuna giustizia e più ingiusta di quella decretata dall'opinione dei più."

Ora il senso è più chiaro Socrate faceva un esempio, non si tratta di decidere in fretta, ma di decidere per il giusto che non è sempre quello che decretano i più, ma è dato dalla ricerca del giusto e del vero." La scelta è la caratteristica dell'uomo che ne indica il fondamento, la sua libertà, che dovrebbe arrivare a comprendere, non solo attraverso la razionalità ma anche attraverso la ricerca di una consapevolezza; la capacità di vedere non solo le aspettative ma anche i suoi limiti. Ora, dal momento che il fondamento di tutto è la scelta, credo che si ponga il problema quale scelta sia giusta, perché abbiamo visto che anche le stesse soggettività possono confliggere.
Ecco il punto che sto cercando di rappresentare nel forum, che va al di là della fede o di una legge perché riguarda tutti; credenti e non credenti, non si possono fare leggi su misura per le persone per accontentarle tutte, perché se non si vede oltre quella libera scelta soggettiva, se non si indirizza ad un punto fisso oggettivo che è il bene di tutti il sistema collassa.

Ora, la religione, ha questo scopo, indirizzare le coscienze al bene, un bene che non sia solo soggettivo ma comune perché giusto. Oggi dal momento che non ci sono più valori il bisogno soggettivo diventa lo strumento fondante.

Abbiamo bisogno di ritrovare dei valori comuni che, partendo dalla base di un nuovo umanesimo e di un illuminismo rinnovato, siano capaci di varcare “il pensiero della frontiera” cercando di non rinnegare ciò che è parte della storia dell'uomo; compresa la fede, le nostre radici, tenendo conto che la natura è "una cornice" e che se al centro della cornice non ci metti l'uomo qualsiasi argomento non tiene e si discute invano; il cuore dell'etica è l'uomo, su questo "bene" in se si deve iniziare a discutere.

 

La chiesa non fa altro che riaccendere il dibattito per tirare fuori quanto sepolto e per verificare dove stiamo andando

Il mondo non dà risposte, ma la risposta della chiesa è nella fede in Gesù Cristo in quell'amore di Dio che non abbandona l'uomo mai, mai mai!!!
Questo amore è visibile nel crocifisso cristiano: il crocifisso è l’immagine del Giusto, è lo stesso Dio e il suo messaggio è l'unico messaggio di Speranza per l'uomo di fronte alla sofferenza e alla morte. Questo Dio non abbandona "E' lì INSIEME CON", a soffrire con, a morire con ma anche per far RIVIVERE CON, INSIEME, nella gioia della resurrezione: questa è la risposta cristiana!

La chiesa parla per portare al modo, che vuole accettarla, la gioia e l'amore di Dio. Se si rifiuta di attingere dalle proprie radici non è possibile costruire il futuro perché il futuro di chi vive “cogliendo l’ attimo” è il futuro di chi non ha più speranza.

Dal Forum:

la natura è "una cornice" , se al centro della cornice non ci metti l'uomo qualsiasi argomento non tiene e si discute invano; il cuore dell'etica è l'uomo, su questo "bene" in se si deve iniziare a discutere.

UTENTE: L’uomo però non bisogna dimenticare che è anche natura è inserito come elemento della natura insieme ad ogni altro non si può sottrarre a tutto il resto se si vuole parlare di legge naturale

Argi: Esatto, "il quadro" va visto nel suo insieme una visione globale dei vari elementi; natura, uomo e in questo contesto il bisogno di ordinare che ha l'uomo, come del resto anche la natura ha un ordine in se, ma l'uomo ha qualcosa in più della natura, (ed ecco secondo me il punto focale di tutto),: l'uomo ha la capacità di determinare, scegliere, e la scelta si articola tra qualcosa che è innato nell'uomo (capacità di ordinare,ordine naturale) e tra il bisogno di determinare le proprie esigenze personali (volere). Ora se a questo "volere" occorre applicare anche un ordine morale che stabilisca il fine ultimo del bene in se il senso stesso della vita che non può non essere la Vita, perché la vita dell'uomo è legata alla vita nell'ambito naturale se ciò finesse finirebbe la vita stessa. Ecco perché il fine è quello che conta nella scelta, il fine non può essere il solo mio unico interesse ma è il bene dell'uomo e del suo contesto naturale, famiglia, comunità. In questo mondo globalizzato non si può più far finta di non vedere che il bene di pochi determina l'infelicità e la fame di molti. Le nostre società non reggono più il conflitto nell'ordinare le proprie scelte attraverso le sole esigenze dei pochi, l'uomo può falcidiare la natura, la stessa natura umana, sfruttandola, e sottomettendola ai propri fini: i propri fini non sono il fine del bene in se la salvaguardia della vita dell'uomo sulla terra e della stessa terra. Bisogna progettare (che è diverso da determinare) insieme il bene di questa umanità iniziando a salvaguardare la vita più indifesa, perché lì non c'è determinazione e non c'è scelta.

UTENTE : Ci sono almeno due cose che mi mettono in allerta, il bene comune e il comune a tutti. Faccio un esempio (sempre il solito) cosa succederebbe se cercassimo nella natura la legge universale, e vi trovassimo la sopravvivenza della specie? Che in questa bisogna sacrificare alcune vite per evitare la sovrappopolazione ..? Che la legge dovrebbe imporre per la vita di tutti di staccare la spina a chiunque sia un peso per la società?

Argi: Ecco perché è sempre la LIBERTA' il punto focale di tutto. Ma se il punto focale è la libertà bisogna stabilire cosa significa in se essere libero di fronte alla scelta della vita, ecco il punto io sono libero di scegliere di morire, ma non ne ho il diritto perché la mia vita non è solo mia ma è un insieme di relazioni di vite, da questo essere insieme l'uno per l'altro nasce il bene.

 

IL SENSO DELLA VITA

Dunque la natura ha in se una legge capace di generare la vita stessa. In questo quadro naturale, solo l’uomo ha la capacità di determinare e di determinarsi; può cioè modificare la natura e gli stessi principi legandoli ad un fine proprio. Quando intendo che i principi della natura in se vanno salvaguardati è perché la vita di tutti è in stretto rapporto con questi stessi principi. Ora il principio primo della vita è “generare” la vita; quale vita di tutti gli esseri viventi, se l’uomo andrà contro questo principio primo, non sarà la legge naturale ad essere distrutta, perché la forza generatrice di questo principio è tale che può autorigenerarsi, ma sarà “il suicidio dell’uomo”, come dire, sarà un’ auto eliminazione, in quanto autodeterminata da un uomo non abbastanza evoluto (responsabile) per poter vivere, ma abbastanza determinato per scegliere tra il bene e il male e anche tra la vita e la morte che sono le forze che orientano gli stessi principi vitali.
Ora mi pongo e vi pongo una domanda; quale morale ha l’uomo? Certamente non una morale che si avvicina a quella naturale perché con la sua autodeterminazione sta distruggendo la natura.
Ma che significa autodeterminazione? Lo sappiamo bene è sinonimo di libertà di scegliere.

Da tutto ciò nascono alcune riflessioni sulla ”libertà”: dire “io mi appartengo” è senza dubbio vero, dire IO è già dire tutto, perchè la persona si identifica tutta lì, in quel soggetto “IO”, lì c’è tutta la libertà della persona, ma questo sarebbe pienamente vero se non ci fossero gli altri soggetti, cioè se noi vivessimo in un mondo senza alcuna relazione da SOLI, ma non è così. Noi tutti siamo soggetti a leggi che regolano la stessa vita in comune, quindi, dov’è la vera libertà dell’IO?

Ecco perché la libertà dell’IO è una libertà limitata dagli obblighi relazionali ma che richiede a sua volta diritti. Tutto qui, nessuno è schiavo di nessuno, semplicemente un uomo è veramente libero quando quell’IO diventa responsabile della sua scelta difronte alla collettività, acquisisce cioè la sua libertà scegliendone liberamente il prezzo, “il prezzo dell’IO” e a sua volta la collettività è veramente libera quando fa altrettanto nei confronti della persona.

Ecco perché il fondamento di tutto è la scelta: dalla scelta dipende la vita, la scelta è il fondamento della “vita consapevole”.

Certamente non è un obbligo condividere la sofferenza, come non è neanche un diritto perché condividere la sofferenza è uno stato naturale umano che si acquisisce nascendo.

Siamo parte di un sistema naturale che ha in se questo stato: la sofferenza, la sofferenza è “il prezzo” della vita. L’uomo se è riuscito ad evolversi è perché di fronte a ciò non è rimasto indifferente perché la vita appartiene certamente alla persona e la persona ne è responsabile fino in fondo ma la comunità non può non interagire con la stessa vita perché ne è compartecipe e in un certo qual modo responsabile.

Dal Forum:

Chi stabilisce quando una vita “è degna” di essere vissuta?

UTENTE: Il giudizio sulla propria vita spetta al legittimo proprietario, Il proprietario della vita decide della sua vita questa è a suo insindacabile giudizio. L’uomo appartiene a se stesso.

Argi: Tu in questo hai delle certezze, permettimi di avere dei dubbi. Innanzitutto il limite alla libertà soggettiva è il diritto, cioè la stessa legge, questa è la realtà, altrimenti se la libertà fosse automaticamente diritto non occorrerebbe la legge, e se occorre una legge che stabilisca il diritto significa che la scelta non ricade più sulla singola persona ma su tutta la collettività ecco perché questo è un problema di ordine morale che investe tutti.

Il discorso dunque non è ideologico ma è realistico ed è volto tutto verso il tipo di società che avremo nel futuro perché l'uomo è quello che sceglie di essere insieme, ogni scelta ha comunque una conseguenza futura.

Ora dimmi se la vita è un diritto perché dovremmo escludere da questo diritto il nascituro o l'incapace di se? Perché è debole ed incapace? La legge naturale la usiamo a nostro piacimento, non vorrei infastidire troppo, ma devo ricordare che naturalmente non si abortirebbe, e ancora sempre naturalmente non verrebbero eliminati i feti nel quale si riscontra o “si presume” ci siano delle imperfezioni (come è successo anche oltre il diritto a Napoli), in questo caso quindi non vale la legge del "il proprietario della sua vita decide della sua vita"?

UTENTE: L'aborto è una conquista di civiltà, diritto e rispetto della donna, e chi non approva non è costretta a praticarlo.

Argi: Non credo che per la donna l'aborto sia una conquista di civiltà, è un'ultima spiaggia nel mare della disperazione dove nulla e nessuno sembra poterti aiutare se non "quel cucchiaio" che raschiando via la vita, porta via insieme a quella vita anche una parte della tua anima.
Questa la chiami una conquista di civiltà? Chi vuole può farlo in un ottica di "diritto", a suo tempo, ho votato "si" proprio per questo: "diritto" di scegliere senza dover morire su un bancone di una "mammana", ma se potessi dare un consiglio ad una figlia, un figlio, o ad una amica direi di cercare di vedere oltre quel mare di disperazione, oltre quel mare c'è sempre la vita che è pronta a manifestarsi in chi vuole accoglierla ed amarla. Se ti fai un giretto negli ospedali dove si pratica l'aborto grazie a quel "diritto"acquisito, ti accorgi che oggi quella pratica nata come tutela della donna è diventata un modo di contraccezione. Quando apri una porta "al diritto" bisognerebbe rendersi conto che, ancor prima ci sono dei doveri, e se una società perde, trai i doveri, il dovere rispetto alla vita, tutto diventa possibile, anche la morte del più debole e indifeso che oggi è un "feto", domani ….è lo stesso uomo.

nel sogno io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque
materne: so che là io ero esistente.”
Pier Paolo Pasolini

UTENTE: Tu non vuoi abortire? benissimo nessuno te lo impone, ma neanche tu devi imporre una scelta personale ad un'altra donna. Proprio perché so che sei cristiana, ti propongo un parallelo con l'argomento del libero arbitrio....

Argi: Imporre? Libero arbitrio?  Esatto scelta personale e, specialmente nel caso dell'aborto non c'è un termine paritario; o vita madre o vita del figlio, ma solo libertà di scelta o rifiuto della madre alla nuova vita, ma questo è ben distante da essere il diritto della madre, perché parimenti c’è il diritto del figlio che “non ha voce” e pertanto non può essere espresso.

Inoltre nessuna legge di Dio implica la possibilità di fare il male. Il libero arbitrio non è "una legge" è una scelta morale personale, con risvolti fisici, che va ad incidere anche sulle singole relazioni personali, mentre il diritto fa sorgere un obbligo e un rispetto verso la stessa norma per cui anche uccidere può diventare morale. Così come nel caso dell’aborto: si “legalizza” un atto (uccidere) che in se è male e questa obiettivamente non può essere chiamata conquista di civiltà. Non c’è da meravigliasi poi se si trovano negli ospedali ad abortire, in fila tantissime adolescenti e tantissime donne straniere che tornano, e poi di nuovo ritornano ad abortire, perché sanno che gli "spetta di diritto", perché lo Stato sovvenziona l'assistenza; prova a dirgli di prendere i contraccettivi senti che ti rispondono.

Uno Stato che adotta una legge e pensa che con questa ha risolto il "problema”, (aborto o eutanasia) e poi non dà gli strumenti di informazione e di assistenza necessari per poter prevenire o per poter dare un'alternativa alla morte, non si deve meravigliare se poi ritrova i bambini nei cassonetti dell'immondizia: questo è il risultato del ” valore” che si da alla vita!

Comunque, in entrambi i casi (aborto e/eutanasia) il fondamento di tutto è la scelta: dalla scelta dipende la vita, la scelta è il fondamento di tutto il nostro vivere.

UTENTE: Apprezzo la tua e la altrui sollecitudine per la vita delle persone, la condivido e cerco di averne anch'io, allo stesso modo; ma la sollecitudine non può arrivare, se condividi alcuni valori fondamentali che ispirano la nostra costituzione, ad imporre le cose agli altri quando gli altri vogliono poter decidere di sé. E' proprio il cristianesimo ad avercelo insegnato, lo sai bene: non c'è morale nell'imposizione. Non c'è morale, non c'è libertà, non c'è dignità. Il primo a soffrire perché ci lascia fare è proprio Dio, che pure continua a soffrire per lasciarci autonomi. Ci pensi a che sacrificio incredibile e straordinario dev'essere? Mi pare quindi arrogante pensare di poter fare quello che nemmeno Dio fa.

Argi: Stai parlando della croce ma stai anche parlando dell’Amore te ne rendi conto? Il sacrificio fatto da Dio per amore della libertà dell'uomo è la croce: l'uomo e Dio si incontrano li, su quella croce, dove l'Amore è talmente grande che abbandona tutto se stesso nelle mani dell'altro. “Padre nelle tue mani abbandono il mio Spirito” Ed è nel rifiuto di questo Amore che la croce è il luogo stesso della sofferenza umana e allo stesso tempo divina: è il punto di incontro, che si fa luogo d'incontro. E' l'Amore che viene rifiutato ma che aspetta comunque l'altro, " Ci pensi a che sacrificio incredibile e straordinario dev'essere?"  Si, ci penso, come in tutti questi secoli ci hanno pensato tutti coloro che si sono sentiti non amati e abbandonati da tutto e da tutti anche da Dio, da quel Dio che lascia che si uccidano i bambini e non da nessuna spiegazione se non mostrarsi su quella croce.  Ma non è imposizione dire "ti amo", questo sia Dio che noi siamo chiamati da quel luogo di incontro, da quella croce, ancora ad affermarlo. Non può essere imposizione smuovere le coscienze verso l'Amore. L'imposizione è data dalla legge: è la legge che impone ma non l'Amore, e la legge la fanno gli uomini, mentre alla legge indicata da Dio, cioè alla legge dell'Amore, non resta che, oggi come allora, mostrare il segno di se, su quella croce. Tu scrivi:"Non c'è morale, non c'è libertà, non c'è dignità. Il primo a soffrire perché ci lascia fare è proprio Dio,", si ma, riguardo alla dignità e alla morale ultima, non risiede nella libertà ma "nel risveglio" della nostalgia di amare essere amati. Se riusciamo a "svegliarci" e a guardare oltre “la follia della croce” , la croce sparisce, ciò che resta è l'abbraccio con Dio.

UTENTE: Cara argi, magari in seguito mi lancio con te in una discussione specificamente teologica, ma per ora ti pongo un interrogativo piuttosto diretto: tu credi sia meglio imporre a tutti la morale cristiana e obbligarli, anche se non vogliono, a comportarsi come tu ritieni che la morale cristiana prescriva?

Argi: Carissima ……, io ti avrei già risposto: “Ma non è imposizione dire "ti amo", questo sia Dio che noi siamo chiamati da quel luogo di incontro, da quella croce, ancora ad affermarlo. Non può essere imposizione smuovere le coscienze verso l'Amore. L'imposizione è data dalla legge: è la legge che impone ma non l'Amore, e la legge la fanno gli uomini” ma evidentemente non sono stata chiara o come intendi tu diretta, e allora vorrei per poterlo essere farti una domanda: cosa intendi per imporre a tutti e obbligare? La domanda non è "cretina" perché per poterti rispondere devo sapere cosa intendi tu per imporre o obbligare, cioè se in questo è incluso anche il dover tacere e il nascondimento dei propri valori.

UTENTE: Intendo imporre per legge. Faccio un discorso più di diritto che di etica.

Argi: Bene, se ne fai un discorso di legge umana tutti noi da sempre ci riferiamo a quella scritta dai nostri padri fondatori che è il fondamento di tutta la nostra legge cioè la costituzione. All'art. 2 la costituzione sancisce che il diritto alla vita della persona è una norma fondamentale. Dunque, la nostra legge la costituzione non prevede il diritto alla morte, certamente che la legge si può cambiare. In America Obama lo ha fatto; come primo atto del suo insediamento ha firmato la legge del diritto a scegliere l'atto dell'aborto mettendolo per la prima volta nella costituzione Americana.

Pertanto fin ad oggi la legge si è preoccupata (io credo giustamente) di garantire il diritto alla vita e non il diritto alla morte essendo questo ultimo un atto considerato naturale. Oggi invece si apre un nuovo dibattito: se è bene per l'uomo decidere di intervenire sulla morte anticipandone l'evento naturale, (questa si chiama eutanasia almeno che non vogliamo inventare un altro termine).  Ora se vogliamo cambiare anche noi la legge e trasformare il diritto alla vita in un diritto alla morte possiamo farlo ma per far ciò dobbiamo cambiare la legge cioè occorre andare a votare. Ciò apre dei grossi interrogativi non solo di “diritto” ma anche etici perché se andiamo a votare sulla vita o sulla morte ciascuno di noi sarà chiamato ad esprimere un parere che andrà ad incidere non solo sulla singola esperienza personale, perché la scelta, in questo caso “il voto”, determina un indirizzo valido per tutti.

UTENTE : Il proprietario della vita decide della sua vita questa è a suo insindacabile giudizio. E allora per me riconoscere dignità ad una persona si traduce e non potrebbe essere altrimenti nel riconoscimento del diritto di autodeterminazione.

Argi: Se si parla di suicidio, come ben sai, qui non serve una legge, il suicidio lo compie la persona stessa, ma certamente in uno "stato laico" che si rispetti bisogna intendersi pure in questo: ad es. se sai che drogarsi con determinate droghe ti porta ad ucciderti, che fa lo Stato te lo permette? Ti lascia libero di suicidarti? Allora, decidiamo di organizzare la cosa; facciamo delle "camere della morte" dove passiamo gratis la droga e garantiamo così la libertà di drogarsi permettendo così anche il suicidio. Altrettanto possiamo fare per le persone anziane malate di alzaimer, per i malati terminali, anche questo può essere “giusto” nel diritto di autodeterminazione, sai quanto risparmierebbe la società? Come vedi questi sono solo alcuni esempi che non sono solo "idee" per chi crede nella "libertà della morte" , questa come sai, non è solo una possibilità ma è l'attuazione della libertà del singolo di volersi uccidere per le più svariate ragioni.
Ma anche ammettendo che la società voglia tutto questo, bisogna che tutto ciò passi attraverso il
voto dei cittadini, difatti, in uno stato democratico, cosiddetto "libero" ciò dovrebbe avvenire, o no????  Anche se resta comunque una domanda: "lo Stato non dovrebbe nella sua costituzione difendere la vita dei suoi cittadini? Ma non basta difenderne la vita bisogna garantirne la morte. "Giusto", dal momento che la morte è l'unica certezza della vita che sfugge al volere dell'uomo, bisogna poter decidere, determinare, anche questo. Ma c’è qualcosa che non quadra in tutto ciò. Ora, mi e ti pongo una riflessione: come fa un legge che ha carattere generale a stabilire caso per caso? Tu che parli e difendi "le verità relative" dovresti ascoltarne quantomeno il difficile dibattito prima di decidere se sposare una legge Ad es. nei riguardi del testamento biologico: quanti hanno la coscienza del problema scientifico, anche considerando che la scienza è in evoluzione? Anche se diventassimo tutti laureati in medicina e chirurgia ciò non basterebbe, perchè su questo argomento anche i medici stessi sono divisi.

Il punto dunque è e resta l'interpretazione che uno Stato da della libertà del singolo: fino a che punto il singolo cittadino può assoggettare lo Stato al suo volere? Ma non si possono neanche fare le leggi su misura per ogni cittadino perchè altrimenti il risultato è il caos e comunque il problema è morale ed è dentro la scelta non nella legge.  Uno Stato che non ha più punti di riferimento è allo sbando, come una bussola impazzita che non sa più dove andare.
Chi si affida Gesù ha la sua luce, Gesù è "la stella polare", e si può mantenere la rotta in questo "mare impazzito". Pertanto non si baratta la mente e la fede: il
voto è una responsabilità e me la prendo, e non rinuncio neanche a dire che essere per la vita è giusto, per far piacere a chi non la pensa come me. Questo sarebbe solo buonismo. Ora, se tutti gli altri vogliono fare il contrario, io resto in questo mondo per esserci nella coerenza del messaggio di Gesù, al di la delle scelte altrui che rispetto, comprendo, ma non posso condividere, anche se so che già faccio parte di un resto, di... "un piccolo resto".

Per rispondere alla tua domanda dunque io credo che la legge fatta dagli uomini deve essere fatta per il bene dell'uomo ricercando il giusto e il vero…..
PABLO: Nessuna società può dirsi libera se non vi regna la giustizia.
SOCRATE: Questo è sicuro. Ma la giustizia è figlia della verità, e la verità spesso si preferisce ignorarla. Questo è sempre accaduto, oggi come ai tempi miei. Nessuna giustizia e più ingiusta di quella decretata dall'opinione dei più."

Comunque, so che andremo verso il testamento biologico, e so anche come ho scritto questo non risolverà il problema perché l'origine di tutto è diverso, sta nel prolungamento della vita con le tecniche dell'innovazione della scienza e nella paura della sofferenza e della morte che è vissuta non più come evento naturale ma come vuoto incolmabile da nascondere ed eliminare.

Anche se io credo bisognerebbe tenere a mente sempre le parole di Gesù "Voglio misericordia e non sacrifici"..." perché la misericordia ha sempre la meglio nel giudizio": l'Amore sa sempre cosa scegliere, sceglie, fa e non impone ma non rinuncia mai ad essere se stesso a portare anche nel buio la sua luce. Ma il voto non è un imposizione è un diritto al quale non si può rinunciare perché esprime non solo il pensiero ma da luogo all’indirizzo della società.

La vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”.

Il più grande filosofo laico del Novecento italiano, Norberto Bobbio, con una frase che il cardinale Carlo Maria Martini ama ripetere facendola propria, diceva che “la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”.

Ma Dio non è ”un pensiero” o “un ‘idea”

Ma Dio non è ”un pensiero” o “un ‘idea”, non è l’uomo Dio. Questa rinuncia a varcare la frontiera dell’oltre ha fatto si che tutto fosse affidando alla scienza, come se quest’ultima dovesse gestire di fatto tutto, anche l’antropologia, ma l’uomo non è una conquista della scienza. E’la Sapienza, il pensiero aperto alla frontiera, quello che non si riveste di pregiudizi che impongono barriere, che ha dato modo alla scienza di progredire. Anche se dovremmo discutere sul termine “progredire” ; perché occorre (ed ecco perché la scienza da sola non può bastare), stabilire cosa significa progredire e per far ciò non è possibile non confrontarsi con la frontiera dell’etica. E’ su questa frontiera che riemerge la domanda fondamentale, che si era voluta seppellire nel relativismo, ma che comunque riesplode di fronte al richiamo, quale invito al confronto, quando “l’ oltre” irrompe nella storia dell’uomo, e varca il limite, ponendosi di fronte quale interrogativo essenziale che coinvolge la vita stessa dell’intera umanità: “cos’è il bene?” e di contro “cos’è il male?”  Ci si è illusi di poter evadere questa domanda, perché questa domanda riporta alla ricerca fondamentale del pensiero umano. E così mentre anche il papa oggi ammette che anche la teologia può sbagliare ma invita comunque a non stancarsi mai di ricercare la verità nel rispetto dell’altrui pensiero, ci sono “maestri” che non possono ammette di sbagliare.

Sono loro i veri integralisti; “maestri” del sofismo e del relativismo, che “confezionano la verità” con le parole e poi avvalendosi della “maschera del relativismo” mutano la loro verità in dottrina da imporre agli altri. Si vestono della veste di “nuovi teologi” che si ergono a “salvatori della chiesa”, i quali pongono in discussione, anzi negano la stessa esistenza della Verità. Oppure quei pensatori atei che nel nome della loro superiorità intellettuale si sentono “prescelti” avendo appreso il senso della giustizia dallo stesso loro pensiero come una sorta di “auto rivelazione illuministica” , ma questa non è che un’altra dottrina: è la nascita della dottrina atea.

Questa superiorità quando si fonde nella politica riassuntiva del potere machiavellico, quale esso sia, “del fine giustifica i mezzi” ecco che si confeziona nella storia dell’umanità l’integralismo, sia esso ateo che religioso.

La verità da fastidio

Ecco che c'è una nuova e sottile dittatura, quella che con la scusa "dell'imposizione" vuole togliere di mezzo l'altrui pensiero religioso, (ma non solo perché poi tutto ricade su un effetto domino). “La religione”, afferma questo pensiero, “specie quella cattolica, è un imposizione”. Questa dittatura è sottile perché fa leva su i tuoi stessi principi di scelta di libertà, ti dice: “"non decidere per me secondo gli schemi che ti derivano dalla tua fede”. O.K. io non decido per te ci mancherebbe la scelta che fai sulle cose della vita resta tua e non mia, riguarda solo te. Ma se sono chiamata ad esprimermi tramite il voto, cioè democraticamente sono chiamata a dare un parere su ciò che va a incidere su tutta la comunità, anche questa è una scelta perché riguarda il bene comune, dunque, perché dovrei rinunciare a esprimermi su ciò che ritengo essere giusto in riferimento ad un valore unico essenziale? Perché dovrei “assecondare” tutto ciò in nome di una particolarità individuale che pretende, con la scusa “dell’astieniti dal voto” di essere legittimata in termini assoluti?

Questa opzione, il voto alla quale sono chiamata, diventa anche la mia scelta, perché mi coinvolge personalmente (sia se decida di votare che se decida di astenermi), la mia coscienza di credente e il mio diritto di esprimere anche la mia idea di società.

Ormai si è iniziato a considerare invadenza ecclesiastica la professione del proprio credo e non solo religioso; da fastidio quello che la pensa diversamente che non si allinea alle proprie posizioni sia nella politica che nella religione. Il solo dover stare ad ascoltare le altrui idee viene vissuto come imposizione, non c’è tolleranza, e poi si addita la persona di fede cattolica (con i termini dispregiativi che invece in realtà non lo sono), quale “assolutista è integralista”, quando invece c’è un integralismo relativista che crea e porta al caos sociale. Ma quando si tratta di attaccare la chiesa, con la scusa dell’invadenza ecclesiastica, questo fronte trasversale si compatta fino a diventare per assurdo ciò che vuole combattere: più che una dottrina, una dittatura.

Ciò che ad alcuni sfugge è che “il nemico” che viene attaccato non è il papa, il clero o l’istituzione ecclesiastica, ma l’attacco che viene fatto è alla stessa professione di fede:l’attacco è a Gesù Cristo, e insieme a Gesù Cristo è l’uomo stesso che viene attaccato. Riguardo al rispetto del punto di vista non è una imposizione considerare e valutare una riflessione, eppure anche questo invito alla riflessione è visto come una imposizione integralista.

Questo è il nocciolo di ciò che voglio rappresentare: quando la società diventa intollerante i primi a farne le spese sono le religioni, magari si inizia da quella più scomoda, poi ciò che segue è che o ci si assoggetta “all’opinione dei più” o si viene ridotti al silenzio.

Dal forum

UTENTE : Io ,sono fermamente convinto,che la religione o quello che NOI pensiamo della religione, sia una cosa intima...che abbiamo dentro di noi....e di conseguenza ci comportiamo come dice il cuore. E’ un fatto intimo...che non deve trascendere nel comune.

argi: Che intendi per "trascendere nel comune"? Se Dio ci dice "ama" questo di fatto già trascende il comune ci fa scendere dentro il comune, ci fa andare “oltre” e ce lo fa abbracciare, questo “comune” è tutto ciò, vuol dire mettersi in gioco, uscire fuori dal proprio "giardinetto" ,per essere nel comune con il comune e portare nel comune, a chi vuole “la buona notizia” (vangelo).

UTENTE: Ma non spararle più grosse di quello che pensi....andiamo... vedi che non hai capito il nocciolo della questione? E come il 99%del gregge pensi che gli sia stato fatto un grandissimo danno ?
Se quà cè qualcuno che tende a censurare e a non rendere legittime e libertarie certe scelte che può e deve fare il cittadino in tutta libertà quella è la CHIESA CATTOLICA.
Le pecore che belano! Un poco di dignità...per favore... e di rispetto.

argi: si, sono “una pecora”, ma ho la mia dignità e anche il rispetto per gli altri: quando con il "ricatto" dell'imposizione, ti vogliono far credere che esprime il proprio pensiero religioso pacatamente significa IMPORRE, questo diventa dittatura. Se siamo in un paese laico e democratico ognuno deve poter esprimere la propria opinione e poter professare il proprio credo, come indica l'art. 19 della costituzione.

Ma diciamolo, quello che da fastidio è' la presenza dei cristiani nella società "fuori dalle chiese".
Ci si illudete che il potere sia arroccato nelle mura di uno stato “lo stato vaticano” e non dico che anche lì non ci sia, anzi,dato che il potere è ovunque è anche, come profetizzava Gesù degli ultimi tempi, “nel luogo santo dove non dovrebbe essere”.

Il potere è ormai radicato nella società ed è esternato nella mancanza di etica. Pertanto, si può anche decidere di togliere quel "pezzo di legno" , quel crocifisso, che era appeso sui muri delle aule delle scuole, nelle sale delle istituzioni o dai muri delle case, o in una chiesa, o appeso al collo come ornamento da mostrare quale reliquia di fede morta. Perché non è il crocifisso appeso che da fastidio, perché quello stava lì da prima, immobile, pertanto ora se lo togli è ininfluente, è quando quel crocifisso torna ad essere "parlante", è quando quella Parola vivente te la trovi davanti, ecco che quella parola, la Parola di Dio, è scomoda, troppo scomoda, diventa come dice Gesù “la pietra d’inciampo”, ed è lì che c'è lo scontro più duro, dentro il cuore dell’uomo.
Oggi invece quel crocifisso te lo puoi ritrovare nelle strade, nelle piazze, nei posti di lavoro, e questo può smuovere e cambiare le coscienze. E’ l’ignoranza il vero "pericolo", è questo che il potere oggi si adopera per far tacere e deve far tacere.

