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 ARTE :  pittura :  Teodolinda Varisco , pittrice fauve

 

   TEODOLINDA   VARISCO  ( L50 )

  pittrice fauve

 

    

Verso Gerusalemme.

1998, olio su tela 60 x 80 cm.

 

 

TEODOLINDA VARISCO , nata e vive a Monza dove insegna.

            Figlia di Mario Varisco futurista, allievo dell’I.S.I.A. (“Scuola d’Arte Europea” come la definisce la R. Bossaglia) e poi di Brera. Teodolinda ha modo fin da bambina di incontrare l’invito bonario del padre che la zittisce e con rigore la invita a dipingere, o meglio ad esercitarsi al tratto, dopo aver visto questo o quel luogo. Tale lezione la insegue fino all’incontro con il Priore di Barbiana (n.d.a.: don Lorenzo Milani) e poi con il confronto con altri maestri di Idee.

          L50 compiuti gli studi magistrali continua a dipingere e ha un’esperienza significativa di lavoro in fabbrica che la arricchisce, comprende così “il mestiere di vivere” e la forza della vita la trasmette in arte!. Forza anche a contatto con la natura della montagna mettendo le mani sulla roccia con tanti compagni che hanno scritto belle pagine nella storia dell’alpinismo.

            Nelle produzioni giovanili si rifà a Rouault, poi l’esito formale risente di un cromatismo acceso che si avvicina all’espressio-nismo tedesco della Scuola del “Ponte”, “Die Brucke”. Realizza colate laviche di colore che richiamano al gusto forte dei “Fauves” francesi. In molti soggetti c’è l’insistenza a descrivere come gli espressionisti della Scuola di Dresda la “soggettività” dell’uomo che deve andare verso gli altri contro quella morale, ancora oggi diffusa, attenta al solo “Scopo”, o “Interesse”. “La grandezza dell’uomo è di essere un ponte, non uno scopo” (Scuola di Dresda).

            La brutalità in certi tratti dell’impasto che risulta materico per lo più contornato da toni neri ci indica l’incisività di quel tratto che è immediato: gettato direttamente dal tubetto ed impastato con le dita... E’ davvero una pittura “primitiva” che somiglia ad un antico graffito.

            In ultimo L50 si è dedicata ad esperienze surrealiste e Dadaiste ed in molte sue composizioni l’utilizzo di materiali di recupero indica un bisogno di ampliare l’espressività di un tratto che cede ora a: colonne di giornale, sassi del mare, ossi di seppie, arbusti o gusci di echinoderma e fili elettrici sempre lì su un supporto bidimensionale che definitivamente si trasforma a contenere delle “immagini Meta-scultoree”...

            Mi sento di dire che questa della Varisco è l’esperienza più pura di chi non inventa “tutto”, ma trova già in partenza. Parkinas diceva che “L’arte nasce dallo stupore per la sacralità della vita e della Natura!” e così Teodolinda ha affermato questa sacralità in ogni sua tela cogliendo e definitivamente fermando il “verum”.

            La pittrice ha accolto appieno la lezione di Benedetto Croce (in “Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale”): “Ogni vera intuizione o rappresentazione è insieme espressione... Lo spirito non intuisce se non facendo, creando o formando. Chi separa l’intuizione dalla Espressione non riesce mai a congiungerle”.

            Concludo con una frase di Vincent Van Gogh Il pittore del futuro è il pittore colorista come non c’è ancora mai stato.”

               

Cristo pathiens (carboncino su carta ,1968 )   -    Cristo ( carboncino e oli su legno ,   2001)

 

NOTA CRITICA SU TEODOLINDA VARISCO

“La pittura é colore ed il colore é istinto, spontaneità” soleva ripetermi un “grande vecchio”, l’indimenticabile Gino Meloni.  La dichiarazione mi é tornata in mente visionando le opere  di Teodolinda Varisco.  Sono oli, tempere e qualche carboncino; colori buttati e sparsi a spatola, ma anche distesi a mano e ad unghia, così che l’elaborato mi appare quasi come un antico graffito.  E nei colori la pittrice si concede scelte striate di irrazionalità emotiva con languori esaltanti e sapori esplosivi, da fauves”.  Sono i colori, mi sento di dire, che esaltati dalla ricerca e dagli esiti luministici, albergano dentro l’anima di una sognatrice.  E’ una pittura di emozione più che di visione, che, e in fase progettuale e nel momento esecutivo, é sì frutto di fantasia, ma anche di sofferta meditazione. La pittrice infatti pensa e vuol far pensare.  L’aspetto concettuale si coniuga con un assunto essenzialmente psicologico, come tentativo cioè di tradurre in segni, in immagini, in colori i moti razionali della coscienza ed i guizzi irraggiati da componenti emotive e da affioramenti inconsci.  Il discorso cade di necessità sulle ascendenze, sui punti di incontro, sulle derivazioni più o meno controllate e personalizzate.  Mi limito a citare Rouault: la pittrice stessa confessa una mirata attenzione e, nella pratica, definisce i contorni delle figure, marcando il segno, indulgendo, sempre, ad accordi cromatici violenti.  Del resto ho già ricordato i fauves per l’esaltazione del colore, con particolare riferimento a Vlaminck e, forse, a Dufy Ma, elemento fondante del suo far pittura, la Varisco purifica, oserei dire, le sue tele attraverso la fede religiosa sovente ispirata al sacro.  E’ comunque la religiosità della visione del mondo e della vita a fare sacro ogni tema, quale ne sia la natura.  (Monza , luglio 1927)

Prof. Pier Franco Bertazzini

Preside dell’Ateneo Linguistico Oxford-Monza

ex Sindaco di Monza

 

Risurrezione,

1988, olio su tavola, 45 x 60 cm.

 

 

 


 

Fonte  : Sito ufficiale dell'artista Teodolinda Varisco  www.teodolindavarisco.eu  ; e-mail:  info@alessiovarisco.it

Técne Art Studio :   www.alessiovarisco.it/teodolinda/index.htm