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  TERRA SANTA  : Padre Pio D'Andola , una vita per la Terra Santa

 

PADRE PIO D'ANDOLA , una vita per la Terra Santa

 

 

 

 

 

Padre Pio D'Andola , il frate dell'8 settembre.

di Giuseppe Caffulli per Eco di Terra Santa.

 

Il Commissario di Puglia e Molise - Padre Pio D'Andola - racconta la storia della sua vocazione nata sotto il manto della Vergine e l'amore per la Terra Santa.

Padre Pio ti sciorina il suo biglietto da visita tutto singolare e non puoi fare a meno di sorridere: «Classe 1931, frate minore, sacerdote, musicista, teologo, dottore in Scienze naturali, radioamatore e geometra».

Ma non è vanagloria. «Tutto serve per dare lode e gloria al Signore che si serve dei semplici e degli umili per compiere le sue meraviglie», aggiunge subito. «Chi ha ricevuto dei doni, deve metterli al servizio del regno di Dio».

Padre Pio D'Andola è Commissario di Terra Santa delle Puglie e del Molise. La sede si trova presso il convento della Madonna della Vetrana a Castellana Grotte, provincia di Bari, un luogo che d'estate si colora di verde e di fiori. «La Puglia - attacca subito - è terra privilegiata e benedetta. San Francesco, tornando dal suo viaggio in Terra Santa, sbarcò a Brindisi per passare dalla grotta dell'arcangelo Michele sul Gargano. La sua particolare benedizione ha permesso il fiorire di tante vocazioni alla vita francescana con l'amore particolare per la terra del Signore». Ma chi è padre Pio D'Andola? «Il mio vero nome è Gaetano. Volturino, il mio paese d'origine, si trova a circa 750 metri d'altitudine, sulla strada che porta da Foggia a Campobasso. Quando ero bambino credo contasse poco più di mille abitanti. Come si usava allora, la mia famiglia era conosciuta con un soprannome: "quelli dell'8 settembre". Eravamo talmente numerosi da ricordare la lunga serie delle statue dei santi che accompagnavano la solenne processione della Madonna che si faceva in occasione della Natività di Maria. Anche per questo sono particolarmente devoto alla mamma di Gesù. Papà faceva il sarto e aveva un negozietto di merceria. Non mancava mai alla messa. Posso dire con certezza che la mia chiamata a seguire Gesù è passata dalla vita, dalla fede, dalla voce di papà Pa­ squale».

La svolta nella vita di Gaetano arriva una sera, dopo il vespro. E ha l'aspetto e il saio ruvido di un frate. «Padre Giacomo Melillo, ora 92 anni e ancora lucidissimo, passeggiava quella sera nei pressi di casa mia. Mio padre lo salutò e bastò un suo sorriso per soggiogarmi. Il 9 ottobre del 1941 entravo nel Collegio serafico di Ascoli Satriano (Foggia), dove mi accolse proprio padre Giacomo. Tempo qualche mese e mi accorsi, come capitò anche a padre Agostino Gemelli, di essere nato francescano».

A quindici anni («su un carretto trainato da un mulo»)  Gaetanino, come lo chiamavano, raggiunge il noviziato dei frati minori a Casacalenda (Campobasso). Affascinato dalla figura di Papa Pacelli, il ragazzo di Volturino sceglie come nome religioso quello del grande Pontefice. «Qualche anno dopo sono passato al convento di San Matteo apostolo a San Marco in Lamis, vicino a San Giovanni Rotondo, dove allora viveva il frate stigmatizzato del Gargano. Furono tanti e toccanti gli incontri con padre Pio. Una volta, in un bellissimo dialetto paesano, mi apostrofò così: "Ah! mbè, guagliò: pùrtete buono e num me fa' scumparì, sennò càgnete nomme" ("Ah bè, ragazzo! Comportati bene, e non farmi fare brutta figura. Piuttosto, càmbiati il nome!"). Ora so che la brutta figura la farei io: lui è san Pio mentre io sono soltanto padre Pio». Dopo l'ordinazione sacerdotale, padre D'Andola si laurea in Scienze naturali, diventa radioamatore e consegue il diploma di geometra. E poi il lavoro con i giovani francescani in formazione, perché con i ragazzini il vulcanico padre ci ha sempre saputo fare.