UTENTE 1: La chiesa? Le sue ricchezze? Come si giustificano con il credo cristiano Riguardo all'ignoranza, cara utente, dovresti stare attenta a quello che dici. ......attenta.......

argi: Sto attenta, sto bene attenta ma io non rinnego quello che sono; sono credente cristiana e cattolica, è evidente che non ti stanno simpatici i credenti, soprattutto cattolici.
Ce l'hai tanto con la chiesa ma sai che questa chiesa è fatta anche di persone che non hanno"le scarpette rosse" e cercano semplicemente di vivere il vangelo? Io non disprezzo chi non la pensa come me, ma vorrei poter esprimere la mia opinione.

Ripeto, sono convinta (e non solo io nei termini) che l'ignoranza è e continua ad essere "la culla" della miseria umana. Ora stai ben attento tu a ciò che sto cercando di spiegare: conoscere per l'uomo equivale ad avere la possibilità di poter comprendere e di poter rendersi padroni della propria dignità delle proprie idee. Sottolineo in tal senso delle proprie idee, quali idee non acquisite in blocco dalla conoscenza degli altri ma desunte ed elaborate dal proprio cervello e dai propri sensi (vista, udito, odorato..ecc..) nel tempo, cioè, il tempo vissuto nella propria "sperimentazione quotidiana".


Dunque il concetto di "ignoranza" non è in relazione alle persone ma alla privazione della conoscenza stessa: chi ne viene privato si ritrova ad essere più povero nei riguardi di se stesso. Quando ciò avviene per libera scelta è un conto, ma quando ciò avviene per sottrazione o distorcimento dell'informazione è un altro, e se l'informazione viene distorta, è la conoscenza che viene distorta, è la verità che viene demolita e l'immagine che abbiamo è un'immagine imposta. Ora questo "distorcimento" tu lo vedi solo nella chiesa, io invece lo vedo dappertutto.

La chiesa e le sue ricchezze

Per tornare alla chiesa direi che questa ha in se entrambi gli aspetti la ricchezza ma anche la povertà, dicevano già i nostri padri della chiesa “è santa e meretrice” è del resto come l’uomo. Ma, chi segue veramente il vangelo sà che la provvidenza e la ricchezza più grande, pertanto chi segue il vangelo conta su quel lasciare vestire "i fiori dei campi e gigli " con i colori della provvidenza. Se fosse per me donerei tutte le ricchezze della chiesa ma dove andrebbero poi quelle ricchezze? Chi le dovrebbe gestire? Una volta ottenuti questi benedetti soldi e “monetizzato il tutto” dove andrebbero a finire questo tutto? Se consideriamo che, come ho spiegato prima, la povertà è nella culla dell 'ignoranza, gli stati dittatoriali e gli interessi di parte di potere ne approfitterebbero ancor di più sottraendo tutto. Poi una volta che tutto sia venduto, ceduto, pensi che possa bastare per risolvere il problema della povertà? Voglio dire che almeno ora alla "sete della povertà" un po' d'acqua arriva attraverso quei tubi, attraverso quella struttura, quell'impianto costruito, ma poi quando quest'acqua finisce perché l'impianto idrico viene tolto, non ci saranno più i tubi chi porterà l'acqua? Prima di sfasciare tutto bisogna avere pronte delle alternative e soprattutto che siano migliori delle attuali. Sono d'accordo con te che la chiesa non è nata per essere un centro di assistenza e di beneficenza, la chiesa è nata per annunciare Cristo risorto ma è comunque una struttura che oltre all’annuncio che continua da millenni, riesce a far passare nei tubi bene o male l'acqua alla "sete della povertà".

Inoltre, ogni qual volta che l'uomo ha provato a "svendere la fede", quando nella storia della chiesa tutto sembra contraddire l'insegnamento del suo Capo, quando la chiesa stessa sembra sia destinata allo sbando, lo Spirito interviene con forza a circoncidere il cuore dei credenti e nasce "il risveglio": così nascono i mendicanti di Francesco, Chiara, Bernardo, i domenicani, gli agostiniani, i benedettini e ancora Teresa, Teresina e così via, di santità in santità, fino ai nostri giorni e che dire dell'Abbé Pierre? (ultimi santi proclamati da Giovanni Paolo II ) Chi ha letto la loro biografia? La grandezza della loro fede sta nella semplice ma chiara coerenza della loro vita cristiana: i santi stanno li non per farsi adorare ma per testimoniare al mondo che il vangelo si può vivere.
[url]http://212.77.1.243/news_services/liturgy/saints/index_saints_it.html [/url] )

Anche oggi lo Spirito "infuoca" la chiesa intervenendo personalmente in coloro che credono.

UTENTE 1: Io sono fortemente Anticlericale...,molti si offenderanno, ma il fatto di esserlo non esclude che io possa credere in DIO..o no? Io non credo nella chiesa....

argi: Posso capire il tuo anticlericalismo contro tutto ciò che è struttura ma non bisogna confondere la chiesa con la struttura istituzione della chiesa. La chiesa sono tutti coloro che, battezzati, credono in Gesù Cristo e seguono la sua Parola, dunque la chiesa è lo strumento umano attraverso il quale Dio attua la comunità di tutti i credenti, non si tratta di struttura umana, ma di struttura divina, difatti quel corpo di Cristo è formato da tutti i credenti. Ora, “Pietro”, la struttura umana è stata indispensabile per poter organizzare la chiesa che si espandeva nel mondo. La struttura umana ha portato con se ciò che di buono c'è nella fede, permettendo la nascita di grandi santi, ma anche portato con sé le molte debolezze dell'uomo. Ma la chiesa divina no, quella divina è stata ed è sempre salvaguardata da Dio stesso: "le forze del male non prevarranno su di essa". Gesù aveva avvisato che nella chiesa, tra i suoi, ci sarebbero state "forze del male" , ma la chiesa è di Cristo e non degli uomini pertanto Dio ha dato una garanzia "non prevarranno" e Dio mantiene sempre la sua parola.

 

I maestri dell'idolatria"

Sono quei " maestri"....che negli anni passati hanno creduto e voluto una società “libera da Dio” e da tutti quei valori a lui agganciati, illudendosi che l'io da solo avrebbe potuto crearne di nuovi e di più giusti, volendo fondare uno stato senza Dio, che loro credono "più libero" ma che in realtà è divenuto prigioniero e schiavo di quello stesso ’IO” CHE SI E’ AUTOPROCLAMATO DIO”, e così facendo, ha perso in se stesso il senso del giusto e della giustizia.

Cosi' ecco che il "CARPE DIEM”" di Orazio, viene tradotto ed assunto e ribaltato completamente dall’"IO". Dunque “l’attimo” non e' piu' un dono di Dio che permette di completarsi nel NOI, ma un furto, un furto al Noi, al bene comune, a favore dell’”IO”.
“Carpe diem” cogli l'attimo e “frega” perché...cosa importa del domani se il domani non ha Speranza? Che cosa importa del domani se il domani non ha giustizia? Dal momento che la giustizia è agganciata all’”io” ognuno se la fa da sé la giustizia e...magari con l’approvazione della legge (leggi razziali ad es.). Così …..non c’è più giustizia, ma se non c’è giustizia non c’è pace, e se non c’è pace non c’è libertà ed ecco i frutti dei falsi maestri. C’è da dire che costoro sono trasversali nella società e hanno proposto e propongono la “finta libertà” data in pasto ai nostri figli, che si radunano davanti ad un muro VUOTO (quel muro, che ora è il loro "io" e il loro dio) . Lì, davanti a quel muro vuoto, ballano, ma soprattutto cercano di riempire quel vuoto, storditi dalla musica, dall’alcol e dalla droga, con la scritta: ” Fun is meaning of love, che se tradotto significa “ Va dove ti porta il cuore” , quel cuore che, ormai confuso, non cerca l’amore ma solo il piacere.

Difatti, il piacere è il bene supremo (edonismo), indotto dai falsi maestri, perché per loro è ciò che piace che bisogna perseguire, è ciò che piace “lo scopo” della vita. Pertanto gli ideali da perseguire sono ricchezza, bellezza e fama: “più belli, più ricchi e più famosi” . Ed ecco che l’apparenza, l’immagine diventa tutto, ed ecco che per raggiungere la ricchezza ed il successo si fa di tutto. Sono questi “i valori” che passano, ed è questo ciò che ci sta distruggendo.

Alt! Signori che vi spacciate per "relativisti” e che invece siete i reali integralisti; la vera intolleranza non è quella di chi crede, ma quella di chi vuole "respingere senza mezzi termini tutto ciò che è fede, perché non controllabile o condizionabile", non potete essere i padroni del pensiero umano, tanto da voler gestire le nostre menti, e anche le nostre anime. Ma lo sapete che i più grandi filosofi dell'antichità erano già arrivati, solo con la forza del pensiero alla “frontiera dell’oltre”, e a tutto ciò che la scienza sta sperimentando? La libertà di pensiero non si tocca, si può discutere, ma il vero insegnamento, come diceva il saggio Socrate, viene solo da chi sa di non sapere perché è solo chi sa di non sapere è disposto a ricercare la verità.

Ma come discutere con chi afferma a priori che la verità non esiste addossandosi in tal modo il ruolo di verità assoluta?

L’ateo oggi è il vero integralista: l’ateo non solo crede nella non esistenza di Dio, (e fin qui nulla da dire) ma si scaglia con forza contro la fede perché vuole dimostrare la sua fede “una fede divenuta atea.

Questi sono i dogmi della “nuova sottile dittatura”:


1° vivitela nel tuo intimo ma non professarla apertamente;
2° torna nelle tue “catacombe”;
3° seppellisci nel tuo cuore tutto ciò che professi e tutto ciò in cui credi;

4° noi intanto fondiamo un credo che non è altri che “una nuova dottrina”; la “UAAR UNIONE degli ATEI e degli AGNOSTICI RAZIONALISTI, per dimostrare che il tuo Dio non esiste, così eliminiamo “il problema” e la sua “fonte””.

 

Oggi chi si dice ATEO forse non si rende conto di avere UNA RELIGIONE:

Crede che Dio non esista e impone agli altri il volerlo credere. Questa non è solo "fede" ma è anche una vera e propria religione (denominata "Uaar" che si organizza nella società tramite i suoi "adepti" che ne finanziano il progetto). Così abbiamo.. "la notizia" , venuta fuori dal riscontro dell'utilizzazione della rete da parte degli adepti della "nuova religione" in tutti i vari spot che circolano e su tutti i primi siti, perciò non mi meraviglia che ora la loro pubblicità investa anche gli autobus. Ed ecco come spendono i soldi:

"LA CATTIVA notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno".

Ciò dimostra quanto questa organizzazione si sia trasformata da fede in religione: la fede coinvolge la persona, la religione cerca adepti (quasi a volersi autoconfermare nel suo credere). Sta di fatto che questi atei italiani mentono a se stessi e agli altri perché non possono dimostrare la non esistenza di Dio, perciò mentre in altri paesi questa campagna in atto, come in Inghilterra, pubblicizza "Probabilmente dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita" , oppure come in America "Perché credere in dio? Sii buono per amore della bontà" la nostra nuova religione italiana afferma "Dio non esiste” e la da come cattiva notizia (il massimo della incongruenza logica) e poi continua con il massimo del sentimento di onnipotenza che pervade ormai le loro menti "megalomamente Nietchane"... "non ne abbiamo bisogno" e.....questa sarebbe "la notizia buona"?.... Ora ci sono Loro il nostro Dio, cioè l'U.a.a.r, loro si che sanno quello che di cui abbiamo e non abbiamo bisogno
.

 

LA DOMANDA”

(ho chiesto sul forum)

Mi sono posta e vi pongo una domanda: ”Ma che cosa può fregare ad un ateo del Cristo? Dal momento che è ateo e non crede a qualsivoglia religione? O meglio che cosa spinge un ateo a voler “demitizzare” il cristianesimo, il Cristo e alla sua negazione? Perché concedere questa “appassionata ricerca” e questo “privilegio” ed interessamento esclusivo nei confronti del cristianesimo? Difatti, l'interessamento è palese: se si naviga su internet i primi siti che trovi nella ricerca di Gesù (provare per credere) sono tutti, e ripeto TUTTI ad esclusiva “dimostrazione” della presunta falsità dell'origine del cristianesimo e dato che ne è pieno anche questo Forum e visto che a me piace molto “viaggiare controcorrente”, soprattutto per avere le idee chiare; bisogna dunque partire da questa domanda, capire ciò che “smuove” tutta la presunta ricerca cioè è “il fattore” perché si sa, anche in matematica da sempre considerata una scienza esatta, è il fattore che determina il risultato e … se  cambia “il fattore” cambia inevitabilmente anche il risultato.

UTENTE1: Serve di più a convincere sè stesso di non avere "perso" nulla non avendo fede. E' una sorta di tranquillizzazione psicologica...Viceversa si avrebbero dei terreni inconquistati dentro di sé, cioè dei rimpianti.

UTENTE 2: Chi, per qualsiasi ragione, nn ha voglia di far parte d'un particolare gregge, ha tutto l'interesse a pensare che i valori fondanti di quel gregge siano inconsistenti, superflui, o ancor meglio dannosi. Così, tanto per sentirsi sicuri di non aver perso nulla. La motivazione è inconscia, e senz'altro molto forte in quanto tocca da vicino i nostri sentimenti d'appartenenza ad un gruppo, nonché le nostre più ataviche ansie secondo le quali ci chiediamo e richiediamo continuamente se ci sentiamo più sicuri da una parte piuttosto che dall'altra.

 

Argi: La motivazione psicologica ci sta tutta: la ricerca di una sicurezza che viene dall'escludere l'altro che fa parte di un altro gruppo, anche questa ci sta è comunque "la diversità" e ciò che non conosciamo fino in fondo la diversità che spaventa ma ripeto....non basta come spiegazione alle domanda posta, non è sufficiente, perché qui c'è una supposizione di conoscenza che non giustifica la motivazione psicologia, come analisi può essere solo uno dei punti di partenza.

UTENTE 2 Poi esistono altre ragioni .. che fare con l'amore per la verità; sono ad esempio gli studi antropologici sulle religioni, sul manicheismo, sul mitraismo, sullo zoroastrismo e via dicendo. Sono studi che fino a poco tempo fa erano ritenuti eretici, sono comparazioni di fronte le quali il cristianesimo rischia di perdere alcune caratteristiche tradizionalmente uniche, e di fronte alle quali è possibile maturare diverse forme di scetticismo.

Argi: L'amore per la verità?L'amore per la verità non regge come motivazione, fatta in questo modo. La ricerca della verità è il fondamento delle radici cristiane; è da queste radici che è potuto scaturire l'illuminismo, lo scientismo e anche l'ateismo . E' il cristianesimo che giustifica l'ateismo: La “discrezione di Dio è nel dubbio che avvolge la sua esistenza e lascia all’uomo la libertà di scegliere di amarlo.

UTENTE 2 Permettimi, ma se la ricerca della verità fosse veramente il fondamento delle radici cristiane; come si metterebbe se la verità conducesse a screditare molti presupposti del cristianesimo tradizionale?

Argi: La Verità dei cristiani conduce alla nostra fonte che è Gesù Cristo: è Lui stesso il maestro. Tutte le diatribe tra i primi cristiani sono state sui contenuti della fede, ciò che si spaccia per “nuovo” è vecchio di millenni. Non ci dobbiamo dimenticare che è grazie alla fede e è solo per fede che i monaci manuensi, con pazienza certosina, hanno permesso alla chiesa cattolica di conservare gli scritti evangelici e tutta la documentazione che è tutt’ora è visibile nelle grandi librerie vaticane, che anche oggi si può approfondire. Ma qualcuno ha detto ed è vero, che il più grande nemico della fede è l’ignoranza o meglio la presunzione di conoscenza, perché chi crede di sapere, sia fedele o meno, non approfondisce, dunque, il credente resta con una fede “bambina” e fragile mentre il non credente che presume di sapere parte dal presupposto che è "tutta una balla" pertanto, la cosiddetta “verifica” della fede è inficiata da un vizio iniziale.

UTENTE 2 Prima di rispondere ho googlato un po' per cercare di capire meglio a cosa ti riferisci; per primo è saltato fuori il sito: www.cristianesimo.it. Dando una veloce occhiata ho immediatamente avuto l'impressione che il nobile intento della ricerca della verità qui c'entra poco, l'impostazione del sito infatti mi pare più che altro di natura ideologica o politica, non certo accademica.
Dunque ad esempio professarsi atei è un modo per togliere potere agli esponenti del clero. Nel momento in cui mi dichiaro ateo, sciolgo il legaccio che permette ad un vicario della deità di avere potere sulla mia coscienza.

Argi: Dunque si, la motivazione politica: il cristianesimo da fastidio, "Finché il cristianesimo è annuncio di amore,... suscita interesse di natura spirituale, di ricerca....quando ... si operano scelte che toccano la sfera politica, economica, sociale ...." il cristianesimo nella nostra società da fastidio, l'annuncio d'amore di spiritualità di solidarietà fraterna non deve invadere la sfera personale deve rimanere nella spiritualità, ma "il cristiano è chiamato a collaborare per la costruzione di una società civile più giusta, partendo dai propri ideali quali (lo dico senza mezzi termini non riuscirei a fare diversamente) la famiglia (mamma donna, papà uomo e figli), la difesa della vita, la condivisione con i più poveri, l'accettare chi viene da lontano, il ricercare la pace ... Essere cristiani è scomodo....e dà anche tanta scomodità.

UTENTE 2: Tuttavia, seppur abbiamo svelato le intenzioni del sito, dobbiamo pur riconoscere che molti degli argomenti trattati sono di pertinenza alla ricerca storica ed antropologica, e proprio a queste ultime stavo facendo riferimento, poiché esse non potranno essere alienate da schermi ideologici o dottrinali. É per questo che alcuni studi storici o antropologici sulle origini e sulle derivazioni del cristianesimo possono indurre lo studioso a maturare un cauto scetticismo nei confronti della nostra tradizione religiosa, quali il concetto di "potere spirituale" della chiesa e del suo clero, e di tutte le rivelazioni dogmatiche ad essa associate

Argi: Cauto scetticismo? Basterebbe solo lo scetticismo, invece qui c’è un movimento che, contrario al potere politico nei riguardi del clero, fregandosene della fonte di spiritualità che comunque la chiesa rappresenta, non potendo eliminare tale potere, usa lo strumento del dubbio e del discredito sull’intera verità della fede. Perché qui non si tratta di salvare “Gesù uomo” ed eliminare la chiesa perché questo non è ciò che si vuole fare, e che qualcuno, voglio credere forse ingenuamente, vorrebbe fare, perché tutto ciò è comunque un utopia dal momento che le due cose, Gesù e la chiesa spirituale, sono comunque un tutt’uno e la chiesa è l’uomo. Dunque alla fine, non è la chiesa che si vuole eliminare ma l’uomo. Tutte le società “democratiche” che dir si voglia si reggono su quei valori che provengono dalle nostre comuni radici cristiane, (l’assistenza sanitaria agli indigenti, lo stesso Stato sociale, l’accoglienza ai profughi ai rifugiati, tutto questo e lo stesso volontariato provengono da ciò che abbiamo ereditato da Gesù Cristo). Vogliamo veramente approfondire le nostre radici? Vogliamo vedere di “toccare la realtà" della nostra fede? Bene, questo occorre approfondire, ma ciò non significa denigrare. Non si può gettare via il bambino insieme all'acqua sporca. Questo è lo spirito con cui bisognerebbe “da scettici” accostarsi a Gesù Cristo.

UTENTE 3: Se ti riferisci all'aria particolare che si respira in questo forum avrai notato che in realtà atei qui non ce ne sono, ma piuttosto persone attaccate ad una propria verità incapaci di mettersi in discussione, ..no carissima qui semmai c'è un diffuso sentimento anticlericale e anticattolico che unisce in una specie di caccia alle streghe "vaticane" le più astruse ideo o ideologie, dove tutto può essere utile alla denigrazione una specie di "noi" liberi contro "voi" pecoroni.
Ammiro la tua costanza nel proporre le tue idee e nel non demordere nel presentarle, in una costante ricerca della "verità" e possibilmente documentata.
Ecco ciò che manca qui persone che si interrogano, persone che verificano, persone che non danno nulla per scontato, curiose insomma.

UTENTE 4: il cristiano, specialmente in occidente da 2000 anni, impone a tutti la sua fede definendola “VERITA’ RIVELATA”, “VERBO DI DIO” “VERITA’ ASSOLUTA”.

Argi: Non è la mancanza di libertà a dar luogo al “movimento laicista”, ma è "la rivelazione della verità atea che deve imporsi, sulla verità rivelata perché, quello che proprio non va giù è il dover ammettere IL DUBBIO. Ora, ed è questo il punto, chi è veramente obbiettivo sa bene, come ho sempre scritto sin dall'inizio in questo forum, che l'esistenza di Dio non si può né negare né affermare, (50% e 50% vedi la scommessa di Pascal), pertanto, alla ragione obbiettiva non resta che la SUPPOSIZIONE, mentre il credente non si arresta di fronte al suo 50% e se vuole, può andare oltre, ed è questo il campo della fede che permette di varcare “il confine dell’oltre” e di incontrare Dio ed è proprio questo che a Cascioli and & non va giù: LA SUPPOSIZIONE,...un dubbio che riveste il 50% E' UN DUBBIO CHE PUO' "PESARE". ... e questa ...non è demagogia.

La storiella del Cascioli è nota, come è noto il suo anticlericalismo.
Mai religione è stata passata al vaglio della ragione come quella cristiana e non solo dall'illuminismo in poi ma fin dai primi secoli del suo esistere, eppure nessuno ha mai potuto smentire qualcosa che, non è solo fede.

 

 

Come si costruisce “il mito” di Gesù

 

Da internet… e non solo “Nessun adulto sano di mente crede alle favole su Gesù bambino, ma non sono soltanto i bambini a credere alle storie su Gesù adulto.”

Si parte, dunque, dal presupposto che Gesù sia “una favola e si ricerca la composizione o puzzle. Come?

Davanti a varie ipotesi si sceglie sempre quella che calzi meglio al fine di dare consistenza alla “posizione ideale” (fede) di partenza che, come dimostrato, non muove dal dubbio (ecco perché fede), ma da una presunta certezza: cioè chi crede, “crede alle favole su Gesù””.

Da internet… e non solo:“Per poter tirare le fila del discorso sulla religione occidentale bisogna dipanare la matassa che va sotto il nome ``Gesù'. 'Non sono casuali neppure i molti legami dei miti evangelici su Gesù con una serie di simili miti su altri eroi e divinità antiche: dall' Osiride egiziano al Krishna indiano, dal Mitra persiano all'Ercole greco.”

Ed ecco che partono gli studi antropologici sulle religioni, sul manicheismo, sul mitraismo, sullo zoroastrismo e via dicendo, qui di seguito ho riportato ad es. il mito di mitra, ma ce ne sono altri ai quali accennerò ad es. Krishna, ma nei quali non mi dilungherò, perché, al fine di chi vuole che Gesù sia un mito, il risultato è comunque lo stesso.

come si procede

Chi vuole dimostrare sono coloro che ricercano "dati" cosiddetti "storici" e attingono da svariati piani a mo di puzzle al fine di farlo combaciare alle loro convinzioni, tutto ciò per “dimostrare” l'inattendibilità della fede cristiana, pertanto, tra diverse ipotesi si va a “cogliere” sempre quella che nel “puzzle” ci sta meglio.

Analizziamo i miti

Mitra... ci sono due piani

Piano a: Mitra nasce da una grotta in una grotta, ma (secondo il mito) nacque da una roccia, presumibilmente lasciando una grotta dietro di sé. La roccia non può certamente essere definita "una vergine", e inoltre Mitra nacque già adulto.

ma...c'è sempre il piano B, nel piano B (successivo sempre al piano A) c’è l'altra versione in cui Mitra nasce da una vergine. Questo significa piegare "forzare" il parallelismo allo scopo che si vuole ottenere cioè accostare il personaggio a Mitra.

L'idea secondo cui Mitra sarebbe nato da una vergine è fondata su un uso arbitrario della terminologia. Mitra sarebbe nato dalla "materia primordiale", chiamata anche "prima madre" o "materia vergine". È evidente che la differenza tra la materia inanimata e una donna vergine è abissale.

Rimane da affrontare il discorso dei pastori, e anche questo non ha niente a che fare col vangelo, in cui i pastori non assisterono al parto. I pastori del mito di Mitra, invece, presenziarono alla sua nascita, e fecero anche di più: lo aiutarono a "uscire" dalla roccia, e gli offrirono alcuni elementi dei loro greggi.

Si consideri poi che la nascita di Mitra avrebbe avuto luogo quando gli uomini non erano ancora stati creati [Cum.MM, 132]. Come potevano allora esserci dei pastori ad aiutarlo a nascere?

In realtà queste idee, come praticamente tutti i presunti "paralleli cristiani" presenti nel mitraismo romano, sono nati almeno un secolo dopo la stesura del Nuovo Testamento, dunque troppo tardi per dire che il Cristianesimo abbia "preso in prestito" qualche idea dal mitraismo, ed è invece estremamente probabile che sia vero il contrario.

Nella letteratura mitraica non c'è alcun riferimento all'idea che Mitra fosse un "maestro".

Il Mitra iraniano aveva un solo compagno, Varuna. Il Mitra romano invece aveva due aiutanti, due piccole creature simili a lui e che forse simboleggiavano l'alba e il tramonto, o la vita e la morte.
Mitra aveva anche una quantità di animali suoi compagni: un serpente, un cane, un leone, uno scorpione - ma non erano affatto 12, e non erano persone.

Alcuni atei affermano che durante l'iniziazione a Mitra, i devoti romani si vestivano secondo i segni zodiacali e formavano un cerchio attorno all'iniziato. Queste idee non provengono dalla letteratura mitraica, e nessuno studioso di mitraismo le ha mai confermate.

Il mitraismo prometteva agli iniziati solo la "liberazione dal fato che attende tutti gli uomini" [MS.470]. L'unica idea di una "salvezza" è un affresco del 200 d.C. su cui è scritto che Mitra avrebbe salvato gli uomini versando il sangue del toro che, secondo il mito, Mitra avrebbe ucciso. Questa "salvezza", secondo l'interpretazione mitraica "astrologica", non indica l'immortalità ma solo un livello di iniziazione più elevato.
Anche qui, si tratta di un'idea di ben due secoli successiva al Cristianesimo, e quindi è evidente che il mitraismo ha importato il concetto dal Cristianesimo.”

C’è da dire anche che"Mithras o Mitra è un Dio mitologico che viene raffigurato come un giovane con una tunica corta ed un mantello agitato dal vento che brandisce una daga nella mano destra mentre sta tenendo ferma con la sinistra il capo di un toro che sta per sgozzare ma distoglie da lui lo sguardo guardando verso un punto imprecisato A questa scena sacrificale, assistono delle figure secondarie, tra le quali: un cane, un corvo, un serpente, figure che vennero interpretate dal belga Franz Cumont, nel 1896, come i simboli delle forze del bene e del male. Ma Mitra veniva considerato anche come la sorgente di una potentissima luce «nuova», (culti misterici esoterismo post cristiano) insensibile ed interiore, alla quale era legato la rinascita magica ed interiore degli adepti. Più che un dio del sole, Mitra era considerato come un portatore di luce. Un LUCIFERO, appunto. Tertulliano a riguardo scrive che il diavolo scimmiotta i sacramenti cristiani nei riti dedicati alla celebrazione degli dei pagani: «E se mi ricordo ancora in maniera esatta di Mitra, posso dire che il diavolo caratterizza le sue milizie con un segno sulla fronte; egli celebra anche l’offerta del pane e interpreta un’imitazione della resurrezione, combatte con la spada e vince la corona» («De corona militis», 15). la cosiddetta metempsicosi è anche la morte iniziatica, condizione necessaria alla quale il mistero si deve sottoporre, per spezzare la circolarità carmica, e giungere alla rinascita a se stesso. " Dunque Mitra è l’opposto di Gesù.
Il culto di Mitra scomparve con l'avvento del cristianesimo, perché il cristianesimo seppe, come del resto fece con tutte le culture con cui venne a contatto, inserirsi nelle usanze per poi inglobare riadattandole al proprio culto e fede. Ma il culto di Mitra si conservò "in una occulta tradizione capace di operare invisibilmente nelle grandi correnti storiche occidentali.

Secondo il mito, Mitra non sacrificò se stesso, ma piuttosto compì il gesto eroico di uccidere il "grande toro del Sole". Non esiste niente nella letteratura mitraica che giustifichi l'idea che Mitra si sia sacrificato. E non è neanche possibile paragonare la morte di un toro "per la pace del mondo", con Gesù Cristo che venne nel mondo dando la sua vita per salvare gli uomini dal peccato (e non per una generica "pace").


Nella letteratura mitraica non esiste alcun riferimento né alla morte né alla sepoltura di Mitra. Lo studioso Gordon dice apertamente che nel culto di Mitra non esiste "nessuna morte di Mitra" [Gor.IV, 96], dunque non si può neppure parlare di resurrezione.

Il mito non dice affatto che Mitra risorse. Dice piuttosto che non Mitra, ma gli dèi, dopo aver cercato gli umani, salirono al cielo, e Mitra attraversò l'Oceano con il suo carro. L'Oceano cercò di inghiottirlo e fallì, e infine egli raggiunse la dimora degli immortali.

 

Un’altra importante sottolineatura “è interessante fermare la nostra attenzione su quella che può considerarsi una circostanza curiosa, se non proprio una coincidenza significativa. Infatti, secondo la teoria di Ulansey appena esposta, la città dalla quale prese origine e si diffuse in tutto l’Impero il culto misterico di Mitra sarebbe Tarso. Ma Tarso è anche la patria dell’Apostolo che annunziò il Vangelo ai Gentili secondo una prospettiva del tutto nuova (6). Quando infatti San Paolo presenta ai pagani la dottrina del Cristo pantocrator (Colossesi 1, 15-20; 2, 3-15; Filippesi 3, 20-21), lo fa solo dopo avere annullato la consueta logica del mito. Egli non proclama l’aspetto glorioso di Cristo, che pure conosce molto bene. Ma ne esalta la sua morte in croce. Dunque, la sua sconfitta dal lato umano. Che però corrisponde all’esaltazione nell’ottica di Dio: «La parola della croce è infatti stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio» (1 Corinzi 1, 18).
Esaltazione della croce, affermata in precedenza da Isaia (52, 13
...) altra circostanza che confermerebbe che il culto mitralico misterico esoterico si modifica in contrapposizione al culto cristiano. Ecco perché negli atti "Gli apostoli e gli anziani ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi.” At 15,22-31

Inoltre Paolo nella lettera agli ebrei scrive di sacrifici che si fanno per eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri. I culti rituali mitralici si avvalevano proprio di queste iniziazioni, sono già presenti pertanto in opposizione alla dottrina cristiana.

Invece per mezzo di quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati,
poiché è
impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri. Eb 10: 4

I cristiani non offrono sacrifici perché l’unico sacrificio è la lode a Cristo:

Contro i sacrifici

Non lasciatevi sviare da dottrine diverse e peregrine, perché è bene che il cuore venga rinsaldato dalla grazia, non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne usarono”. At 14,13

Noi abbiamo un altare del quale non hanno alcun diritto di mangiare quelli che sono al servizio del Tabernacolo.
Infatti i
corpi degli animali, il cui sangue vien portato nel santuario dal sommo sacerdote per i peccati, vengono bruciati fuori dell'accampamento.
Perciò anche
Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, patì fuori della porta della città.
Usciamo dunque anche noi dall'accampamento e andiamo verso di lui, portando il suo obbrobrio, perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.
Per
mezzo di lui dunque offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome Eb 13, 9-15

Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all'ingresso della città, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla.“Sentendo ciò, gli apostoli Barnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando: "Cittadini, perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi predichiamo di convertirvi da queste vanità al Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano”.

