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  RUBRICHE AUTORI : Rosarita De Martino : Storia di una chiamata - 10° Capitolo

 

STORIA DI UNA CHIAMATA

 

di Rosarita De Martino

 

 

 

10° Capitolo

  

 

 

" ...La fede è facile, non credere sarebbe impossibile.

 La carità è facile, non amare sarebbe impossibile.

Ma sperare è la cosa più difficile.

                                                           (Alessandro Pronzato)

  

 

 

Oggi, nel mese di maggio dell’88 mi trovo a godere la frescura pomeridiana della mia stanza e guardo, in vicina lontananza l’Etna, avvolta nel suo candido velo di sposa.

Sto provando ad assaporare la pace che mi vive dentro e  analizzo tale sentimento, ma certo è una gioia strana e nuova quella che mi pulsa dentro e scaturisce dal primo impatto che ho avuto con i meravigliosi bambini della prima “ C.”

Certo, ogni generazione di alunni ha segnato una tappa del mio percorso di maestra, ma ora noto che l’impegno scolastico è stato per me altamente gratificante, perché la mia vita personale si è arricchita di una speciale intesa intellettiva ed emotiva.

Vivo infatti un rapporto nuovo, fresco stimolante, i bambini mi coinvolgono nei loro problemi quotidiani e gusto la gioia nuova della maternità spirituale a me congeniale. Sono affiatati fra loro perché provengono, quasi tutti , da una stessa sezione di scuola materna e posseggono un limpido sentimento religioso che si esprime nelle preghiere spontanee, improntate a una fede sicura, serena, francescana, direi. Intuisco che questa speciale intesa nata tra me e loro durerà oltre la scuola. Inoltre l’apprendimento culturale è profondo ed è esteso a tutte le materie. Alzo gli occhi verso il balcone e ora l’Etna è ricoperta da nuvolette rosa-dorate, ma il rosa non è il colore della felicità?

E, meraviglia nuova, anche io ho bisogno di gridare al mondo la mia felicità, ora ho due comunità : quella del mio cammino spirituale e quella scolastica di cui io sono la prima animatrice  secondo l’ ispirazione che mi ha dato Francesco nel mio primo indimenticabile incontro con  Lui ad Assisi.

E corre il tempo colmo di impegni,  di doni, di grazie  e proprio oggi, ultima domenica di giugno dell’89, mi concedo un momento di sosta nella  pace della mia casa di preghiera di Catania fermo sulla carta pensieri e propositi .

Ecco, finalmente ho capito che la speranza si concretizza nel quotidiano, nel feriale, perché “il progetto”   è radicato nel mio cuore dopo sì lunga sofferenza interiore  superata e addolcita dalla presenza  amica del mio padre- fratello Egidio.  Eppure non è stato un incontro speciale quello di ieri, ha mantenuto i toni smorzati e sofferti del quotidiano , è stato un confronto “fraterno” ma forse proprio per questa semplicità mi ha fatto bene dentro.  Il breve gesto dell’ assoluzione  mi ha dato pace .

E’ vero, sono reali le difficoltà da superare, sono diversi i gesti da capire e da compatire, raggiungere la vetta cioè l’incontro con Dio e i fratelli richiede delle scalate di sesto grado  ma ho la certezza  che il Signore si è impegnato con me  perché il mio dovrà essere un “matrimonio”  d’ amore e non d’ interesse.

Lo so che non mi devo aspettare niente, devo solo dare tutto, tocca a me  accogliere gli altri e amarli perché  l’ amore esclude ogni timore.

 Nell’ istituto c’ è un ritmo  vertiginoso di vita  e di impegni e non c’ è spazio per le sfumature, le delicatezze personali.   Ecco vorrei diventare una persona capace di amare senza misura  e senza aspettarmi il contraccambio .

Ci riuscirò? Non lo so, ma mi è nata dentro la voglia di provare per godere tutte le realtà sostanziali che fanno dell’ istituto una realtà di chiesa, un impegno di consacrazione totale. Aiutami tu, Signore, a superare le paure e le stanchezze per vivere in pienezza questa irripetibile giovinezza dello Spirito. Amen.

 

Acquavona   18 Luglio 89  ESERCIZI SPIRITUALI.

Siamo arrivati a “Villa Rosa”, incastonata fra i monti calabri, circondata da boschi secolari, un luogo che promette intense giornate di … pace.

Le suore ci accolgono e ci invitano a visitare i locali: ecco da lontano si può vedere l’ampia cappella circolare  protetta dai sempre verdi,  scendiamo delle lunghe scale  e troviamo pronto l’ampio salone che lascia intravedere una lunga fila di sedie ma ecco ho già trovato il “mio posto”: è di fronte alla tela raffigurante  degli alberi che si perdono lungo un sentiero e sotto la didascalia commenta  “Taci e contempla” .