Nel 1985 avviene la seconda svolta nella sua vita: il primo viaggio in Terra Santa. «Mi sono innamorato di tutto ciò che si riferisce a quella terra benedetta e martoriata. Da allora collaboro strettamente con la Delegazione di Roma, sia per la guida di pellegrini, (cento i gruppi guidati, per oltre tremila pellegrini) sia per l'organizzazione logistica di programmi. Ma anche da geometra e radioamatore mi sono dato da fare: ho passato diversi mesi sia a Nazareth che a Gerusalemme per sistemare impianti di amplificazione in chiese, impianti tivù e collocazione di cavi per Internet nello Studium Biblicum Franciscanum». Oggi attorno al Commissariato delle Puglie ruotano anche gruppi di volontari: «Insieme a loro mi reco in Terra Santa a potare gli alberi, a sistemare impianti elettrici e idrici, a realizzare opere murarie. Il daffare non manca».

Il lavoro del frate «dell'8 settembre» si muove oggi  soprattutto sul versante dell'animazione: «Si fa sempre più pressante il bisogno di stimolare nuove vocazioni di giovani per la Terra Santa. E gli stessi pellegrini che ne hanno fatto esperienza, potranno aggiungere e raccontare la gioia di avere riscoperta la fede, rivivendola nel pellegrinaggio della vita».

 

 

 


 

 

 

" Ecco come racconto la Terra Santa nelle scuole della mia regione "

di Padre Pio D'Andola

 

"...Caro frate, abbiamo saputo che vai in Terra Santa e incontri tanti bambini, che vai a trovarli nella scuola dei francescani. Perché non vieni anche nella nostra scuola e ci parli di loro? Dicci se capiscono l'italiano, se hanno il permesso di giocare, se vedono ciò che noi vediamo alla televisione e se hanno paura... e poi ti facciamo tante altre domande...".

E' questo più o meno il contenuto di tante lettere che mi hanno mandato gli alunni di tante scuole che poi ho visitato in questi ultimi anni. La conoscenza delle realtà della Terra Santa è condizionata fortemente dalle televisioni, dai giornali, dai commenti che fa la gente impaurita dalle notizie dei mezzi di comunicazione. Ai miei incontri partecipano anche gli insegnanti e molti genitori. E così gli stessi genitori e gli insegnanti hanno poi continuato, a modo loro, a tener vivo il ricordo di questi incontri. Ho anche partecipato, specialmente in occasione delle feste del Natale, ai molti spettacolini e recital, molto ben vivacizzati.

Ho così avuto la gioia di vivere incontri bellissimi con i fanciulli del Distretto scolastico XI - XX Circolo De Amicis di Bari, della scuola primaria e secondaria N. Ronchi di Cellamare di Bari, dai quali ricevo sistematicamente significative offerte in favore dei piccoli ospiti dell'ospedale pediatrico Baby Caritas Hospital di Betlemme.

Nelle scuole elementari di Fasano gli alunni hanno fatto una mostra di tanti piccoli capolavori sul tema: " I colori della pace ".  A Castellana Grotte ho partecipato ad incontri con gli alunni dell'Istituto tecnico commerciale; con gli alunni di scuola media e delle scuole elementari sia del Circolo Angiulli che del Circolo Tauro, soprattutto in occasione del Natale.

Gli incontri con i bambini hanno anche coinvolto i genitori, molti dei quali hanno scelto di aderire all'adozione a distanza per i bambini di Betlemme. Finora ne hanno sottoscritte un'ottantina. Sto preparando alcuni incontri per la primavera, per i quali userò i nuovi sussidi audiovisivi sulla Terra Santa prodotti dalla Custodia di Terra Santa e dal Commissariato del Piemonte.