 

Circolavano già allora varie dottrine diverse che tendevano a sviare i cristiani Polo raccomanda di “non badare più a favole e a genealogie interminabili”, 1Tm 1, 3 le Rifiuta invece le favole profane, roba da vecchierelle”. 1Tm 4, 1 . Le chiama “favole profane”; sono in relazione ai miti che, venuti a contatto con il cristianesimo ne prendono alcuni aspetti quali ad es il senso del mistero e l’ occultismo, ma anche in relazione alla “genealogie interminabili” allusione ai tanti scritti che circolavano già allora su Gesù.

La profezia delle favole

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole”. 2Tm 4, 3

Favole, mentre il fatto cristiano non lo è. E’ intorno al fatto della resurrezione, che fin dall’inizio si scatenano “le favole” e i cristiani sono avvisati, ma chi ha incontrato Cristo risorto ha un insegnamento diretto quello dello Spirito Santo che porta al di là del confine “oltre la frontiera” direttamente a bere all’acqua della fonte stessa della Sapienza di Dio “alla fonte della giustizia per distinguere il buono dal cattivo” Ora, chi si nutre ancora di latte è ignaro della dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. Il nutrimento solido invece è per gli uomini fatti, quelli che hanno le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo. Eb 5, 13-14

Perciò, lasciando da parte l'insegnamento iniziale su Cristo, passiamo a ciò che è più completo, senza gettare di nuovo le fondamenta della rinunzia alle opere morte e della fede in Dio, della dottrina dei battesimi, dell'imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno.
Questo noi
intendiamo fare, se Dio lo permette.
Quelli infatti che sono
stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro.” Eb 6, 1-5

E Giovanni, l’apostolo che è rappresentato come l’aquila che vola in alto, metterà in guardia; si può andare “oltre il confine” solo uniti a Cristo:  “Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio.” 2Gv 1, 9

la differenza sta nella fede nel Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe rivelato da Gesù Cristo:  Ammetto invece che adoro il Dio dei miei padri, secondo quella dottrina che essi chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti, At 24: 14

Ingannatori:”Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina secondo la pietà, costui è accecato dall'orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. 1Tm 6: 3| “Questa testimonianza è vera. Perciò correggili con fermezza, perché rimangano nella sana dottrina e non diano più retta a favole giudaiche e a precetti di uomini che rifiutano la verità.” Tt 1, 13 .

 La sana dottrina che indica Paolo non sono né “le favole giudaiche” né i “precetti di uomini”, ma la dottrina secondo pietà, cioè che tenga conto dell’insegnamento di Gesù: Dio è Amore.

 

 

Dal personaggio al mito”

Dal Forum discussione:

Non solo Mitra ma anche Vishnu o Krishna e Osiride

Utente 1: Vishnu,decide di farsi carne sulla terra, sotto le spoglie umane di Krishna, e nasce da una madre vergine, Devaki, la quale è costretta a nascondersi perché il re Kansa ne teme la venuta e vuole ucciderlo. Pensa perciò di eliminarlo ordinando una strage di bambini. La nascita del fanciullo divino avviene fra i pastori. Di discendenza reale,viene battezzato nel Gange, fa risorgere i morti e guarisce lebbrosi, sordi e ciechi. Krishna si servì dì parabole per ìnsegnare la carità e l'amore. Fu trasfigurato davanti ai suoi discepoli e fu legato ad un albero insieme a due ladroni all'età di 33 anni ! Risorse dalla morte e salì in cielo. Fu definito il Redentore, il Primogenito di Dio, il Verbo universale e considerato la seconda persona della Trinità, ìnsieme a Brama e Visnù. I discepoli lo chìamarono 'Jezeus" che significa "pura essenza".

Argi: “Vishnu,decide di farsi carne sulla terra, sotto le spoglie umane di Krishna”

Vishnu si “incarna” ogni qual volta c'è un declino dell'etica e della morale. Pertanto Vishnu (una delle divinità del Trimuri) si “incarna” non una ma 10 volte, in 10 “Avatar”diversi (entità oggi tanto di moda su internet) di cui il n. 8 Avatar è Krishna, un nobile principe....

e nasce da una madre vergine, Devaki,”

di nuovo ecco... il piano o fattore iniziale: madre e vergine
Devaki non è madre solo di Krishna ma di ben 8 figli, di cui 6 vengono uccisi da suo cugino Kansa, la quale è costretta a nascondersi perché il re Kansa ne teme la venuta e vuole ucciderlo.
Kansa non è un re ma è il cugino della madre di Krishna , Devaki (ma per la formulazione del.... piano, occorre dire non che sia il cugino ma il re, vedete come il mix prende man mano il volto del personaggio che vogliamo costruire ) Kansa avendo saputo da una profezia che sarebbe stato ucciso da uno dei figli di Devaki li vuole uccidere tutti. Dunque il 7° figlio per evitare l'uccisione viene “trasferito”dovrebbe essere Balorama (che poi dovrebbe divenire Budda ma... non chiedete oltre perchè sono tante le divinità che è facile perderne il conto, come è facile trovarne una che ci "azzecca" qualcosa che da far combaciare ...il piano o fattore di partenza ) dunque Balorama viene “trasferito”nel ventre di un'altra donna e nel ventre di Devaki invece prende forma la dea Yoga-Midra , si ritiene che anche l'8° figlio krishna (ecco il punto tra i tanti che viene scelto) abbia subito tale “trasferimento” per sfuggire sempre all'uccisione.
Pensa perciò di eliminarlo ordinando una strage di bambini.
La strage di cui si parla è un demone che sotto forma di donna , Putana, suppongo da ciò che compie, cioè allatta i bimbi e li avvelena tutti tranne lui, il Krishna, che invece uccide il demone succhiandogli tutto il latte avvelenato.

La nascita del fanciullo divino avviene fra i pastori.”

La sua nascita è in una prigione, gli angeli sono ovunque di personaggi di doni non si parla, né di discepoli. Per quanto riguarda la sua morte, muore in una foresta trafitto in un tallone pare unico punto vulnerabile. Viene affidato ad un pastore (Nanda) e a sua moglie ( Yohanda) e vive tra i pastori (del resto credo che a qull'epoca fosse naturale incontrare pastori perché era il lavoro abituale.

Di discendenza reale,viene battezzato nel Gange,”

No, non ci siamo, non fu battezzato in riva al Gange perché dove è apparso Krishna passa la Yamuna, no, il Gange e poi nella cultura Vedica il battesimo non esiste.

Riassumiamo: Krishna non aveva il padre falegname ma era un re, non è nato da una vergine (prima di Lui erano nati altri 6 bambini), E' apparso con 4 braccia (Visnu) per poi "trasformarsi" in una forma "più umana a due.
Infine i miracoli di Krishna sono di tutt'altro genere, quelli da te elencati sono i minori.”ad es. solleva una intera collina (Govina) .

Mentre invece ho scoperto che esiste una profezia di 5000 anni fa nel Bahavysia Purana in cui si parla proprio dell'avvento del Messia Gesù al quale si da anche il nome di Isha-putra (figlio di dio), mentre Krishna viene menzionato sempre come Isvara o Supremo Controllore.
La profezia: [url]
http://isvari.splinder.com/post/15734236/Ges%C3%B9[/url]

UTENTE 1: ( continua) Salvatori e figli di Dio, numerosi dei quali crocifissi o comunque uccisi a 33 anni.

Adad dell'Assiria
Adone, Apollo, Ercole e Zeus della Grecia
Alcide di Tebe
Attis in Frigia
Baal in Fenicia
Bali in Afghanistan
Beddru in Giappone
Budda in India
Crite di Caldea
Deva Tat del Siam
Hesus dei Druidi
Horus, Osiride e Serapide di Egitto (i cui lunghi capelli gli davano una apparenza simile a quella poi adottata per il Cristo)
Indra del Tibet/India
Jao del Nepal
Krishna dell'India
Mikado dei Scintoisti
Mitra di Persia
Odino in Scandinavia
Prometeo del Caucaso/Grecia
Quetzalcoatl del Messico
Salivahana nelle Bermude
Tammuz di Siria (che alla fine fu trasformato nell'apostolo Tommaso)(35)
Thor nella Gallia
Il Grande Re delle Sibille(36)
Wittoba del Bilingonese
Xamolxis della Tracia
Zaratustra/Zoroastro in Persia
Zoar dei Bonzi

Argi: Caro Utente, è inutile che fa l'elenco delle" onoranze funebri " perché il teorema "TUTTI ALLORA NESSUNO" non regge (a parte il fatto che tutte le salme citate non sono morte in croce ne a 33 anni e non si sono appellati figli di Dio). Lo sa quanti personaggi che si sono detti messia sono nati prima di Gesù Cristo? Allora è poco documentato....eppure lei ben sa che uno solo è uscito fuori dalla storia dell'umanità come tale. Lei stesso ha espresso le sue "personali" motivazioni. Su via, Lei certo può dare qualcosa di più personale che un elenco di nomi che viaggiano su lapidi ormai inesistenti.

UTENTE 1: Sapiente e leggiadra ARGI
l'elenco serve solo come spunto di riflessione per i <simplices> perché potrei continuare con effetti speciali quali gli innumerèvoli miti nati in una grotta,con il simbolismo della grotta stessa,con il mistero della transustanzazione conosciuta già dagli Aztechi,con l'ostia che ha sostituito l'hostia,l'esposizione del S.S. Sacramento che sostituisce la spiga di grano della liturgìa eleusina etc.etc.
Insomma,più che annotare errori e imprecisioni con la matita blu/rossa,cogli il <sensum> di quello che cerco di dire...............athena ti sia sempre propizia.

UTENTE 2: "Estore ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae"

Il "sensum" è usare la testa e la ragione non uno dei tanti siti fantasiosi:
http://www.storiacristianesimo.it/vergini%20fecondate%20da%20divinit%C3%A0.htm

Perchè volendo fare i precisini, o gli spocchiosi come dice qualcuno si potrebbe tagliare la testa al toro ...... appunto; ricordando che un pastore può pascolare diverse cose, in cina le oche ad esempio ........ già le oche, ma proseguiamo, anzi no: che Govinda ci protegga

Argi: anche le oche mi risulta che, nonostante i luoghi comuni hanno una loro caratterino … se non erro salvarono Roma. Ma analizziamo i miti ... vediamo ci sono due piani.

Mito di Osiride

Piano A: Osiride muore in un sarcofago perché viene gettato dentro il Nilo ma...eh.. c'è sempre il piano B, cioè quello che ai fini del puzzle "calza meglio", nel piano B Osiride muore in croce.

Altro esempio il Dio Mitra
Piano A: Mitra non nasce da una vergine ma da una roccia ma...eh.. eh...c'è sempre il piano B , nel piano B successivo sempre al piano A scatta il piano B cioè l'altra versione in cui Mitra nasce da una vergine. Questo significa piegare "forzare" il parallelismo allo scopo che si vuole ottenere cioè accostare il personaggio a Mitra. Inoltre c'è da dire che il culto di Mitra era un culto mistico che non ha documentazioni le sole documentazioni sono quelle che attingono dalla patristica cristiana, è proprio Mitra ad attingere dal cristianesimo per fermarne il diffondersi (mitralismo romano del II sec.) "quindi tutti i rituali del mitralismo derivano dall'archeologia" pertanto Mitra nasce da una roccia non da una vergine.
Infine come mai dato che il 25 dicembre figurava anche nella religione ebraica quale festa della dedicazione "Encenie" (e non solo per la religione ebraica il 25 dicembre è una data che coinvolge molte religioni) mai nessuno ha sospettato che ci fosse un parallelismo con tali rituali solari, cosa che invece è stata fatta per il cristianesimo?
Quello che cerco di dire...illustre maestro...non annoti errori ....risponda.

Utente 1: Perché i miti altrui sono meno veri del suo?

Argi: Lei .... divaga, evidentemente i troppi miti e/o mitomanie le confondono le idee: che Gesù Cristo è "un mito" lo deve ancora provare.
Da parte mia non si tratta di sapienza, non potrei sono "ignorante" nel senso che ignoro e ricerco, la mia è semplicemente una ricerca; ho cercato di verificare i riscontri e ciò che ho trovato è un estratto di vari pezzi "pazzle" che sono presi un pò di qua e un po' la, a voler comporre la teoria del "mito". Or bene se questo la può acquietare avendo Lei esaurito la parola dubbio si tenga pure la sua teoria (perché tale resta se non è provata) mentre invece se vuol seriamente approfondire (come vede nonostante conosca le sua provenienza esoterica dovrei demordere ma questo invito ma che vuole, anch'io sono devota di Santa Sofia... )

Utente 1: Anche i Vangeli ( non solo sinottici ) contèngono discrepanze,omissioni,aggiunte,ritagli e frattaglie,ma quello non è un piano A e un piano B,ma pura verità calata ab alto...... Insomma si lamenta che non c'è alcun evangelion canonico con tanto di <nihil obstat > egizio o copto?

Argi: Vede caro utente come torna nel suo discorso di nuovo il sistema dei puzzle: una parolina "puzzle" messa qua, un'altra parolina "puzzle" messa la ecc..e....così.... la M unito a I insieme alla T con l'aggiunta di O.
Poi nell'approfondire si scopre ad es. che la festa della Chanukkà 25 Kislèv dicembre, la festa delle luci d'inverno e non certo per Joshua, e che ha al suo interno ancora la preghiera con il Salmo XXX che ricorda la riconsacrazione del Santuario e viene spesso chiamata come festa delle Encenie o inaugurazione.
E ancora che ad es. anche gli ebrei tolsero alcuni libri della bibbia per difendere la loro fede attingendo dai soli testi scritti in ebraico escludendo gli altri, molto probabilmente per distinguersi dai cristiani che invece optavano per il canone più ampio già a disposizione, eppure nessuno ha accusato gli ebrei di “omissioni”. Ed è ben chiaro che i vangeli apocrifi sono sempre circolati fin dall’inizio nella chiesa nascente, (ma ora si vuol far credere il contrario) lo stesso Luca afferma “molti hanno posto mano a scrivere” e dunque già da Luca sente il bisogno di mettere ordine sulla vita di Gesù, dove evidentemente anche l’infanzia appassionava e già giravano gli apocrifi. Ad es. la nascita nella grotta; quanti dipinti hanno la grotta? Anche il presepe ha la stalla o la grotta, solo dopo viene la necessità di porre ordine agli scritti nasce come gli ebei da una difesa della fede si scelgono alcuni vangeli i 3 detti sinottici perché le testimonianze degli scritti sono più attendibili dal momento che danno una visione globale e sono concordi tra di loro nei racconti e il 4° vangelo di Giovani ....

Utente 2: Caro Utente: mi accingo a dar man forte alla leggiadra argi ripostandole uno scritto di un forumista di passaggio
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Concezione verginale di Iside

Iside era vergine ma anche sposa e sorella di Osiride. La concezione verginale di Horus avvenne così: Seth uccise è smembrò il corpo di Osiride. Iside ricompose il corpo smembrato di Osiride suo fratello ma non trovò il pene del marito e dovette usare le sue arti magiche per concepire dal marito morto. Ma da qui al concepimento verginale di Maria ce ne corre! Penso comunque che accostare le figure di Maria a Iside sia una forzatura perché i due personaggi sono del tutto diversi. Semmai si può trovare qualche similitudine tra il concepimento "da spirito" nella storia della dea primordiale Neith, ma si tratta comunque di una dea e Maria non lo era.

Il personaggio Horus

Seth, geloso di suo fratello Osiride con un inganno chiuse Osiride in un sarcofago e in seguito smembrò il corpo di Osiride in 14 parti. Osiride da morto fecondò Iside e divenne padre di se stesso. Horus e Osiride, secondo la religione egiziana più tardiva, sarebbero la stessa persona. Tuttavia la vicenda di Horus sia come figlio di Osiride sia come reincarnazione di Osiride, ruota attorno alla vendetta su Seth. Seth, che era omosessuale, volle addirittura sedurre Horus ma quegli gli tagliò un testicolo...
Con ciò vorrei dire che se anche Horus fosse nato il 25 dicembre (ma Gesù non è nato il 25 dicembre e la festa è solo liturgica e non storica!) anche se ci fossero annunci di stelle e re magi alla culla di Horus i personaggi di Gesù e Horus non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro. Che poi Horus abbia camminato sull'acqua, che si sia trasfigurato ecc sarà anche vero ma mi sembra che ciò sia del tutto trascurabile visto che si parla di un personaggio che ha il sole e la luna (mezza mangiata da Seth) come occhi.

Che Horus avesse discepoli e che fosse resuscitato dopo essere stato crocifisso non ho trovato alcun riferimento. Ovviamente io faccio riferimento alla religione egiziana classica. Probabilmente ci saranno tante altre interpretazioni fatte dai culti misterici e dalle sette gnostiche.  

Cristo e Krsna :Per quanto riguarda Krsna non c'è alcun riferimento alla verginità della madre, Krsna è l'ottavo figlio. La vicenda di Krsna ruota attorno alla lotta contro gli usurpatori del regno e muore raggiunto da una freccia sul calcagno... Il contesto della vita di Krsna e del poema Bagvad Gita all'interno del Mahabharata è del tutto diverso da quello dei vangeli.
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Parrebbe dunque che da un tempo non precisabile, ma comunque recente, abbondino false notizie.
Sostenitori di un flusso di pensiero fanno di tutto per accomunare personaggi fatti e somiglianze, dando così un prodotto assai credibile proprio perché falso.
Si sa che questo è un mondo dove la menzogna risulta più credibile della verità.

MA ma io mi chiedo:
Che tutti questi cervelli siano il frutto del nostro tempo?
Come mai gli eretici furono perseguitati per tutt’altri motivi?
Che nessuno prima di noi si sia accorto di queste incongruenze?
E ancora: come mai nessuno si accorge della differenza FONDAMENTALE fra i personaggi citati e Gesù? Quale? L'assenza della sete di potere, per esempio. L'assoluta discrezione e utilità pratica dei suoi miracoli per es. Gesù non solleva montagne e non vuole essere simpatico rubando yoghurt. Egli dona la vista e la vita con il messaggio: "NON DIRLO A NESSUNO!!!!"
Dunque? A parte che come prima risposta verrebbe da dire: e allora?, in ultima analisi nessuno dei personaggi ha mai scritto a me piacciono gli uomini, ma la cosa si DEDUCE dal normale comportamento dell'epoca. A dunque "si deduce", ma si prova?

C O N C L U D E N D O:

“Il Cristianesimo non attinge né è influenzato da alcun altro culto, poiché tutte le sue dottrine sono presenti nell'Antico Testamento delle Sacre Scritture (affidato al popolo giudeo), compilato molto tempo prima della nascita di Cristo - tra il 2000 a.C. e il 400 a.C. - e la cui autorevolezza storica è confermata da solide prove archeologiche.

L'Antico Testamento racchiude sotto forma di simboli la dottrina Cristiana spiegata nel Nuovo Testamento, e contiene profezie su Gesù Cristo, il figlio di Dio (Zac. 12:10) che sarebbe dovuto venire nel mondo nascendo da una vergine (Is. 7:14), essendo poi crocifisso (Sal. 22), risuscitando (Sal. 16:10), ecc. Ogni particolare della sua vita fu profetizzato molti secoli prima della sua nascita, e si è verificato con assoluta precisione.

Non fu dunque il Cristianesimo ad attingere ad elementi pagani, ma il contrario: diversi culti pagani, tra cui il culto di Mitra, durante il loro sviluppo nel 1° e 2° secolo, cominciarono ad adottare vari elementi della teologia cristiana, per facilitarne la diffusione tra i cristiani. Lo stesso avvenne nel 9° secolo per il culto di Zoroastro.

R. Nash, nel libro Cristianesimo e Mondo Ellenistico, spiega: "Le asserzioni di una dipendenza del Cristianesimo dal Mitraismo sono state rigettate per diversi motivi. Il Mitraismo non aveva concetti di morte e risurrezione del suo dio e in esso non aveva luogo il concetto di rinascita - almeno durante le sue fasi iniziali... Inoltre, il Mitraismo era essenzialmente un culto militare. Pertanto, bisogna guardare con scetticismo all'idea che esso possa essere stato accolto da persone pacifiche come i primi Cristiani".

B. Wilson aggiunge: "Sebbene vi siano diverse fonti che suggeriscono che il Mitraismo includesse la nozione di rinascita, esse sono tutte post-Cristiane. La più antica risale al secondo secolo d.C."  Michael Grant conferma: "I metodi critici moderni non danno sostegno alla teoria del 'Cristo mitico' [Osiride, Mitra, ecc.]. Tale teoria è stata ripetutamente ribattuta e demolita da studiosi fra i più eminenti". Pertanto, considerando che il Nuovo Testamento fu redatto da Ebrei che rigettavano le filosofie pagane, e che l'Antico Testamento conteneva già tutte le nozioni del Cristianesimo molti secoli prima del Mitraismo e della venuta di Cristo, è evidente che furono i culti pagani ad attingere alla teologia Cristiana per poter resistere durante il periodo di nascita ed espansione del Cristianesimo.”

Furum libero http://spazioinwind.libero.it/popoli...MITRAISMO.html

http://www.bizstore.f9.co.uk/birth.html;
http://www.well.com/user/davidu/mithras.html; http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/1481/92/lang,it/
Ma la bibbia che roba è?

" La bibbia o biblios i libri sono un insieme di libri sacri, raccolte. I vari libri sono stati scritti da diversi autori, spesso in epoche differenti. La Bibbia stata scritta, in ebraico, nel 500 A.C circa, in seguito i libri che la costituiscono sono stati raccolti e uniti insieme nel corso dei secoli, le altre lingue della bibbia del Nuovo testamento sono aramaico e greco. Oltre ad ebrei e cristiani sono molte “le somiglianze esistenti tra le dottrine presenti nel Corano e quelle riscontrabili nella Bibbia, difatti nel Medioevo non pochi cristiani credevano che l'Islam fosse un'eresia cristiana”. Questo libro per i credenti è l'epressione stessa della Parola di Dio comunicata all'uomo attraverso altri uomini "i profeti".

Perché proprio la bibbia?

Una storia e una scelta: Dio e un patto

Nella bibbia non si narra solo la storia di un popolo, ma la storia del popolo di Dio è la rivelazione (apocalisse). La bibbia non racconta solo il modo in cui Dio si è rivelato agli uomini nella storia che abbraccia tutta l’umanità, ma i libri dell'Antico Testamento, per i credenti (sia ebrei che cristiani) sono l'espressione della Parola di Dio comunicata all'uomo attraverso alcuni uomini "i profeti", sono la traccia vissuta, e di conseguenza scritta, dell’esperienza di un incontro non di un solo uomo, ma di un popolo con Dio, un incontro voluto da Dio per “una alleanza nuova”. Difatti, Dio stesso rivelandosi a Mosè nel roveto ardente, interviene nella storia per liberare gli ebrei dalla schiavitù e per ricondurre a se il suo popolo, il popolo che Egli si è scelto e dona agli uomini "la thora" i comandamenti. Il patto sarà consacrato con il sangue dell'agnello e Mosè quale sacerdote aspergerà con questo sangue tutto il popolo. Una alleanza forte, scritta direttamente da Dio sulle tavole della legge (la tohorà) e da Dio voluta e fatta per ricondurre a se il suo popolo. Un patto basato sulla libertà di scelta, una scelta che sia reciproca, perché sia reciproco anche l’amore da parte dell’uomo nei confronti di Dio, amarsi è accettarsi reciprocamente; lo stare insieme nell’Amore non è un obbligo, comporta la libertà di scegliere di poter “tornare alla casa del padre” e di voler stare insieme.

Esiste un linguaggio primordiale che unisce varie culture?

UTENTE: Non mi meraviglierò mai abbastanza di come si possa veramente credere in queste cose, in accadimenti cioè, che se togliamo loro il simbolismo, diventano automaticamente favole per bambini, o imbrogli per grandi.....


Argi: Vedi questo è il punto: non si tratta solo di simbologia, perché se così fosse non staresti qui a obiettare, ma al contrario tu consideri favole tutto il contesto religioso in cui viveva Gesù stesso. Il racconto dei vangeli è scritto da ebrei che sono stati testimoni di un avvenimento, che si è concretizzato in Gesù: Gesù alla luce di questo avvenimento è il Messia che essi aspettavano. Pertanto non si può estrapolare Gesù da questo contesto religioso, cioè non si può riconoscere Gesù se non nel suo ruolo, nel suo "mandato" , nella sua identità di ebreo e messia (che in ebraico significa "unto" del Signore, e anche qui c'è tutta una simbologia da dover conoscere fatta di allacci concatenanti nell'A. T. altrimenti non si può comprendere in pieno il significato del termine messia cioè colui che avrebbe salvato il popolo). E' chiaro che il racconto della bibbia è simbolico, come simbolico ad es. è il racconto in Genesi, come simbolico è il passaggio nel mare, ma simbolico non significa falso o fiabesco, significa dover legare ai segni "simboli" il racconto, per poter comprenderne il mistero, il mistero dell'intangibile che diventa tangibile, perché ed è questo il punto il racconto biblico è il mistero stesso di Dio nella storia dell'uomo, mistero che non significa non poter conoscere ma al contrario invito a conoscere attraverso il segno stesso che "rivela".

 

Nella bibbia Dio si avvale di simboli “segni” tangibili per rivelarsi all’uomo.

C’è da precisare che la simbologia è presente fin dall’inizio nell'A. T. non è dunque una "evoluzione di adattamento " dell’illuminismo, per la scienza o per la "convenienza".

La Parola fin dall’inizio, è la "comunicazione" che diventa azione, è “l'agire di Dio”:

Disse sia luce e luce fu!” (Genesi). I racconti della genesi sono quelli che ritroviamo anche in altre culture e non solo quella mesopotamica, dunque in tutte le culture e anche nei vari racconti il filo conduttore di tutto è il linguaggio.

La comunicazione per uscire fuori da se ha bisogno di una parola e questa parola diventa in primis espressione, azione, energia che si utilizza nell’atto iniziale un linguaggio simbolico che sia espressione della sua origine e, man mano svela il suo essere quale espressione evoluta in una comune parola che abbia in se il significato dell’appartenenza originaria che possa essere intesa.

In tutti i racconti mitologici sopra citati; sia “il Dio saggio”, o “gli dei che operano”, o “il sapientissimo” che possiede tutti i segreti della magia, aprono la bocca e parlano, e il loro parlare è un agire nei confronti dell’uomo; il filo conduttore comune di questi racconti è il simbolo o segno che in essi vi si ritrova, (e non solo in questi tre esempi ma anche in altri racconti mitologici).

Dunque, la chiave comune per comprendere è decodificare il linguaggio, arrivare cioè all’espressione più alta del linguaggio stesso, cioè la parola.

Difatti nel linguaggio di questi testi, sembra esserci, al di là di differenze antropologiche locali, una comune matrice, in relazione alla cultura umana, che si ritrova racchiusa nello stesso processo di diffusione del linguaggio, questa è espressione comune di tutte le culture (e quindi una ideologia) primordiale comune.

Questo è valevole non solo per la culture mesopotamiche, dal momento che alcuni ricercatori universitari analizzando la scrittura cinese, che è arcaica e conservatrice ed assegna a ogni parola un segno, o carattere, distintivo e ben preciso, hanno evidenziato che alcuni di questi caratteri (fatti di segni o disegni) hanno corrispondenze con la bibbia.

Inoltre c’è da sottolineare che i testi più antichi di questa scrittura cinese scoperti finora risalgono agli inizi del  XIV secolo a.C. e sono responsi oracolari incisi su gusci di tartaruga e scapole di buoi da astrologi di corte della dinastia Shang, e anche se da allora il sistema grafico è stato uniformato e modificato nello stile, rimangono fondamentalmente identici non solo i principi, ma anche parecchi fra i simboli fondamentali. [2].

Ecco degli esempi fra i più salienti”:

Parola

Ideogramma

cinese[4]

Scomposizione[5]

Riferimento biblico[6]

Creare

Riferimento alla creazione dell’uomo.
Genesi 1:26 - Poi Dio disse: "Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza…"
Genesi 2:7  - Allora l’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente.
Genesi 5:1b - Nel giorno che Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio.

Finire Completo

Riferimento al termine della creazione. Dopo aver fatto i cieli (sole, luna stelle…), la terra, le piante, gli animali, Adamo ed Eva, fu tutto compiuto.
Genesi 2:2 - Il settimo giorno, Dio terminò l’opera che aveva fatto, e nel settimo giorno si riposò da tutta l’opera che aveva fatto.

Avvertire
Proibito

Riferimento ai due alberi (vedi sopra) e all’avvertimento divino.
Genesi 2:9 - Dio il Signore fece spuntare dal suolo ogni sorta d’alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.

tentatore

Riferimento al tentatore che indusse Eva a peccare.
Genesi 3:1-5 - Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il Signore aveva fatti. Esso disse alla donna: "Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?"... La donna rispose al serpente: "Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete."... Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male."

Bramare
Desiderare

Riferimento ad Eva nel giardino di Eden, che bramava il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Nel giardino era presente anche l’albero della vita.
Genesi 2:9 - Dio il Signore fece spuntare dal suolo ogni sorta d’alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Genesi 3:6 - La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò.

Giardino

Riferimento alle conseguenze della disubbidienza di Adamo ed Eva.
Genesi 3:19 - "Mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai."
Genesi 3:23-24 - Dio il Signore mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra da cui era stato tratto. Così egli scacciò l’uomo [e la donna] e pose a oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.

Battello Nave

Chiaro riferimento a Noè nell’arca: erano presenti Noé e sua moglie, i tre figli e le loro mogli. Otto persone in tutto.
Genesi 7:13 - In quello stesso giorno Noè, Sem, Cam e Iafet, figli di Noè, la moglie di Noè e le tre mogli dei suoi figli entrarono con loro nell’arca.

Siamo dunque in presenza di una fonte esterna alla Genesi che ne conferma il contenuto. Quelle stesse tradizioni che si conservarono più o meno inalterate anche in altre culture (semitiche e non) e che vennero ad un certo punto impresse in modo ispirato nella Parola di Dio.

Anche oggi, nell’ipertecnologico XXI secolo, un cinese scrive “nave” come “vaso con otto persone” e “concupire” con “donna e due alberi pochi sanno il perché di questa bizzarria, ma è forse proprio per la presenza di queste antiche radici bibliche che i cinesi sono attualmente fra i più aperti all'ascolto della Parola di Dio.”

Un linguaggio primordiale comune non essendo ancora stata inventata la scrittura.

(la più antica scrittura del mondo sembra risalire al mito del re Uruk signore della città di Aratta, che gli archeologi ormai pensavano non esistesse, ma che un recente ritrovamento in Iran di un reperto archeologico di Jiroft, ha riacceso le speranze di riscoprire sotterrata, le rovine di questa mitica città, ciò sarebbe una scoperta di importanza al pari di quella di Troia)

 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Studi sulle Origini - aggiornato il 20/04/2009 

 

Dunque l’immagine all’inizio è un emozione forte che va trasferita, ricordata, nel segno che si riporta per millenni, ma oggi per comprendere ciò non abbiamo che il suo “precipitato figurativo”. I linguaggi antichi nel simbolismo possono aiutare a comprendere. “Dal raffronto fra termini (e linguaggi) in apparenza diversi (ma pur sempre simbolici e figurativi), potremmo, allora, essere portati a pensare che il “contenitore formale” dell’emotività abbia potuto trovare e mantenere nel tempo, come una sorta di “archetipo figurativo”, espresso sotto forma di particolari tipologie grafiche (il cinese e quello ebraico).