Ma non era necessaria la spiegazione scritta perché il pittore l’avrà dipinto in spirito di preghiera e anch’ io, in ginocchio col cuore, inizio a gettare  sulla carta, in rapide pennellate visive, le mie emozioni in questo luogo di grazia, in questo tempo storico di grazia.

Continuiamo la nostra visita prima di sistemarci negli alloggi.

 

 

Io capito (per caso?) nell’ appartamento dedicato a santa Teresa e risuona ancora dentro di me la preghiera che recitavo nella chiesa dei padri carmelitani  “Niente ti turbi, niente ti sgomenti, solo Dio basta”  sorrido fra me e continuo la visita.

Ritorniamo verso l’ ingresso e,  mentre rivolgo  uno sguardo di preghiera al grande pannello che raffigura l’Annunciazione del beato Angelico, intravedo socchiuso un cancello   di ferro battuto  che protegge un verdeggiante giardino e lascia pregustare  sereni incontri con Te mio  Signore !

 

Acquavona    19  luglio ‘89

… Sono tre le colonnine su cui poggia il tuo altare nella cappella silente  che mi accoglie  e che in parte mi ricorda la basilica dell’ Annunciazione di Nazaret.

All’ esterno sono 9 le cuspidi che raggruppano e chiudono la svettante cupola.

Tu,  Gesù Crocifisso,  stai in alto,  dietro spicca una rossa vetrata , certo è il colore del tuo sangue sparso per noi ma sì il tuo dolore ha reso possibile e visibile nel tempo il tuo gesto d’amore. Quel  Corpo che ci hai offerto e donato sul Calvario  ora lo offri a noi nel silenzio divino di una piccola Ostia. Nuovo ripetuto miracolo d’amore!

E’ un triangolo equilatero il tabernacolo che Tu in croce indichi e custodisci.

I tre lati vogliono indicare la presenza delle tre divine Persone.

Lo sai, vero, Signore, io non conoscevo il tema degli esercizi spirituali, grazie per la tematica che mi hai proposto,  lo sai, mi piace chiamarti con il nome di “Padre”.

 Spingo il cancelletto  in ferro battuto che immette nel giardino ricco di alberi e impreziosito  da un curato prato all’ inglese. Gli  scalini esterni alla casa portano in tanti rettangoli di marmo che costituiscono il suolo calpestabile e intorno hanno una verdeggiante bordura di verde tenero fra cui sorride qualche tremula margherita bianca attorno alla quale sfrecciano piccoli insetti colorati.

“  Padre nostro che sei ….sulla terra “  mormora l’anima mia incantata fra tanta bellezza, sei grande o Padre  Creatore, Tu, nella  varietà di questo giardino, fai brillare e risplendere la Tua gloria. Variopinti gerani e delicate campanelline  scarlatto- violetto, fanno bella mostra si sé uscendo fuori dalle giare di argilla : ora una farfalla rossa mi si avvicina: è messaggera di letizia e di libertà. Meraviglia! Ora il mio cuore è libero, o mio Signore, libero da pretese, da paure, da interrogativi.

L’ampia e fitta  siepe che  “non preclude lo sguardo” impreziosisce di lucente verde smeraldo l’ampio perimetro del  giardino e forma come una cintura protettiva intorno , intorno .

E’ questa la teologia della bellezza di cui poco fa parlava padre Antonio ?

E’ questa la spiritualità ecologica che tanto mi rasserena e tanto mi è congeniale?

… Silenzio divino, solitudine sonora, musica silenziosa si alternano   nei caldi spazi dell’ anima ..

Ora , voce di uomini, dal ciglio della strada, arrivano fin qua ma non turbano la vita delle piccole creature che vivono in questo prato e del resto non turbano e non rompono il silenzio di tutto il mio essere .

E dentro di me risuona un canto : “Andiamo a costruire la città” per renderla più vivibile , più a misura d’ uomo, arduo compito ci attende, lo so!

Riesco ad ascoltare la voce silente della natura che mi guarda con i suoi mille occhi verdi  e  mi chiede amore e rispetto.

Certo le piante hanno “l’anima sensitiva” e forse per questo si può parlare con loro.

Francesco parlava con gli uccelli, Antonio con i pesci ed io?

 Beh, parlo con gli alberi!

E poi non è vero che solo ai santi e ai poeti è concesso di capire il muto linguaggio delle cose.  Perdona, Gesù,  se tanto osa il mio cuore ma anche io ne percepisco il

messaggio pur non appartenendo né ai santi  né ai poeti . Tu, con la tua misericordia di Padre riempi i vuoti dell’ anima mia e tutto il mio essere in pace Ti adora.

