| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| LA SANTISSIMA TRINITA' : Dio è una festa , di don Paolo Curtaz |
DIO E' UNA FESTA
Santissima Trinita' (Anno A) (22/05/2005)
Vangelo: Gv 3,16-18
di don Paolo Curtaz
Lo Spirito Santo vivificatore deve
soffiare forte per scardinare le nostre resistenze, per aprirci alla
comprensione del mistero dei misteri: il vero volto di Dio.
Pare strano dedicare una domenica alla Trinità, mistero che dovrebbe essere la
sorgente di ogni domenica, stupore che dovrebbe svegliare ogni cercatore di Dio.
Ma se dedichiamo tempo alla riflessione è proprio per superare il rischio molto
diffuso di dirci cristiani e di essere – in realtà – dei credenti in un generico
Dio.
Lo ripeto ala nausea: noi non crediamo in Dio, noi crediamo nel Dio che Gesù è
venuto definitivamente a svelare, un Dio che è comunione, danza, festa, Trinità:
un padre/madre che ama un figlio e questo amore è lo Spirito Santo.
Un'inutile complicazione? Sì, all'apparenza. Ma, nella sostanza, una notizia
inattesa, un cambiamento radicale che, da soli, non avremmo mai capito. Gesù,
rivelatore del Padre, ci dice che Dio è un volto trinitario.
Un Dio comunione, non un Dio solitario.
Israele aveva duramente lottato per non diventare come i popoli che lo
circondavano: politesista. Credere che la realtà sia guidata da volontà
contraddittorie, benefiche o malevole è una straordinaria intuizione, degna di
attenzione. Ma riuscire a dire che Dio è uno solo, l'assoluto, ha rappresentato
nel cammino della storia delle religioni un salto poderoso di qualità. Israele
ha poi scoperto le caratteristiche di questo Dio unico che desidera raccontarsi
all'umanità attraverso l'esperienza di un popolo: un Dio fedele, innamorato
dell'uomo, paziente e misericordioso, che rispetta la crescita dell'uomo, che
non usa violenza ma lascia che ogni uomo faccia esperienza di lui nella totale
libertà.
Gesù, nella pienezza dei tempi, ci svela qualcosa di inaudito, inimmaginabile,
inatteso: Dio è Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Dio non è il solitario perfetto, l'incommensurabile, l'onnipotente – certo - ma
solitario Motore Immobile (sommo egoista bastante a se stesso?).
Dio è festa, famiglia, comunione, danza, relazione, dono. Dio è tre persone che
si amano talmente, che se la intendono così bene che noi – da fuori – vediamo
uno. Abbiamo una così triste opinione di Dio! La Scrittura ci annuncia che Dio è
una festa ben riuscita, una comunione perfetta.
Che bello vedere realizzato in Dio ciò che noi da sempre desideriamo: tre
persone che non si confondono, che non si annullano in un'indefinita energia
cosmica, ma che, nella loro specificità, operano con intesa assoluta.
La teologia di dice che, aiutati dalla Parola, riusciamo addirittura a delineare
l'opera, il lavoro di ognuno, il "carattere specifico" di ogni persona:
riconosciamo l'impronta del Padre nella Creazione, nello stupore della natura;
riconosciamo l'agire del Figlio nella sua volontà di salvezza dell'uomo;
riconosciamo l'afflato dello Spirito che accompagna, porta a compimento e
santifica l'umanità pellegrina.
Un errore di matematica
Ricordo il giovane parroco che veniva a farci catechismo a scuola: tenerissimo
prete che sperava di avviarci al mistero trinitario con degli improbabili
esempio: disegnava sulla lavagna un grande triangolo e, accanto, scriveva:
1+1+1=1. Sconcerto da parte di noi bambini di quarta elementare (!) e
rischiosissimo seme di un futuro conflitto fra scienza e fede piantato nel cuore
(tralasciando la connaturale antipatia dei bambini per la geometria!). Diventato
adulto ho rivisto il mio pretino e gli ho detto che, finalmente, avevo capito.
Si trattava di un piccolo errore; no: 1+1+1 fa necessariamente 3. Ma 1x1x1 fa
indubbiamente 1. La Trinità è un'unità assoluta perché ognuna delle persone è
totalmente donata all'altro. Ecco svelato il trucco.
E a me?
Fantastico don Paolo, e a me? Cosa cambia, che complicazione inutile è?
La Genesi ci dice che Dio per crearci si guardò allo specchio: siamo fatti ad
immagine e somiglianza di Dio. Siamo fatti, quindi, ad immagine e somiglianza
della comunione.
Adesso capisco perché la solitudine mi pesa tanto e mi fa paura: è contro la mia
natura!
Capisco perché quando amo, quando sono in compagnia, quando riesco ad accogliere
e ad essere accolto sto così bene: realizzo la mia vocazione comunionale!
Se diamo retta ai profeti di sventura del nostro tempo che ci spingono a dar
retta solo al nostro ombelico, che mettono sempre e solo il "se" al centro,
rischio di prendere delle terribili cantonate ("L'enfer c'est les autres", gli
altri sono l'inferno, diceva il tragico Sartre). Non seguite chi vi parla di "autorealizzazione",
dimenticando che è nel gioioso e adulto dono della propria vita che realizziamo
la nostra natura profonda.
Se su una cosa dobbiamo investire, è proprio nella fatica dello stare insieme,
nella relazione, perché tutto il resto sarebbe tempo perso. La festa della
Trinità, allora, è la festa del mio destino, è lo specchio della mia attitudine
profonda, è il segreto della mia felicità.
A questa comunione s'ispirano le coppie che credono nel vangelo, tese a
raggiungere la pienezza nell'accoglienza reciproca (accoglienza della diversità,
bellezza della diversità) che dona vita.
E a questa comunione siamo invitati come singoli e come comunità cristiana. E'
alla Trinità che dobbiamo guardare nel progetto di costruzione delle nostre
comunità: la Chiesa (quella sognata da Dio, intendo, non lo sgorbio presente
nelle nostre menti fatto di rigidezze e sovrastrutture) è lo spazio
pubblicitario della Trinità nel mondo d'oggi. Guardando alla Chiesa l'uomo si
accorge di essere capace di comunione. Uniti nella diversità, nel rispetto l'uno
dell'altro, nell'amore semplice, concreto, benevolo, facciamo diventare il
nostro essere Chiesa splendore di questo inatteso Dio comunione...
Fonte : www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=4290 ;
Sito dell'Autore don Paolo Curtaz : www.tiraccontolaparola.it