Certamente alcuni ideogrammi preistorici sembrano conservare la memoria di una originaria derivazione naturalistica. La loro probabile origine è ben evidenziata da Leroi-Gourhan che vede in certi segni allungati (“lineette, bastoncini, file di punti”) la schematizzazione di rappresentazioni realistiche maschili (falliche) e in certi segni pieni (“ovali, triangoli, rettangoli”) la semplificazione di rappresentazioni realistiche femminili (vulvari).
E questo tanto nel cinese antico, nell’egiziano e nelle antiche forme di scrittura ebraica.

E se l’accostamento sembra eccessivo si consideri che, secondo gli ebraisti, ogni lettera dell’Alef-Beit ebraico è un vettore d’energia e di luce divina, che agisce sulla consapevolezza umana in modo triplice: tramite la sua forma, nome, valore numerico. Infatti per la tradizione ebraica le lettere sono cariche di una energia trascendente che lega l’umanità alla ragione stessa del suo divenire escatologico. Ogni lettera ebraica è un canale tramite il quale vengono riversati nel mondo correnti di purissima energia, che si differenziano a seconda dell’aspetto grafico, del suono, del significato del nome, e del valore numerico della lettera in questione[10]. Tutto questo non è forse prossimo all’idea cinese di “nome” e di “parola”?

 

Il Dio che presenta la bibbia

unico, vero, santo, giusto, nascosto, misterioso e…passionale:

UTENTE 1: Infinitamente buono e infinitamente giusto: un credente in lui la pensa così, ma se uno si avvicina al vecchio testamento non è questa l'idea che viene data di dio. L'amore non è un'idea questo è chiaro.
Gesù non può aver fede in un dio che chiede ad un suo fedele un sacrificio umano. Il dio di Abramo non è il dio di Gesù.
Dio è come Gesù e noi conosciamo Gesù e null'altro. Non è vero il contrario cioè Gesù è come Dio.
Capisci la differenza ? La differenza tra le due affermazioni è la religione.
Gesù è amore, passione, sentimento povertà in spirito.
Abramo è violenza, codardia, sottomissione, schiavitù, non lo riconosco come patriarca, non ne voglio sentir parlare. Abbandonare una donna e un bambino nel deserto con una borraccia e un tozzo di pane è da barbari non da patriarchi. Non credo nell'antico testamento, è pieno di terribili stronzate. Dio è come Gesù e Gesù tra dio e l'uomo ha sempre scelto l'uomo.

Argi: Ciao comprendo la difficoltà a unire il Dio di Abramo a quello di Gesù, ma è proprio per questo che Gesù dice: "IO SONO", (il Padre) ha mandato suo Figlio, per farsi conoscere, e non tramite gli uomini, ma il tramite stesso di TUTTO l'"IO SONO" cioè Dio stesso Gesù. La fede ebraica si basa sull'Antico Testamento, Jhave, è un Dio impronunciabile, (le stesse lettere del suo nome sono impronunciabili), un Dio passionale e geloso, tutto questo non viene rinnegato nel Nuovo Testamento, ma non è un Dio selvaggio ma un Dio fedele, è l'uomo che ha esposto con il linguaggio in cui vive il suo tempo la Parola di Dio, cioè con quel “segno”, quel linguaggio, ma quel segno quel linguaggio, diventa chiaro con Gesù perché Gesù è la stessa Parola di Dio, è lo stesso “segno” che tutto comprende e spiega.
Comunque Dio non ha permesso che Abramo sacrificasse suo figlio Isacco, cioè il figlio della promessa fatta dallo stesso Dio ad Abramo di diventare padre di una moltitudine di popoli attraverso quell’unico figlio, mentre ha permesso il sacrificio del suo unico Figlio Gesù Cristo. Abramo, resta sempre e comunque quale esempio della fede totale in Dio;anche di fronte alla frontiera dell’incomprensibile ed impossibile, egli resta fedele a Dio perché sa che “oltre l’incomprensibile ed impossibile” c’è il Dio che è fedele alla Sua parola e la fiducia di Abramo alla fine non viene smentita.

Il Dio unico:

Gli ebrei prima di questo evento adoravano altre divinità “idoli” come molti altri popoli della terra (ed ecco il legame che c’è nella bibbia riguardo alla mitologia e cultura degli altri popoli), ma il primo comandamento della legge, la Thora, incisa da Dio stesso su tavole di pietra (i 10 comandamenti di Dio) consegnata a Mosè sul monte Sinai, è unico nella storia di tutta l’umanità, e la sua “unicità” rende anche gli ebrei un popolo unico, difatti ecco il comandamento:

"Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all'infuori di me". Ecco perché da politeisti, adoratori di molti dei (e quindi anche conoscitori dei vari miti), gli ebrei, pur con la difficoltà, ricordata dai profeti, "abbracciano" il monoteismo cioè seguono l’unico vero Dio.

Il Dio geloso:

È la passionalità dell’amore; la gelosia per il suo popolo

"Io sono il Signore, tuo Dio…Non ti farai idolo immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.
Non ti
prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso,…“(Es 20, 5)

è l’autorevolezza del Creatore, del Signore di tutto, nei confronti degli altri dei che sono nulla, sono “idoli fatti da mani d’uomo”.

il Dio vero

il vivente, l’eterno, che proclama la Verità:Il Signore, invece, è il vero Dio, egli è Dio vivente e re eterno;… Egli ha formato la terra con potenza, ha fissato il mondo con sapienza, con intelligenza ha disteso i cieli.
perché la mia
bocca proclama la verità e abominio per le mie labbra è l'empietà.
Prv 8, 7

il Dio che si è nascosto

C’è da dire che il primo nascondersi nella bibbia è Adamo, quando disobbedisce alla parola data a Dio stesso cogliendo e mangiando del frutto della conoscenza del bene e del male.

Solo allora Adamo “sa di essere nudo” e si nasconde a Dio che lo chiama :

"Dove sei?". Adamo : “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". Dio :Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". Gn 3, 10.

Il sapere di essere nudi” è la conoscenza del male che fa nascondere e allontanare Adamo da Dio ma questa è la scelta di Adamo, allo stesso tempo Dio si nasconderà a causa del male che allontana sempre più l’uomo da Dio: “Io, in quel giorno, nasconderò il volto a causa di tutto il male che avranno fatto rivolgendosi ad altri dei.” Dt 31, 17

Ma che tornerà a rivelarsi a Noè proponendo una “alleanza” per salvare “la carne di quanto vive”

Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arcaGn 6: 18

Poi chiamerà Abramo riproponendo la sua alleanza

Il Signore disse ad Abram:
"
Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla
casa di tuo padre,
verso il
paese che io ti indicherò.
Gn 12: 1
|

 

"Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza
tra me e te e ti
renderò numeroso molto, molto". "Eccomi: la mia alleanza è con te
e sarai
padre di una moltitudine di popoli.

Non ti
chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham perché padre di una moltitudine
di
popoli ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re.
Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.
Gn 17: 2


Il Dio giusto ma misericordioso che invita ad essere giusti

Ti terrai lontano da parola menzognera. Non far morire l'innocente e il giusto, perché io non assolvo il colpevole.
Non
accetterai doni, perché il dono acceca chi ha gli occhi aperti e perverte anche le parole dei giusti.
Non
opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri nel paese d'Egitto.” Es 23: 7

Non commetterete ingiustizie nei giudizi, nelle misure di lunghezza, nei pesi o nelle misure di capacità.. Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie prescrizioni e le metterete in pratica. Io sono il Signore". Lv 19: 36

che scende a patti con il giusto Abramo che intercede per l’umanità

Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: "Davvero sterminerai il giusto con l'empio?
Forse vi sono
cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?
Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?"….. Rispose: "Non la distruggerò per riguardo a quei cinquanta".

Poi Abramo continua a “contrattare” scende; quarantacinque, poi quaranta, poi trenta, venti …poi ”Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse se ne troveranno dieci". Rispose: "Non la distruggerò per riguardo a quei dieci". Gn 18, 23-32

 

Consegnerà a Mosè la sua legge “la Thorà” e il sangue sarà il simbolo dell’allenza conclusa tra Dio e il suo popolo

Dio parlò a Mosè e gli disse: "Io sono il Signore!
Sono
apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il mio nome di Signore non mi son manifestato a loro.  Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro il paese di Cànaan, quel paese dov'essi soggiornarono come forestieri.

Sono ancora io che ho
udito il lamento degli Israeliti asserviti dagli Egiziani e mi sono ricordato della mia alleanza.
Per questo
agli Israeliti: Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai gravami degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi libererò con braccio teso e con grandi castighi.
Io vi
prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Voi saprete che io sono il Signore, il vostro Dio, Es 6: 5

Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra!
Voi sarete per me un
regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste parole dirai agli Israeliti". Es 19: 5

Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: "Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!".
Mosè scrisse tutte le parole del Signore, poi si alzò di buon mattino e costruì un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.

Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare.
Quindi
prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: "Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!".

Allora
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: "Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!". Es 24: 7

Ma il suo popolo che dovrà camminare nella sua legge

come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò.

Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai mettere questo popolo in possesso della terra che ho giurato ai loro padri di dare loro.
Solo
sii forte e molto coraggioso, cercando di agire secondo tutta la legge che ti ha prescritta Mosè, mio servo. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, perché tu abbia successo in qualunque tua impresa.

Non si
allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo.
Non ti ho io
comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada". Gs 1: 5

fonderà la sua giustizia nel giusto suo germoglio, il Messia, proveniente dalla stirpe di Davide

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un
virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di lui si
poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Si
compiacerà del timore del Signore.
Non
giudicherà secondo le apparenze
e non
prenderà decisioni per sentito dire;

ma
giudicherà con giustizia i miseri
e
prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua
parola sarà una verga che percuoterà il violento; Is 11: 3

Il Messia sarà re di giustizia ma anche uomo dei dolori

Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?
A chi sarebbe
stato manifestato il braccio del Signore?

È
cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una
radice in terra arida.
Non ha
apparenza bellezza
per
attirare i nostri sguardi,
non
splendore per provare in lui diletto.

Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si
copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre
sofferenze,
si è
addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo
castigato,
percosso da Dio e umiliato.

Egli è
stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il
castigo che ci salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue
piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo
sperduti come un gregge,
ognuno di noi
seguiva la sua strada;
il
Signore fece ricadere su di lui
l'
iniquità di noi tutti.

Maltrattato, si lasciò umiliare
e non
aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come
pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non
aprì la sua bocca.

Con
oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si
affligge per la sua sorte?
Sì, fu
eliminato dalla terra dei viventi,
per l'
iniquità del mio popolo fu percosso a morte.

Gli si
diede sepoltura con gli empi,
con il
ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse
commesso violenza
né vi
fosse inganno nella sua bocca.

Ma al
Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando
offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si
compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

Dopo il suo
intimo tormento vedrà la luce
e si
sazierà della sua conoscenza;
il
giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà la loro
iniquità.

Perciò io gli
darò in premio le moltitudini,
dei
potenti egli farà bottino,
perché ha
consegnato se stesso alla morte
ed è
stato annoverato fra gli empi,
mentre egli
portava il peccato di molti
e
intercedeva per i peccatori. Is 53: 11

Questo giusto tornerà per giudicare,

Sorgi, Dio, a giudicare la terra,
perché a te
appartengono tutte le genti. Sal 82: 8|

davanti al Signore che viene,
perché viene a
giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con
verità tutte le genti. Sal 96: 13|

Il Signore appare per muovere causa,
egli si
presenta per giudicare il suo popolo.
Il
Signore inizia il giudizio
con gli
anziani e i capi del suo popolo:
"Voi avete
devastato la vigna;
le
cose tolte ai poveri sono nelle vostre case.
Qual
diritto avete di opprimere il mio popolo,
di pestare la
faccia ai poveri?". Is 3: 13

Si affrettino e salgano le genti
alla
valle di Giòsafat,
poiché
siederò per giudicare
tutte le
genti all'intorno.
Date mano alla falce,
perchè la messe è matura;
venite, pigiate,
perchè il torchio è pieno
e i
tini traboccano...
tanto
grande è la loro malizia!
Folle e folle
nella
Valle della decisione,
poiché il
giorno del Signore è vicino
nella
Valle della decisione. Gl 4: 12

ma allo stesso tempo Egli è anche “re di misericordia

Sulla croce Gesù dirà: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” ; queste ultime parole di Gesù sono la via della misericordia.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi
crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il
giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.” Gv 3: 17

 

la porta lasciata aperta da Dio

io sono la porta

Obiezioni sulla bibbia

UTENTE 1: Allora non si può dimostrare che dio esiste, ma allo stato attuale, non è possibile nemmeno dimostrare la sua non esistenza. Tuttavia l'onere della prova aspetta a chi asserisce la sua esistenza e non agli scettici, ai quali spetta il compito, se mai, di sottoporre tale prova al processo di falsificazione.

Argi: Prova? Che intendi per prova? Ma pensi davvero che Dio possa essere "un esperimento" da poter provare? Se fosse solo ciò sarebbe riduttivo non trovi? Comunque “la prova” è nel quotidiano; prima ancora di cercarlo, Dio si “respira”.

UTENTE 1:Non basta raccogliersi e ascoltare dio direttamente da soli, che senso ha giocare agli indovinelli (dio-assistito) con un best-seller di 5000 anni?

Argi: Se Dio avesse voluto parlare solo con un uomo ne avrebbe fatto uno, o pochi, invece ne ha fatti tanti “come le stelle del cielo, come la sabbia del deserto” e ha lasciato che l’esperienza personale dell’uno (testimonianza) va ad arricchire quella dell’altro, come una genesi spirituale evolutiva, un mare: questa è la rivelazione che termina con l'Uomo nuovo il Figlio di Dio fatto a immagine e somiglianza del Padre celeste.

UTENTE 2: Ha un senso in effetti. Se non sei ebreo questa è l'unica spiegazione logica per tenere in piedi il costrutto bibbia-vangelo. In effetti alcune correnti cristiane degli albori erano "reincarnazioniste". Origene sviluppò il reincarnazionismo. Sei consapevole, che se Costantino avesse voluto la reincarnazione ora crederesti nella reincarnazione?

Ma non ti accorgi che il tuo Dio non è altro che l'immagine di tuo padre, colui che nei tuoi sogni ti guarda è ti dice "bravo ragazzotto mio, ben fatto, sono fiero di te", colui che quando sei afflitto e stanco ti dice "sei mio figlio, non ti accadrà nulla, ora riposa che ci penso io", colui che quando morirai ti dirà "non temere la morte, io ti ho dato la vita e solo io te la posso togliere, tu vivrai figlio mio amatissimo", tutto questo è inconscio, uccidi il tuo padre-illusione e sarai libero. Il dolore è un illusione.
(caspita mi sento veramente come il ssserpente)

Argi: Spigare le proprie motivazioni non significa convincere, comunque quello che hai scritto è il meccanismo del "tuo funzionamento". Rincarnazione? Rinascita in epoche successive? (si vede che "Highlander" ti ha colpito il cervello.

Non è Dio che tappa i buchi, né Costantino ha spaccato la storia a metà e la resurrezione non è la rincarnazione.
Dio è sempre lo stesso idem il suo modo di comunicare, è l'uomo che diventa capace di Dio. Solo l'uomo ha la capacità di comprensione del mondo e ciò avviene attraverso la sua mente ma anche attraverso “il suo cuore”. La mente non sono solo neuroni, la mente non è solo cervello, la mente è intelligenza e intelletto è coscienza, autocoscienza, la mente è ragione, è molto di più del suo contenitore (o almeno, così dovrebbe essere ma ... leggendoti ora ho dei dubbi ) .
Nel piano della salvezza di Dio non c'è un prima e un dopo c'è un progetto che si realizza nella creazione e, tutta la creazione partecipa direttamente (operando, agendo in libertà) e indirettamente attraverso l'azione della grazia di Dio che comunque agisce per salvare l'uomo. Gesù è il punto di congiunzione dove si ritrova tutta l'opera della creazione di Dio, l'eternità è la base del tempo, il tempo non passa siamo noi che passiamo, o meglio sono i legami che tengono insieme la nostra energia. Difatti il tempo si misura, abbiamo bisogno di un punto di riferimento per misurarlo, un punto di partenza, ma l'eterno è il presente; quando il tempo sembra "volato", ad es. quando trovi la cosa "giusta" il tempo vola, quando fai cose che non ti piacciono il tempo non passa mai. Il tempo è relativo al nostro essere: l'eterno è il presente. Perciò nell'eterno non ha senso parlare di un prima e di un dopo ma di un tutto che tutto racchiude.

UTENTE 2: Non mi piace ripetermi, quindi ti dico semplicemente "poco ortodosso":
ma va pure avanti per la tua strada, la chiesa ha bisogno di gente come te, Sant'Agostino fu influenzato dalle idee neo-platoniche, non vedo perché tu non ti possa far influenzare dal mistero dei quanti e relative risoluzioni ontologiche, vivi la fede nel presente e fai bene!
Quindi, me ne striscio via, le parole sono esaurite.

UTENTE 3: se foste ciechi non avreste colpa ma siccome dite - noi ci vediamo- la vostra colpa rimane " (Gesù) guardati dentro e considera le menzogne che a buon mercato vai spacciando, ciò che il Padre opera ci mancherebbe altro che non fosse straordinario, non stai parlando di Berlusconi, "DEUS EST QUOD MAJOR NE COGITARI POSSET= Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore" (Sant'Anselmo d'Aosta) ed proprio x questo che la Resurrectio Corpus Christi è in Lui quanto di più credibile e non v'è speranza più alta. E' imbarazzante leggere la tua presunzione di saccenza condita di sarcasmo di infimo livello

Argi: Con chi ce l'hai? Spiegati meglio? Io credo di pensarla esattamente come te, sia sulla resurrezione sia sulla "ricapitolazione" (anakephalaiosis), e anche riguardo al pensare a Dio (sento mio lo stesso pensare di S. Agostino, capaci di Dio ma incapaci di contenere tutta la sua grandezza; ecco perché la fede e la ragione contemplano)

UTENTE 3:...temo seriamente di aver cliccato te erroneamente quindi scusami, e sono tuttavia felice di aver commesso quest'errore xchè stavo perdendo ogni speranza di trovare interlocutori con cui serenamente e costruttivamente dialogare x cui a proposito di Agostino "oh felix culpa!". Purtroppo ho poco tempo x rintracciare e leggere tutti i tuoi interventi in merito...però poco alla volta.
Ben trovata! Origene non sviluppò il reincarnazionismo ma usò il condizionale...ma andò ben oltre con l'apokatastasi = ricapitolazione di tutte le cose in Cristo, la sua versione però fu condannata in un concilio di fine VI sec., tale dottrina però non fu abbandonata in ambito cattolico ma sviluppate già poco dopo da Santi testimoni della fede (tecnicamente: confessori...) San Massimo il Confessore, San Gregorio Nazianzeno, alcuni autori tardo medioevali e rinascimentali fino ai giorni nostri in cui la dottrina stessa gode di ottima salute e ampio credito presso autori come Von Balthasar, Kung, Sequeri...in tutto questo breve excursus invece la reincarnazione e la metempsicosi o non sono state contemplate o smentite con argomenti categorici.
L'uomo è capax Dei poiché Dio a Sua immagine e a Sua somiglianza l'ha creato...il primo e fondamentale movimento è solo e tutto Suo...ed in ciò trovami un seppur minimo spazio x l'induismo.
Non esistono libri biblici allegorici, ma testi redatti con scopi precisi secondo cultura, schemi mentali e linguistici dell'epoca e cultura d'appartenenza...essi non contengono errori dottrinali...e già Sant'Agostino
ha scritto (sconcertato poverino e lo capisco) che Dio nel testo vuole formare "...cristianos non mathematicos...".
Domanda : ma xché x parla re di Bibbia non indagate le innumerevoli e competenti fonti di chi la Bibbia la studia veramente e per quelle verità ha dato e sempre darà il suo sangue?...invece di interpellare chi la ignora.....
......x fare le tagliatelle o il timballo teramano chiedete forse agli indiani o ai cinesi?

 

Il tempo e la creazione alla luce della ragione

 

Per quel che riguarda la fede per il libro più antico del mondo, quindi per ebrei cristiani e in parte mussulmani, Dio ha creato il mondo in 7 tempi, sette  è il numero dei giorni per esprimere la totalità la completezza, anche per i buddisti 7 è la completezza.

UTENTE: “O non possiamo forse a maggior ragione parlare di...Increato..?
Nel senso che tutto, ma proprio tutto sia esistito da sempre, e si sia andato continuamente trasformando...?”

Argi: E’ vero che su questo argomento, si potrebbe parlare all’infinito, come del resto di tutto ciò che trascende l’uomo, il tema è unico anche se affrontato da menti diverse in tempi diversi, cioè l’origine del mondo.
In “tempi non sospetti” cioè quando non si parlava ancora di creazione è bene ricordare che Platone affermava con forza che la vera realtà non è questa che noi vediamo (la realtà immanente) perché la vera realtà da dove tutto proviene è il mondo delle idee (o iperuranio dove l’idea del bene è la somma idea. Anche se questo non è “il motore” da cui tutto parte di Aristotele che, al contrario di Platone non distingueva le due realtà, ma le unificava in una unica realtà immanente). Per questo se diamo retta a Platone le idee non fanno altro che proiettare la vera realtà su uno schermo (o caverna, il mondo numenico) e la nostra esistenza, non sarebbe che una proiezione che parte dal “vero mondo” quello dell’idea, ove tutto sussiste.
A questo proposito la scrittura dice:
“Tutte le cose, prima che fossero create, gli erano note;
allo stesso modo anche dopo la creazione. ( Sir 23: 20)”

Poi specificatamente questa domanda se la pose con forza S. Agostino e riguarda “il tempo di partenza del tutto” o tempo della creazione:
se tutto è partito da un punto, cioè se questo mondo è stato creato,”Perché non è stato creato prima?” La conclusione è che non c’è un prima o un dopo ma il tutto è in un eterno presente perché solo il presente realmente è; difatti se pensiamo al passato lo pensiamo nel presente “come memoria” e se pensiamo al futuro lo pensiamo nel presente “come attesa” . Ma c’è un’altra conseguenza di ciò, che il tempo risiede, dunque, soggettivamente nella mente di chi attende o ricorda . Per tornare dunque alla domanda tutto sussiste, creato o increato, solo nell’eterno presente, luogo dove si fonda anche l’oggettività del tempo stesso, il passato e il futuro come idea e anche come proiezione dell’idea stessa in un presente “sfuggevole”. Il tempo, e in una realtà sfuggevole in trasformazione ove l’idea tende a realizzarsi nella materia e “nell’attimo” del presente e in quel presente
è, "ma non tutto", non tutto si realizza pertanto diviene.

All’idealista Platone risponde il “materialista” Aristotele, per lui le idee sono la forma, e la sostanza, è l’elemento attraverso il quale l’essere stesso si realizza in un sinolo (materia forma), ma mentre la materia è relativa, cioè è soggetta al trasformarsi, la forma resta ed è presente. Tutto proviene da quel “motore immobile” dal quale tutto ha inizio. Anche la potenza, cioè la predisposizione che la materia ha a trasformarsi. Dall’ "increato" tutto ha origine (creazione), ma questo "motore immobile" non solo ha la potenza. Talete afferma anche che questo “increato” è la mente del mondo: è l’increato che da origine all’idea o forma e attraverso “la potenza” la trasforma in atto, ed Eraclito, aveva visto nel fuoco l’elemento derivante del tutto e dello stesso trasformarsi.

Il tempo è "lo strumento" che rende evidente il dinamismo della trasformazione della materia.
La realtà si realizza nel tempo e nel movimento del trasformarsi della materia in atto. Il ricordo si riferisce al vissuto del passato che vive, grazie all'azione della mente, riproiettato nel presente (idea), ma ciò non significa che non sia stato vissuto, cioè che non sia reale: perché è reale "nell'attimo presente" al presente e nel presente. Dunque la realtà “è un attimo”, se guardiamo la rappresentazione della realtà ad es. una foto di diversi anni fa, o meglio ancora un filmato, vediamo come quella realtà pur essendo stata non è, ma nel presente continua ad essere nella rappresentazione fotografica che "rende vivo" il ricordo nella memoria. Pur vedendo la foto o il filmato abbiamo la percezione del non è più, se non "in quell'attimo" che è nel presente e che ora non è; "in quell'attimo" e resta nel ricordo o idea.

Quindi, "quell'attimo è l’eternità”, nel momento del divenire "è" collegato all'eterno, e resta nell’idea di chi l’ha vissuto, "l'attimo presente";è fuori dal tempo, ma anche è nel tempo, (un pò come nella foto o nel film che riesci a rendere presente il passato), fuori dal tempo, ma allo stesso tempo dentro il tempo, dentro ogni cosa.

UTENTE: “se osservo la natura e mi avvalgo di microscopi sempre più potenti, vado sempre più dentro la materia, senza scoprirne mai l'essenza: un processo infinito, chiamato microcosmo. E...la materia allora dov'è..?.”

Argi “nel vuoto” tutto è energia; la polvere cosmica, (la materia, tutto è fatto di "polvere", polvere rovente e “fuoco” energia, vuoto)

UTENTE: “E mi dico che la materia in fondo non esiste, ma è quel turbinio di elettroni ad altissima velocità che ne crea l'illusione…”

Argi :Non crea l'illusione, ne realizza la forma attraverso l'atto della potenza.

P. S. x tutto vale sempre la premessa postata inizialmente cioè che di questo argomento, si potrebbe... parlare all’infinito...

 

 

Genesi... come mai tutto comincia con un peccato?

Domanda dal Forum:

Quali oscuri significati si nascondono in questo racconto?
Il peccato di Adamo ed Eva non è la dimostrazione lampante di una sorta di complotto storico-letterario- funzionale alla definizione della natura peccaminosa dell’uomo dotato del famoso Libero Arbitrio che proprio in seguito a questa strana prerogativa lo trasforma in trasgressore della Legge divina? Ma, allora, chi tentò Adamo ed Eva?
Non è stato forse quello stesso Dio che li aveva creati?
Non piantò Lui stesso l’albero della conoscenza del bene e del male per metterli alla prova? E poi, c'era tanto bisogno di metterli alla prova?
Perché li voleva tentare? Quindi, non era sicuro delle sue creature?
E se non era sicuro, allora perché li aveva messi al mondo? “

Argi: Perché oscuri? Dio è luce e la luce illumina l’ oscurità. Il termine genesi in greco significa creazione. Se ben ricordo i racconti della genesi sono due, anche se il blocco è unico, un "tutto" che sottolinea la storia dell'uomo alle origini. ma una storia che fin dalle origini rappresenta la storia di salvezza: un inizio per un inizio “In principio Dio creò il cielo e la terra”(Gn 1, 1).

I due racconti vengono da due tradizioni lo Jahvista che considera "Jahve" nome con il quale Dio si rivela a Mosè, e lo Elohista da Elohim "Dio". I racconti sono entrambi antichissimi, prima raccolti sotto forma orale e poi trascritti, infine raccolti in un unica tradizione, sembrerebbe dopo la caduta del regno del nord (722 a.c.). Entrambi anche se provenienti da due tradizioni diverse narrano un’ unica storia, quella della comparsa della vita sulla terra fino ad arrivare all’uomo. Nella Genesi l'uomo viene creato da Dio dopo un tempo, sette giorni (sette rappresenta sempre nella bibbia il numero simbolico della completezza), dopo di che c'è il tempo del riposo e la consacrazione del settimo giorno quale giorno di Dio.

Il secondo racconto si riferisce alla frattura il cosiddetto peccato, frattura che da luogo al distacco dall'unione con Dio e alla cacciata.


Sul significato uso alcuni termini filosofici, impropri per la fede, ma la filosofia,  pur non essendo teologia, è uno strumento dato alla ragione e quindi utilizzabile.


Il bene e il male non sono entrambi principi assoluti; c'è un principio e in quel principio c'è un assoluto che ha in se quell'energia "fuoco" che brucia autonomamente, chiamiamolo “Logos” (Dio quando si rivela a Mosè è “un roveto ardente”, un fuoco che “brucia ma non si consuma” e nel libro del profeta Daniele è scritto
Io continuavo a guardare, quand'ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.
Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.” Dn 7,9-10.13-14)
.

Nell’essere non c’è un prima o un dopo; il tempo è nel divenire delle cose. Il Logos è  l'essere, e l’essere è conoscenza, la conoscenza in se non è né bene né male. Il principio primo dell'essere non è solo "il fuoco" ma anche la libertà di agire. L'essere o logos vuole comunicarsi per questo si articola in dei parametri di comunicazione, in un linguaggio essenziale.

L’espressione essenziale del linguaggio nella sua comunicazione è la parola: la Parola è la freccia che  espande la scintilla del fuoco e della libertà e …  “la Parola prende forma” . Plasmata in se nell’essere, nel “fuoco” la Parola prende forma: “Dio disse sia luce! E luce fu.”. Tutto parte per essere luce non oscurità. I suoi parametri sono chiari, sono il seme cioè la scintilla vitale di Dio in tutte le cose ( per gli ebrei e i cristiani è  lo Spirito stesso di Dio è in tutto). 

Dunque Dio sceglie di uscire fuori di se; sceglie di dare e di darsi per comunicarsi.

La forma conserva in se la capacità originale del logos nella sua spinta iniziale, il suo “seme”, seme di libertà. Il seme nel suo percorso di vita in evoluzione ha la facoltà di divenire essere capace di comunicare,  cioè può conoscere l’essere, anzi può essere l’essere ma non tutto l’essere; non può essere Dio. Ed Ecco l’uomo immagine e somiglianza, ma l’uomo proprio perché figlio di quel seme di libertà può scegliere di  unirsi al progetto di Dio ovvero seguire la spinta iniziale del darsi di Dio oppure può scegliere di rifiutare l’Altro il suo progetto.

Questo “uscire da se”, questo scegliere di darsi all’altro è il fondamento dell’amore. L’Amore è la scintilla "il fuoco" che ha mosso tutto. L’Amore non si ingabbia, agisce in libertà, l'Amore si comunica è fatto per essere dono di se, è fatto per darsi all'altro e trovare nell’altro il suo compimento: questa è l’origine ma è anche la continuazione della Vita.

Il dono da gioia; nel dono non c’è solitudine, perché c’è l’attesa ma c’è anche l’incontro. Chi attende l’altro sa di non essere solo ha la consapevolezza di essere, per essere insieme. Il peccato dunque, è il non volere essere insieme, l’uno per l’altro. Nel peccato non c’è gioia perché c’è la solitudine, non c’è speranza perché non c’è l’attesa.


L’attesa dunque si articola nel tempo. L
'essere, non può rinnegare se stesso cioè quella scintilla di se che comunque resta  nella materia, nella creazione e ha accettato di sostenere fuori di se, in un tempo, “il tempo dell’attesa”, anche il peccato affinché ciò che è bene possa far ritorno al suo essere mediante la stessa identica via, lo stesso identico principio originale cioè la scelta libera del distacco  che ha causato la separazione dall’Essere in un’altra dimensione quella del  tempo dell’attesa.

