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| TERRA SANTA : sostegno ai cristiani di Terra Santa dalle Chiese del mondo |
Mons. Michel Sabbah
" La comunità cristiana di Terra Santa ha bisogno del sostegno spirituale e dell'aiuto materiale delle Chiese di tutto il mondo "
Sua Beatitudine
Reverendissima
Monsignor Michel SABBAH
Patriarca Latino di
Gerusalemme
Gran Priore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Gerusalemme (Agenzia Fides) -
"La comunità cristiana di Terra Santa ha bisogno del sostegno spirituale e dell'aiuto materiale delle Chiese di tutto il mondo": lo ha detto in un'intervista all'Agenzia Fides Mons. Michel Sabbah, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, a conclusione dell'Incontro internazionale dei Vescovi tenutosi di recente a Gerusalemme. L'Agenzia Fides gli ha rivolto alcune domande.
La Chiesa di Terra Santa ha un legame vitale con le Chiese di tutto il mondo: "La Terra Santa appartiene a tutti cristiani!". Ci illustri le finalità dell'incontro internazionale dei Vescovi svoltosi nei giorni scorsi a Gerusalemme .
L'incontro, a cui hanno partecipato Vescovi da Stati Uniti, Canada,
Inghilterra, Italia, Germania, è servito a ravvivare il legame profondo fra la
Chiesa in Gerusalemme e la Chiesa nel mondo. In questi tempi difficili, la
Chiesa in Terra Santa è chiamata ad assumersi alcune responsabilità, che devono
basarsi su decisioni comuni, frutto di uno sforzo e di una riflessione condivisa
con le Chiese di tutto il mondo. In tal modo la posizione della Chiesa di
Gerusalemme diventa più giusta, chiara e forte. Occorre fare tutto il possibile
perché la Terra Santa torni ad essere un luogo di preghiera e di incontro con
Dio, piuttosto che un luogo di guerra.
La drammatica situazione della comunità cristiana in Terra Santa, che si sta
assottigliando sempre di più, è stata al centro dell'incontro. Quali le urgenze
attuali?
Il secondo fine dell'incontro era quello di guardare ai bisogni immediati dei
cristiani in Terra Santa, in questo tragico tempo di conflitto. A causa del
coprifuoco e dell'assedio delle città nei territori palestinesi, il 60% dei
cristiani sono senza lavoro, la gente è avvilita e scoraggiata. Oggi bisogna
prima di tutto dare pane a chi ha fame. La prima urgenza, infatti, è quella
strettamente alimentare: provvedere beni di prima necessità. Anche Gesù lo ha
fatto, sfamando le folle. Poi occorre anche il sostegno spirituale, con la
preghiera e i pellegrinaggi di piccoli gruppi.
Conosciamo le sue preoccupazioni per le condizioni in cui sono costrette ad
operare le scuole cattoliche in Terra Santa. Cosa si è detto in proposito
nell'incontro?
L'incontro ha sottolineato un'altra urgenza: la situazione del sistema
scolastico in Terra Santa. La grande rete delle scuole cattoliche, gestite dalle
diverse diocesi o dalle comunità religiose, è in seria difficoltà: i genitori
non possono pagare le tasse di iscrizione per i figli, e tutto il sistema
scolastico rischia il collasso. C'è quindi bisogno di un aiuto speciale da parte
delle Chiese di tutto il mondo. Le scuole rischiano di chiudere e, se ciò
accadesse, verrebbero a mancare luoghi importanti per la trasmissione dei
contenuti di fede e dei valori cristiani alle nuove generazioni, ragazzi e
giovani. La presenza dei cristiani in Terra Santa potrebbe subire danni
gravissimi.
Di recente lei è stato protagonista di uno spiacevole episodio riportato in
prima pagina sull'Osservatore Romano con il titolo "Il Patriarca di Gerusalemme
dei Latini non ha potuto lasciare l'aeroporto di Tel Aviv". Crede che questo
episodio potrà avere ripercussioni sul piano del dialogo fra cattolici ed ebrei?
L'incidente è stato spiacevole: al Patriarca non è stato riconosciuto il
trattamento riservato ai diplomatici. Abbiamo presentato le dovute rimostranze
alle autorità israeliane. Il rispetto dovuto ai capi delle Chiese è indice del
rispetto che lo Stato dimostra verso l'intera comunità ecclesiale. Ma non credo
che questo episodio influirà sul dialogo interreligioso fra cristiani ed ebrei:
il dialogo si fa con persone che non hanno nulla a che vedere con gli agenti
israeliani dei sevizi di sicurezza, ed è improntato su una reciproca stima e
rispetto.
(PA) (Agenzia Fides 24/1/2003)
Fonte : http://www.fides.org/ita/news/2003/0301/24_03.html