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| RUBRICHE AUTORI : Carlo Pelliccia : La Chiesa Cattolica in Giappone |
IL GIAPPONE : TERRA DI MARTIRI
Beatificati a Nagasaki 188 Martiri Giapponesi
di Carlo Pelliccia
“Domani, in Giappone, nella città di Nagasaki, avrà luogo la beatificazione di
188 martiri, tutti giapponesi, uomini e donne, uccisi nella prima parte del XVII
secolo. In questa circostanza, così significativa per la comunità cattolica e
per tutto il Paese del Sol Levante, assicuro la mia spirituale vicinanza”. Con
queste parole il Sommo Pontefice Benedetto XVI domenica 23 novembre, solennità
di Cristo re dell’universo, ha ricordato ai fedeli in Piazza San Pietro un
evento di grande spessore per la storia del cattolicesimo e in particolare per
la piccola chiesa cattolica giapponese.
Oltre tremila le persone intervenute al Big-N Baseball Stadium di Nagasaki per
partecipare alla beatificazione di Pietro Kibe Kasui, sacerdote gesuita e 187
compagni martiri, morti tra l’anno 1603 e il 1639 durante l’epoca delle
persecuzioni degli shogun Tokugawa. Sono essi uno splendido esempio di unità
composita della comunità cristiana, consacrati e laici, donne e bambini
impegnati a “seguire le orme di Cristo”. Con il loro sangue e sottoponendosi a
crudeli tormenti hanno voluto unire le loro sofferenze a quelle del Cristo
Crocifisso, rendendo bianche le loro tuniche con il sangue dell’Agnello (Ap 7,
14).
Così scrive la Congregatio de Causis Sanctorum nella Positio Super Martyrio: “I
188 martiri sono divisi a seconda dei luoghi nei quali essi sono stati uccisi ed
ai quali corrispondono i 16 diversi gruppi. Quasi tutti sono laici e soltanto
alla fine del lungo elenco si trovano i nomi di 3 sacerdoti gesuiti tra cui
quello del P. Kibe, ‘titolare’ della causa, nonché di un fratello laico anche
lui gesuita e di un sacerdote agostiniano”.
Hanno presieduto il rito il cardinale arcivescovo emerito di Tokyo, mons. Peter
Seiichi Shirayanagi, e, in rappresentanza del Papa, il cardinale José Saraiva
Martins, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, tra i
concelebranti il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli e sette vescovi dalla Corea, insieme a vescovi
dalle Filippine e da Taiwan.
“La fedeltà di tanti martiri, -ha affermato il cardinale José Saraiva Martins
-di ogni età e condizione, nella diversità di luoghi e tempi, è segno della
dottrina vitale della Chiesa, giacché il martirio è il più pieno esercizio della
libertà umana e l’atto supremo dell’amore”. E ciò è particolarmente interessante
dato che i cattolici in Giappone cercano di vivere la loro missione
evangelizzatrice specie nelle opere di carità spirituale e di assistenza
materiale, incarnando quell’aspetto che è alla base della nostra fede: “Dio è
Amore” (1 Gv 4, 16).
Tanti i religiosi e le religiose che nella loro varietà di carisma hanno preso
parte all’evento, non unico nel suo genere, ma nel fatto che sia la prima volta
che in Giappone venga celebrato il rito di una beatificazione. Un giorno unico
per la sua bellezza che apre la mente e il cuore alla speranza di rivivere
attimi intensi ed emozionanti come questi, un giorno unico come quello che
vissero gli stessi martiri, che nel giorno della loro morte vissero il loro Dies
Natalis, un giorno unico per creare un ulteriore opportunità di dialogo tra le
diverse religioni presenti nell’arcipelago. Difatti tra le centinaia di fedeli
cattolici, molti di essi provenienti anche dall’Europa, vi era una cospicua
rappresentanza di uomini di altro credo, chiamati a testimoniare innanzitutto
che il Giappone è una terra che vive l’incontro con l’alterità, un incontro che
non vuole indurre al sincretismo ma alla cooperazione di credi diversi,
impegnati a coabitare nella libertà di espressione e nella piena
tolleranza.
La chiesa del Giappone ha vissuto un giorno indimenticabile, importante,
glorioso proprio come quello che visse il portoghese Francesco Saverio in quel
lontano 15 agosto 1549, quando approda a Kagoshima, la capitale di Satsuma, a
sud del Kyûshû, dando così inizio al cosiddetto “periodo cristiano” o di
“evangelizzazione del Giappone”.
I 188 martiri rendono visibile la missio ad gentes dei tanti religiosi e
sacerdoti, consacrate e laici che operano nelle varie realtà della Chiesa
nipponica, impegnati in un apostolato difficile, ma appassionante. Essi come
hanno ricordato i vescovi giapponesi: “sono stati uomini e donne di una fede
profonda e autentica, che indicano la strada a coloro che credono “donando” a
tutti noi un’esperienza su cui riflettere.
È bello, dunque, vedere arricchita la candida schiera dei martiri che trasforma
in oro il rosso delle sue vesti, in danza il pianto dei suoi dolori, in diademi
i chiodi della sua crocifissione. La piccola comunità cattolica giapponese
insieme alla Madre Chiesa di Roma spera, come aveva già fatto il Servo di Dio
Giovanni Paolo II nell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Asia,
che il sangue dei martiri dell’Asia sia, ora e sempre, seme di nuova vita per la
Chiesa in ogni angolo del Continente”.
Fonte : scritti e appunti del dott. Carlo Pelliccia , e-mail: shomei@libero.it .