Per mezzo di Gesù Cristo tutta la creazione cioè tutto ciò che continua a seguire la spinta iniziale è ricondotta alla unità dell’essere, attraverso un varco che concilia l’immanente con il trascendente. La porta  è Gesù Cristo che può “vagliare”, ricondurre al Padre la creazione trasformata dallo stesso “seme” (linguaggio-Parola) del Padre che è Gesù, il vangelo. Un seme buono perché proviene dall’alto, dallo Spirito Santo, cioè da Dio stesso. Gesù è il  Figlio di Dio è la stessa sua Parola, Gesù sa la vera volontà del Padre, conosce ciò che ha mosso la spinta iniziale, quell’ “uscire da se per unirsi all’Altro” che è un po’ come morire a se stessi per poi rinascere “se il chicco di grano non muore non può dar frutto”. La morte è parte della vita ma è prolifica solo se è consapevole  di poter essere nuova vita: si muore a se stessi per poi ritrovarsi nella Luce, nel DONO c’è il TUTTO, nel Dono c’è Dio.

 

La simbologia nell’atto creativo alla luce della conoscenza:

Nella Genesi l’atto creativo iniziale è così descritto "Ora la terra era deserta e vuota e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso (Tehom)" e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio Disse "Sia luce!" E la luce fu.

“Il deserto” e “il vuoto”. Come accennato in precedenza che nella fisica il vuoto  è la forma dove l’energia si manifesta, non è "il nulla”; comunque Dio è in se energia sufficiente a tutto, ricordiamo anche il paradosso; cioè che dall'infinitamente piccolo è nato tutto l'universo, pertanto già in quel momento iniziale nell’atto della creazione, l'infinitamente piccolo possedeva in se l’infinitamente grande, cioè tutta l'energia esistente e necessaria dell'universo; lì, cera TUTTO. Il vuoto indica l’agire di Dio nel creare.

(Il tempo è nell’immanente, Dio trascende il tempo, in quell’attimo è l’eterno e l’eterno è il presente.)

Dio dunque è presente nell’atto iniziale della genesi, quando ancora non c'è storia, c'è invece, dice il testo Dio nella sua presenza unica, ma, nell’espressione di se, c’è anche lo Spirito “che aleggia” e la forza creatrice della sua Parola “Dio Disse””: In principio era il Verbo, “il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli
era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.” Gv 1, 1

c’è dunque, fin dall’inizio in genesi, il Dio trinitario rivelato da Gesù Cristo: c’è il Padre Dio, il Figlio la sua Parola e lo Spirito Santo, che è la forza creatrice, l’energia vitale, quello che in filosofia rappresenta "il motore", ma un motore che genera in piena libertà, è il “soffio di Dio” “Ruah” , che è libero come il vento e, come il vento “ ne senti la voce ma non sai di dove viene e dove va” è l’energia stessa di Dio.

E’ questa LA CONOSCENZA: di fronte all’albero di cui parla la Genesi c’è di nuovo la scelta tra il bene e il male e dalla scelta fatta dipende il “frutto dell’albero”. “L’albero buono si riconosce dai frutti che da” difatti c’è un albero dal frutto buono, ma anche un albero “che non porta frutti” e per questo che “si secca e muore”. Di fronte alla croce abbiamo tutto il riassunto di quella scelta primordiale; sulla croce c’è la catalizzazione del bene e del male, la croce è ancora quell’albero, l’albero della vita.

La generazione è un dono gratuito è la libera scelta di Dio, è IL DONO DEI DONI, che si rappresenta nella libera scelta di darsi senza interessi: è’ l’Amore del creatore che si avvale della libertà di donarsi, quale “vento” che aleggia”, è quale fuoco che forgia e trasforma e riconduce il tutto nell’unità divina, è lo Spirito che rende possibile l’unità di Dio e del tutto a Dio.

La simbologia (*)del “deserto” indica, il luogo in cui Dio parla e attraverso la sua Parola agisce nella storia dando luogo al suo progetto da Lui stesso ideato all’inizio dei tempi fino alla fine dei tempi. Nel vuoto, nel luogo in cui l’energia si manifesta Dio compie l’atto creativo, da luogo alla sua idea, al suo progetto finale del 7° giorno (sette numero perfetto che ricorre in tutte le culture) “E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, ; (Gn 1: 26)

L’acqua, è il mare della Sapienza di Dio; per taluni è la vita per altri rappresenta la loro stessa morte, è l’albero della vita della conoscenza del bene e del male. L’attraversamento del mare, è la barriera della dimensione umana a quella divina, vita e morte; ricordiamo che ad es. gli ebrei liberati da Dio,  attraversano incolumi il mare verso una nuova terra, la terra promessa, mentre per gli egizi quello stesso mare si richiuderà sopra di loro uccidendoli.

Questo tema sarà ripreso anche da Gesù. Gesù insegna stando in MARE, stando su una BARCA.

Ecco che torna la simbologia: il mare è il mistero di Dio., non l’oscurità ma la luce per chi segue il suo progetto Gesù camminerà sulle acque e inviterà i suoi a farlo. Ecco perché Gesù dirà io sono la porta, Lui è “la porta del mistero”, colui che cammina sulle acque e fa camminare sulle acque e permette di entrare nel mistero di Dio. La barca che sta sopra le acque, è il luogo dove il mistero viene comunicato: è la chiesa, la sposa di Cristo, fatta da tutti coloro che, attraverso lo Spirito Santo, riceveranno lo stesso battesimo per immersione nella simbologia dell’acqua della fonte battesimale, ed è lo stesso Spirito che riverserà sui credenti tutto ciò che a loro occorrerà (“ i 7 santi doni” cioè l’unione totale con Dio, con il suo Spirito che è il dono dei doni). E’ dall’acqua nata dal costato di Cristo trafitto sulla croce nasce la chiesa; è lì che muore (per immersione bat andare sotto) l’uomo vecchio Adamo e nasce (emerge dalle acque come dall’utero materno) l’uomo nuovo il Cristo il Figlio obbediente. Fuori dall’acqua della fonte battesimale si formeranno ad immagine e somiglianza del Figlio, coloro che: “non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.” i figli che nel Figlio possono chiamare “abbà” papà Dio.

(*) vedi cap. Esiste un linguaggio primordiale che unisce varie culture?

Nella bibbia Dio si avvale di simboli “segni” tangibili per rivelarsi all’uomo.

  

Il fatto che va “oltre”…

la resurrezione dal forum

UTENTE: Come se la resurrezione fosse cosa niente affatto assurda. Non penso che cambierebbe qualcosa senza la resurrezione di Gesù. Qualsiasi persona sa che quella della resurrezione è una storiella inventata per dare maggiore risalto alla religione. E' umanamente impossibile (anche scientificamente) che qualcuno possa resuscitare: ma i primi credenti dovevano inventare un qualcosa di particolare per dare maggiore risalto al nuovo credo. Lo so, bisogna prendere la resurrezione non in termini fisici, ma spirituali. Ma la Bibbia ci trae in inganno, perché c'è scritto che Gesù risorto viene visto prima dalla Maddalena e poi dai discepoli. Ora mi chiedo: o credi e accetti senza farti domande quello che è scritto nella Bibbia, oppure ci ragioni un po' su, ti fai qualche domanda ed allora ti potrebbero venire dei dubbi che potrebbero farti pensare in maniera diversa.

Argi: Ora che sia umanamente impossibile risorgere non vi è dubbio, ma qui stiamo parlando di Dio e per Colui che ha fatto il mondo e tutto ciò che esiste e il suo “soffio di Vita” lo Spirito Santo, può ridare la vita, una nuova vita a ciò che più non è. Proviamo ad immaginare una luce grandissima, una luce abbagliante, quel “fuoco ardente” come viene descritto nella bibbia la presenza di Dio davanti a Mosè sul monte: “un fuoco che arde e non si consuma”. Ora per la scienza di allora un fuoco che arde e non si consuma non era possibile, ma oggi sappiamo che, un fuoco che arde e non si consuma sarebbe spiegabile ad es. se pensiamo all’energia atomica e questa al momento è la sola forma di energia ma non la sola ipotizzata, la ricerca continua. Quello che voglio dire è che se ora la scienza non può spiegare la resurrezione non vuol dire che ciò non possa essere possibile. La resurrezione indica che in quella luce grande e potente c’è Dio, il Dio creatore! “Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.”

UTENTE: E' un bel ragionamento logico, ma stai dimenticando una cosa: è scientificamente provato che il nostro corpo (Gesù è resuscitato con il corpo) si consuma dopo la morte, ridiventiamo cenere per usare delle parole di Chiesa. Il corpo che abbiamo a 20 anni non è lo stesso che abbiamo a 50. Io, per esempio, a 20 ero un po' più magro, non avevo rughe d'espressione mentre adesso (ne ho 43) mi ritrovo con un corpo un po' usurato: insomma non ho più 20 anni e più passano gli anni più il mio corpo si degrada. E' il corso della vita corporea e non si può arrestare. Quindi ribadisco quello che ho detto prima: non si PUO' risorgere, il nostro corpo non ce lo permette.

Argi: Le nostre conoscenze attuali ci dicono che non si può, ma come ben sai la materia è in evoluzione e nella materia tutto si trasforma. La” conoscenza nella sua origine e nella sua complessità” è stata capace di operare la trasformazione: dalla polvere cosmica alla natura, dalla natura all’uomo. Tutto ciò per noi ha avuto un tempo storico; “tempo della creazione”, ma fuori da questo tempo, anche la materia non è più la stessa perché viene trasformata nel passaggio dalla “porta” dalla “luce”, dove il tempo (il vuoto che trasforma la materia) non c’è più ma c’è l’incontro con la luce iniziale dell’eterno presente.

 

La tomba vuota:

dal “VUOTO” la resurrezione

Gli apostoli non danno importanza al sepolcro perché il sepolcro è vuoto: sanno che Gesù è risorto. "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" Dirà l'angelo ai suoi.

Il culto del sepolcro di Gesù nasce solo in seguito, (II sec. d.c) quando i fedeli cominciano a viaggiare nei luoghi sacri e vogliono vedere la tomba "il santo sepolcro".


“All'interno della chiesa del Santo Sepolcro c'è però anche una costruzione sepolcrale più grande, nella cosiddetta Cappella Siriana. Nelle guide turistiche essa viene denominata spesso come «Sepolcro di Giuseppe di Arimatea».

È distante più di venti metri dal Sepolcro di Gesù, ed anche questo gioca a favore dell'autenticità dell'antica tradizione; poiché la tomba di Gesù non si trovava in mezzo ad altre tombe anche se, com'era allora del tutto normale, il terreno fu poi utilizzato per altri sepolcri. Partendo da questo quadro, il professor Biddle e il suo collega londinese Michael Cooper hanno compiuto notevoli passi in avanti nella ricerca.

Con l'aiuto della fotogrammetria essi hanno ricostruito l'intera storia della edificazione del Sepolcro vuoto, procedendo all'indietro, dallo stato attuale fino all'antico. La tecnica della fotogrammetria o «misurazione delle immagini» rende possibile la ricomposizione geometrica o strutturale di fotogrammi di territori e oggetti. In questo modo, ad esempio, possono essere ricostruite graficamente o isometricamente costruzioni che non si sono conservate o non sono accessibili interamente. Si adotta per questo soprattutto lo stereorilevamento: due figure vengono poste sotto due microscopi oppure due strumenti di misurazione, e vengono fuse in un'unica immagine. Biddle e Cooper hanno realizzato migliaia di foto del Sepolcro con questo procedimento ed ora sono in grado di avere un'immagine precisa al millimetro della «Aedicula» attraverso i secoli. Naturalmente loro non utilizzano solo le proprie fotografie, bensì analizzano anche disegni, incisioni in rame, monete e altro, risalenti a varie fasi della costruzione, fino al IV secolo. Alla fine si otterrà una minuziosa storia dello sviluppo del luogo dal I al XX secolo, ed ogni pietra potrà essere esaminata da qualsiasi angolo visuale.

Tra i molti risultati finora ottenuti ce n'è uno che appare sorprendente anche a prima vista: non è stata scoperta alcuna antica epigrafe di pellegrini. Ma proprio questa apparente lacuna è a sua volta un indizio a favore dell'autenticità dell'antichissima tradizione del luogo. Nei primi decenni del cristianesimo primitivo, quando ancora vivevano le generazioni dei testimoni oculari, non c'era alcun interesse alla venerazione particolare di determinati luoghi. Il Sepolcro vuoto di Cristo era appunto vuoto, il Signore era risorto. Ciò era noto e così ovvio, che neanche una volta Paolo sottolinea questo fatto. Nelle sue Lettere ciò viene semplicemente presupposto. Nella prima Lettera ai Corinti egli esorta i suoi interlocutori ad interrogare i testimoni oculari del Risorto, nel caso che ancora avessero qualche dubbio; ma in nessun passo c'è un invito a recarsi a Gerusalemme e a visitare il Sepolcro vuoto.
http://www.storialibera.it/il_sabato/articolo.php?id=77 [/url]
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http://www.storialibera.it/epoca_antica/cristianesimo_e_storicita/passione_di_gesu/santa_croce_in_gesusalemme_a_roma/articolo.php?id=1979 [/url]

Tutto nasce, dunque, non da un personaggio storico, ma da “un fatto”: una tomba vuota.

E’ da quella tomba vuota che nasce il cristianesimo. Questa tomba è vuota perché Gesù è risorto ed è questa “la buona novella” ; il vangelo, cioè l’annuncio dirompente del vangelo, che oggi anche i cristiani hanno dimenticato, "la morte è stata sconfitta". La morte; il distacco da Dio, dal bene, dalla giustizia, da tutto ciò che trascende l’uomo. La materia continua ad essere mossa dal “soffio di vita”, lo Spirito, ma attende con impazienza anch’essa di essere liberata dalla sofferenza del distacco: la natura attende la nuova vita e sta per essere ricreata…

La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;
essa infatti è stata
sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Rm 19,8-23

Materia e anima trovano il punto d'incontro in Gesù Cristo. Tutta la creazione sarà liberata dal male che causa la corruzione (il disfacimento della materia) e la morte. Questa è la speranza dei cristiani, "la speranza che non delude", perché “si spera ciò che non si vede, ma noi abbiamo visto e abbiamo creduto che Gesù Cristo è il Signore". Chi ha visto dunque, ha più che una speranza perché è testimone.

Ora tutto ciò per il mondo come dice Polo “è follia”. Bene, la fede follia? Ma non lo è anche l'Amore?

Il fondamento della nostra fede, è l’incontro con il Cristo risorto che rende testimoni, ed è testimonianza vivente, come vivente è il risorto in mezzo a noi. Credere in Gesù Cristo risorto non è credere in una “favoletta”; la resurrezione è il “fulcro” della nostra fede. Gesù è realmente risorto! Questa è la nostra Pasqua, chi crede in Lui vivrà!

 

LA RESURREZIONE DAI VANGELI


Vangelo secondo Marco

E’ notte fonda, Gesù è morto e, "al levar del sole", alcuni dei suoi arrivano al sepolcro, questa è già la resurrezione, indicata dal sole che si leva, la notte viene lasciata alle spalle il sole sta sorgendo; è il sole del nuovo giorno, l'ottavo giorno dell'umanità redenta. Arrivano i suoi discepoli per ungere un corpo morto, con un masso nel cuore, il macigno della morte che... non rotola via ma...guardando, videro....il masso non c'è più, allora entrano dentro e vedono un giovane seduto sulla destra” (riferimento a ciò che Marco ha detto al centro del vangelo "E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”) . Marco sottolinea il particolare della veste bianca, altro simbolo della resurrezione (si ritrova sempre in Marco 9,2 nella trasfigurazione "e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime"), ”ed ebbero paura” . Ecco che di fronte alla manifestazione di Dio l'uomo ha paura (questo sempre è descritto nella bibbia; non si può guardare il volto di Dio perché è fatale all'uomo, e l'angelo l’interfaccia che si frappone fra Dio e l’uomo).

Ed ecco di seguito l'annuncio di Marco:

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.
Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.
Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?".
Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.
Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto”
.

Dal vangelo secondo Giovanni

"Nel giorno di sabato Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non (?) entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti."

Vide e credette, non videro e credettero, anche se il plurale è sottointeso. Il primo a entrare attraverso la porta della resurrezione è Pietro, "cefa". Cefa è anche la pietra che è stata tolta dal sepolcro, la pietra che “rotolata via” permette di vedere la tomba vuota. Dunque si accede da quella "cefa", da quella pietra rotolata via "tu sei "cefa" e su questa pietra fonderò la mia chiesa". Pietro arranca sta dietro entra per primo … vede ma, chi crede subito quando entra è l'altro apostolo, il "testimone anonimo" ma oculare di questo vangelo.
C'è da dire che la chiesa di "cefa" e di Paolo (unica chiesa) è già una realtà fatta di credenti in Gesù il Cristo, alla quale solo più tardi si aggiunge questa testimonianza maturata oralmente e successivamente scritta. Questo vangelo propone Gesù quale fulcro di una religione rinnovata "in spirito e verità". Il vangelo di Giovanni anche se fa riferimento ad una tradizione ebraica ed una fonte antica è lo scritto nella sua stesura attuale più recente dei vangeli. Viene conosciuto quale vangelo già nella prima metà del II sec.: lo utilizza S. Ignazio d'Antiochia . La prima testimonianza chiara è quella di sant'Ireneo verso il 180 scrive: "In seguito anche Giovanni, il discepolo del Signore, lo stesso che riposò sul suo petto, ha pubblicato il Vangelo durante il suo soggiorno ad Efeso". Anche se c'è una tradizione che afferma il martirio di Giovanni, uno dei figli di Zebedeo, prima di questo periodo bisogna sottolineare che non è il vangelo della "storia", differisce profondamente dall'idea che se ne fa lo storico moderno, perché ciò che conta per chi scrive non è la storia, ma il vangelo della "conoscenza": spetterà allo Spirito Santo condurre i discepoli "i testimoni anonimi"alla verità tutta intera (14,26) “entrò, vide e credette”. La venuta del Figlio dell'uomo in questo mondo è l'incarnazione, il suo "ritorno" il "giudizio" è già nel cuore degli uomini e la "vita eterna" è già posseduta nella fede. Infine i segni sono necessari all'uomo per rafforzare la fede ma, l'apostolo prima di credere deve entrare nel sepolcro vuoto, passare “oltre il confine” attraverso la porta della resurrezione, dove trova lì, già dentro Pietro, magari ancora "affaticato" che sta a guardare cercando di capire e forse di credere.

 

Che sarebbe successo all’insegnamento di Gesù se, togli la resurrezione?

(Ai miei fratelli in Cristo)

La fede in Cristo è la resurrezione, questo voglio sottolineare, non tanto per chi non crede, chi non crede ha comunque fatto una sua scelta, ma specialmente nella stessa fede, cioè nella scelta di chi si ritiene cristiano.

La resurrezione è il fatto che è impossibile da comprendere (questo credo sia il termine appropriato), impossibile perchè la nostra razionalità ce lo vieta, ma ci sono molte cose che, non possiamo comprendere, eppure sono; una di queste è ciò che trascende l’uomo: la Gloria di Dio. Quando si parla di Dio non basta la semplice operazione di logica, perchè altrimenti non staremo qui a discutere; chi può "vedere" la Gloria di Dio? La Gloria di Dio non è visibile a tutti, Gesù lo dice: "Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio" .

Questa Gloria è l'opera stessa di Dio ed è descritta nel salmo 19, il salmo detto dello Spirito:
"I cieli narrano la gloria di Dio, e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia.
Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono.
"Sal 19: 2|....
Dunque Dio ci parla attraverso la sua opera in un linguaggio o parole che si possono udire quale " suono", il grande orchestratore di musica dell'universo è il nostro Dio, pertanto il nostro "vedere", diventa un "sentirne il suono", ciò che non puoi vedere con la mente puoi sentire e vedere con il cuore: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio".
L'essere "è" e la sua gloria, non è apparenza ma un opera annunciata come testimonianza al giorno... alla notte, fine e inizio di tutto. Il cuore dell'uomo è capace di sentirne il “suono”, un messaggio, una notizia che, “non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono” , tutto ciò che trasforma la creazione in opera di Gloria, noi "
sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste...perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita”. (manca citazione)

Ciò che ora non possiamo vedere pienamente, possiamo, saggiare, sentire, attraverso la "caparra", cioè l'anticipo che lo Spirito, il soffio di Vita di Dio, “l’orchestratore” del mondo ci da: "È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito. Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. " 2Cor 5: 5
Ecco perché non c'è resurrezione senza trasfigurazione, la resurrezione è il fatto;ma l'essere è trasfigurato dalla “musica” dell’orchestratore; lo spirito Santo. Il nostro corpo diviene per essere partecipe della Gloria di Dio, fino a quando potremo vedere questa gloria "faccia a faccia"1Cor 13: 12,

Nel frattempo, grazie all'incarnazione di questa Gloria, cioè a Gesù, il Figlio di Dio, noi "veniamo trasformati in quella medesima immagine, (l'immagine del Figlio) di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore."2Cor 3: 18: questa trasformazione gloriosa è già la resurrezione che sarà manifesta di fronte "alla pienezza di Lui cioè di colui che è il capo di ogni Principato e di ogni Potestà.": Gesù Cristo.

TESTIMONIANZA E INCONTRO NEL VANGELO CON IL CRISTO RISORTO

Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni (altro numero biblico esprime il tempo della purificazione del popolo di Dio nel deserto, come quaranta sono i giorni della tentazione di Gesù, ecc.). Anche negli Atti 2,24 si da testimonianza;” Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte”.

 Ma la testimonianza più bella è quella di Maria di Màgdala (Maria Maddalena), nel vangelo di Giovanni: trovando “la tomba vuota e la pietra ribaltata dal sepolcro” corse a dirlo agli apostoli. Allora uscirono e tutti correvano, correvano insieme verso il sepolcro, lo trovarono vuoto con le bende a terra. Maria era rimasta all'esterno e... piangeva, piangeva come racconta l’evangelista. Non subito riconosce Gesù, prima, mentre piange, si china verso il sepolcro verso quel “confine dell’oltre”, e… vede due angeli in bianche vesti, che sono la manifestazione di Dio all’uomo e le rivolgono una domanda : "Donna, perché piangi?" .“Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto". Maria vuole sapere dov’è Gesù e solo quando si volta , come dice il vangelo, lo vede ma ancora non lo riconosce, per vedere Gesù risorto occorre volarsi verso di lui, seguire il suo insegnamento. Ed ecco che Gesù le rivolge nuovamente la stessa domanda ma che è più specifica: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?".

Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo".

Ed è allora che Gesù la chiama per nome "Maria!". Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: "Rabbunì!", che significa: Maestro! “ (Gv 20,11-16), ed è allora che Maria  lo riconosce, quando di nuovo si volta verso di Lui. Questo continuo voltarsi che è espresso nel vangelo di Giovanni, simboleggia il cercare Gesù con tutto il cuore, l’andare verso di Lui per poter stare insieme a Lui, avere fede in Lui e seguirlo; questa è la conversione “il voltarsi”, cambiare ottica per vedere “oltre il confine” oltre il sepolcro ciò che Dio ha preparato per noi: “”beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.

 

La “falsa dottrina” che fa male alla chiesa

(Mancuso and &)


Mi permetto di intervenire in quanto piccolissima parte di questa realtà che è la chiesa e che io amo perchè amo Colui che l'ha costituita, amo la Sua Parola che è “lampada ai miei passi, luce sul mio cammino".


Oggi si la discussione di laici e teologi fuori dalla chiesa (e non solo) verte solo  sulla la storicità dell’uomo Gesù, cioè si pone in rilievo il  possibile "fatto storico" immanente, ma si trascura la conseguenza di questo “fatto” che trascende questa realtà: la resurrezione. Tra  questi ci sono alcuni fratelli, che si definiscono "cristiani" che, pur non negando la resurrezione, la "declassano" ad aspetto non rilevante per la vita dei fedeli, pertanto la resurrezione diventa “confutabile” o addirittura un “optional” della fede cristiana.

Bene, sarò chiara, ho visto seminare e poi crescere i frutti di questa “dottrina” che serpeggia anche tra i sacerdoti, ho visto la chiesa, la comunità, settarizzarsi, seccarsi, come quel fico che non da più frutti.

Declassando la resurrezione a "fatto evanescente non rilevante per la fede" si toglie la consapevolezza della fede in tutto ciò che è avvenuto dopo la Pentecoste, cioè dopo la discesa dello Spirito Santo che è il Dono di Dio, il Maestro, come dice Gesù “Colui che vi rivelerà ogni cosa”.

Si va contro il piano di Dio, contro il suo Dono; la sua misericordia. Il cuore dell’uomo si inaridisce perché viene privato, dalla mancanza di fede nello Spirito, cioè viene privato della stessa linfa vitale, che permette l’ unità con Gesù Cristo attraverso lo Spirito Santo, che è la fonte stessa di tutto l’Amore di Dio.

Dove si afferma l’uomo e solo l’uomo e si nega anche implicitamente la resurrezione di Gesù, si disconosce l’intervento dall’alto dello Spirito, cioè si rinnega la possibilità di Dio di operare e riversare la sua misericordia nel cuore dell’uomo. Questa è la bestemmia che Gesù indica nel vangelo di Matteo: “Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonataMt 12,31.

"L'albero" dice Gesù, "si riconosce dai frutti che produce" e il frutto di questa "dottrina", sta portando e porta nelle comunità cristiane un insegnamento contrario al messaggio evangelico, rivelato pienamente dallo Spirito Santo, che si può riassumere "Ama con il cuore di Dio". L'uomo, in quanto uomo, non può amare con il cuore di Dio e se riconosciamo in Gesù solo l'uomo, questo cuore, pur grande è solo un cuore di uomo.

E’ lAMORE DI DIO, lo Spirito Santo che ci da e la possibilità di poter amare attraverso il cuore dell'uomo (in Gesù) con il cuore di Dio e realizzare pienamente ciò che era stato annunciato nella sacra scrittura: Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in praticaEz 11: 19

Se non si conosce questo Amore “che sorpassa ogni umana conoscenza”  non si può adempiere ai due comandamenti fondamentali che riassumono tutta la legge di Dio: “ama Dio e ama l’uomo”, perché, come dice Gesù: “senza di me non potete far nulla”. Questa unità è data dallo Spirito Santo grazie alla nascita, morte, resurrezione e ascensione di Gesù che ha reso possibile “la rinascita dall’alto” che si concretizza mediante il segno (o sacramento) del battesimo;”Gli rispose Gesù: "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio".

Lo Spirito Santo, "unico MAESTRO", trasmette ai fedeli di ogni tempo i quali riconoscono che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio mediante la sua incarnazione, nascita, morte, resurrezione e ascensione, la capacità di amare con il cuore di Dio e conoscere l'amore del Padre che, come dice S. Paolo “sorpassa ogni umana conoscenza " Ef 3:,19... cioè va oltre le nostre capacità acquisite nel tempo e nella storia.

" Se Cristo non è risorto è VANA LA NOSTRA FEDE!" continua S. Paolo il 13 apostolo scelto direttamente da Dio da "Gesù il Risorto".

Negando la realtà della resurrezione si nega pertanto l'AMORE DI DIO e quindi TUTTO l'insegnamento di Gesù diventa un mero insegnamento di uomo, pur storicamente grande ma solo di un uomo!

E' la fede che illumina la ragione, se avviene solo il contrario il rischio è ricondurre tutto ad una "dimensione umana" che snatura la scelta dell'incarnazione TUTTO IL DISEGNO DI DIO,CHE SI è INCARNATO PER AMORE E SOLO PER AMORE e non per lasciare un impronta di uomo nella storia ma per farci oltrepassare la frontiera e farci conoscere l'Amore di Dio Il regno di Dio è nello Spirito Santo che, ci fa figli nel Figlio. "Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri" (Is 55,8). Pensare con il Pensiero di Dio vuol dire credere in TUTTO il messaggio di Gesù, che è LA LIETA NOVELLA! "la morte è stata sconfitta! Dov’è o morte il tuo pungiglione?”(1 Cor 15,55).Grazie a Dio lo Spirito non ci abbandona e rende vivo, nei credenti, il Suo insegnamento, nonostante l'inconsapevolezza del danno che producono nella chiesa "taluni maestri" dei quali il Signore Gesù ci aveva parlato:.

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.. “Mt 7: 15

La resurrezione è dunque il fatto fondante della fede cristiana, passaggio dalla morte alla vita, alla nuova vita di figli di Dio.

Oggi dunque “la moda” è accettare il Gesù storico, "il Gesù uomo" e rifiutare il Gesù risorto "il Gesù Dio". Ma la nostra fede comprende entrambi: l'uomo e Dio. “Piacque a Dio ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra." Questa è la nostra fede! La fede in Gesù il Cristo; nato morto e risorto. (Atti 1, 3-)

Privata di questo Amore la chiesa viene svuotata del Cristo e di tutto il messaggio evangelico, pertanto questa è una dottrina diabolica perche va contro il piano di Dio, una dottrina che non è nuova, perché si adoperata in vari modi fin dall’inizio dell’annuncio evangelico, riconosciuta e allontanata dai padri della chiesa, anche Paolo ricorda:

, “Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé. “At 20, 29

La Speranza cristiana non è la croce, la Speranza cristiana è la resurrezione

La Speranza cristiana non toglie nulla alle religioni, ma dona al mondo “la buona novella”: la morte è stata sconfitta, si aspetta la redenzione del nostro corpo. Questa porta, questa luce è per tutti ma soprattutto può darci già da subito la gioia di essere nuove creature consapevoli di essere, figli di Dio portatori dell’opera di trasformazione del suo Amore, nell’attesa che anche la materia sia trasformata completamente nell’ultimo giorno per poter passare attraverso quella porta che tutto sorregge e che condurrà “ai nuovi cieli e alla nuova terra”.

La croce non è la novità della "buona novella", la croce da sola e l'uomo Gesù da solo non è salvezza del mondo.

Non avrebbe senso l'incarnazione e lo stesso sacrificio di Gesù. Che senso avrebbe? “Se sei Dio scendi dalla croce salva te stesso”.  Se non si comprende la resurrezione, come dice S. Paolo: “è vana la nostra fede” ed è vano l'amore di Dio, ma ciò non può essere perché con Gesù: “tutto è compiuto” ed è in questa Speranza che siamo stati salvati.

Il pane e i pesci sono il simbolo dei primi cristiani, il pane è il vero segno eucaristico dei nuovi cieli e della nuova terra. Il pane del cielo è la porta, è il segno visibile dell’Amore di Dio lasciato da Gesù nell’ultima cena.

Il sepolcro resta vuoto perchè c’è una porta che conduce alla vita. La creazione non è finita.
Con la nascita morte ascensione e resurrezione di Gesù nella materia si è aperta una porta. E’ una porta aperta direttamente dal cielo, che permette di accedere alla nuova creazione” Io sono la porta” dice Gesù: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo..

L’uomo non si poteva salvare da solo: contestazione a Mancuso

L’uomo non si poteva salvare da solo e qui entro nella teologia o spiritualità non mistica ma “mastica” perché vissuta, ed è qui che contesto amorevolmente e umilmente, (del resto lui stesso ci ha invitato a farlo), il teologo laico Vito Mancuso. Ciò che non condivido ad es. la creazione solo dal basso, l’anima generazionale, l’impossibilità dell’intervento di Dio nella storia.

Per quanto riguarda la creazione dal basso, tento di sintetizzare il pensiero di Mancuso.