Riconciliami con me stessa, con gli altri, ora i miei  occhi, sgombri da nebbie di peccato, si elevano rasserenati e puri verso il Tuo- mio  Cielo che, nello splendore della mattinata estiva,  sfoggia un azzurro,  smagliante colore con ricami di sfumate, vaganti, spumose, nuvole bianche.

Un poeta diceva che le nuvole sono “la polvere dei tuoi passi”.

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Con passo svelto mi avvio verso il giardino perché so che  nella solitudine  Tu parlerai al mio cuore e  io, resa  attenta dal Tuo Amore, saprò ascoltarti.

Mi siedo al mio posto preferito: ho davanti agli occhi una bordura verde, esaltata  da colorati  gerani, ai piedi del pino  brillano dalie gialle .

Uno scintillio  mi  cattura: è lo splendore del pino argentato che sembra voglia abbracciarmi  con i suoi colori: verde, azzurro, argento .

Ma  sì, sei rilucente di gioia ,o mio albero,  e alla tua presenza rifletto e prego e ti

ringrazio perché mi offri, in semplicità questa tua fragranza   insieme a questo  palpito di vita!

La Bibbia  aperta accanto a me, si sfoglia al soffio della brezza e la pagina un po’  sgualcita  si apre .

Io  curiosa, vi fermo lo sguardo e leggo commossa “Ti mostrerò  il mio amore e la mia tenerezza” .

Dio Creatore , da poco ho scoperto   il tuo volto di  Padre, il  ruolo sponsale di Te o Spirito Santo , da poco fratello Gesù, ho  imparato ad amarti ,  ma ora ho dentro un pizzico di paura  e ti spiego il perché.

 Nel mio faticoso cammino ho capito che il carisma dell’ istituto, dove mi hai richiamato, richiede che io permetta a Te Gesù, di continuare a prolungare nella storia, la tua consacrazione in me. Piccola cosa ti  sembra questa richiesta? Lo so ci vuole più maturità . Ecco Ti sei preso questo fardello e tocca a te portarlo con me e farmi da Cireneo tocca a Te .

Ma allora che cosa mi fai dire?   La Croce tocca a me portarla e devo ancora chiederti in prestito i chiodi della tua, mi servono per “inchiodare il mio io” secondo la francescana intuizione del mio giovane padre spirituale Egidio.

“In tua volontate è nostra pace” cantava Piccarda  nel cielo dantesco ma io non capisco a pieno  la Tua volontà e quando la capisco, filtrata dalla direzione spirituale, mi fa paura.

Ma perché nel giardino davanti al mio sguardo s’ impone questo piccolo faggio rosso?

 E che cosa ci fa in un giardino tutto pieno di grandi maestosi sempreverdi?

Lentamente mi alzo, mi avvicino al piccolo faggio (piccolo rispetto agli altri alberi, non in sé) e vedo che al centro ha un grosso ramo che mostra la recente potatura.

Tendo la mano verso l’alto per accarezzare questa ferita di gloria annunciatrice e di frutti e rami rigogliosi. E mi viene in mente la provocazione del capitolo 15 di Giovanni : “Io sono la vite e il padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto,  lo pota perché porti più frutto”.

Vedi, Gesù, anche io ho urgente bisogno di potare qualche ramo sterile nell’ albero della mia vita.   Guarda  c’ è il   ramo  secco della mia incapacità di partorirti al mondo, c’è il ramo sterile della mia incapacità a conservare la gioia, perché gli altri  vi attingono con indiscrezione e nelle mie mani resta  solo una foglia secca , aiutami, vedi il mio tralcio muore , aiutami a non staccarmi da Te, mia Vite.

Perdonami,Signore, perché ho atteso che fossero gli altri a fare il   primo passo verso di me.

  Ho capito che tocca a me  donare letizia anche quando per gli avvenimenti umani che mi coinvolgono nel quotidiano, la mia gioia scarseggia tanto !

Mi sento più libera e più leggera ora, proprio ora che ho assunto questo peso!

Ma  vedi?    Parlando con Te, anche la mia chiara logica  vacilla .

Aspetta , voglio farti un regalo: ti offro le mie infedeltà piccole e grandi, la mia incapacità a ritrovarti nei piccoli, nei sofferenti . Ti piace il mio “dono”?  Sento dei passi leggeri nel giardino sei Tu?

 Ma no, è solo Margherita  che scorre il rosario ,  mi giro discreta e   con passo lieve raggiungo l’altra uscita , mi fermo un attimo presso un rilucente albero con foglie verdi merlettate di bianco ma cerco perplessa le bacche .

Ma dove sono le bacche bianche e rosse? Dove sono le augurali bacche natalizie?

 Io perplessa le cerco tra le foglie   ma non le trovo ma già, siamo ancora in estate , l’ albero non ha dato i suoi frutti, non è arrivata la sua stagione .

 Oggi ,o Signore,  l’ albero della mia vita che frutti può offrirTi ?

