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| RUBRICHE AUTORI : Padre Claudio Traverso : Cammini di Santità |

Padre Claudio Traverso
LA VERGINITA' CONSACRATA
Il martirio nella Chiesa primitiva appariva come una maniera
privilegiata di essere santi, ma la santita' stessa non puo’ essere un
privilegio riservato a pochi.
L'imitazione di Cristo raggiungeva l'apice nel martirio, ma non vi si esauriva:
in queste parole si puo' compendiare il frutto della riflessione che porto' la
Chiesa ad allargare il primitivo concetto di santita' identificata nel martirio
e ad estendere di conseguenza il culto anche ad altri suoi figli.
L'evoluzione appare nel IV° secolo: esso infatti segna la cessazione delle
grandi persecuzioni e il riconoscimento legale della Chiesa da parte dell'Impero
Romano, mentre d'altra parte segna il massimo rigoglio del monachesimo.
I due fatti sembrano fra loro connessi; cessata la possibilita' offerta dal
regime di persecuzione di imitare la passione di Cristo, si fa vivo e imperioso
il desiderio di imitarlo quanto piu' perfettamente possibile nelle sue
disposizioni interiori, nella certezza che tale imitazione non e' meno gloriosa
di quella inerente al martirio.
Per i primi secoli il gran numero dei martiri rendeva gloriosa e splendente di
santita' la Chiesa.
Con la pace lo splendore della sua santita' sembrava impallidire, eppure essa
non poteva rinunciare alla sua fecondita'. Il Concilio Vaticano II° afferma: "Se
a pochi e' concesso il martirio, devono pero' tutti essere pronti a confessare
Cristo davanti agli uomini nelle circostanze concrete della vita".
Alla morte corporale si sostituisce l'immolazione interiore: il martire si
dimostrava fedele fino al versamento del sangue; il virtuoso sacrifica se stesso
sull'altare del proprio cuore, e la durata del martirio incruento compensa bene
le atrocita' di quello cruento.
La testimonianza a Cristo puo' essere data secondo forme esternamente diverse,
ma profondamente identiche per il contenuto interiore di santita'.
Inoltre il martirio spirituale a sua volta assume molteplici sfumature che vanno
dal dolore morale, alla sopportazione del dolore fisico, all'impostazione di
vita sul piano dei consigli evangelici, alla cura per la famiglia, al lavoro
spesso oneroso e mortificante.
Cosi' l'infermo che sopporta con amore la malattia, l'inoperosita' che ne
deriva, le sofferenze fisiche o morali che l'accompagnano in unione a Cristo
sofferente per la salute del mondo, non dimostra minore virtu' di colui che
offre la sua vita per mano del carnefice (LG 41).
Tale convinzione e' stata sempre viva nella tradizione monastica che ha
considerato la professione dei consigli evangelici come una vita di martirio.
Afferma Sant'Ambrogio nel De Verginitate: "La verginita' non e' degna di lode
tanto perche' si riscontra nei martiri, quanto perche' essa per se stessa crea i
martiri".
GLI INIZI DEL MONACHESIMO : I PADRI DEL DESERTO
Fonte : http://www.cantalleluia.net , website a cura di Padre Claudio Traverso ; per la versione integrale dell'articolo accompagnato con immaginette sacre della Collezione Privata Ercole Oliva si rinvia al sito Cantalleluia.net .