Dio è entrato nella materia sin dall'inizio dal basso con il famoso big bang; non esiste un'altra dimensione se non questa, come affermava Aristotele. Il mondo non è governato da una provvidenza personale, ma è governato. Non c’è un disegno divino scritto nel cielo ma questo disegno è stato pensato nella natura (creazione dal basso,). Il fine del Logos è la relazione, il pensiero vuole comunicarsi, questa relazione è l’amore; cita Mancuso Giordano Bruno, "l’amore è quella relazione integrale tra due esseri che permette la nascita di qualcosa di diverso: la vita,".L’amore maturo porta a sussistere fuori di se porta alla relazione e qui fa il collegamento con la scienza e la natura, queste relazioni inducono legami, i legami le sostanze, l’energia genera forme sempre più complesse di relazioni. In sostanza nulla viene direttamente da Dio, ma tutto viene indirettamente da Dio tramite la mediazione del mondo. “Noi non siamo stati voluti per noi stessi, noi siamo stati pensati per noi stessi cioè dotati di un progetto che è preesistente e che spetta a noi stessi realizzare basato sulla libertà,” l’intervento di Dio è solo nell’atto creativo spetta all’uomo realizzare il suo fine, cioè l’Uomo che Mancuso scrive con la lettera maiuscola cioè l’essere personale che ha in se lo Spirito di Dio il solo Spirito eterno o Santo. Dunque il mondo ha una sola anima e un solo destino, un unico mondo in cui religione scienza e filosofia devono insieme poter argomentare e in cui la religione cristiana può dare il suo contributo ma non senza rinunciare a parte di se stessa cioè ad alcuni dogmi di fede.”

Ed ecco ciò che non condivido: l’uomo che in sostanza “si salva da solo”, e ancora la quasi maniacalità di far coincidere scienza e fede; credo che la fede non debba rinunciare alla ragione ma non per questo ha bisogno di “rifondarsi” per “aggiustarsi” alla scienza che è in evoluzione come la materia, oppure omologarsi alla spiritualità delle altre religioni.

No, scienza e fede non vanno conciliate, le due non si conciliano ma stanno solo camminando insieme, non può essere altrimenti, non unite ma un pò come le "nostre particelle" della quantistica convivono.
L'evoluzionismo non è una spiegazione in se se ciò fosse tutto sarebbe stato esaurito, ogni spiegazione ma sappiamo che non è così..


La creazione non avviene solo dal basso, cioè dentro la materia: Dio è presente nella materia e non solo la crea, ma ci sta anche dentro, non solo come energia, nel vuoto si determina la vita di un corpo anzichè di un’ altro corpo, (*pag 82…). L’universo è in espansione, ma ha avuto un inizio e si muove verso un fine, oppure verso…una fine e/o un nuovo inizio. Il fine della creazione che determina la creazione stessa per la nostra fede è l’uomo in quanto persona. L’uomo è l’unico essere completo in se, completo di energia, logos, anima, sentimenti e soprattutto capace di relazione, cioè parlare e trasmettere anche’egli energia, anche se in modo diverso da Dio: difatti l’uomo non può creare, ma può ideare e progettare e rendere queste idee energia, idee, progetti che si realizzano, che sono capaci di cambiare in meglio o in peggio la vita e l’ambiente. Ma c’è da sottolineare che anche l’uomo è in evoluzione quale persona, come tutta la creazione. Difatti nella creazione non c’è solo lo Spirito di Dio che ordina e realizza il suo progetto, ma c’è anche lo spirito del disordine, cioè ciò che è capace di distruggere il fine e la stessa creazione. Non basta la presenza dello spirito dal basso, dentro l’uomo, perché l’uomo, che dovrebbe essere l’artefice del progetto di Dio non ascolta Dio, pur sapendo ciò che è giusto sceglie volontariamente l’ingiusto; s’illude di essere artefice di tutto ma, il suo “progettare” si infrange nella limitatezza della morte che è il suo fine è anche il suo limite.

Ma la morte non è il fine dell’uomo, è il fine di ciò che appare, di ciò che conduce alla porta dell’oltre, ma l’uomo non è stato progettato per questo! Anche la creazione attende la realizzazione della promessa di salvezza fatta da Dio al “popolo eletto”, attende un evento: egli manderà un Messia, l’unto da Dio, un re che ha un “mandato”, libererà il popolo da questa barriera che è la morte la farà cadere completamente e lo condurrà nella terra promessa. Ed ecco l’intervento dall’alto: l’avvento del Messia. Ora per gli ebrei deve ancora venire, ma per i cristiani questo messia è già venuto ed è Gesù, un messia che non potrebbe essere riconosciuto dagli ebrei perché come ha affermato anche il rabbino capo di Roma “ parlava con troppa autorità”: ad es. “Dio ha detto …ma io vi dico”; per gli ebrei un uomo non può parlare con tale autorità, perché ciò significa bestemmiare, significa farsi Dio, mentre per i cristiani questo Gesù è uomo ma è anche Dio.
Ecco il punto: “quando venne la pienezza dei tempi” da sempre preparati da Dio, la storia si aprì al cielo e il cielo partorì nella terra il nuovo seme capace di raccogliere in se la stessa storia: Gesù è l’Alfa e l’Omega è la porta aperta nel tempo di Dio per ricondurre tutta la creazione a Se. La porta aperta che non si limita a un dopo Cristo ma che coinvolge tutta la storia dell’umanità, avvolge l’intera storia, riporta “il vuoto” ,(nel vuoto definisce la materia) in cui si articola la storia, difronte all’’eterno: ecco perché Gesù è la porta della luce dell’eternità.

La venuta di Gesù non è “un optional” è il fine della creazione, anche se gli uomini non se ne accorgessero è il fine di tutta l’umanità: “TUTTO MI E’ STATO DATO DAL PADRE MIO”.Con la sua resurrezione, la creazione attende la realizzazione del progetto di Dio avere figli nel figlio “figli della luce” generati


non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati". ..in

Spirito Santo e fuoco”.

Non bisogna attendere la resurrezione dei morti, perché il regno è già qui nello Spirito del nuovo innesto. Ora si attende quello che non è ancora, non la trasformazione dello Spirito ma del corpo e ciò che sarà avverrà al momento del passaggio, quando attraverso quella porta ognuno incontrerà la Luce della “S/sua” resurrezione, fintanto che non verrà di nuovo “nel vuoto della storia e della materia” il Signore, nel giorno del giudizio, ma fino a quel giorno resta aperta, anzi spalancata la porta della Sua misericordia per ciascuno. Difatti, ancor prima che il Signore ritorni come giudice giusto, perché Dio è Giusto, resterà aperta la Sua porta per coloro che vogliono entrare nella sua misericordia: ecco perché l’uomo non si salva da solo, Gesù lo sapeva perché…. “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ecco perché Gesù ci invita a convertirci e a essere uniti a Lui per varcare insieme quella porta.

La salvezza del mondo dunque viene anche dall’alto ed è Gesù che è anche la realizzazione dell'immagine e somiglianza di Dio, cioè la concretizzazione della creazione; è il Figlio ingenerato, in quanto generato nella carne ma generato anche dallo Spirito, "l'uomo nuovo" morto, ma in quanto Figlio del Padre celeste risorto. La croce dei primi padri della chiesa era vuota per sottolineare la vittoria del Cristo, non solo di Dio, non solo dell'uomo ma dell'uomo unito a Dio, quell'uomo ingenerato, cioè dentro Dio, sin dall'inizio della creazione stessa "facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza": Dio sconfigge la morte dell'uomo vuotandola del suo contenuto e la sconfigge alla Sua maniera, cioè usando ciò che è considerato in questo mondo debolezza e follia (la croce, è la follia dell'Amore), trasformando la “stoltezza” in atto di potenza creativa e ricreativa, la croce è la conseguenza dell'ingiustizia dell'uomo non di Dio.

 

La croce è il dolore innocente

La croce è tutto “il dolore innocente”. Allora, tutto il dolore del mondo è il dolore di Dio, soprattutto quello innocente, perché l’innocente è Dio, quel Giusto che è stato crocifisso.  

Ma che significa tutto ciò? Chi crede dovrebbe soffermarsi a riflettere su ciò che è il significato stesso della nostra fede: la resurrezione. Ciò non significa solo che la morte è stata sconfitta (e questo già sarebbe tutto), ma che anche la sofferenza ha un senso. La sofferenza non è più solo cosa umana che ha il suo fine ultimo nel dolore e nella morte ma, nell'incontro con la croce di Cristo è la manifestazione stressa dell'Amore di Dio per l'uomo, per un fine che va oltre il dolore innocente e oltre la morte che ha per scopo ed orizzonte non la croce ma la gioia, non la morte ma la vita. Il Dio della gioia non abbandona il giusto ma lo attira a se e gli rende la vita.

Anche la sofferenza dell’innocente dunque, trova nella croce non la solitudine e la disperazione, ma Dio stesso che si unisce a quel singolo dolore, a quella singola sofferenza per trasportarlo oltre il confine in quella terra promessa, dove “scorre latte e miele” dove “Eliminerà la morte per sempre”, dove “il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto;la condizione disonorevole del suo popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato” Is. 25,8

Ha parlato e la sua Parola è “il fatto” è l’azione di Dio (Gesù Cristo) che si compirà con "il tempo è compiuto” e con “il prezzo”, il sangue del patto dell’alleanza, il sangue dell’agnello innocente versato da Dio e dall’Uomo" per la realizzazione della salvezza dell’intera creazione.

La resurrezione è l’atto ricreativo di Dio "è quell’ l'Amore che genera la Vita" che non si può fermare sulla croce, ma "esplode nella luce nella potenza della resurrezione ad opera dello Spirito Santo: "Dio disse sia Luce, e luce fu!".

 

 

SULLA RESURREZIONE

PERCHE’ TANTE DISCORDANZE?

La domenica mattina, "Maria di Magdala e Maria di Giacomo" (Marco 16:1), recatesi sulla tomba per ungere il corpo di Gesù, la trovarono vuota.
Secondo Marco (16:5) nella tomba "un giovane" vestito di bianco annunciò loro che Gesù era risorto.
Matteo (28:2) riferisce che un angelo apparve dopo un terremoto e rimosse la lastra.
In Matteo (28:5-6) ad annunciarlo è l'angelo.
In Luca (24:4) sono due uomini "in vestiti sgargianti".
Secondo Giovanni (20:11-18), Maria Maddalena vide due angeli e poi il Cristo risorto.
Ma perché tante discordanze se erano presenti ed hanno vissuto insieme quei momenti?
Ora perchè penso che le discordanze sono una prova pro e non contro?

Perché se veramente questa "manciata di complici" avesse voluto inscenare qualcosa di questo genere avrebbero dovuto mettersi d'accordo, sulla descrizione dell'evento, invece quello che conta è andare ad annunciare il fatto: la buona novella! Non importa mettersi d'accordo importa raccontare quanto ognuno ha vissuto e sperimentato personalmente.

Quando si racconta un fatto importante tutto verte su ciò che i testimoni vogliono sottolineare di quanto visto. Il particolare viene messo da uno per sottolineare un determinato aspetto, da un altro viene sottolineato un altro aspetto, ma alla fine sentiti tutti i testimoni il fatto l'evento risulta essere quello e i particolari possono arricchire la scena ma il fatto resta; cioè il Cristo risorto è “trasfigurato” ed il rapporto con il Cristo risorto è “personale” . La trasfigurazione è vista alla Luce della resurrezione e viceversa.
L’angelo è colui che si frappone a questa Luce tra l’immagine dell’uomo e l’immagine di Dio. Difatti nell’Antico Testamento era impensabile vedere Dio faccia a faccia e restare vivi, pensiamo al profeta Isaia e alla sua chiamata nel tempio quando vede Dio e dice:
“Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». (Isaia 6,5…)

Dunque la resurrezione è una esperienza personale fatta “oltre il confine al di la dal mare”, che i testimoni descrivono come possono usando parole umane per raccontare l'esperienza del risorto.  

In Marco che è il vangelo più corto, ma non per questo il meno ricco e profondo di spiritualità, la resurrezione non è descritta solo nelle brevi parole finali, come è stato sottolineato erroneamente, ma è presente fin dall'inizio del vangelo e in tutto il vangelo:" [1] Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio." Mc 1,1, Marco è breve, conciso, ma già ci ha detto tutto; ci ha detto fin dall’inizio chi è Gesù.  Questa è la sua presentazione, poi man mano ci svela colui che ha presentato. Chi è questo Gesù? Il cuore del vangelo, che è il centro come dimostra la filologia, è la domanda stessa posta da Gesù agli apostoli " E Voi chi dite che io sia?" Pietro gli rispose: "Tu sei il Cristo". Di nuovo breve, conciso, tre parole per dirci tutto.

Il Cristo per gli ebrei è l'unto di Dio il Messia Davidico e subito dopo sempre Marco nel cuore del suo vangelo afferma" E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare."
E ancora di fronte a Pilato " Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?".
Gesù rispose: "Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo".


Un Messia Davidico liberatore che Marco descrive così: (non è un'altra "strana incongruenza?"
"Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo".

Ed infine le altrettante brevi parole di Marco per descrivere la resurrezione.
e abbiamo visto che a Marco non servono tante parole per "dire la sua", Marco è se possiamo dire "un concentrato del vangelo di una profondità immensa” e la sua grandezza è proprio nell’accuratezza della scelta delle parole e nella logica anche matematica in una sintesi del divenire che non può non affascinare nello studio dell’esegesi.

 

La natura e il corpo

 

Da questa nuova nascita spirituale non può essere esclusa la materia e non quale "vestito vecchio" ma come "vestito nuovo": "Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi"(Mc 2: 21); cioè quella carne che ora non è compatibile ma che lo sarà nell'ultimo giorno quello che sarà il "giorno dell'incontro faccia a faccia" con quel Dio che da sempre ci ha atteso.

"La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;
essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza
di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;
essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo."Rm 8: 19


La natura stessa, è partecipe della redenzione, il corpo da sempre per i cristiani è "il tempio dello Spirito" , Gesù stesso dirà riferendosi al suo corpo quale tempio di Dio:
""Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gv 2: 21

Il corpo, quanto è importante il corpo per i cristiani! Ma perché? Perché è il tempio dello Spirito Santo :"O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio,...Glorificate dunque Dio nel vostro corpo"1Cor 6: 19
Il corpo, la materia stessa viene trasfigurata dall’azione ricreatrice dello Spirito, il corpo e l’anima divengono un tutt' Uno “un sinolo”. Dio ha amato questa materia, l'ha amata a tal punto da assumerla in se: tutta la materia, sia nel bene che nel male è stata presa su di se dal Figlio di Dio "Tutto mi è stato dato dal Padre mio". Tutto dunque, perché TUTTO sia salvato. Ecco perché il cristiano non si stacca dalla realtà, dal suo corpo, non si astrae come le religioni orientali (buddismo ecc.) il cristiano è colui che "ha lo sguardo verso il cielo ma i piedi ben saldi per terra", sta dentro la realtà “esserci” per trasformarla. Mediante l’azione dello Spirito Santo, anche il nostro corpo viene trasformato dal di dentro “nel cuore” ad immagine e somiglianza di Dio nell’Unione con il figlio.

Dunque restiamo pure con i piedi per terra, scendiamo “nel villaggio” in mezzo a ciò che Dio ama, ma non dimentichiamoci che siamo uomini nuovi perché Gesù è veramente risorto!

 

Ricondurre il tutto all’ UNO E L’UNO AL TUTTO?

Il discorso si fa complicato, per dirla “sinteticamente”; è lo stesso discorso che parte dall’UNO per ricondurre al TUTTO o viceversa, che parte dal TUTTO, per ricondurre all’UNO.
La prima teoria riconcilia il pensiero orientale la seconda il pensiero occidentale.

A tentare una sintesi dei due, non solo Teilhard De Chardin ma molti altri filosofi scienziati e, oggi più che mai, nasce la necessità, nell’occidente “culla del sapere”, prodotto dell’umanesimo e dell’illuminismo, non solo nel mondo scientifico ma anche in quello filosofico, di analizzare e vagliare “la mente”. “Il verbo logos giovanneo non può non essere pensato in questo senso. “

La logica del Logos è comunicare l'essere. L’energia è il filo conduttore di tutto “il discorso” perché; di ordine logico si tratta se osservi l’universale o il cosmo osservi l’energia. L’energia è nella materia è l’universo, ma l’energia si trasforma e nel trasformarsi comunica energia alla forma, riempie “il vuoto”; il vuoto è la forma dove l’energia si manifesta e viene tenuta insieme fintanto che si trasforma in un’altro “vuoto”, un’altra forma, nel divenire, man mano sempre più complesso che ha portato alla struttura della “mente consapevole” cioè l’uomo. Ma scendendo via, via nel particolare, nel dettaglio l’universalità e quest’ “ordine logico” sembra sfuggire, alla comprensione della stessa “mente consapevole”, quel “dettaglio del progetto” sfugge è...energia è...intuizione è....scintilla è comunicazione è… l’origine, è "la sintesi" della stessa energia che è stata necessaria per dare vita alla forma del cosmo e che ha portato indubbiamente alla “mente consapevole”.

Dunque la consapevolezza è “il traguardo”?

L’UNO è il TUTTO e il TUTTO è l’UNO, o c’è di più!?

Tutto è fatto per essere osservato ma occorre chi l’osserva “l’osservatore”.

Questo “osservatore” un giorno scopre una cosa sbalorditiva: la meraviglia.
Tutto ciò è meraviglioso; dal cielo, alle stelle, dall’albero alla mela, dal piccolo bruco...all’atomo all’elettrone, al protone e alla particella più piccola che sta facendo “impazzire” la scienza; “il quark”.

Mi soffermo questo primo punto; la scienza vuole entrare sempre più nel dettaglio, nel particolare, perchè studiando il dettaglio , spera di comprendere l'origine di tutto, ad es. bosone di Higgs, ha anche se trovassero il "bosone" questo non spiegherebbe nulla.

La spiegazione è logica: quando si entra nel dettaglio, si vede meglio il particolare però, si rischia di perdere di vista la visione d'insieme. Per spiegarmi faccio un esempio. se osservi un quadro da molto vicino con l'occhio di un microscopio puoi avere la sensazione di essere dentro il particolare, alla fine puoi analizzare e vedere di che materiale è fatto il quadro, il tipo di colore usato, la tecnica, la datazione, ma la visione di insieme più ti avvicini e più si perde, la visione del quadro si ha solo vedendo tutto il quadro. E’ solo quando si riesce a guardare l’opera tutta intera  che si può azzardare di afferrarne il significato, il "contenuto",  “il linguaggio”, cioè cosa voleva dire l'autore. Anche se il vero significato è e resta nel cuore e nella mente dell'autore, tutte le cose esistenti nella natura sono come un quadro, non sono staccate l'una dall'altra ma sono interdipendenti e hanno senso considerate, viste, nell'insieme.

Ma l’uomo non controlla la materia la osserva, la contempla e da osservatore cerca di comprenderne i meccanismi per manipolarli per diventarne il “controllore” ma, "l’artefice" è di più dell’osservatore; è quell’UNO persona (mente, sapienza intelligenza) da cui parte il molteplice che si dona (prende forma)  nella materia (cuore e sentimento, dunque Amore, libertà e...irrazionalità o...“follia”) per poter comunicare se stesso.

Tutto questo è un viaggio nella storia del tempo dell’umanità nell’evoluzione della materia attraverso lo Spirito: solo lo Spirito è “evoluto”, la materia in se non conosce il male o il bene è energia, quell’energia impetuosa creativa. Neanche la conoscenza distingue il male perché è semplicemente conoscenza, tutto ingloba in se, ma lo Spirito è capace di riconoscere il bene e il male, perché ancor prima di diventare realtà il male nasce nella mente e nel cuore della persona che è capace anche di scegliere. “
Il male è la visione del bene e la scelta del suo contrario”.

Quindi c’è una evoluzione della materia attraverso lo Spirito; lo Spirito “evoluto” è lo Spirito Santo che guida al bene, all’ordine al giusto. Lo Spirito Santo è capace di ricreare l’uomo nuovo, capace dell’UNO Persona che si dona nel molteplice nella libertà di scegliere di amare, (non solo mente, ma scelta di VITA; cuore, sentimento), capace di ESSERE nel molteplice e di Amarlo e amarlo con un unico cuore, LO STESSO CUORE che, fatto CARNE, racchiude TUTTO il battito del mondo E TUTTO il tempo dell’umanità: IL CUORE DI CRISTO REDENTORE :

” VI DARÒ UN CUORE NUOVO, METTERÒ DENTRO DI VOI UNO SPIRITO NUOVO, TOGLIERÒ DA VOI IL CUORE DI PIETRA E VI DARÒ UN CUORE DI CARNE.
 PORRÒ IL MIO SPIRITO DENTRO DI VOI E VI FARÒ VIVERE SECONDO I MIEI STATUTI E VI FARÒ OSSERVARE E METTERE IN PRATICA LE MIE LEGGI.
Ez  36,26-27

Ecco questa è la “follia” dell’amore di Dio, questa “follia” guida il mondo e che Gesù spiega con quel TUTTO MI E’ STATO DATO DAL PADRE MIO NESSUNO CONOSCE il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” .
Quell’UNO che ricapitola in se IL TUTTO, il molteplice:
“egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.”
Conoscenza non “teorica” perche passa attraverso quel “battito”, il battito nuovo del mondo quel battito che da vita ai  “nuovi cieli e alla nuova terra”, il battito di quel cuore da cui tutto è partito in cui tutto passa e in cui tutto è rigenerato, attraverso quello stesso sangue prezioso, quella linfa vitale per il nuovo corpo della nuova umanità quella del Cristo Redentore.

Riferimenti: http://www.filosofico.net/chardin.htm

Dal Forum: Mauro Pesce, Odifreddi and &

Utente: Una parte della Chiesa cattolica italiana ha criticato il suo libro Inchiesta su Gesù. Perché?

In questi ultimi vent'anni, la Chiesa cattolica italiana si è trovata in una situazione particolare: il Concilio vaticano II ha insistito sul fatto che tutti i cattolici dovessero avere al centro della propria vita la Bibbia. Mettendo in mano la Bibbia alla gente era però necessario fornire anche alcuni strumenti di lettura. La Chiesa si è resa conto che non ne aveva: gli specialisti di scienze bibliche scrivevano libri solo per specialisti. Allora è iniziata una critica sempre più grave dell'esegesi storica, che è stata messa da parte. Tuttavia, invece di fornire spiegazioni semplici del come si è formata la tradizione scritta su Gesù, si è preferito insistere sulla verità assoluta dei testi, in modo che il pubblico cristiano li metta al centro del proprio nutrimento spirituale.”

Argi: Falso, io stessa ho partecipato a un corso di teologia per laici aperto a tutti; tre anni di esegesi, storia della chiesa, formazione dei vangeli e delle antiche scritture ecc..., corsi praticati da professori universitari aperti al confronto, formazione di alta cultura con traduzioni simultanee, fatte direttamente dai testi sacri in aramaico e greco. Pertanto chi vuole approfondire lo può fare può confrontarsi. Per quanto riguarda il "nutrimento dei testi", i testi non sono soltanto "scritti" asettici ma testi sono comunque Parola di Dio. In poche parole la conoscenza non è solo "opera dell'uomo" , l'uomo ci mette la voglia di conoscere, ma la conoscenza è "opera" di un Dio che ha voluto farsi conoscere nella storia dell'umanità parlando e ispirando la scrittura. Per questo "la chiave" per accedere, è la Parola stessa di Dio, cioè Gesù Cristo. Senza "chiave" non si accede e tutto rimane uno studio ricostruito, "storico", del sapere umano, interessante senza dubbio ma fine a se stesso. La Parola non è nascosta, questa è la "chiave" della conoscenza: non basta conoscere bisogna Amare e per Amare bisogna conoscere.

Utente: la Chiesa cattolica ha preferito fare ignorare alle persone quali sono gli orientamenti della ricerca storica sulla Bibbia e quando questa si diffonde capillarmente tra la gente, invece di informare, sceglie di demonizzare chi lo fa e chi vuole approfondire.

Argi: Ben venga chi vuole approfondire, Viva Dio! Finalmente!
Ma permettimi di fare una considerazione: si vuole approfondire e confrontare, oppure si vuole dimostrare di avere una propria "verità rivelata"? Mi spiego: se si parte con il pre-concetti il Gesù non è che un personaggio storico o addirittura mitologico, se si vuole veramente il confronto bisogna essere pronti a verificare cosa c’è oltre il confine. Il Gesù storico non è una realtà da "sapere", il Cristo è una realtà che si incontra con umiltà, il "conoscere" significa varcare il confine; la fede non si scambia, non c'è una via di mezzo, c'è un cammino personale che conduce a Dio in cui la ragione non è esclusa. Pertanto non vedo demonizzazioni, del resto Gesù Cristo ha subito nella storia innumerevoli "assalti", ed è chiaro anche il perché; come egli stesso ha detto "io sono la pietra d'inciampo" e, la pietra d’inciampo da troppo fastidio! Faccio notare che nessuna religione è stato mai attaccata come quella cristiana, parlo soprattutto di attacchi alla fede. Non oso pensare che succederebbe se venisse messo in discussione ad es. una sola "virgola" del corano. Il Cristiano non ha paura di confrontarsi. Purtroppo il problema sta nell'educazione della gente, specialmente nelle nostre società occidentali nate dalle radici cristiane, si da per scontato tutto su Gesù, è per questo che viene messo da parte, come qualcosa che si da per scontato e che quindi non interessa.

Utente: Riporto dal libro di Odifreddi una parte molto interessante: […] ma agli inizi del cristianesimo essa [la croce] non si trovava invece da nessuna parte. Al suo posto veniva usato il pesce, che era in origine un simbolo pagano associato ad Afrodite (Venere) da un lato e ad Apollo dall’altro: nel primo caso perché la dea si sarebbe gettata in un fiume col figlio Eros (Cupido) e i due sarebbero stati sorretti da due pesci, poi divenuti per premio l’omonima costellazione; nel secondo caso perché il dio sarebbe arrivato a Delphi come un delfino (delphos), recando sul dorso i suoi sacerdoti……Il motivo per cui il pesce passò poi a simboleggiare il Cristo è probabilmente il fatto che la sua nascita coincise astrologicamente con l’inizio dell’Era dei Pesci: cioè del periodo di circa 2000 anni in cui il sole sorge nella costellazione dei Pesci durante l’equinozio invernale (oggi quell‘era è finita grazie alla precessione degli equinozi, e siamo ormai passati nell‘Era dell‘Acquario).

Argi : La simbologia indicata dal Sig. Augias non è quella cristiana, non tiene conto della tradizione giudaica che non è legata a simbolismi pagani, (il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe non tollera gli idoli: Egli è l’unico Dio). E’ vero che la croce non è il simbolo iniziale dei cristiani, difatti, il primo simbolo, quello più antico, è il pesce insieme ai pani, ad indicare la gioia della resurrezione: la moltiplicazione dei pani e di pesci, indica la moltiplicazione della vita e l'evento della "buona novella". Il pane e i pesci è l'agape, la festa, il banchetto nuziale, il pane spezzato è il fare memoria della presenza di –Dio in mezzo a noi, Egli è l’Emmanulle “il Dio con noi”. Poi, con la persecuzione dei cristiani questo simbolo purtroppo si è tralasciato, ma nel tabernacolo rimane. La croce col tempo ha preso risalto per rafforzare la fede di tutti i credenti perseguitati, come era stato profetizzato da Gesù: “come hanno fatto a me faranno anche a voi". Ma la croce è vuota, perché Cristo è risorto ed è in mezzo a noi, in quel pane spezzato. Ecco perché il pane è e resta "il segno" dei segni perché è Gesù stesso: “io sono il pane… e questo è il mio corpo”, quel corpo che rimane per tre giorni sotto terra, come quel “chicco di grano che se non muore non può dar frutto”, come quel pesce, dall’A. T. , in cui Giona resta per tre giorni nel ventre prima di ritornare alla vita.

 (vd. rif. Gio   2, 1)Il pane è il segno visibile del pesce che è Gesù risorto, è il segno concreto dell’Amore di Dio: ..."fate questo in memoria di me", è nel fare memoria che si rende viva la carità, l'agape cristiana, ci si nutre del pane di vita per divenire pane di vita. L'Agape è infatti per i cristiani il vertice più alto dell'amore, il punto in cui la filosofia culmina nella religione, quando dopo aver percorso l'ascesi filosofica ha inizio il cammino inverso, per rendere partecipi gli altri uomini della Verità appena raggiunta. L’Agape è quindi l'amore gratuito, di colui che dona tutto sé stesso all'altro o agli altri senza prevedere e senza pretendere nulla in cambio, ed è perciò incondizionato o assoluto. ed “io sono con voi tutti i giorni " perché la vostra gioia sia piena".

 

La dottrina nel tempo


La VERITA’ E IL DOGMA

La Verità per i cristiani è Gesù Cristo. Bisogna distinguere tra opinione e verità. La verità è ciò che non cambia, non può cambiare, è "la pietra d'inciampo" una pietra che non può essere rimossa; al contrario dell'opinione che è fine a se stessa. La pietra, la Verità, è Gesù stesso. Pertanto la Verità è UNA e, non si "possiede", perché la Verità non è "COSA", la Verità è una PERSONA che ha in se, quale dono il TUTTO. “Tutto mi è stato dato dal Padre mio” ed è attraverso quell’UNO persona che si può conoscere il tutto “nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”, Mt 11: 27 .Pertanto la conoscenza non è un impegno dell’uomo a conoscere ma la rivelazione stessa di Dio. Per dogma si intende proprio il riferimento a questa rivelazione nella storia dell’uomo (*), è l’Uno persona che decide quando e a chi rivelarsi.

Ecco perché, potrei rinunciare a tutto ma non al fondamento, cioè a quell’ Uno.
Perciò chi vive la vita nello Spirito, cioè nella rivelazione dell’Amore di Dio, crede in Gesù Cristo, nato, morto e risorto ma non può non credere e avere speranza anche nell’uomo, in quell’uomo al quale Gesù stesso ha continuato e continua a dare fiducia nonostante quest’uomo abbia in se la capacità di amare ma allo stesso tempo anche di rinnegare e di tradire.

Non ci si salva da soli Dio ha voluto avvalersi dell’uomo e l’uomo non può fare a meno di Dio. Quell’uomo è la chiesa, la famiglia di Gesù; questa non è la "dottrina del dogma" ma la consapevolezza di essere figli nel Figlio.

(*da Wikipedia): Il termine dogma viene assegnato a punti fermi teologici che sono considerati parte di un patrimonio dottrinale definitivo, anche se talvolta ottenuto a seguito di controversie (come le dispute cristiane sulla trinità), al punto che una loro proposta di discussione o revisione significa che la persona non accetta più una certa religione come sua, o che è entrata in un periodo di crisi personale. Il dogma è distinto dalle opinioni teologiche nel senso che queste ultime non sono state oggetto di definizione da parte dell'autorità. Esistono dei criteri per determinare i dogmi: ad esempio nel cristianesimo un criterio tradizionale per stabilire se una dottrina è verità di fede è che essa sia stata creduta "da tutti, da sempre, ovunque", stabilendo quindi come parametri validi l'antichità e il consenso universale. I dogmi possono essere ulteriormente chiarificati ed elaborati, ma non negati. Il rifiuto del dogma può portare all'esclusione dalla partecipazione al culto, anche se l'esercizio di tale pratica è variato notevolmente a seconda dei periodi e delle comunità religiose.

UTENTE : La trasmissione nel tempo di un corpo dottrinale "vero" è una delle caratteristiche della religione.
Alcune religioni hanno addirittura elaborato il concetto di dogma,per indicare una verità eterna,creduta per fede.
Non è una novità, né una mera ipotesi,che nel corso dei secoli,le dottrine hanno conosciuto cambiamenti,aggiustamenti,ripensamenti,spesso operati alla luce delle nuove conoscenze. In Occidente,il rapporto scienza-fede è illuminante in quanto a questo. Il cristianesimo,soprattutto, ha avuto a che fare con la costante diffusione di teorie scientifiche che mettevano in dubbio le verità di fede, e costringevano ad elaborare nuove soluzioni e compromessi, come quello di leggere il racconto biblico come, per grandi tratti del Libro, una metafora e un simbolo di verità più profonde di quelle che apparivano da una lettura letterale......