Ecco, non vorrei deluderti ancora ma guarda nel mio piccolo albero una piccola bacca quasi rossa già ondeggia al vento dello  Spirito:  è la gioia, ti può servire o Signore?

“Padre  nostro che sei  con noi Ti canto dentro e ritorno tra i fratelli.”

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La settimana di esercizi spirituali vissuta ad  Acquavona, ai  confini della mia terra calabra, mi  ha dato una profonda carica spirituale che ha investito, di nuova luce , il mio insegnamento  che è una seconda vocazione.

 

 Proprio oggi 4 ottobre dell’ ‘89 la festa di S. Francesco vado a San Cristoforo, un quartiere storico di Catania, perché padre Egidio vi è stato nominato parroco.

Ecco lo scenario:  nella piazza troneggia l’altare preparato  per la concelebrazione ma la  stranezza è costituita da un cielo ostile, oscurato da una pioggia nera di pulviscolo vulcanico e la gente si difende come può aprendo gli ombrelli colorati.

 Il vescovo esprime qualche timore per la montagna che tuona ma un rumore ben più assordante  vince: stridio di motorette, di macchine, calore di vita, di voci.

Ma ecco, arriva fino a me, confusa tra la folla sconosciuta,  la voce di p. Egidio, prima lenta e impaurita per la carica emotiva  poi forte, certa e chiara e copre il  rumore circostante offrendo  speranza al suo popolo e anche a me . “Laudato sii ,o mi Signore” canto con  Francesco .         

Oggi undici Novembre dell’ ’89 mi ritrovo  nella nuova parrocchia per vivere la mia Messa e,  strano,   mi  risuonano dentro le fraterne parole di padre Egidio  per il suo gregge.

 Io sento già l’appartenenza a questa realtà e, nuovo miracolo, dopo sì lungo silenzio e distacco ritrovo p. Egidio, ancora padre e fratello e con questi sentimenti mi preparo  ad accogliere, insieme a Cinzia, i bambini del catechismo di San Cristoforo, e inizio un nuovo gioioso cammino di fede fra  la gente istintiva, forte generosa della nuova parrocchia .

E  ora attendo  con gioia il momento solenne  dell’ ingresso ufficiale nell’ istituto cercato, ricercato, ritrovato e  oggi, 27 dicembre dell’89,  profuma di pace, di serenità, di letizia la nostra cappella francescana e dalla finestrella spalancata osservo i verdi rami del pino secolare.  La  Messa solenne sta per iniziare, nell’ aria si spandono le note dei canti gregoriani e i sacerdoti stanno per salire l’altare  il mio cuore batte all’ impazzata, sentimenti vari vi fanno ressa ed ecco padre Egidio   mi cerca con lo sguardo e mi regala uno dei suoi luminosi sorrisi .

 Alla fine della Messa solenne, mi  sento  avvolgere dalle note finali del mio canto preferito “Dolce sentire”  e  al mio anulare riluce la fedina di oro bianco, segno visibile del mio nuovo impegno,  apro  la mia borsa e trovo un foglietto azzurro con questa preghiera che subito faccio mia:

“La lucerna dell’amore”

Ti ringrazio, Signore / perché quando questa lucerna dell’ amore/ diventa troppo pesante/ da portare con le mie mani/ Tu la prendi tra le tue mani forti /  perché, Signore Tu sai,/ quanto preziosa essa sia per me/ e quanto io mi preoccupi  affinché essa non cessi di ardere.  Amen ripeto dentro di me.

Ma quale mano amica mi ha fatto questo dono ?

Qualcuno  mi sfiora:  è  Paola  che  premurosa  si è fermata ad aspettarmi, non parla , mi sorride complice e mi dà il benvenuto con un caloroso abbraccio, la seguo in silenzio ed entriamo  per ultime nel salone addobbato a festa, sul tavolo spiccano fiori campestri raccolti dal giardino.

Ecco padre Egidio  si alza, ci viene incontro dicendo : “Aspettavamo solo voi ma dove siete rimaste? E ora posso farti gli auguri  Rosarita?  “  Sorride,  si avvicina e mi abbraccia e mi dà il benvenuto nell’ istituto a cui  anche lui appartiene, riesco a gustare la cenetta  in un clima di fraternità.

Vivo il mio impegno di consacrazione nella  parrocchia  fra la mia gente .

Il venti luglio del ‘90 con i catechisti vado ad  Agnone per trovare la famiglia Platania, composta da Maria, Giovanni ,Gilda, Annamaria,  tutti membri impegnati nella parrocchia. Arrivata nel viale splendido di oleandri colorati, scendo dalla macchina con Cettina e Giuseppe e mi sento un poco imbarazzata ma è solo la sensazione di un attimo:  l’accoglienza è festosa e calorosa.

Che meraviglia ! Si respira aria di famiglia! Aria di fraternità!

