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  RUBRICHE AUTORI : Rosarita De Martino : Storia di una chiamata - 1° Capitolo

 

STORIA DI UNA CHIAMATA

 

di Rosarita De Martino

 

 

 

 

  1° Capitolo   

 

 

 

 

Si avvicina un anniversario, anzi l'anniversario che ha “rivoluzionato” tutta la mia vita: la gita a Gambarie del 25 Aprile del '68.

 Dalla Bibbia aperta appare la colorata figurina che mi ricorda l’anniversario dell’anno scorso: Rosarita, possa tu rivivere, grazie alla luce vibrante e calda dello Spirito Santo, “l’innamoramento” vivo, gioioso e appassionato per il tuo-nostro Gesù, affinché nel tuo cuore e nella tua mente ci sia sempre il canto stupendo della gioia e dell’amore”.

E’ questo l’augurio fraterno-paterno di Padre Egidio che ora ben conosce l’importanza di questa data storica anche se allora, nel 1968, era solo un bambino di appena nove anni, mentre oggi è la mia valida guida spirituale.

Vieni ora, o Spirito Santo e guida la mia penna veloce sul foglio bianco e possa io scendere nel profondo del mio essere con pace… grande e con memoria viva…

Ecco sono seduta sul vecchio, ansimante pullman, indosso il grembiule nero e il candido collettino bianco e da Canolo, paesello montano, sto andando a Locri, cittadina marina, dove si trova l’istituto magistrale G. Mazzini. E’ il mese di maggio del 1960 e sto per conseguire il sospirato diploma!

Mi guardo, ma come sono esile! Con i lisci castani capelli ribelli, con la voglia prepotente di voler cambiare il mondo!

Ma sì, ho venti anni! Ho solo venti anni!

Tutta la natura è una festa di colori e di profumi e contemplo la bellezza dei:  Due monti che si abbracciano,/ il fiume che li bacia / il mare in lontananza / è un tremulo sussurro. Mi guardo, trascino una grossa cartella zeppa di libri, ma non pesa più di tanto: sono forte, ricca di affetti, mio padre è già andato in ufficio e, quale maresciallo, guida i nostri “baldi” carabinieri.

Tutto è sicuro… il paesello già pulsa di canti e di quotidiane fatiche…

Ma che strano! Sono ancora sul pullman ma ora esso è nuovo davanti a me la strada è ben asfaltata e vi sfrecciano macchine veloci.

Mi giro di scatto, ma dove sono Erminia, Vanni, Emilio, Noretta, Annamaria?

Ed io perché non indosso più la mia “divisa” di studentessa?

Ora, come abbigliamento ho un fine, delicato cappottino e un festoso foulard ma il viso è imbronciato, mi sento triste e sola.

Sì, sono sull’autobus ma non nel mio vecchio pullman questo è moderno e da Catania, dove ora abito, sto ritornando in Calabria, a Gambarie ma è solo la gita di un giorno, un breve giorno, così, ancora ignara della fede ritrovata, penso.

Ora fin dal 1962 abito a Catania, città anonima per me ma patria sospirata dei miei genitori.

Siamo già a Messina, salgo sul traghetto, osservo il gruppo sconosciuto e subito mi…isolo.

Guardo il mare spumeggiante e aguzzo lo sguardo si intravede già la Calabria: “Bella terra, amate sponde pur vi torno a riveder, trema in petto e si confonde l’alma oppressa dal piacer!” così canto con Monti.

Penso ai “miei monti” lontani, alla grande, rossiccia rupe pericolante la “Timpa“ che San Nicola,  protettore del paese, tiene ancora con il suo bastone!

Il paesaggio ora è vario ma, arrivati a Gambarie è superbo, non riesco a raccontare la bellezza ma riesco a respirare “avida” il profumo dei boschi!

Ammiro “le vette” ondeggianti degli  alberi che hanno saputo resistere alle bufere mentre io non ho saputo resistere al vento gelido dell’anonimato, alla mancanza di lavoro, all’istituzione della chiesa “tempio“ ma non “Comunità”.

Sì certo cento chiese antiche e monumentali si snodavano nel centro storico, roccaforte di “arte” ma non di “fede e di vita”.