Argi: Non credo che ciò che hai scritto sia esatto. Fin dall'inizio la "lettura letterale" della bibbia, e non solo del cristianesimo ma dell’ebraismo, non è stata applicata, anche perché il simbolo o segno ha sempre rappresentato il modo di comunicazione più immediato. i libri dell'Antico Testamento, per i credenti (sia ebrei che cristiani) sono l'epressione della Parola di Dio comunicata all'uomo attraverso alcuni uomini "i profeti". Quindi la Parola è il mezzo, il

 

tramite per la "comunicazione" dell'agire di Dio "rivelazione". Dio si avvale di simboli fin dall'inizio. Pertanto fin dall’inizio c'è simbologia nell'A. T. non è una "evoluzione di adattamento" per la scienza o per la"convenienza", la stessa cosa vale per i vangeli.
Ora la thorà, la legge di Dio (i dieci comandamenti consegnati a Mosè) non può cambiare, Gesù stesso lo precisa quando ne da la garanzia:

"Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto."( Mt 5: 17)
La legge di Dio non è come "un vestito" che si indossa a piacimento.

Riguardo alla "teoria della rivelazione nel tempo" attraverso lo Spirito per i cristiani non è una teoria. Già S. Paolo e S. Pietro paragonavano la fede come qualcosa da nutrire e da far crescere con “il latte spirituale:


"Sinora non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma come ad esseri carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perché non ne eravate capaci...Il nutrimento solido invece è per gli uomini fatti, quelli che hanno le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo." (Eb 5: 13)

 e anche Pietro afferma:

“Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza,
come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore.
Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio...Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa
e chi crede in essa non resterà confuso. Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo. Loro v'inciampano perché non credono alla parola."
(1Pt 2: 2 )

Un bambino diventa adulto man mano, ha bisogno di tempo e soprattutto di tanto latte, per crescere e conoscere. La conoscenza di Dio è rivelazione, questo è stato possibile solo dopo l'invio dello Spirito Santo sugli apostoli: il dono più grande che un cristiano possa richiedere a Dio è il dono dello Spirito Santo.

E’ lo Spirito Santo che guida la chiesa cioè i credenti in Cristo ma è lo stesso Spirito che non può negare se stesso, e qui mi riferisco al tuo "interessamento" e alla tua domanda...
Tutta la legge infatti trova la sua pienezza e si riassume in un solo precetto: ama Dio e ama l’uomo ed è questa è la sintesi della dottrina cristiana "vera e immutabile".

 

Perché nasce la dottrina cristiana?

Il primo ad insegnare è proprio Gesù; nel vangelo di Luca ai discepoli di Emmaus che sono in cammino verso Gerusalemme e stanno conversando “lungo la via” di ciò che è accaduto a Gesù, nel cammino di un villaggio “distante sette miglia”, (sette sempre numero biblico simbolico dell’universalità, che rappresenta il cammino di tutti i credenti verso la Gerusalemme celeste), ai discepoli di Emmaus che sono tristi e non lo riconoscono si mette a spiegare:

 "Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Egli entrò per rimanere con loro”.

Ma è solo quando Gesù, a tavola con loro, benedice e spezza il pane che lo riconoscono.

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
Ed essi si
dissero l'un l'altro: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?". (Lc  24, 32) Gesù risorto si fa riconoscere ma poi… “sparì dalla loro vista”; le cose del cielo sono invisibili sono “ al di la dal mare”, come dice il salmo “Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque e le tue orme rimasero invisibili.” Sal 77, 20

Solo con il cuore e l’intelletto possiamo contemplare Dio

“Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità Rm 1: 20, ma “Egli è immagine del Dio invisibile “; Gesù è colui che ha reso e può rendere visibile anche l’invisibile, perché ha permesso che il trascendente (Dio Figlio) è disceso, cioè è entrato nella storia dell’uomo per modificarla, e che risalendo al Padre, ha lasciato aperta la porta che modifica la storia dell’umanità riconducendola a Dio.

Ora, fin tanto che si rimane nell'ambito ebraico la legge e le scritture sono conosciute; se si parla di Dio si sa che si parla del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, del Dio della promessa, della alleanza ma quando ci si trova a parlare di Dio ai "pagani", nasce la necessità di chiarire.
E’ Paolo che per primo, dopo la resurrezione annunzia ai pagani, ma Paolo non fa altro che riprendere dall’insegnamento di Gesù che si rivela a chi ha fede; ad es. alla donna Cananea (straniera) che lo supplica di aiutarla chiedendogli
“le briciole che cadono dalla mensa del padrone”
Mt 15: 26, Mc 7: 27 oppure la guarigione del sevo del centurione romano Lc 7: 6 Mt 8: 5 . Inoltre Paolo sente la necessità di tenere salda la fede dagli attacchi e di mantenerne la forma, l’annuncio o Kerigma:

Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! “1 Cor. 15,1

La fede è una trasmissione di conoscenza ma è soprattutto una testimonianza personale:
Vi ho trasmesso
dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture,
fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture,
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.
Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto”
.

C’è da sottolineare che l’annuncio (Kerignma) viene fatto quando ancora “la maggior parte” dei testimoni “vive ancora” , pertanto, se questa  non fosse stata la verità quei testimoni avrebbero potuto smentirla.

Ma nasce tutto da li, dalla "mensa dell'Amore di Dio"; da quel "nutrimento solido" che è l'eucarestia. Dopo la resurrezione di Gesù i primi credenti si riuniscono, seguendo il suo insegnamento, "dove sono due o tre riuniti nel mio nome Io Sono in mezzo a loro"Mt 18,20  e fanno memoria di Lui, della sua parola, cioè spezzano il pane eucaristico, come nell'ultima cena:" fate questo in memoria di me".

E’ quando si fa memoria dell’amore di Dio, assumendo Gesù, la sua Parola, nella propria vita “lungo la via” quale alimento capace di trasformare e rinnovare nella promessa di Dio la vita, è allora che si rende viva la fede. Fare memoria significa rendere viva la Parola di Dio attualizzare quell’“io sono con voi tutti i giorni fino alla fine”. Mt 28,20

Quindi la catechesi (l'istruzione) e la dottrina (l'annuncio nella verità) servono a fare memoria a rendere viva la fede di ciò che si attualizza nel sacrificio eucaristico. Ecco perché non è inutile l'opera della chiesa quando nasce dall'ascolto della Parola di Dio, cioè da quel "latte e miele" che si succhia da quella mammella che è la mensa eucaristica in seno alla “madre” ; la chiesa di Cristo.

 

La Verità e le divisioni del cristianesimo


UTENTE 1 Sulla relatività delle vie il discorso credo sia interessante. Ora se possibile vorrei sapere, come, su che basi si possono riconoscere le vie sbagliate? E ancora, se riconosci che esiste l'errore, lo sbaglio, come fai a porre sullo stesso piano il bene e il male? Inoltre dove porterebbe questa via?

Argi: Il bene e il male non sono sullo stesso piano. Non mi risulta che chi ha accettato in se la Parola di Dio, e abbia vissuto unita a questa Parola abbia operato un'altra via se non quella della Carità, "l'albero lo riconoscerete dai frutti”. Il frutto buono dunque è la carità.

UTENTE 1 chi è che stabilisce qual'é la via legittima? Dio non mi pare si sia espresso al riguardo, altrimenti non staremmo qui a discuterne.

Argi: A me pare proprio di si, che Dio abbia legittimato suo figlio Gesù Cristo e che questa via sia stata espressa chiaramente più di 2000 anni fa, poi se l'uomo non vuole accettarla e la rifiuta libero di farlo. La manifestazione dell'amore di Dio per l'uomo è Gesù Cristo e il Cristiano unito a Cristo è la manifestazione di questo amore . ""voi siete il sale ...voi siete la luce" se il sale perde il suo sapore se la luce viene nascosta.." Ecco se il mondo non ha più sale e non ha più luce è perché Gesù Cristo non è accolto, la Parola di Dio è rifiutata. La verità non si scambia non si relativizza ma, essendo persona, ed essendo luce, illumina l'intelletto e la vita dell'uomo che la vuole accogliere. Accogliere la Parola significa lasciarla vivere in se. Le parole di Gesù sono state chiare: "Io sono la via" , la via è la via dell'Amore, la misericordia, la carità.

UTENTE 2 Vabbé Argi, mi arrendo evidentemente sò diventata stupida io, che non capisco più quello che mi viene detto:Io chiedo chi è che sbaglia tra i diversi gruppi cristiani e tu mi rispondi che chi ama Dio sa cosa gli è gradito.

ARGI:
Esatto. Chi ama sa cosa è gradito a Dio in Gesù Cristo. Sai bene e so bene che non sei stupida, la nostra ragione umana sta in degli schemi o luoghi comuni e quando si abbracciano tali schemi e luoghi comuni, non è questioni di spiegazioni, ai voglia a cercare di "far volare oltre". La sai la differenza fra fede e religione? Tu stai parlando di religione io sto parlando di fede. Tu stai nella "scatola della ragione" io sto volando oltre in quello Spirito che ci ha inviato Gesù Cristo.

UTENTE 2 Io chiedo se è relativo appartenere all'una o all'altra, e tu mi rispondi che le parole di Gesù sono assolute.

ARGI: Non è relativo appartenere all'una o all'altra perché, tutte sono una; la chiesa di Gesù Cristo, la chiesa è il corpo di Cristo, cito a memoria: " Vedi tua madre e i tuoi fratelli ti cercano.. Chi è mia madre chi sono i miei fratelli? Chi fa la volontà del Padre mio è mia madre e i miei fratelli", Gesù è unito alla sua chiesa che è il suo corpo e la sua chiesa sono coloro che fanno la volontà del Padre, “sua madre e i suoi fratelli”. Il fiume scorre verso il mare ogni goccia ne è parte, la meta è il mare; l'Amore di Dio e la costituzione del Suo regno, il Fiume è la via: Gesù Cristo. I cristiani si sono divisi ma, se compiono la volontà del Padre, sono nel fiume che scorre verso il mare, il credo è lo stesso, chi crede in Gesù deve portare frutto ed essere compartecipe alla costruzione del Suo regno mediante la fede le opere.

UTENTE 2 Io chiedo qual'é la strada legittima da percorrere, visto che TUTTI i cristiani dicono che è la propria e Dio in proposito tace, e tu rispondi che Dio ha legittimato Gesù Cristo.

ARGI: Tu dici che Dio in proposito tace, io credo che abbia già abbondantemente parlato: le religioni sono vie, che devono rispondere per essere tali a tre interrogativi: Perché siamo qui? Perché la sofferenza? Perché la morte? Da sempre l'uomo si è posto questi interrogativi e le religioni hanno cercato di dare un senso. Gesù è la risposta totale, non parziale, di Dio all'uomo "Tutto mi è stato dato dal Padre mio...", in Gesù l'uomo conosce e si unisce al Tutto, a Dio, unito a lui va oltre gli interrogativi, li supera, è nella vita stessa di Dio.

UTENTE 2 Mi chiedo cosa ha detto di preciso questo Dio, e tu rispondi che il Suo regno è l'amore.


ARGI: Esatto, noi usiamo tante parole per descrivere una storia, si sa che il riassunto, la sintesi, è l'abilità dell'intelligenza, il riassunto della legge di Dio è l'Amore per Dio e per l'uomo: " Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.  Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.”Dt 6,4, questo è il sunto che Gesù fa della vecchia legge dell'A. T., ma non basta amare Dio, Gesù dice che per amare Dio bisogna anche amare l'uomo, il prossimo, colui che è vicino che ha bisogno del nostro aiuto, amarlo come si ama se stessi.

UTENTE 2 Io chiedo com'è possibile conciliare il concetto di Verità Assoluta con le innumerevoli interpretazioni esistenti della stessa Parola di Dio, e tu addirittura, incredibilmente, fuori da ogni logica e da qualsiasi evidenza, mi rispondi che un cristiano non ha bisogno di interpretazioni!!

ARGI: L'interprete è qualcuno che traduce ciò che dice l'altro, questo non è sbagliato, ma nel caso della parola di Dio è lo stesso Dio che attraverso lo Spirito Santo si fa intermediario, illumina l'intelletto e dà a ciascuno l'insegnamento necessario per vivere quotidianamente nella sua parola, "dacci oggi il nostro pane quotidiano" il pane quotidiano è la parola di Dio, il suo insegnamento, il pane è Gesù stesso che si è fatto pane. Questa Parola viene prima ascoltata, poi viene mangiata e diviene il nostro nutrimento spirituale sotto forma di eucarestia. Ma forse preferivi che ti avessi risposto con i soliti schemi:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cfaith_doc_19930415_interpretazione_it.html

 

Ti avevo parlato di una unità comunque dei cristiani al di la del loro essere divisi cito testualmente:
" i cristiani sono coloro che hanno un solo credo: Gesù Cristo, e il SIMBOLUM è il credo dei Cristiani"e che si riuniscono intorno a lui per fare memoria, cioè rendere vivo il suo insegnamento, la sua Persona: Gesù Cristo vive ed opera nel Cristiano”.
Pertanto chi accoglie la fede in Gesù Cristo, accoglie la Parola di Dio, per i cristiani è un vivere-con Dio, questa Parola, è Gesù Cristo e, accolta nella fede, svela se stessa. "Svelare" significa conoscere non "interpretare", in questo caso Dio stesso, una persona è un infinito conoscere come S. Paolo lo spiega in Efesini 3:

"Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere ..quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

Puoi essere protestante, cattolico, ortodosso, evangelista, ma se chiedi a uno di questi fratelli che ha fatto questo incontro, "perché credi in Gesù?" La risposta è semplice: perché mi da gioia, perché è l'unico che mi da Speranza. Questo ci accumuna, la Verità, l’assoluto: Gesù Cristo.

UTENTE 2 Stai per caso dicendo che non conta un benemerito accidente di niente, se un uomo nella vita è stato cattolico, protestante, evangelico o mormone?? Stai dicendo che TUTTE le fedi a base cristiana vanno bene, perché hanno in comune Gesù? Stai dicendo che si equivalgono, agli occhi di Dio? ... Dubbio atroce... ma stai forse "relativizzando" le Parole Divine?????

ARGI: Non sto relativizzando anzi, sto prendendo per assolute le parole di Gesù Cristo "Io sono la via , la verità, chi crede in me vivrà in eterno".
Non spetta a me dire chi si salverà ti posso dire che Gesù ha una parabola in Matteo molto precisa a tal proposito ti invito a leggerla (Mt 20, 1….).

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.” E ancora Mt 19: 30 Mc 10: 31|

Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi". Ed è questo il "cuore", lo Spirito che è anche L'UNITA', nel seguire Gesù Cristo non c’è un primo o un ultimo perché in Cristo c’è l’Unità…

UTENTE 3 Se c'è qualcuno che ne da testimonianza evidentemente ha sperimentato che esiste questa possibilità.

UTENTE 2 Dobbiamo forse discutere di che colore ci appare il cielo?
No, perchè tutti siamo concordi nel definirlo azzurro.

ARGI: Sperimentare l'Amore di Dio è qualcosa di più che guardare il cielo, è "toccarlo" ed è esserne riempiti. Riesci a definire il gusto di un piatto eccezionale che non avevi mai assaggiato prima? Ci provi, ma se gli altri non sono seduti ad assaggiarlo insieme a te userai mille parole per descriverlo ma l'esperienza non è la stessa, l'esperienza è personale ma non per questo il piatto da gustare non esiste o è relativo, lo stare bene in salute è uno stato oggettivo e assoluto "io sto bene", così come "io sono felice".

UTENTE 2 Certo che è strano forte stò Dio, eh???? vuole farsi trovare Che fa, prima crea un essere capace di ragione e coscienza, poi si nasconde per suscitagli il desiderio di trovarLo, eppoi quando quest'essere si mette a cercarlo gli fa: "Eeeeehhh no cittino bello, te un' mi po' trovare, un te lo permetto mica!"

ARGI: No, non è strano si è nascosto e vuole farsi trovare, ma se l'uomo lo cerca in una via che lo allontana da se e invece che avvicinarsi a lui nella sua ricerca se ne allontana perché  crede di averlo trovato nei mille alti idoli che l'uomo stesso si è costruito, non credo sia strano che Dio rimanga nascosto. Questo Dio lascia delle indicazioni strada facendo per farsi trovare, i cosidetti "segni" della sua potenza, del suo "venire" vicino all'uomo. Questi segni a volte sono molto grandi, visibili (i miracoli) e avvolte non visibili che alla persona stessa, (pensiamo ai mistici) ma poi, quello stesso Dio che si è manifestato in maniera così ampia si nasconde di nuovo, lasciando l'uomo nel famoso "deserto" dove la voce di Dio, di quel Dio che era così vicino a lui anzi dentro di lui, sembra non esserci e tutto tace.

Si, Dio si nasconde all'uomo perchè l'uomo deve cercarlo, deve sapere che lui, l'uomo non è dio. Si  può cercare Dio, si  può crescere e vivere nel suo insegnamento e chiedere di essere un tutt'uno con lui, nell’attesa di poterlo vedere "faccia a faccia" alla fine del cammino, quando "il gioco" finirà, quando Dio stesso starà lì ad aspettarci per abbracciarci e dirci come nella parabola descritta da Gesù ”Bene, servo buono e fedele, … sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.Mt 25,23: Non serve arrivare “primi” o “ultimi” l’importante è partecipare alla gioia; stare insieme al nostro Dio al “Dio della gioia”.

UTENTE 2 Cosa ha detto questo Dio, si può sapere?
Ha detto soltanto di credere in Gesù Cristo?
Allora anch'io finirò in Paradiso con voi, nonostante sia divorziata e risposata, mi sia capitato di abortire e non creda una sola parola del catechismo cattolico!

ARGI: Questo Dio, che è IL NOSTRO DIO, è Dio di tutti gli uomini, ama l'uomo e non è venuto qui in mezzo a noi per condannare ma per salvare, non è venuto qui per dare la morte ma per portare alla vita, la stessa vita che aveva data fin dall'origine. La vita in Dio è il suo regno e il suo regno è l'Amore, l'Amore è lo Spirito di Dio.

Ciò che rimarrà di tutto l'insegnamento delle religioni compreso l'insegnamento di Gesù Cristo è l'Amore, la carità, e chi avrà scelto e fatto della sua vita di questo insegnamento il cuore. Il suo Regno è un regno di Pace e di Giustizia dove lo Spirito unisce l'Uno al tutto e il Tutto all'uno. Nello Spirito non c'è discordia, chi ama Dio sa cos'è a Lui gradito e pertanto si comporta di conseguenza.


LE CONTRADDIZIONI SUI TESTI

VERO E FALSO..IL SIGNIFICATO DELL'ASCENSIONE...

 

L’accusa: "Si costruì l'ascensione....."

Le contraddizioni che si notano sui testi sulle testimonianze sull’ascensione riguardano i luoghi, dove ascese Gesù e il tempo, (quando). Gli autori sono diversi e seguono scuole diverse, ma in Luca però c’è una contraddizione palese, sul luogo e sul tempo. Ora, che le contraddizioni siano rimaste quale testimonianze ( a dispetto di chi dice che i vangeli sono stati artefatti), dispone a favore dell'autenticità degli scritti evangelici.

Dopo la notizia delle resurrezione ciò che resta dell'evento è L'ANNUNCIO. Gli evangelisti vogliono che il messaggio di Gesù sia passato quale testimonianza agli uomini e lo fanno con un fatto importantissimo. Non importa sapere quando o dove ascese ma importa sapere il messaggio cioè il fatto importantissimo e fa riferimento al 2° Libro dei Re cap. 2, dove si parla dell’ascensione al cielo del grande profeta Elia. "
Gli Ebrei lo aspettano, perché c’è scritto nella Bibbia che quando verrà il Messia, sarà preceduto dal profeta Elia, perché non è morto, ma asceso al cielo.
Mentre sta camminando con Eliseo, Elia gli dice che sarà rapito in cielo e gli chiede che cosa vuole in eredità. Eliseo risponde: “ Due terzi del tuo spirito diventino miei”. Elia risponde: “ Sei stato esigente nel domandare; se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso
Si apre il cielo, scende un carro di fuoco e cavalli di fuoco ed Elia in un turbine viene portato in cielo. Il mantello di Elia cade, Eliseo lo raccoglie, si ferma sulle rive del Giordano e colpisce le acque con il mantello: “ Dove è il Signore, Dio di Elia?” Le acque si separano ed Eliseo passa dall’altra parte.
Questo significa che è avvenuto un passaggio di consegne.
Come Eliseo, vedendo ascendere al cielo il suo maestro, è capace di fare le stesse opere del suo maestro Elia, infatti il libro dei Re continua con “ I miracoli di Eliseo”, così noi con l’Ascensione di Gesù al cielo, abbiamo ricevuto un passaggio di consegne dal nostro maestro. Eliseo ha avuto i due terzi dello Spirito di Elia,
noi abbiamo la presenza dello Spirito, senza misura..."

Il racconto dei vangeli è scritto da ebrei che sono stati testimoni di un avvenimento, che si è concretizzato in Gesù: Gesù alla luce di questo avvenimento è il Messia che essi aspettavano. Pertanto non si può estrapolare Gesù da questo contesto religioso, cioè non si può riconoscere Gesù se non nel suo ruolo, nel suo "mandato" , nella sua identità di ebreo e messia (che in poche parole significa "unto" del Signore, e anche qui c'è tutta una simbologia da dover conoscere, fatta di allacci concatenanti nell'A. T. altrimenti non si può comprendere in pieno il significato del termine messia, cioè colui che avrebbe salvato il popolo). E'chiaro che il racconto della bibbia è simbolico, come simbolico ad es. è il racconto in Genesi, come simbolico è il passaggio nel mare, ma simbolico non significa falso o fiabesco, significa dover legare ai segni "simboli" il racconto, per poter comprenderne il mistero, il mistero dell'intangibile che diventa tangibile, perché, ed è questo il punto, il racconto biblico è il mistero stesso di Dio nella storia dell'uomo, mistero che non significa non poter conoscere ma al contrario invito a conoscere attraverso il segno stesso che "rivela".

Ora per ciò che riguarda l'ascensione, il corpo di Gesù non c'è più, non è più tangibile; gli apostoli che pure hanno fatto concretamente l’esperienza con il Risorto, non possono più toccarlo come prima perché Gesù è risalito al Padre . "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"(Gv ) . Ecco perché Gesù stesso lascia un segno visibile attraverso il quale l'intangibile tornerà ad essere tangibile. Il segno visibile del corpo di Gesù è il pane eucaristico, il pane eucaristico è il tramite per accedere al tutto, cioè al mistero e poter fare personalmente l'esperienza che non è una esperienza intellettuale, ma è un esperienza di un incontro con il mistero stesso di Dio. Egli è l’ Emmanuelle, il Dio con NOI.

Il battesimo di Gesù

Dal Forum


Utente: Tralasciando le valenze misteriche (da cui la chiesa si guarda bene dall'ufficializzarle) e rimanendo nella linea della dottrina classica (che è quella sotto esame ora!) ribadisco che non è specificato se gesù fosse o non fosse colpito dal peccato originale!
sta di fatto che i dogmi sanciscono maria come sola e unica immacolata concezione...e non gesù! quindi, a casa mia, 2+2 fa 4!!

Argi: il vangelo di Mt dice che Giovanni quando vide Gesù che andava a farsi battezzare da lui voleva impedirglielo:" Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?" e Gesù gli risponde "lascia fare per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia". Di che giustizia parla Gesù? Poi fu portato dallo Spirito, dice sempre il vangelo, nel deserto per essere tentato dal diavolo. Non trovi quantomeno "strano" che lo Spirito, cioè Dio stesso, conduca Gesù in questa situazione? Gesù è vero uomo e, come vero uomo; il vangelo sottolinea che come noi è tentato in tutte le situazioni della vita. Tre tentazioni, il numero perfetto che vuol dire tutto, lasciamo stare il dettaglio esegetico. Torniamo all'adempimento di ogni giustizia che dice Gesù. Di che adempimento parla? "C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! " e ancora ai figli di Zebedeo che chiedevano di sedere nella gloria alla sua destra e alla sua sinistra risponde:"Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?".

Dunque il battesimo di Gesù non è un battesimo di penitenza e lo dicono gli Atti, il battesimo di Gesù è "una missione" che egli riceve dal Padre che termina "nel calice". Il calice, amaro, che berrà sulla croce prima di morire. "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.. Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. " Ef 4..Col 2,12) "Figura, questa, del battesimo, che ...non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio... in virtù della risurrezione di Gesù Cristo" (1pt 3,21).

IL LIMBO e il battesimo delle origini

Il limbo non è mai stato dogma di fede, ma soltanto un'ipotesi teologica. La storia del limbo nacque allorché i fedeli sentivano la necessità del battesimo per coloro i quali nascendo o, ancor prima di nascere, morivano senza aver ricevuto il sacramento. Difatti il battesimo si faceva (e ancora si fa per chi lo vuole) in età adulta, dopo un cammino di fede di circa tre anni. I tre anni non erano un tempo ben definito, questo tempo poteva essere anche più lungo perché si doveva essere pronti a cogliere l'importanza dell’evento battesimale che veniva dato soltanto la notte di pasqua insieme agli altri due sacramenti dell’iniziazione cristiana (cresima e comunione).

Le Basiliche fuori erano grandi proprio perché i non battezzati sostavano all’esterno. Solo  la notte di pasqua i catecumeni potevano entrare per ricevere il battesimo, mediante il rito del fuoco acceso. Fuori della porta, a luci spente, si entrava nella chiesa e/o basilica(come ancor oggi si fa).

Le fonti battesimali erano fatte a mo di utero oppure di tomba. Se andate nelle basiliche trecentesche in tutta Italia si possono ancora vedere tali battisteri. Il rito era per immersione. La tomba rappresenta il luogo dove muore l'uomo vecchio (Adamo), l’ utero perché è la nuova nascita; nasce dalle acque della fonte battesimale che è data dall’acqua e dal sangue del costato di Cristo trafitto sulla croce l'uomo nuovo (il nuovo Adamo, il Cristo, e in Cristo il cristiano).

Nel credo, (il primo credo, il "simbolum" ) si afferma la rinuncia a satana, che è un vero e proprio esorcismo e a tutto ciò che satana propone. Fatto ciò i catecumeni si giravano completamente verso la luce, con una "conversione", ponendo la faccia all'altare da dove proviene la luce e si recitava  il credo. Questo segno visibile stava a testimoniare il cambiamento di vita del neo battezzato, la nuova vita del credente che, ora appartiene a Cristo. Tornando al limbo, la gente credente, che vedeva morire i propri cari prima di aver ricevuto il battesimo, cominciò a porre il problema di dove andassero a finire queste anime. La chiesa raccolse e fece suo questo problema con la figura di questo luogo "il limbo". Ma l'Amore di Dio non esclude nessuno, da a tutti la possibilità di vivere perciò "il limbo" non esiste perché è da sempre “il luogo” dell’Amore del Padre.

 

UTENTE:        IL SEGNO DEI TEMPI NON PASSERA’ QUESTA GENERAZIONE PERCHE’ GESU’ DICE COSI’?

"Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. "Mc 13: 32

Argi: Il "cuore" del discorso di Gesù da dove parte il parallelo con la generazione è il segno: la gente e gli apostoli chiedono un segno, e non capiscono che il segno gli verrà dato già da questa generazione:
“Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona". E lasciatili, se ne andò. Mt 16: 4
Ma tutti continuano a chiedere un segno anche gli stessi apostoli e... "Sedutosi sul monte degli Ulivi.." si avvicinano e Gesù, in disparte, inizia il discorso:
“.. i suoi discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: "Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo".Mt 24,3
E Gesù con pazienza per spiegare “il segno” del suo ritorno riprende da Noè:
“Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca,Mt. 24,38

La generazione è la generazione umana difatti a Noè Dio dice:
“Il Signore disse a Noè: "Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione”. Gn 7: 1
Dunque non passerà questa generazione umana affinché il suo ritorno avvenga, ma prima della fine della stessa generazione umana occorre entrare “nell’arca”. L’arca è l’arca dell’alleanza, l’alleanza fatta da Dio con l’uomo dall’inizio del mondo, Dio e la sua alleanza resta e
nell’alleanza il segno è il sangue versato dall’agnello pasquale:

Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre..”(Es 12,13)
Questa alleanza è un memoriale, una festa da celebrare di generazione in generazione, un rito perenne:
Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne.(Es. 12,14)
La nuova alleanza sarà quella fatta con il sangue dell’agnello pasquale, Gesù e il memoriale sarà l’eucarestia: “fate questo in memoria di me”.

Quando Gesù dice “non passerà questa generazione”;significa che il segno è stato già dato in questa generazione ed è il segno di Giona (il profeta Giona rimane per 3 giorni ingoiato nel ventre del pesce ma poi è tornato fuori). Il riferimento è chiaro, è alla sua morte e alla sua resurrezione. Anche Noè e all’arca, sono indicativi: Gesù è l’arca dell’alleanza che mette in salvo questa generazione per traghettarla nella nuova.

Oltre a Matteo, anche un'altro vangelo sinottico Marco:
"Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: "Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione". Mc 8: 11
Se dunque non sarà dato alcun segno a questa generazione se non come scritto il segno di Giona (la morte e la resurrezione) Quale altro "segno" dovrà attendere questa generazione se non quella parola che è già venuta?
Difatti continua il discorso "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno."Mc 13,31
Poi predice ciò che deve accadere nell'attesa della parussia (del suo ritorno). Riporto di seguito quello che più mi ha colpito di tutto questo :"Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni. " e finisce con "Vegliate". Riguardo al tuo quesito io credo che, sia l'abbreviazione che "la generazione" sia riferita al tempo dell'attesa che per ogni uomo è comunque "una veglia" (a Roma si dice "state in campana"), ...

Utente: Se non ho inteso male dal tuo fugace passaggio sull'argomento, il significato di "questa generazione" per te sarebbe universale, ossia indica la vita di ogni uomo. É così?

Argi: Fugace??? Comunque il messaggio di Gesù è personale ma è anche universale, grazie a quella generazione nuova nata da quello stesso Spirito di cui ti ho accennato precedentemente.
Dunque "questa generazione" è intesa in modo personale ma anche universale grazie all'universalità della nuova generazione innescata da Gesù e al suo ritorno al Padre, ma soprattutto grazie alla discesa dello Spirito Santo, che è l'artefice della stessa generazione.
Anch'io come vedi ho la testa dura e ho notato che tutto il tuo discorso parte da un dato: voler smentire Gesù relegandolo la sua predizione alla sua generazione storica, questo è compressibile per chi non crede se non nel Gesù storico, ma così non è per chi crede in Gesù quale Figlio di Dio (“passeranno i celi e passerà la terra la mia parola non passerà”) perchè ciò che ha predetto si è già realizzato, si realizza e si realizzerà nel tempo dell'attesa, personale ed universale, tempo che finirà per tutti con l'ultima predizione, ma non quale fine a se stessa ma quale nuovo inizio di una storia diversa per l'umanità.
Inoltre, se permetti un appunto personale aggiungo che, la sincerità di una persona non si misura con rapportarla alla proria idea perche il metro di paragone potrebbe essere inesatto (visto l'argomento trattato).
Del resto l'adattabilità personale della Parola che tu riscontri è un dato che credo di aver illustrato ma ciò non significa, come spiegato, che essa perde la sua universalità, anzi questo è un riscontro verificabile personalmente.
Infine, riguardo alle predizioni di Gesù molto si è già avverato basta esaminarle:
"molti verranno nel mio nome", le "guerre tra nazioni", " terremoti e carestie" (mi sembra che ultimamente se ne sta insinuando una planetaria), le persecuzioni dei cristiani in ogni tempo (la generazione), il vangelo sarà annunciato a tutte le genti, la corruzione totale della "generazione" :" Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte" e ancora l'ODIO da parte della società per i cristiani, infine "l'abominio della desolazione nel luogo santo" al quale seguirà "la grande tribolazione di quei giorni come mai ce ne stata uguale" . Ma ciò che conta è "il Vegliate", non il ciò che accadrà, quello ci è stato già predetto.