 

 

 


 

 

 

Padre Pio D'Andola e il piccolo Coro Cantabimbi

 

Padre Pio d'Andola da Volturino (Foggia) 23 aprile 1931. Frate Minore, sacerdote. A 8 anni è allievo del M° Giovanni Spallone per la banda del paese. A 10 anni entra nel Seminario francescano.  Agli studi classici, filosofici e teologici, affianca quello della musica e prende familiarità con ogni tipo di strumento musicale che gli capita tra le mani.  Licenziato in teologia, si laurea in Scienze Naturali. La passione per la tecnica lo aiuta a diventare Radioamatore e ...Geometra! 

Nel Convento di Castellana Grotte, affiancato dal M° Pietro Lanzilotta , nel 1969 da vita al piccolo Coro Cantabimbi , per il quale crea un repertorio di canti liturgici e fioretti francescani. Il Coro si è reso protagonista di apparizioni in Raiuno, in varie città della Puglia, del Molise e Calabria.

Una esperienza singolare è stato un Recital di canti in Terra Santa: Betlemme, Gerusalemme, Nazareth e Haifa. E' in programma il ritorno a Betlemme nel prossimo giugno per inaugurare l'auditorium del Terra Santa College dei francescani, dopo il passaggio del Piccolo Coro di Bologna.

 

 

 

 


 

 

 

Padre Pio D'Andola ci parla di San Pio da Pietrelcina

 

"...dobbiamo farci santi! "

 

 

 

Sono questi i gradini della scala romana in Gerusalemme percorsi tante volte da Gesù.

E' il mistico percorso di Francesco Forgione verso un crudo calvario e verso la gloria.

 

Ormai tutti sanno tutto di questo frate cappuccino che ha scosso le attenzioni dei mass media di tutto il mondo, che hanno dedicato a lui servizi giornalistici, libri, dibattiti, filmati, serate e fictions televisive, campagne pubblicitarie ancora prima della solenne liturgia della canonizzazione.
Per la Chiesa egli è dunque “San Pio da Pietrelcina", anche se i suoi devoti continueranno a chiamarlo soltanto “Padre Pio”, perché così sembra sentirlo più vicino alla propria umanità.
A qualcuno non è piaciuta la spettacolarizzazione, se si tiene presente il detto: “il bene non fa rumore e il rumore non fa bene”, soprattutto se essa incoraggia la mercificazione della sua figura, schiva per natura della pubblicità, da parte di furbicultori di business.
Il Prof. Mario Melloni, docente di Storia del Cristianesimo all’Università di Bologna, analizzando la vicenda mediatica della canonizzazione del beato Pio, ha parlato di fede mediterranea: forse sarebbe più opportuno parlare di religiosità mediterranea. Ma il professore intendeva stigmatizzare una realtà devozionale volta unicamente a cercare guarigioni e benessere temporali più che attendere alla salvezza eterna che è incombenza della santità. Non si può non essere d’accordo col rilievo del professore: “Non è un misconoscere la legittimità di una devozione ma, al contrario, rivendica la necessità di esaltarla e viverla partendo da giuste premesse e anelando a traguardi ultraterreni”.
Avevo quindici anni quando, entrato in Noviziato dei frati minori, sorse il problema di scegliere un nome diverso da quello del battesimo. Ero allora affascinato dalla figura di Papa Pacelli e, dopo alcune indecisioni, scelsi il nome di questo Pontefice, chiamato pure Pastor Angelicus. “D’ora innanzi il tuo nome sarà frate Pio”, mi disse il celebrante Padre Giannicola Jacobacci, durante il rito della vestizione nella chiesetta di Sant’Onofrio del Noviziato di Casacalenda: 15 agosto 1946.
A sedici anni comincia la mia avventura nella professione religiosa nel convento di San Matteo Apostolo a San Marco in Lamis. E cominciai a conoscere il nome e la storia del frate stigmatizzato del Gargano. I pochi chilometri per San Giovanni Rotondo sono una passeggiata per noi studenti di liceo, e di passeggiate ne abbiamo fatte tante per i tanti incontri con la comunità francescana cappuccina e, naturalmente, con Padre Pio.
Il Padre Guardiano, Padre Agostino da San Marco in Lamis, ci garantiva sempre un incontro riservatissimo con lui, che si tratteneva con noi in gustosa conversazione nel corridoio del conventino o in un vialetto del giardino. Alla fine il Padre Guardiano ci offriva dei taralli e un bicchiere di vino rosso nel refettorio della comunità.
La tradizione ci permetteva, ogni anno nel periodo pasquale, di scambiare l’invito a mensa con i confratelli cappuccini. E durante il pranzo, noi giovani goliardi eseguivamo dei canti polifonici che Padre Pio seguiva molto divertito.
A me piace ricordare qualche incontro personalissimo con lui, che mi convince della sua genuina semplicità, della sua francescana schiettezza.
“Senti, Padre, questo chierico si chiama fra’ Pio", esclama un mio compagno, come per regalarmi una presentazione al personaggio.
“Ah! allora dobbiamo farci santi tutti e due!” aggiunse Padre Pio, assai compiaciuto.
Ormai il nome “Pio” cominciava a pesarmi e mi faceva sentire un disagio enorme soprattutto negli incontri di San Giovanni. Una volta Padre Pio, quando il mio confratello ripropose la questione del nome, ruppe l’incanto e, sorridendo compiaciuto, esclamò in un bellissimo dialetto paesano: “Ah! mbè, guagliò: pùrtete buono e numme fa’ scumparì, sennò càgnete nomme” (Ah” bè, ragazzo, comportati bene, e non farmi fare brutta figura, altrimenti, cambiati il nome!).
Ora so che la brutta figura la farei io se non dessi una testimonianza vera della mia vocazione francescana, perché ormai lui è San Pio mentre io sono soltanto Padre Pio, naturalmente di una parternità putativa.
Un altro ricordo tutto personale l’ho vissuto il giorno 15 giugno 1956. Mio fratello Armando, ventitreenne, sconfitto da un terribile male, mi domandò se fosse stato possibile chiedere una benedizione di Padre Pio. Così il fratello Pietro mi trasportò su una lambretta per i circa sessanta chilometri che separano Volturino da San Giovanni Rotondo. Padre Pio ci ricevette nella sua cameretta. Gli baciammo la mano ed egli dolcemente ci benedisse dicendo: “Domani stesso avrete un angelo che pregherà per voi in paradiso”.
Il giorno 16 giugno, in tutti questi anni, è stato da me vissuto come ricordo di un fratello volato al cielo con la benedizione di un Frate che proprio il16 giugno avrebbe ricevuto il riconoscimento solenne della sua santità sulla terra, ma pure la compiacenza di tutti i santi che sono nel Paradiso, compreso il mio diletto fratello Armando.
Padre Pio d’Andola