Le omelie che, nei primi tempi del mio arrivo a Catania, ascoltavo mi sapevano di teologia ma si disperdevano subito, non mi davano nessuna risonanza interiore  mentre io cercavo il cristianesimo delle prime comunità!

E così io ho smesso di frequentare la chiesa per sei anni, i miei primi sei anni cittadini.

Lì a Canolo tutto il paese ruotava intorno alla mia persona, avevo già il gruppo da animare!

Era possibile perché, nel piccolo paesello montano, esisteva una vitalità: politica, culturale, religiosa che ricalcava e quasi incarnava il celebre romanzo di Guareschi “Don Camillo e Peppone”.

La chiesa non era gerarchica istituzione ma servizio d’amore, carisma in movimento. Mi guardo dentro e mi chiedo: “perché sono venuta seguendo l’invito di Margherita mia unica amica e collega catanese?”.

La mia è stata solo una motivazione sentimentale, volevo toccare la terra calabra ma non volevo più relazionarmi con un gruppo e per giunta guidato da preti!!

Certo che non volevo.

Tutti si stanno disponendo per formare un cerchio ma io non mi muovo perché faccio parte per me stessa, qualche persona mi sorride, una ragazza accenna un saluto, ma io non rispondo, non raccolgo queste provocazioni formali.

Ora, al centro di questa splendida, naturale rotonda, i preti stanno preparando l’altare per celebrare la Messa.

Svelta giro lo sguardo intorno per cercare uno spazio per isolarmi ma una calda, sicura, amica voce mi ferma e il più giovane dei preti così parla: “ Mi presento, sono padre Antonio e voglio dare a tutti il benvenuto nel nome del Signore Gesù. Noi siamo qui riuniti in questo tempio sui generis che ha per colonne portanti gli alberi secolari e per volta il cielo di Dio. E già siamo immersi nella "teologia della bellezza" in questo momento storico perché siamo stati da Lui chiamati anzi convocati. Tutti siamo venuti da mille posti diversi, da mille storie diverse, ma oggi è un giorno di grazia perché Lui, il Signore, ha aspettato fin dall'eternità per incontrare ciascuno di noi, per colmare il vuoto dei nostri cuori che sono assetati di… amore e vuole farsi conoscere da noi quale Egli è: Dio-Amore, Dio Comunità: Misericordia di Padre, Redenzione di Figlio, Sponsalità di Spirito Santo” .

Sussulto e svelta giro lo sguardo verso il lago che sembra capirmi e trema con una argentea, rilucente luce, forse è complice anche lui di questo splendido: Proclama !

La risonanza dentro di me è improvvisa e contraddittoria: paura e serenità, dubbio e certezza, disperazione e speranza insieme !

Le sensazioni si intrecciano e fanno ressa in tutto il mio essere e mi feriscono come “una lama di fuoco” che penetra dentro di me.

Ma come mai – mi chiedo –questo prete siculo sa parlare di Dio in modo così splendido e accattivante?

Ma certo io questo Dio lo riconosco e lo amo perché così l’ho conosciuto nella mia gioventù, nella mia chiesetta montana.

Lo zefiro soave mi accarezza complice anche lui e la prima lettura attrae la mia attenzione: “Erano un cuore solo e un’anima sola… e tenevano tutto in comune”.  

Ma chi erano ?

Questo è un verbo al passato, al passato lontano ma chi erano un cuore solo?

Ah!  I tuoi discepoli ma questa è veramente una bella utopia non più vivibile nel mondo di oggi immerso nel più bieco pragmatismo. Sconsolata mi ripeto, oggi non è più realizzabile “la comunità” ma strano inizio di nuovo a sperare chissà !?!

Improvviso un canto mi entra dentro: “Non so proprio come far per ringraziare il mio Signor, Lui mi ha dato i cieli da guardar e tanta gioia dentro il cuor”.

La "lama di fuoco" che si era accesa dentro di me si spegne pian piano e diventa una "lama di luce"  che mi rassicura e riprendo a… sperare perché qui Ti ho ritrovato quale Signore della mia vita nel giorno storico della liberazione (tempo) e nella terra calabra (luogo).