 

DAL FORUM:

Perché essere donna credente?

 

UTENTE: : Oggi, cosa spinge una donna ad essere credente nel cattolicesimo vista la scarsa, pessima considerazione che hanno avuto le donne nei testi sacri?

Argi: Carissima, tu poni questa domanda alla quale mi permetto di rispondere dato che ho tutti i requisiti da te richiesti: credente e donna.

Sono credente perché questo Dio di cui questa "Unione degli atei agnostici" si da tanto cura “sparlare” (il termine è appropriato perché si sparla di ciò che non si conosce) si è manifestato nella mia vita. Inoltre forse tutto sommato non è vero che le donne sono escluse dal cristianesimo, basta guardare la storia della chiesa iniziando proprio da quella Maria Maddalena che prima dell'incontro con questo Dio era "una prostituta” . Questo Dio nel quale io credo, ha deciso di rivelarsi per prima dopo la sua resurrezione proprio ad lei, una donna, e a “quella donna”, che dopo avere incontrato “il risorto”, corre, corre "col cuore che le scoppia di gioia" a dare l'annuncio ai dodici.

Sono credente e sono donna, contentissima di essere le due cose, di più non potevo chiedere, difatti Dio ha scelto Maria, una donna, per riscattare tutta l'umanità; ed è la donna, e solo la donna (almeno ancora l’uomo non è riuscito a partorire) che fa nascere una vita, ed è la donna e solo una donna, Maria che fa nascere LA NUOVA VITA. Se per una donna e non solo per una donna avvenne "il distacco o caduta", per un’altra donna, Maria che, in piena facoltà disse si a Dio, (poteva anche rifiutarsi dato che la legge prevedeva per le adultere la morte per lapidazione) si può riavere l’unità alla Vita con Dio.

Sono credente e donna e…”masochista”, come qualcuno, che diverge dal mio pensiero ha definito il “mio scrivere su questo forum, e non perché faccia uso del silicio, (ritengo che come disse Gesù"ad ogni giorno basta la sua pena"), ma perché evidentemente essere cristiani e cattolici su questo Forum e non solo, Equivale ad essere “masochisti”.

Infine, ma non per ultimo, sono credente e donna perché, come la Samaritana, ho bevuto alla fonte della Parola di Dio: Gesù, "acqua viva" che con la sua nascita morte e resurrezione, ci ha fatto conoscere che Dio è Padre, e ci ha inviato un maestro "unico" che ci spiega "ogni cosa" che è lo Spirito Santo che è La Sapienza stessa di Dio.

Da notare inoltre tutto il capitolo che "questo Gesù, definito da voi " Dio maschilista" dedica a questa donna la samaritana. Gesù parla con lei faccia a faccia, le parla di questa Sapienza che viene da Dio, la invita a bere di quest'acqua viva, che è la stessa che sgorgherà dalla fonte del suo costato bucato da una lancia sulla croce, lo stesso costato da dove uscì sangue e acqua.

Bere “ l'acqua viva” dello Spirito Santo significa entrare nella famiglia di dio, essere figli nel Figlio mediante quella fonte che è l’ acqua della fonte battesimale, che da modo di poter conoscere la Sapienza di Dio e di poter comprendere tutte..."Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.” (1 Corinzi 2,9) Ecco perché sono credente, e ringrazio Dio di essere una donna.

 

Gesù e le donne…


Il modo di fare di Gesù con le donne, considerando il periodo storico (circa 2012 anni fa), è a dire poco "rivoluzionario". Difatti le donne dovevano sedere in un'area separata del tempio e usualmente la torah, (la
raccolta dei testi sacri), non veniva insegnata loro. La legge diceva che sarebbe stato meglio bruciare la torah piuttosto che affidarla ad una donna.

Gesù dunque capovolge l'intendimento del tempo e insegna TUTTO ALLE DONNE.

Egli è l'unico a parlare con le donne: Marta e Maria per es. Marta si era seduta ai piedi di Gesù per ascoltare la sua parola e Maria "era tutta presa dai tanti sevizi. Pertanto fattasi avanti, disse: "Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille che mi aiuti" Ma Gesù le rispose:"Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta"; non le dice di servire, cioè la cosa che le donne "erano nate per fare", ma le dice di scegliersi un'altra cosa "la parte migliore". Specificherà in seguito quale è questa parte migliore con l'incontro e il dialogo con un'altra donna, la Samaritana presso il pozzo, ( i pozzi e i luoghi dove c'è acqua determinano l'itinerario terrestre e spirituale dei patriarchi e del popolo dell'esodo). Vicino al posso dei patriarchi Gesù parla a lei, una donna, a tu per tu e prima le dice "Dammi da bere" poi le dice: "se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice"Dammi da bere!" tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva" , non è più lei, la donna che serve, ma è Lui che serve. Poi continua un lungo dialogo con lei, un dialogo di una spiritualità grandissima e, quando giungono i discepoli ""si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna": Gesù non solo "discorreva" con quella donna, ma la "invitava" a conoscere "il dono di Dio" ", lei, una donna può conoscere il dono di Dio.

Inoltre nel dialogo le si rivela; mentre lei evidentemente dal suo parlare aveva intuito qualcosa: "So che deve venire il Messia" e Lui le risponde "Sono io, che ti parlo".

Con nessuno dei suoi discepoli aveva avuto un dialogo così elevato e aperto, ma con quella donna, una con la quale "i giudei non tengono buone relazioni" dice il vangelo, Gesù si espone così tanto gli rivela se stesso.

Ci sarebbero altri esempi, come la prima apparizione da risorto sempre ad una donna, Maria di Màgdala, l'adultera, alla quale aveva detto salvandola dalla lapidazione: "dove sono quelli che ti condannavano?"vai donna io non ti condanno ..." .

Gesù si lascia toccare dalle donne:

"Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del mantello del suo mantello. Pensava infatti ."se riuscirò a toccare anche solo il lembo del suo mantello sarò guarita"(Mt 9,20-22) .

A Betania, una donna gli si avvicina in casa di Simone e versa sul capo di Gesù dell'olio profumato molto prezioso, gli apostoli la sgridano e Gesù dice "Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto una azione buona verso di me..versando quest'olio sul capo lo ha fatto in vista della mia sepoltura, in verità vi dico ovunque sarà predicato il vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto in ricordo di lei" .

Gesù invitato in casa di un dottore della legge viene per tutto il tempo "bagnati i piedi dalle lacrime e asciugato con i capelli” da una donna.

E ancora una donna "straniera" che va e si getta ai suoi piedi (Mr 7,25..) e Gesù le disse "Lascia prima che si sfamino i figli, non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini" Ma essa replicò "Si, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli" Allora le disse (Mt 15,19) Donna davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri", mentre esalta il gesto di umiltà della donna.

Ma chi è simbolicamente la donna? La donna è la Madre di una nuova umanità. Una umanità che va “in sposa” a Cristo.

Alle nozze di Cana venuto a mancare il vino simbolo della feste e dunque fonte di gioia, Maria gli fa notare che è finito, ed è qui che Gesù chiama sua madre per la prima volta “donna” "Che ho da fare con te, o donna? ed è sempre la madre, la donna, che dice ai servi, alla nuova umanità "Fate quello che vi dirà". Gv 2,3
Infine sotto la croce dirà a sua madre "Donna, ecco il tuo figlio!" e al discepolo "Ecco la tua madre!". Una nuova terra, una terra che da frutto, “ la terra promessa” per una nuova umanità, “i figli di Dio” che hanno per madre una donna: Maria.

Per una chiesa rinnovata non c’è bisogno di “fondarne un’altra”

 

Il luogo santo è la chiesa, ma è l'uomo la pietra vivente della chiesa. La chiesa senza l'uomo è solo una pietra vuota. E’ l'uomo che è chiamato santificare il luogo, se stesso e la chiesa: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi."1Cor 3: 16
Sono parole forti, ma sono anche la garanzia "il vincolo" di abitazione che lo Spirito ha posto nella chiesa e nell'uomo.


Ieri sera riflettevo su quel pezzetto di vangelo in cui Gesù dice "non si mette il vino nuovo in otri vecchi” perchè il vino nuovo le spacca e si rischia di perdere tutto, ma "vino nuovo in otri nuovi": bene questo è ciò che intendo per chiesa rinnovata dallo Spirito: non c'è bisogno di fondarne un'altra. Quanti scismi, quante chiese, quante religioni sono sorte? Sono forse "diverse" per contenuti "otri"? Dunque occorre cambiare gli otri, cioè l'uomo: l' uomo nuovo per il vino nuovo lo Spirito di Dio. E' questa la grande rivoluzione del vangelo che oggi più che mai è viva.

Il cristiano, come può testimoniare Dio in un mondo che non crede più in Dio?

" Io vorrei parlare di Dio non ai confini ma nel centro, non nella debolezza ma nella forza, non nella morte e nella colpa ma nella vita e nella bontà dell'uomo. Giunto ai limiti, mi pare meglio tacere e lasciare irrisolto l'irrisolubile. La fede nella risurrezione non è la soluzione del problema della morte. L'aldilà di Dio non è l'aldilà delle nostre possibilità di conoscenza. La trascendenza della gnoseologia non ha nulla a che fare con la trascendenza di Dio. Egli è al di là in mezzo alla nostra vita. La chiesa non risiede là dove la capacità dell'uomo non ce la fa più, ai confini, ma in mezzo al villaggio " (Bonhoffer "Resistenza e resa", lettera 16.7 del 1944).

L'annuncio di Gesù, l'invito di Gesù, è possibile solo se lo si fa con la propria vita, immergendosi e non astraendosi dal mondo e questo anche quando sembra che il mondo abbia escluso Dio. Bonhoffer indica vivere davanti a Dio (l'Altro e l'uomo), con Dio (insieme alla propria fede) come se Dio non esistesse. In sostanza ciò significa non imponendo Dio, ma accogliendolo in se e facendolo vivere in mezzo all'uomo, nel testimoniare con la vita il suo messaggio di amore.

Continuare a testimoniare Dio attraverso l'esserci, l'essere insieme, vicino all'altro nella condivisione di tutto, in quel "farsi tutto con tutti", nel rispetto dei comandamenti di Dio, nel farsi imitatori di Cristo che non disdegno di andare e mangiare insieme agli ultimi delle società, a coloro che erano ritenuti "feccia" , perchè sono proprio quegli "ultimi" che nel vangelo si riveleranno incontrando Gesù "i primi" proprio perchè pronti ad accogliere il suo invito.
Ritornando a Bonhoffer penso che cosa poteva consistere l'essere cristiano in un lager nazista, pregare e condividere insieme agli ebrei lo stato di essere immersi “nel male”  ma non alla sua accettazione, cercando comunque "nel buio del mondo" la luce:
così pregava:
“È buio dentro di me, ma presso di te c’è luce; sono solo, ma tu non mi abbandoni, sono impaurito, ma presso di te c’è aiuto; sono inquieto, ma presso di te c’è pace; in me c’è amarezza, ma presso di te c’è pazienza, non comprendo le tue vie, ma tu conosci la mia vita”.

Utente: ma nn rispondi all domanda in oggetto. come si fa a esser credenti, come impone il vostro catechismo, e nn pretendere di conoscere dio, come diceva Bonhoeffer?

Argi: Vivendo la fede "in mezzo al villaggio". Nella fede non si pretende, ma si ricerca, dunque il linguaggio principale non è "il catechismo" che è un insegnamento astratto, ma il vangelo che è vivo.

Il linguaggio oggi necessario alla gente, che non comprende più niente di redenzione di Trinità, in mezzo a persone che non cercano più Dio e non ne sentono o sembrano non sentirne il bisogno, non è una introduzione alla religione, ma è conoscere la fede attraverso l'applicazione della fede: ESSERE IL VANGELO. Ciò permette di INCONTRARE direttamente Gesù, incontrarlo nel credente che, mediante la fede, esce fuori dalla religione, pur conservando la sua integrità di fede e entra dentro "il villaggio" perchè è lì, nel villaggio che DIO E L'UOMO SONO INSIEME e si incontrano."IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI..."
Questo non significa altro che ritornare alle proprie radici cristiane, alle radici dei nostri padri:ASCOLTA CON FEDE E...METTI IN PRATICA

Utente: e poi, cn tutto il rispetto per quello che hanno patito gli ebrei, pregare li aiutava solo ad affrontare la tragedia più sereni (forse). Magra consolazione.

Argi: Chi vive "l'ESSERCI" ha  più di una consolazione: “Noi sappiamo già che dalla morte siamo passati alla vita la prova è questa: che amiamo" ( 1Gv   3: 14)

 

Chi è l’uomo?

Siamo fatti per conoscere, ma conoscere cosa? La conoscenza si riassume nella scienza oppure va oltre e si rispecchia nella grandezza della mente umana?

Il papa è d’accordo con Arthur Rimbaud sulla natura dell’uomo, (il giovane poeta “maledetto”di fine ottocento, che fece a pezzi tutte le convenzioni sociali e letterarie passando per tutte le esperienze anche quella dell’omosessualità). La scienza non può arrivare a “definire” l’uomo; da sola la scienza non basta. L’uomo non si può rinchiudere in una “conoscenza” che crediamo di avere; la stessa “supposizione” degli altri nei nostri confronti da fastidio: chi conosce l’uomo? L'uomo è un mistero che sfugge anche a se stesso. Arthur Rimbaud dirà: "IO e un’altro.”
Perciò dice il papa teologo, l’antropologia, (lo studio sull’uomo) diventa la scienza più importante, perchè la scienza da sola non basta a conoscere l’uomo: il poeta Rimbaud nella “stagione all’inferno”, e insieme a lui oggi il teologo Ratzinger, dicono: “la scienza è troppo lenta per noi per mettere a fuoco quello che siamo” ci abita un certo segreto, che neanche l’uomo stesso sa spiegare, qualcosa che sta nel profondo del nostro IO, una realtà che non è valutabile, ne calcolabile ma che il poeta come l’uomo di fede “afferrano” : IO e altro.

 

“Se l’ottone si desta tromba, non è certo per colpa sua. La cosa mi pare ovvia: io assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo d’archetto; la sinfonia si agita nelle profondità, oppure salta con un balzo sulla scena.
Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente.
Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di pazzia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto, - e il sommo Sapiente! - Egli giunge infatti all’ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di ogni altro! Giunge all'ignoto, e anche se, sbigottito, finisse col perdere l'intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe viste!... Dunque il poeta è veramente un ladro di fuoco.
Ha l’incarico dell’umanità, degli animali addirittura; dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue invenzioni; se ciò che riporta di laggiù ha forma, egli dà forma; se è informe, egli dà l’informe, Trovare una lingua; - Del resto, dato che ogni parola è idea, verrà il tempo di un linguaggio universale! Questa lingua sarà dell’anima per l’anima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori; pensiero che uncina il pensiero e che tira. Il poeta definirebbe la quantità di ignoto che nel suo tempo si desta nell’anima universale: egli darebbe di più - della formula del suo pensiero, della notazione della sua marcia verso il Progresso! Enormità che si fa norma, assorbita da tutti, egli sarebbe veramente un moltiplicatore di progresso!
Quest’avvenire sarà materialista, come lei vede; - Sempre piene di Numeri e di Armonia, queste poesie saranno fatte per restare. Nel frattempo, chiediamo ai poeti del nuovo, - idee e forme …Ogni mestierante potrebbe credere ben presto di aver soddisfatto tale domanda. - No, non è questo!... il rinvenimento di cose ignote richiede forme nuove
.

Da una lettera di Rimbaud

Io credo che si, siamo fatti per conoscere ma che questa conoscenza non si limita a studiare i fenomeni, le leggi naturali e a conoscerli e a cercare di impadronirsene per modificarli, nel bene o nel male, io credo che siamo anche fatti per “conoscerci” cioè comprenderci, capirci e questo è possibile solo attraverso un linguaggio “comune”. Il poeta maledetto, (che solo ieri ho scoperto nella mia “ignoranza” grazie a questo “spunto di riflessione”), afferma che la vera forma è attinta da quell’ ignoto IO, che è dentro l’uomo, “anima universale” ed è lì che la forma prende forma e comunica se stessa.  IO so che non solo posso conoscere ma che posso essere conosciuto, non sono fatto solo di materia ma di quell’anima che come “fuoco”, muove il mondo al divenire linguaggio per essere conoscenza e, come esprime meglio il poeta:” Del resto, dato che ogni parola è idea, verrà il tempo di un linguaggio universale! Questa lingua sarà dell’anima per l’anima, riassumerà tutto”.Chi conosce l’uomo? L'uomo è un mistero che sfugge anche a se stesso. Arthur Rimbaud dirà: "IO e un altro.

Varcare la frontiera

Dunque, di fronte alla frontiera della propria ragione affermare "io so", o “lo conosco” significa fermarsi. Dov'è "l'oltre"? Se il se si ferma a “contemplare” se stesso e la propria ragione non può andare a scoprire quella dell'oltre. Il sapere non è una cosa astratta ma è ciò che si concretizza nell'uomo per il suo bene, e dal momento che nell’umanesimo l'uomo è il bene dei beni, l’uomo ha bisogno di essere pronto a condividere se stesso e a comunicare con gli altri, mentre oggi sono pochi quelli che sono disposti a “porsi sulla frontiera” e ad ascoltare l’altro.

Qualcuno sul forum una volta mi scrisse in un modo colorito:

I più lungimiranti tra le pecore concedono: "bisogna accettare le diversità",

'sti coglioni; non bisogna accettare la diversità, bisogna perseguirla la diversità, tra l'accettare e l'amare la diversità c'è l'abisso.”

Non è proprio così, tra l'accettare e l'amare si, c'è un abisso, ma l’abisso non sta nel perseguire la diversità, ma sta nel condividere. Perseguire significa tener dietro con costanza ed ardore fino al raggiungimento del fine, ma se il fine in se è la diversità, ciò non è il tutto. Condividere invece significa spartirsi il tutto, gioie e dolori, dare e ricevere, questo è il significato dell’Amore nella condivisione ed è certamente diverso dall’altro che persegue il fine dell’altro e lì, in questo fine si annienta, “si annichilisce”, mentre la condivisone è un continuo dialogo per far crescere tutto verso il fine stesso del rapporto tra essere e essere per il raggiungimento del bene, della pace e della giustizia.

L’umanità si condivide nel bene e nel male, nella gioia e nella sofferenza, ma per un fine comune e migliore, che non sia più causa di sofferenza e di morte. Questo è ciò che ha fatto Gesù: è entrato nel mondo, ha amato l’uomo così com’è, spartendo con lui tutto, anche la sofferenza ma non perseguendo il male che ne è la causa. Ha abbracciato l’umanità in tutta la sua esistenza, compresa la sua debolezza: la morte, ma per poterla trasportare oltre, oltre quella porta, oltre quella “croce”… “io sono la porta….” e, attraverso questa porta “oltre il confine al di la dal mare”.

Noi siamo fatti di "luce e di ombra" l'oltre è la porta che si apre su ciascuno di noi, oltre l'ombra dell’uomo c’è Cristo, ed è Lui la porta dell'oltre; non più “un confine” dunque, perché Cristo è la luce che abbracciato l'ombra stessa dell'umanità.

Chi ama questa umanità non l’abbandona, ma ci sta dentro ed è pronto a condividere nell'ombra dell'uomo, la propria ombra. La sfida dell'Amore, della luce nei confronti di quel “ lupo” di qell’ombra, che vuole invece cancellare “annichilire" tutta l’umanità.

"La porta dell'oltre" serve a questo: a far entrare la luce e a dissolvere l'ombra e a dare la forza di esserci, di essere luce comunque, soprattutto nel buio; una luce, una Speranza, “una buna novella”.

C’è ancora una proposta

Ma se il mondo va a rotoli c'è chi ha ancora una proposta, c'è chi crede ancora nell'uomo e da ancora speranza. E’ vero che siamo tutti avvolti in ingranaggi, "ruoli" , rischiamo di essere parte di un grande show, un grande reality globale. Ma spezzare le catene si può, si può uscire fuori da tutto ciò per andare “oltre” verso l'altro. Le nostre catene non sono solo quelle del potere ma sono soprattutto quelle delle nostre paure, dei nostri egoismi. I muri cadono e ci scopriamo fragili, il ricco occidente più che gli altri. Il potere viene abbattuto dall'onda della povertà, ma è quando si è poveri che si riscoprono quei valori di condivisione che possono ancora salvare la nostra umanità. Noi non siamo soli in tutto ciò, fintanto che c'è qualcuno che crede che sia possibile varcare la frontiera dell’oltre, fondando nell’Amore di Dio questa Speranza. Si può continuare a dibattere e financo a "combattere" la Speranza, ma non la si può sconfiggere perché questa Speranza è già nell’ "oltre", e quell'uomo nuovo è già "oltre", oltre quelle catene.

Ciò richiede però la possibilità di aprire un varco, “una frontiera” al proprio pensiero, perché poter comunicare bisogna essere pronti ad uscire da se stessi dalle proprie ideologie, dalle proprie barriere, pronti a saper ascoltare anche gli altri senza pre-concetti, stare nella realtà e non nella finzione, scendere cioè come avrebbe detto Bhonnoeffer, (filosofo e credente morto in un lager nazista), “nel villaggio”; calarsi cioè nell'uomo, nella sua “carne”, nel suo ambiente e non accontentarsi di una immagine.

"L'uomo di vetro...proposta alle fedi”

La fede non esclude le certezze acquisite; ciò avviene col nostro esserci dentro questa esperienza che è la nostra vita. La vita infatti è fatta anche di relazioni con gli altri, le relazioni comportano la fiducia, non solo in noi stessi, ma anche negli altri. Nonostante le nostre reticenze e paure, non si può negare che l’’ESSERCI E’ INSIEME e l’esserci insieme è una certezza. Al mattino quando ci alziamo sappiamo che faremo determinate cose e incontreremo determinate persone grazie a questa consapevolezza che ci da la fiducia dell’esserci. L’esserci insieme comporta relazioni, le relazioni comportano anche il fidarsi di incontrare quella persona e quelle cose che sono grazie a questi rapporti (lavoro, amicizie, ecc.) Ecco perché l’esperienza della fede, non è una esperienza da disprezzare perché è parte comunque della nostra vita, è una esperienza che coinvolge comunque tutto l’uomo, tutto l’universo, tutto lo spazio e tutto il tempo, che è sì il nostro tempo, un cammino di ricerca personale, ma che si vive e si condivide insieme. Esserci nella certezza di essere consapevoli di questa Unità; si è INSIEME parte di quella “sostanza” che non solo appare ma è, ed è proprio grazie a quel dono di fiducia nell’altro che nasce il seme stesso e la certezza della Vita .


Ora non è la chiesa che si pone sul piano di Dio è Dio stesso che ha posto la chiesa sul piano dell'uomo, ha fatto scendere il cielo sulla terra mediante "l'uomo di vetro" Gesù e poi, ha innalzato la terra al cielo.
Il vangelo di oggi, (mentre sto scrivendo), guarda “caso” dice proprio questo: "Quando sarò elevato attirerò TUTTI A ME". Questo significa proprio TUTTI, anche "le fedi", anche LA FEDE perché si, Cristo è di TUTTI ma soprattutto Cristo è la sua chiesa, cioè coloro che credono nella forza e allo stesso tempo fragilità dell'Amore, quelli che credono che la potenza di Dio si esprime nella fragilità dell'uomo. Quell'uomo che porta in se "un'ombra che può nascergli dentro, una violenza che non è solo dentro di se ma che è capace di contagiare tutto e tutti. E “la grande ombra” o “il grande lupo” capace di avvolgerci in una spirale che ci risucchia nella logica del potere, dove regna l'egoismo e la violenza che soffoca e svuota l'anima, dove all'uomo resta solo l'apparenza, una immagine superficiale che può sembrare bella ma è vuota; un contenitore VUOTO che ha perso la propria anima.


Per noi tutti la nuova sfida è riscoprire un nuovo umanesimo, riscoprire "l'uomo di vetro" , quell'"oggetto prezioso" che appare fragile, ma che trae proprio dalla consapevolezza della sua fragilità tutta la sua forza e la sua bellezza, è l'uomo che sa di avere dei limiti e si apre all'altro per aiutare e farsi aiutare in modo reciproco; è l'uomo che è capace ancora di avere Speranza, è l'uomo capace ancora di sognare che questa umanità possa cambiare, è l'uomo che si riveste di luce e che scioglie nella LUCE la sua ombra.

 

La chiesa è tutto questo, la chiesa è questa proposta, Gesù è "l'uomo di vetro". Certo è che in un mondo dove la grande ombra che sta avvolgendo tutto cresce, dove cresce la violenza, nelle case, nella stessa famiglia, che dovrebbe essere il luogo principale ove poter essere accolti e amati, nelle piazze, dove “per gioco” si da fuoco all'altro, nelle scuole…, quest'uomo, "l'uomo di vetro", rischia di diventare ancora una volta la vittima di un unico carnefice. Ma la sfida, la nostra sfida è proprio su questa fede: non si può perdere la Speranza, occorre guardare alla luce per essere luce, aprirsi agli altri.
La chiesa non è "fuori" la chiesa è questa Luce e "l'uomo di vetro", Gesù è il faro a cui guardare, siamo noi che abbiamo smarrito il senso della luce, la luce brilla ma noi non la vogliamo vedere, ci siamo chiusi nei nostri "altari" , quando invece l'altare è l'intera umanità:
"Quando sarò innalzato attirerò TUTTI A ME".(Gv 12,20-33)

(*tratto quale spunto dal bell'intervento del Prof. Severino Antinori..)

 

 

Stamane, mentre camminavo per andare al lavoro, ho sentito una signora che diceva ad alcune persone che l'uomo non è mai stato sulla luna, diceva:

"Ho parlato con uno scienziato e questo è scienziato mica uno qualunque, mi ha detto che è stata tutta una montatura, una favola."


E' " il viaggio" che è stato messo in discussione, cioè il percorso che unisce le due realtà; la luna e l'uomo. Il Nazareno è un po’ come quel "viaggio".

C'è chi dice che è Lui, il Nazareno che ha compiuto per primo “il viaggio” e che è Egli stesso è "il mezzo", “la nave” o “la barca” per potersi imbarcare personalmente.

Questa è la differenza sostanziale: “il viaggio” insieme al Nazareno si compie di persona, non si ascolta solo ciò che è stato detto o fatto da altri, ma si “viaggia insieme” sulla sua “nave”.

Sono tante le persone che affermano che ciò è possibile, c'è anche chi dice che è tutta una favola, che il viaggio non è stato mai compiuto, ma metaforicamente parlando chi ha provato a "salire sulla sua nave" ha la consapevolezza di essere già lì, mentre ancora si compie "il viaggio", su quella "LUNA", come annunciato dal profeta Isaia dove … “né sole né luna ma … LUCE ETERNA".

 

Il sole non sarà più la tua luce di giorno,
né ti illuminerà più
il chiarore della luna.
Ma il Signore sarà per te luce eterna,
il tuo Dio sarà il tuo splendore.

Il tuo sole non tramonterà più
né la tua luna si dileguerà,
perché il Signore sarà per te luce eterna
Is 60: 19


Ci sarà una strada appianata
e la
chiameranno Via santa;

Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in
Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e
fuggiranno tristezza e pianto. Is 35, 8

Figlia mia, parla al mondo della Mia misericordia. Che conosca tutta l’umanità la Mia insondabile misericordia. Questo è un segno per gli ultimi tempi, dopo i quali arriverà il giorno della giustizia. Fintanto che c’è tempo ricorrano alla sorgente della Mia misericordia, approfittino del Sangue e Acqua scaturiti per loro (309). Prima che io venga come Giudice giusto, spalanco la porta della Mia misericordia. Chi non vuole Passare attraverso la porta della Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia (390).”

(Tratto dal “Diario” di Santa Faustina Kowaslka)

.....
You watch the world exploding every single night
Dancing in the sun a newborn in the light
Say goodbye to gravity and say goodbye to death
Hello to eternity and live for every breath

Your time will come, your time will come
.....

 

 

 

 

 


 

 INDICE

 

PREMESSA                                                                                      

 

 

Premessa; Tra teoria e testimonianza; Quale Dio?       

    O Dio non c’è, oppure se c’è, è il Dio cristiano. Perchè?       

    L’esclusione; Perchè il Dio unico?       n Dio Geloso; Perché si è nascosto?  

    L’islamismo Il teismo; Perché non è un’invenzione; Il Dio dell’incontro nella la testimonianza personale                                                            

     Perché siamo incastrati nel “gioco”         

 

“essere per comunicare”      

 

Che cos’è il Logos? Provo a riassumere                       

Ma perché Dio dovrebbe voler creare delle mutazioni

in una specie per farla finire dritta dritta in un’estinzione?               

Dal Forum: Creazione e Darwinismo   

 

   “Ha senso cercare ancora DIO?”

 

 

Dal Forum discussione:“il negazionismo”               

 

·         La testimonianza personale dal forum:

“LA PROPOSTA”                                                      

- la gaia scienza degli scientisti          

 

 

Dal Forum: Chi stabilisce quando una vita “è degna” di essere vissuta?

pensa e chi non pensa”                         

 

Ma Dio non è ”un pensiero” o “un ‘idea”

La verità da fastidio                                

Dal forum La chiesa e le sue ricchezze              

 

“LA DOMANDA”                                                             

 

·         Come si costruisce “il mito” di Gesù               

Analizziamo i miti: ci sono due piani                                                                      

La profezia delle favole                             

Dal personaggio al mito”                

 

·         Ma la bibbia che roba è?              

·         Esiste un linguaggio che unisce le varie culture?        

Il Dio che presenta la bibbia                     

Obiezioni sulla bibbia                         

Il tempo e la creazione alla luce della ragione        

Genesi... come mai tutto comincia con un peccato?            

La simbologia nell’atto creativo alla luce della conoscenza:     

·         Il fatto che va “oltre”…la resurrezione dal forum         

La tomba vuota: dal “VUOTO” la resurrezione               

La resurrezione dai vangeli                       

Che sarebbe successo all’insegnamento … ai miei fratelli in Cristo   

La “falsa dottrina” che fa male alla chiesa (Mancuso and &)           

La Speranza cristiana non è la croce, la Speranza cristiana è la resurrezione

L’uomo non si poteva salvare da solo: contestazione a Mancuso      

La croce è il dolore innocente                   

Sulla resurrezione perché tante discordanze?         

·         La natura e il corpo                      

Ricondurre il tutto all’ UNO E L’UNO AL TUTTO?      

Dal Forum: Mauro Pesce, Odifreddi and &            

·         La dottrina nel tempo:  verità e dogma                   

Perché nasce la dottrina cristiana?            

La Verità e le divisioni del cristianesimo         

·         Le contraddizioni sui testi; Vero o falso il significato dell’ascensione  

Il battesimo di Gesù; il limbo e il battesimo nell’origini; il segno dei tempi non passerà questa generazione

·         Dal Forum: Perché essere donna e credente?          

Gesù e le donne                                   

·         Per una chiesa rinnovata non c’è bisogno di “fondarne un’altra”  

Il cristiano, come può testimoniare Dio in un mondo che non crede più in Dio?  

·         Chi è l’uomo?         

Varcare la frontiera               

C’è ancora una proposta                                                                                                

"L'uomo di vetro...proposta alle fedi”            

 

 

 

 

 


 

Fonte : scritti e appunti della teologa e scrittrice Anna Rita Giardoni , e-mail: giardoni.annarita@libero.it  .