ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

 (Art , Culture and Religion)

   www.artcurel.it   ---  info@artcurel.it   ---   prima pagina                                                                   

  RUBRICHE AUTORI : Rosarita De Martino : Storia di una chiamata - 8° Capitolo

 

STORIA DI UNA CHIAMATA

 

di Rosarita De Martino

 

 

 

8° Capitolo

  

"...Ascolto Dio nella musica del silenzio

                             che poi diventa

canzone nell’ascolto

                                                                                           dei fratelli..."

Anonimo

  

LA PRIMA  MESSA  DI  P.  EGIDIO

 

 

Dalla lunga balconata la luce del sole si rifrange nella mia stanza e mi abbaglia. Giro lo sguardo, in vicina lontananza l’Etna brilla di splendore nella sua “eterna bellezza”.

Il mio lungo tavolo è pieno di ritagli, di libri, di colori, di foglietti bianchi, del barattolo di colla: ecco sembra proprio una bottega di falegname solo che la mia stanza è piena di trucioli di carta, in questa  serena mattinata settembrina dell’ 85.

La confusione è normale, sto preparando le schede per i miei alunni perché fra alcuni giorni ci rivedremo.

Che bello! Che bello -mi dico- e ho ancora, dentro di me le loro argentine voci che chiamano: “Maestra ,maestra, Rosarita!”. Prendo , o meglio, tiro fuori dal mucchio alcuni foglietti bianchi, apro il cassetto per cercare il pennarello ed ecco, una busta rigonfia fa capolino ed io incuriosita, la prendo in mano e ne controllo il contenuto: sono le   letterine che i bambini mi hanno scritto lo scorso giugno: “Sei bellissima. Sembri una principessa quando sale le scale”. “Ti voglio un mare di bene”. “La maestra Rosarita rende dolce la mia vita”. Sorrido fra me, certo a presto  miei cari alunni. A presto! Ma, mentre cerco di riordinare i bigliettini, il telefono  squilla con suono insistente. Mi alzo facendo volare a terra alcuni foglietti e sollevo la cornetta, riconosco subito la voce di Margherita: “Ciao, come stai? Che cosa stai facendo? Lavori per la scuola vero?” Ascolta, ieri ho saputo che domenica 22 settembre, padre Egidio celebrerà la sua prima Messa..      

Io passerò a prenderti! Ti prego fatti trovare pronta! Sono certa che verrai. Ciao!”

Oh questa è bella”, dico fra me, “lei  è certa ma io no e poi chi è P. Egidio ” Ma certo! Ora ricordo. E’ il giovane, splendido ragazzo che ho conosciuto a S. Vito mentre riordinavo i libri della biblioteca nel lontano ‘79! Conservo ancora nel cuore il colore dei suoi occhi di cielo e il suo sorriso luminoso e comunicativo. Ora ho deciso, ci andrò ne sono convinta! Comincio a riordinare il tavolo della mia stanzetta e i ritagli di carta sparsi ovunque, presto diventano palline che io,con accurata flemma, tiro nel cestino: ecco ho fatto goal!

Penso al tempo che è passato ricco di imprevisti e a quello che verrà con un pizzico di curiosità, e sul mio volto aleggia uno strano sorriso.

Mi sveglio presto  stamattina ricomincia la scuola e la lunga cartella è già  pronta: le schede sono già numerate.

Oggi i ragazzi mi  aspettano ed io non vedo l’ora di riabbracciarli uno per uno! Saranno più alti! Sono arrivati ormai in terza classe. Scendo in fretta le scale, la macchina è pronta, salgo, guido con la solita prudenza ,  ma il cuore vola!