…Liberazione, libertà, dialogo parole da me amate e conosciute da sempre, scritte da Te per me,  riscoperte e poi assaporate con voluttà sui banchi di scuola!

Storica è la nostra giornata di Gambarie perché ha segnato la conferma di una precedente, confusa chiamata appena percepita nel mio paesello montano.

E il pensiero ritorna alla scuola e mi rivedo “libera”, “entusiasta” e mi rivedo “viva” nella mia chiesetta montana e già allora sentivo che la mia sarebbe stata una strada speciale, unica anche in seno alla Chiesa.

Mi rivedo ventenne con la voglia di vivere una vita diversa, con la voglia prepotente di voler cambiare il mondo, non mi bastava una normale famiglia troppo poco, troppo limitante per me perché la mia era già allora una “chiamata diversa”, una strada “ignota”, strada ignota, ma proprio per questo “fascinosa-affascinante”, ma nessun convento poteva accogliermi, nessuna istituzione poteva riempire la mia fame metafisica, “la mia fame d’amore”, mi ci voleva la Comunità !!

Ecco la prima chiamata di Canolo a Gambarie diventa chiara.

Certo avrei avuto una casa grande, immensa, avrei avuto un “impegno” ma libero, vivibile, in qualsiasi spazio di chiesa: spazio di chiesa, il termine mi suona congeniale: ecco è mio "spazio di chiesa" che strano pensiero vero? 

Assaporo la parola: si mi è congeniale!

Sì volevo una famiglia ma non una normale famiglia fatta di marito e di figli non una famiglia nata dalla mia carne bensì generata dal mio cuore dilatato nella donazione volevo una "famiglia ecclesiale"  ma solo a Gambarie ho conosciuto questa terminologia.

E dopo un primo lungo, fraterno colloquio con padre Antonio ho iniziato a frequentare il gruppo da lui animato. Il mio nuovo cammino di fede ha avuto il suo epilogo nei tre campi estivi di Vizzini.

Ma per me, credo per me sola, i campi non sono stati solo l’epilogo di un cammino bensì sono stati “l’incarnazione della mia chiamata“ del 25 Aprile del '68 !

Ora come memoriale li rivivo e li offro al cuore di chi l'ha vissuto con me sia pure in modo diverso e al cuore dei nuovi amici che li possono rivivere attraverso la mia appassionata “testimonianza“.

 

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Sono ancora giovane: indosso una fresca, colorata, estiva camicetta e un paio di pantaloni, sono appena le sei del mattino e sto per entrare nella nostra cappella allestita con amorevole attenzione.

Al centro il Tuo Tabernacolo, ricoperto di piccole rilucenti scaglie di corteccia d’albero (opera di Lucio) emana “pace” e invita al “dialogo”, alla preghiera, all’adorazione.

Intorno i cuscini fatti di sacco di juta e disposti a cerchio, emanano uno strano profumo: di campagna, di casa, di serenità!

In uno di essi c’è già Paola che Ti parla inginocchiata, ma che dico “raggomitolata“ e sembra un rilucente bianco gomitolo di seta pronto ad essere dipanato da Te, che ne tieni fra le mani il bandolo.

Ti adoro Signore Gesù, Ti adoro racchiuso in una piccola Ostia bianca!

Sto uscendo, mi affaccio al balcone e guardo verso la collina e il sole sembra salire, salire sempre più in alto, già risplende di luce.

Ora, guardo giù e vedo arrivare alla spicciolata i miei amici, scendo perché ci stiamo preparando per recitare le lodi prima di partire per raggiungere i filari di pere con il mezzo tipico della campagna: il trattore.

Ma bisogna saltarci dentro perché è alto da terra ma io sono agile e ci riesco bene e svelta con lo sguardo abbraccio tutti i miei.

Ma che bella famiglia ecclesiale mi haI dato o Signore!

Il trattore corre e tutti noi, protetti dai colorati cappelli di paglia, cantiamo in coro e ben presto riconosco la bella voce di Aurora che, splendente di giovinezza, canta e ride, Margherita è ancora qui con me come a Gambarie.

Il trattore traballa poi e si ferma ed in fretta saltiamo giù.