Ci prepariamo e andiamo tutti a mare, siamo un folto gruppo di amici .

 L’insenatura di Agnone  è un quadro d’ autore, laggiù il verde della costa si unisce all’ azzurro del mare  e del cielo ricamato di nuvolette bianche,  questo paesaggio è un dono che,  Tu  Signore, hai fatto a noi    uomini.                

Quanti ombrelloni colorati ! Quanta vita ! Laggiù il mare manda riflessi d’ argento!

 E ora a tavola si gustano le specialità di  Maria: le lasagne  cucinate nel  forno di pietra,  il pane di casa, i peperoni arrostiti, le polpettine arrostite in foglie di limone e non manca il dolce casalingo e come sono vigili Maria e Giovanni e quali  attenzioni mi usano ! E come sa vivere in semplicità le pure gioie dell’ amicizia padre Egidio!

Ma non è finita una giornata così , è sera   abbiamo consumato  la cena e padre Egidio propone: “Andiamo sulla spiaggia per salutare la luna?” Prendiamo le nostre stuoie e andiamo verso il mare , è cosi vicino alla casa!

Stendiamo le stuoie e ci mettiamo comodi, la luna di lassù sembra sorriderci e vanitosa si specchia sul mare. Come è bello godere del  giallo chiarore della luna!

Pensiamo all’ infanzia, ai giochi di allora, io e Giovanni ricordiamo il gioco con il castello delle noccioline che si tiravano nella fossetta , Maria ricorda i giochi dentro i cerchi e le tenere pupe di pezza spesso fatte in modo artigianale . Cettina canticchia un’antica nenia. Ma come è delicato e ancora tenero il seme della fede che hai messo nei nostri cuori !

Fa, o Signore, che questo seme cresca e diventi un albero grande dove possano posarsi gli uccelli del cielo! E l’albero già ondeggia al vento dello  Spirito.

Ma no, che dico? E’ solo la brezza del mare che mi accarezza il viso:  “ Grazie , o Signore , per questa  pace lieve , lo so , è bello che i fratelli stiano insieme , e noi lo siamo” . Giovanni dà l’avvio per il ritorno a casa , io mi trattengo un attimo , devo salutare la luna che brilla di luce non sua, e come la luna riceve e dona la luce del sole, possa io ricevere la Tua luce e donarla a tutti quelli che Tu poni sul mio cammino.  Amen.

  

Acquavona 26  Luglio 90

 

Esercizi spirituali

 

Nell’ accogliente salone ora risuona calda e chiara la voce di  padre Antonio  che commenta il miracolo della moltiplicazione dei pani, la voce cadenzata mi segue ma io, guardando il cielo,  sfolgorante di luce e la grande distesa di alberi,( se ne vede solo la cima), mi allontano con la mente e con il cuore   e mi ritrovo in Palestina   Ti guardo estasiata mentre  l’immensa folla variopinta   freme, si muove, si interroga, si rasserena, si siede , a piccoli gruppi.

 Ora Tu, lievemente divertito, solleciti i tuoi discepoli a dar da mangiare alla folla  e il fragrante pane  corre di mano in mano e placa sia la fame del corpo, sia quella più profonda dello spirito.

E  io mi confondo  in mezzo alla folla anonima in cerca del pane di vita.

 Ti tendo la mia mano perché mi urge un pezzetto di  questo “pane speciale” ma non so regolarmi circa la quantità necessaria e sufficiente a placare la mia fame.

Molta roba inutile si è accumulata a casa mia vecchi problemi sono venuti a galla, forse e senza forse, è stato il cataclisma totale della mia nuova situazione famigliare venutosi a creare con il distacco  per il matrimonio di mia sorella  partita per il nord e io sono rimasta sola con la mamma.

Pensavo di avere tante risorse  dentro di me e invece … ho solo  vecchie e nuove paure ma gli esercizi spirituali vorrebbero essere  “una boccata di ossigeno per lo spirito una sorsata di acqua pura,  ma ascolta,  a me non  basta un sorso sarebbe appena sufficiente a inumidire le mie labbra screpolate dal sole,  ma non placherebbe l’arsura  di tutto l’ essere,  non sazierebbe il cuore che “ ha le sue ragioni che la ragione non comprende.”

  Tristi pensieri , negative sensazioni “tumultuano” dentro di me e io ho invece tanto bisogno di una verifica, di un dialogo paterno e liberante !

Ho sete di condivisione, di fraternità.  Dammi Tu questa rara acqua speciale!

Ho per parlarti piccole parole / hai per sedurmi abissi di silenzio.

Ma io continuo a parlare e Tu non riesci a …raggiungermi.

Troppo rapidi, improvvisi sono i  cambiamenti avvenuti attorno a me  e dentro di me a  questi esercizi mancano    diverse persone  a me care:  padre Egidio   non è con noi, è a Genova accanto alla madre sofferente.