Parcheggio nell’ampio cortile ,ho appena il tempo di spegnere il motore e i ragazzi, più mattinieri di me, sono già arrivati, tutti insieme corrono venendomi incontro, dai vari punti del cortile, mi ritrovo come stretta in un magico cerchio, quello unico della nostra “amicizia” mentre laggiù, vicino la scala, alcune colleghe guardano la scena con aria di disapprovazione e forse di invidia perchè il loro sguardo è cupo e la loro critica arriva fino a me: “Ma guarda un po’, così Rosarita offusca  la nostra “professionalità”. Ora suona la campana dell’ entrata, subito si ricompone la fila, saliamo le scale in assoluto silenzio e Nello apre la porta della classe. I cartelloni, già sistemati, con qualche giorno di anticipo, attirano la simpatia dei ragazzi. Sebastiano, Rossella, Serenella, Amalia, Anna, Sebi ,Salvo, Giuseppe, Francesco, Bruno, Antonio, Cristina, Angela, Maria, Rosanna, Gianfranco ,Antonella, Alessandro, Giusi  guardano ammirati, mentre  Francesca e Patrizia  tirano le tende colorate e così si vede dall’alto l’ampio cortile. Ora iniziamo la giornata scolastica  e Antonella intona: “Acqua siamo noi, dall’antica sorgente veniamo, fiumi siamo noi se i torrenti si danno la mano.” Ora inizia la distribuzione delle schede consegnate da Rossella e osservo con soddisfazione che le penne scivolano sulle risposte esatte.

Evviva la scuola dove si lavora con gioia, dove si apprende con interesse!

Esiste, esiste ancora oggi e io ne sono orgogliosa!

Ed ecco è finalmente arrivata la fatidica domenica del 22 settembre dell’85 ed io, già pronta per uscire, mi guardo allo specchio, sto proprio bene sono elegante,  sicura di me mi affretto a scendere le scale perchè Margherita ha già suonato al citofono e mi aspetta in macchina.

Ci salutiamo, Margherita guida sicura nel traffico cittadino già intenso!

Molta strada ci aspetta perché stiamo per andare verso il mare della scogliera , che io, pur abitando a Catania da anni,  ancora sconosco. Siamo arrivate e il panorama mi incanta, il mare azzurro laggiù ride nell’ estate settembrina. Scendo dalla macchina  e, proprio vicino all’insenatura naturale, dondolano lievi due barche ormeggiate a riva.

Con l’attenzione del cuore intravedo due personaggi ma le loro figure appaiono come sfocate, eteree quasi, eppure, con un tuffo al cuore, mi sembra di sentire una voce nota proprio la sua quella del Maestro.

In rapita contemplazione ascolto, i personaggi: sono Gesù e Pietro e per ben tre volte si ripete l’eterna domanda  “Simone di Giovanni mi vuoi bene più di costoro?” e dopo le tre risposte affermative di Pietro ecco il comando “Pasci le mie pecorelle”.

Margherita si gira  mi vede ferma  si avvicina e dice: “Ma è veramente la prima volta che vedi il mare della nostra città ? Via, non ti lasciare incantare, svelta, seguimi, fra poco comincerà la messa.” In assorto silenzio la guardo e cammino dietro di lei e arriviamo fin sotto i gradini della chiesa antica.  Conservo ancora nel cuore l’azzurro del mare e lo ritrovo nella volta della chiesa antica  e  in fondo, dietro il bianco candore dell’altare, troneggia la statua della   Madonna .

Un meraviglioso canto dà inizio alla processione dei sacerdoti che si avviano verso l’altare, entrando dalla porta centrale.

Con l’attenzione del cuore ricerco padre Antonio,  ma  il tempo insolente ha lasciato su di lui qualche segno: i folti, lisci capelli sono ora brizzolati e sul  viso volitivo si nota qualche ruga. E pure in mezzo alla folla il suo sguardo profondo incrocia il mio, ecco ci siamo ritrovati nella pace di Cristo dopo sì lungo distacco, dopo sette anni di lontananza.

Il sacerdote che chiude la fila è padre Egidio e tutta la sua persona sprigiona gioia: il giovane volto è illuminato dal sorriso. Arrivati all’altare padre  Antonio lo presenta e, con fine intuito dice: “Grazie al sacerdozio, questo giovane può diventare padre di suo padre  e di sua madre”. Scroscia l’applauso e le mie mani si arrossano e di slancio penso:  “Non può essere padre anche per me?