 

 

S. Giovanni Rotondo 1938.

Padre Pio si intrattiene affabilmente con il nostro confratello Padre Odorico Tempesta

in una sosta del rito della inaugurazione della prima Via Crucis sul viale dei Cappuccini.

 

 

 

 


 

"...aumenta lo stupore fanciullo delle meraviglie del creato. Sono felice con te di stupirmi della natura, delle creature piccole e grandi, degli uccelli, dei fiori, mentre gli intelligenti e i sapienti della terra fanno i distratti e viaggiano nella vita come i bagagli sul portabagagli delle auto, senza accorgersi delle grandezze e delle opere disseminate lungo il nostro umano cammino...". Padre Pio D'Andola.

 

 


 

Fonti :  la Redazione di Artcurel ringrazia Padre Pio D'andola , Commissario di Terra Santa per la Puglia e il Molise, per parte della documentazione cortesemente inviataci per l'articolo.

 

Il periodico della Custodia francescana di Terra Santa " ECO DI TERRASANTA " www.terrasanta.net  .

 

Vedi anche il sito del Commissariato di Terra Santa di Puglia e Molise :

www.vetranaterrasanta.com/home_terra_santa.html  

Convento Madonna della Vetrana, 70013 Castellana Grotte (Bari), telefono: 080 496.13.11 - fax: 080 496.18.46, e-mail: info@vetranaterrasanta.com  , ccp n. 22713705 intestato a: Commissariato di Terra Santa .

 

Vedi anche il sito a cura di Filippo Fortunato Pilato www.jerusalem-holy-land.org  per alcuni articoli con Padre Pio D'andola.