 Fausto sta pregando altrove per il suo sacerdozio.

Margherita, all’ ultimo momento non è venuta ed io sento tutte queste mancanze.

 Egidio, sacerdote e padre sa regalarmi, anche nel rispetto del silenzio,un rassicurante sorriso  e Fausto riesce a farmi percepire,la fraternità.

Margherita mi dà uno strano senso di sicurezza . Sono queste le mancanze di persone e amici, ma c’è ancora un'altra mancanza.

 Manca, ma che cosa manca ancora?

Ma certo manca la possibilità reale di un confronto con i sacerdoti e i responsabili (che ,strano a dirsi,) non sono disponibili perché fanno gli esercizi spirituali insieme a noi!

Ancora manca qualcosa di bello e di rasserenante non abbiamo più l’uso del giardino attiguo, non  posso più godere della frescura del grande pino argentato  perché  quest’ anno vi abitano i proprietari della villa . Ultima mancanza credo.

Ma ritrovo qualcosa di nuovo Villa Rosa è più ricca di verde e di colori, di muretti rustici ascendenti e discendenti, di prati all’ inglese.

  

Oggi un nuovo rifugio mi accoglie, ora il mio corpo stanco si appoggia al grande muro laterale esterno della chiesa e il mio sguardo spazia sulla terra, ai miei piedi si estendono mattonelle intrecciate di colore granato che formano dei lunghi disegni geometrici.

Dalla mia sinistra si snoda , davanti al mio sguardo,  la visione delle due casette dagli aguzzi tetti rossi seguita dalla visione del lunghissimo corridoio ricoperto di vetrate e   lo sguardo si estende, a perdita d’occhio, in una macchia di verde, ora la brezza lieve di un piacevole venticello “lo  zefiro soave” scompiglia i miei capelli e pian piano, porta via con sé  la pesantezza del mio cuore.

Un passero solitario canta in modo ritmato ma ecco non è più solo ben presto altri amici suoi intonano un vero concerto e non rompono il silenzio del bosco, semmai lo rendono sacro.

 Gli alti larici mostrano le cortecce picchiettate di bianco-verde- grigio e chiudono, a una certa lontananza,  il lunghissimo caseggiato in modo circolare (anche nella natura ritorna la Trinità?) Certo il cerchio indica la perfezione.

 Ti invoco, vieni Signore Gesù! E ancora ripeto, vieni !

O Signore manda il tuo Spirito  manda su di me un raggio della tua luce !

Sana ciò che sanguina, bagna ciò che è arido, lava ciò che è sordido,  vieni maranathà!

Ora il vento sfoglia la mia Bibbia e leggo : “ Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho destinato a portare frutto”

Perché Tu  hai scelto me?  Ma guarda nessun frutto ti ho dato e tu ancora mi cerchi, mi ricerchi e ti ammiro per il tuo coraggio  Signore, ma io non mi fido di me, è scarsa la mia capacità di sperare e, a proposito, l’hai sentita l’ultima stamattina ?

 

 “Voi dovete essere speranza per gli altri ovunque vi troviate” così parlava Padre Antonio stamattina.

 Ma io quale speranza sono stata per gli altri?  Boh !

Mi alzo e guardo uno scorcio di prato.

Eccomi l’ultimo giorno di esercizi spirituali è arrivato, fra un’ ora sarà celebrata la messa e tutti noi che apparteniamo all’ istituto, rinnoveremo le promesse ; il momento è solenne e il cuore attende in pace con una gioia contenta e pacata.

Davanti la casetta di Santa Teresa un robusto sedile di marmo mi sostiene e un piccolo alberello mi dona la sua ombra.

La mia penna corre veloce cercando di fermare sulla carta impressioni, sensazioni, propositi, speranze , certezze.

Ma oggi sono io a ripeterti  la domanda che già ti ho fatto in questi lunghi silenzi, fra queste vette verdeggianti. E  Tu , Signore,  Ti fidi del mio sì?

Certo nella Messa  reciterò, insieme agli altri, la formula ufficiale e già sento tutto il peso  e la responsabilità che comporta specie ora che devo affrontare  da sola la famiglia, la scuola, la comunità.