Certo umanamente parlando mi può essere solo figlio! L’idea improvvisa comincia a farsi strada dentro di me! Vivo la messa con una particolare partecipazione e mi sento piena di speranza, so di ritrovare le mie radici, tra la folla, infatti, intravedo alcuni fratelli dei tempi delle pere, ma non mi muovo dal mio posto, attendo in silenzio.

Ora un raggio di sole perforando la lunga vetrata, mi porta via con sé, ma certo sono giovane ,il vento lieve della pineta di Gambarie mi  accarezza ed estatica contemplo la strana cattedrale che ha per volta il cielo e per colonne i pini secolari nel giorno della mia chiamata: 25 aprile del ‘68!

Arriva fino a me la calda, chiara  voce  di padre   Antonio:  “Siamo venuti qua da mille posti diversi perché Gesù vuole dialogare con ciascuno di noi, vuole colmare il vuoto dei nostri cuori che sono assetati d’amore perché il Signore vuole farsi conoscere da noi quale egli è: Dio-Amore, Dio-comunità”  .   Le parole di vita penetrano in ogni fibra del mio essere che  sfiora le vette della pura contemplazione.

 Ma la frescura dei pini è diminuita, l’aria è calda, il cielo libero è scomparso, resta solo un bagliore di bianco e le colonne della cattedrale stavolta sono di  marmo e mi ritrovo nella chiesa ma la voce che arriva a me è diversa, è quella di padre Egidio che dice: “Canto il mio grazie perchè tutto ciò che ho, tutto ciò che vivo, tutto ciò che sento, lo vedo unicamente come un dono, un dono fatto nell’amore  perchè  nella Trinità trovo la mia autentica  fonte. Mi sento avvolto dalla paternità del Padre, dalla fraternità del Figlio, dalla sponsalità dello Spirito.”                                                       

E anche io mi sento ricca di pace, certo i due messaggi sono diversi sia per il tempo, sia per il luogo, ma hanno in comune il linguaggio dell’ amore quello del vangelo. L’amore di Dio arriva a noi attraverso la comunità.   Essa è per me lo spazio unico dell’appartenenza a Xsto,  al di sopra di formule giuridiche,  è il luogo privilegiato dello Spirito, è l’unica testimonianza possibile per gli uomini di oggi!  Ed io mi sento già “innervata” nella comunità ricercata e oggi “ritrovata”. L’Amore -dono,  l’Amore-servizio, è ancora la molla interiore che mi dà vita, nonostante le delusioni è la mia stella cometa che mi guida per le vie del mondo e della chiesa.

Il talento che Dio mi ha dato è quello di sapere scoprire la sua presenza nel vissuto quotidiano, nell’incontro coi fratelli e proprio ora, mentre la folla si mette in fila, per salutare il novello  sacerdote, Paola dolcemente si gira mi riconosce e mi regala una perla di sorriso.

Ora una calda voce di cronista cosi prega:

Ora per finire portiamo sull’altare le tue mani Egidio. Esse sono ormai il seno materno   in cui viene generata l’ Eucaristia. Da oggi le tue mani sono le mani del Padre:

si aprono per accogliere e accarezzare,

si chiudono per custodire e proteggere

si alzano per benedire e perdonare,-

si posano sulle nostre mani

per incoraggiare e confortare.

le tue mani sono le mani del Figlio:

stringono le nostre mani,

stringono le nostre ansie e i nostri dolori,

stringono le nostre aspirazioni e le nostre gioie,

stringono il Dio fatto pane per noi;

le tue mani lo alzeranno e lo daranno a tutti.

le tue mani sono le mani dello Spirito:

sono le sorgenti della grazia divina,

sono il ristoro per i pellegrini,

la frescura per gli inariditi

il vigore   per gli impauriti,

la speranza per gli sfiduciati,

le tue mani sono le sorgenti che dissetano.