Ecco già si vedono i lunghi filari di pere (le cosce, le morettine, le kaiser) che aspettano solo di essere raccolte come le uova e messe delicatamente nelle cassette già pronte.

Scegliamo il “nostro” filare di pere e inizia la raccolta dei frutti.

Contemporaneamente ben altra, profonda raccolta avviene per ciascuno di noi.

A turno si dialoga con padre Antonio e tra i raccoglitori di pere e i raccoglitori di grazie si lascia un lungo filare libero.

Gli uccelli in gruppi, volano tra i filari, anche loro vivono la fraternità?                       

Anche per me arriva il momento speciale del colloquio paterno-fraterno con padre Antonio e la gioia mi ricopre, si espande dentro di me in rapidi cerchi di luce…

Ora Tu (tramite la direzione spirituale) mi indichi con chiarezza la via, mi proponi di seguirTi da vicino e per sempre per dedicare tutta la mia vita a Te e poi ai fratelli in un’alternanza armonica.

Ecco la mia chiamata acquista "carnosità" e la posso vivere nell’ambito di una comunità! Risento “la lama di luce di Gambarie" !

Ora sul far del tramonto la campagna di Vizzini si impregna di liturgici canti e Tu Signore, Ti doni a noi nel pane spezzato, miracolo sempre nuovo di fede, pazzia d'Amore di un Dio-Amore.

Eucaristia - Corpo Reale di Cristo. Comuntità - Corpo Reale di Cristo !

La Messa è finita, ci avviamo, in piccoli gruppi verso casa, ma la fraternità continua e sulla bella, lunga tavolata serale, condita di risate, risplende la luna che, insieme alle luccicanti tremule stelle prega e canta con noi: “Non so proprio come far per ringraziare il mio Signor, Lui ci ha dato i cieli da guardar e tanta gioia dentro il cuor e, miracolo ! anche io canto e sento la voce modulata ma dalla mia bocca non esce alcun suono è solo il mio essere che inebriato di gioia Ti loda o mio Gesù, Signore della mia vita!

 

 

 

CAMPO DI LAVORO ‘70

(Partenza)

 

Freme rumoreggiando

il rosso trattore in nostra attesa.

Scendiamo in fretta liberi e ridenti,

e padre Antonio, giovane con noi,

con agil salto dentro vi balza,

a gara lo seguiamo.

Stride il rosso trattore per la lunga via

ma ecco un canto intona

la nostra guida saggia.

"E' mio fratello viene con me"

E la calda voce di Aurora

con i bei capelli al vento,

gli fa eco:"è mia sorella viene con me"

e il coro riecheggia:

"la lunga strada che porta a Te"

E il vento complice,

risponde "a Te, a Te...."

Corre il trattore lungo la sua via,

le mucche placide ruminano nei campi

e il canto sale dalla terra al cielo

nella verdeggiante campagna di Vizzini.

 

 

 

CAMPO DI LAVORO ‘70

(Arrivo)

 

Il rosso trattore sbuffa nel fermarsi.

Scendiamo in frotta liberi e ridenti.

Nei filari occhieggiano le pere.

La raccolta inizia lieta e fervorosa.

Corrono cassette di frutta profumata.

Ora breve sosta ci è data dalla calura estiva.

Alla fontanella andiamo.

Raccolgo l’acqua nel cavo delle mani,.

Alto è il sole ma io mi inondo

di pace e di frescura.

Alberi ricchi ci ristorano

di ombra amica

Cumuli delicati di pietrisco

sembrano aspettarmi complici.

Mi distendo e l'improvvisato letto

offre ristoro al mio giovane corpo.

Fra le falde del cappello intravedo

il mio pezzo di azzurro

lassù, lassù in alto.

Il cielo complice mi sorride

in uno sfolgorio di nubi

spumeggianti.

Uccelli, insieme, volano sicuri

e io con loro !

 

 

 

 

 


 

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Fonte : scritti autobiografici di Rosarita De Martino , il Diario "Storia di una chiamata" dell'incontro di Rosarita con Dio sarà pubblicato a capitoli su ARTCUREL.  E-mail (Maria): lilumar@alice.it

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