Ora, in un anticipo d’amore, ti ripeto piano il mio sì mentre i miei piedi affondano nella morbida erbetta del prato, mentre una coccinella mette in mostra la sua colorata e allegra corazza a puntini, una farfalla rossa si posa avida su una rosa gialla e una  passerotta –madre cinguetta stridula dietro le  mie spalle, mi giro svelta e la vedo,    mi  mostra   orgogliosa  l’insetto che ha in bocca da portare ai piccoli. Di lato, alla mia destra, tra due rupi , spicca un bianco Crocifisso  e lo guardo in muta  preghiera   Signore la mia piccola offerta è per sempre incastonata nella chiesa che io amo! Ritorno al mio  sedile e ai lati del viale circolare ammiccano le ortensie nel loro sfumato colore rosa corallo. Di fronte a me, nell’ altro piccolo prato ondeggia, al vento dello Spirito, un piccolo faggio rosso dalle foglie di un cupo colore granato al quale, fa da contrasto, il bianco cespuglio delle margherite che ridono con i loro gialli bottoncini.  Più in fondo si vedono i piccoli cipressi verde scuro e sulla lontana-vicina bordura di cemento, in grandi ciotole rotonde, fanno bella mostra di sé rosse e

carnose begonie. Grazie finalmente Ti  canto per avermi chiamato in questo luogo di bellezza, di pace e di grazia!

Un dono Ti chiedo oggi concedimi di saperTi ritrovare e contemplare in tutto ciò che è piccolo, umile (creature, animali e cose). Liberami dalla tentazione dell’autosufficienza, liberami dall’ orgoglio, dalle paure vecchie e nuove, dal silenzio

colpevole , rendimi pura accoglienza del Tuo Amore e poi offerta libera e gioiosa, fammi attenta ai tanti bisogni degli altri , solo così lascerò finalmente i “miei bisogni”.

La passerotta  è ritornata e dal tetto sembra mostrarmi di nuovo orgogliosa l’insetto che tiene in bocca  ma non si decide ad entrare nel nido, ha bisogno della mia attenzione, mi giro e le dico : “Su i piccoli aspettano tu sei una madre premurosa!”

Sai  Gesù? la passerotta sembra aver captato il mio invito e spicca il volo sicuro verso il nido, anche il mio sì  voli nel cielo della grazia e sia deciso e decisivo so che mi attendono le tue mani di padre, di fratello, di sposo. Amen.

Ma guarda un po’Signore quanti testimoni ho avuto presenti in questa francescana fresca, giovane rinnovazione dei miei voti. Tu o Signore, che provvedi agli uccelli del cielo, ai gigli del campo, provvedi anche a me tua creatura: ma il sole è già più alto e altri passi silenziosi precedono i miei, ecco ora sono arrivata spingo la porta di casa tua ed entro in chiesa,subito cerco un posto isolato perchè, attraverso la vetrata, voglio ancora guardarti nel volto rilucente di Padre-Creatore.

Ecco il sole pian piano diventa una rilucente palla di fuoco e sembra incendiare il cielo di luce. Il fuoco del tuo amore possa riscaldare tutto il mio essere assetato   di ricevere e di dare amore. Ascoltami “ Tu che muovi il sole e le altre stelle.”

Ora dalla piccola sacrestia escono in fila i sacerdoti per celebrare la  Messa. Nel  nome del padre, del Figlio, dello  Spirito   Santo, Ti saluto o Trinità beata amante e donante . Benedici Padre Egidio e avvolgilo nella tua luce   d’amore fa che l’amarezza di questi lunghi giorni non spenga il fresco sorriso che aleggia sempre sul   suo viso segno di sollecitudine  paterna per le sue- tue pecorelle. Amen.  

                              

E la vita in parrocchia riprende e oggi, festa di san Francesco, si respira aria di famiglia, di gioia, perché si affaccia all’ orizzonte la comunità. Per me è splendido avere ricominciato dall’ inizio, mi risento viva . Ero diventata come una rosa reclinata sullo stelo pronta ad appassire e avevo avidamente bevuto le ultime gocce di acqua per attraversare   il mio deserto.

 Ora alle mie orecchie giunge un canto : “Acqua siamo noi” e volti amici mi sorridono, lo so Tu sei un Dio –Famiglia, un Dio- Comunità.

Grazie per il sacerdozio di Egidio così ricco di gioia, così incarnato nella vita di ogni giorno.

 

 

Lettera aperta a Te, meraviglioso Padre    11-11- 90

Oggi, il mio giovane cuore ti canta il suo grazie per le meraviglie di cui hai riempito questo giorno speciale io cercavo con chi “fare festa” e mi aspettavo di condividere questo momento con la mia comunità ritrovata ma lo stile sobrio dell’ istituto non riteneva opportuno festeggiare i miei 50 anni anche altri avrebbero potuto pretendere lo stesso trattamento e il primo insidioso dubbio sulla condivisione fraterna si affaccia fastidioso alla finestra del mio cuore. E allora?  Tu che fai’?

 Prepari per me una strana sorpresa chiudendo le porte di una comunità che credevo di avere e aprendo le porte di una famiglia ecclesiale di cui io ignoravo perfino l’esistenza parlo della mia famiglia  parrocchiale di  San Cristoforo. Lo sai Signore che io, oltre ad ignorarne l’esistenza ne sottovalutavo l’enorme potenziale umano ed affettivo. Ecco il tuo dono è la nuova famiglia di San Cristoforo.