Offriamo le tue mani sull’altare,

perché nel Dio  Uno e Trino benedicano questo pane e questo vino

e lo distribuiscano a tutti

e Dio sia tutto in tutti.

apri le tue mani sull’altare

e innalza al cielo la tua e la nostra storia,

perché sei sacerdote per sempre

a gloria del Dio uno e trino:Padre,Figlio e Spirito Santo.

       Ora io per ultima mi avvicino per baciare le mani consacrate di padre   Egidio e così mi ritrovo di fronte a lui che mi riconosce e  premuroso mi dice: “Grazie, Rosarita, per la tua presenza”. Lo guardo interrogativo e  il suo sorriso mi illumina l’anima.

Mi meraviglio tanto, ricorda ancora il mio nome dal lontano  ‘79?

Mi trattengo sulle scale armeggiando dentro la borsa ma non mi serve niente,  è solo un ingenuo modo  per fermarmi un attimo per gettare un ultimo sguardo alle barche!

 Eccole  ci sono ancora, ma non vedo né Gesù, né Pietro ma nella lieve brezza marina capto una voce misteriosa, quella  che io ho già percepito a Gambarie  nel ‘68 e che ora ritorna più chiara dentro di me: “Amatevi l’ un l’altro come io vi ho amato  da questo vi riconosceranno come miei”.

In una splendida mattinata di ottobre riparto, stavolta da sola,verso la chiesa.

Guardo il mare ancora tremolante di azzurro, rivedo l’insenatura naturale, le barche ora sono  tre,  ma   non sento nessuna voce.

Salgo le scale, entro e rivedo i due colori di Santa Maria  della Scala: l’azzurro e il bianco ecco la messa sta per iniziare, il celebrante è padre Egidio  e lo vedo salire verso l’altare.

Nel nome del Padre, del  Figlio,e dello Spirito santo”dice e  il mio cuore ha un sussulto di santa “gioia”, sto riprendendo quota perché rivive dentro di me la “lama di luce   di “Gambarie” insieme alla pace gustata ad Assisi nella “Porziuncola”

Alla fine della messa mi avvicino e chiedo: “Posso parlarti padre Egidio?”

Sorridendo mi indica la stanza dei colloqui ed entra per primo.

Da quel momento inizia la sua direzione spirituale e già, dal primo momento, lo sento padre, fratello, amico e come tale lo avrò accanto nei momenti di stanchezza, di dubbio, di paura, che illuminandosi di fede,rendono gioiosa la mia  vita e quella di coloro che   mi   stanno accanto.

 Ora, con trepido stupore mi accorgo, che sto rifacendo dei passi per un mio ritorno alle origini, ai tempi delle pere.

 Un nuovo verbo appare  nella mia vita : “ricominciare” e lo coniugo con l’entusiasmo tipico che mi caratterizza e  un nuovo luogo appare: il convento di Savoca dove si respira un’aria salubre, quella francescana che mi è proprio congeniale e mi ricorda Assisi.

 Il paese sorge su una roccia( quella della fede? ) e nelle strette   viuzze si sparge intorno alla casa l’odore del pane appena sfornato e oggi, nel pane ritrovo un sapore nuovo , quello della fraternità, che si è ricostruita intorno alla lunga tavolata nella grande terrazza del convento mentre il cielo, sopra di noi, manda una pioggia di stelle,nella calura dell’ Agosto dell’ 86.

 E il mio cuore canta in pace la sua gioia.

 

 

 

 

 

 

 


 

* Continua...> vai al  9° Capitolo  (in corso di redazione)

 

* Ritorna...< vai al  7° Capitolo  

 

* Introduzione

 


 

Fonte : scritti autobiografici di Rosarita De Martino , il Diario "Storia di una chiamata" dell'incontro di Rosarita con Dio sarà pubblicato a capitoli su ARTCUREL.  E-mail (Maria): lilumar@alice.it

Chi è interessato può inviare un commento a Rosarita De Martino al seguente indirizzo e-mail (Maria): lilumar@alice.it