 

Ecco sono arrivata davanti la porta della chiesa la messa del pomeriggio sta per iniziare e padre Egidio è già sull’ altare pronto per intonare il canto di ingresso.

Entro in punta di piedi e mi siedo nell’ ultimo banco e mi preparo ad ascoltare il tuo Vangelo. Il mio cuore sussulta ritrovo la parabola delle vergini savie e di quelle stolte e ascolto in estatica contemplazione: “L’olio che le vergini savie portano con sé è quello della fede e della preghiera. Ora guardate oggi, in mezzo a noi, c’è una vergine savia che ha seguito la voce dolce e familiare del suo sposo Gesù .

Certo la consacrazione è un atto di chiesa  è un impegno per sempre .

Oggi, fra noi c’è Rosarita ecco è in mezzo a noi in servizio di amore, mi guardo dentro con trepidazione e risento  un senso di timore ‘perché mi sento improvvisamente “scoperta”, era così  comodo nascondersi nell’ anonimato  .

Gente sconosciuta sorride , s’ interroga, qualcuno sussurra che aveva intuito qualcosa, anzi qualcosa di particolare .

Signore perdona la mia miseria e il  mio timore dammi il dono dell’umiltà e dell’ ascolto e fai che io possa donarmi a tempo pieno nella tua chiesa che io amo e sappia portare il mio tassello per costruire il grande mosaico , fa che il cuore mi regga per la troppa emozione. Fra poco ti riceverò nell’ anima mia e nel divino silenzio ci scambieremo i nostri reciproci auguri.

Ora da poco è finita la messa e la gente si avvicina per conoscermi e per farmi gli auguri e tutti ci avviciniamo nel salone per consumare la torta.

Maria e Antonella si avvicinano l’una ha in mano una rosa rossa, l’altra un biglietto su cui spiccano un ruscello e un campo inondato di gialli e rossi tulipani.

“semina la gioia nel giardino di tuo fratello e la vedrai fiorire nel tuo”

Dentro c’è scritto: “Guardarti ci riempie di gioia, starti accanto ci colma di pace, sentirti nostra ci fa essere più famiglia. Rosarita sei per tutti noi un prezioso dono dell’amore di Dio (la tua famiglia di san Cristoforo).

Prendo il biglietto e le mie mani tremano un poco nel riporlo nella busta sorrido ai fratelli ma qualcuno mi invita ad unire le mani per ricevere uno scatolino  lo apro  dentro c’ è un prezioso rilucente filo d’oro!

Lo guardo meravigliata ma è un attimo subito mani care e premurose me lo legano al collo e scroscia l’applauso comunitario. Grazie, o Signore, perché mi hai chiamato a servirti in questa parrocchia  fra questa gente semplice e calorosa.

E come brilla sul mio cuore questo rilucente filo d’oro e Tu, Amore mio santo, mi permetterai di tenerlo per sempre perché tu stesso me lo hai donato attraverso la mia nuova comunità.

Comunità, luogo privilegiato dello  Spirito, realtà visibile di fede, di speranza di fraternità. Posso dirti grazie o mio  Signore?

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Lunedì 12 /11/90

Sono qui nella cappella francescana per l’adorazione eucaristica.

Grazie il mio cuore ti canta per le meraviglie di ieri. Io altrove avevo programmato e desiderato festeggiare il mio compleanno nell’ istituto ma non hai permesso che si realizzasse  perché mi stavi  preparando in parrocchia una magnifica sorpresa , un bagno di gioia e in un solo giorno mi hai dato fratelli e figli.

Hai riempito  di olio di letizia la mia lampada tu stesso hai provveduto a non farmi finire l’olio della fede e della speranza.

Tu hai esaudito la preghiera lontana dei miei sponsali con Te, ti avevo chiesto di sapermi accostare a tutto ciò che è piccolo, semplice, povero e in parrocchia i piccoli hanno saputo dirmi che Tu mi ami.

 Ora brilla sul mio cuore il rilucente filo d’oro che tu mi hai donato, tramite loro, nel giorno del mio compleanno.

L’ufficialità della mia consacrazione mi impregna di responsabilità e di pace … interiore .

 Grazie, il mio cuore sereno e innamorato ti  canta, libero  da ogni preoccupazione, sereno perché attorno a me vive una comunità di fede .

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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* Introduzione

 


 

Fonte : scritti autobiografici di Rosarita De Martino , il Diario "Storia di una chiamata" dell'incontro di Rosarita con Dio sarà pubblicato a capitoli su ARTCUREL.  E-mail (Maria): lilumar@alice.it

Chi è interessato può inviare un commento a Rosarita De Martino al seguente indirizzo e-mail (Maria): lilumar@alice.it